Sono un rom

Sono un rom. Vivo in un camper che mi hanno regalato. Vivo chiedendo l’elemosina. Ho una compagna che si chiama Jolanda, due occhi verdi e qualche ruga sulla faccia chiarodiluna. Sento dal portico le omelie del mio amico prete. Ho bevuto molto nella vita, ora sto cercando di smettere, perché so che c’è gente che mi vuole bene. Forse ci riesco. Forse la vita non è così cattiva come la dipingono. Ci sono le stelle e c’è la strada che mi porta alla mia casa di latta, dove Jolanda mi aspetta. Sono ortodosso. Il mio Dio ha la faccia di Jolanda, due mani solcate da rughe che sanno accogliere il mio dolore antico, il mio cuore di uomo che non crede alle cose stabili, perché il cuore non è mai fermo, ma batte, batte, e non chiede a nessuno di vivere. Ogni tanto penso alla birra, al cervello che si annebbia e dimentica le inevitabili sconfitte di questa vita che amo, nonostante tutto. Quando torno alla mia casa di latta, penso a quelli che sono sepolti nelle case di cemento, e mi chiedo perché difendano l’unica cosa che non ho mai desiderato: la sicurezza. Ho una sola sicurezza, che si chiama Jolanda. Il giorno in cui Jolanda dovesse morire, vorrei essere sepolto nella mia casa di latta, e vorrei che mi mettessero tra le mani una bottiglia vuota di birra, in segno di vittoria. Vorrei che pregassero per me, in un portico pieno d’aria e di parole che non sanno stare ferme. Sono un rom. Vivo di quello che mi hanno regalato. Di questo ringrazio il mio Dio, con la faccia di Jolanda.

(versione audio)

79 pensieri su “Sono un rom

  1. Bellissimo, Fabrizio, questo brano, alcuni ritratti, brevi ed essenziali; poche parole,eppure sembra di vedere Jolanda, le sue rughe e i suoi splendidi occhi, e poi il dio col suo viso segnato, e l’intimità della casa di latta, non di mattoni, troppo stabile, troppo soffocante, troppo chiusa perchè possa viverci Libertà.
    Uomo libero, infinitamente più libero di noi…
    Piera

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  2. Caro Fabrizio, dopo i tuoi racconti ( che ho finito di leggere) questo breve pezzo che di nuovo trasmette quella dolcezza amara che hanno tante vite. Ti si deve ringraziare di ricordarcelo, di farci presente che non c’è solo la nostra solitudine ma anche il coraggio, che è il voler bene.

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  3. Ogni tanto penso alla birra, al cervello che si annebbia e dimentica le inevitabili sconfitte di questa vita che amo, nonostante tutto.

    “ciononostante” una parola ricevuta in dono un giorno: svelò il suo segreto per ri-velarlo poi in attesa di essere ricordata

    grazie di cuore

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  4. Hai detto tutto tu,Fabrizio,c’è poco da aggiungere,i fatti che accadono li conosciamo tutti,ma la tua pagina struggente,fatta delle cose che contano,è difficile da fare intendere a chi non vuole.

    Sarebbe piaciuto anche a me essere come quella Jolanda…

    grazie con abbracci
    jolanda

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  5. Sentenze: non che gli occhi
    in tralice, magari velati, o
    le pupille un poco contratte – i tuoi, le tue,
    non siano per me un’isola felice,
    Sartre, l’inferno sono gli altri – ma non
    sei tu l’inferno, pupille irritate
    e scalfite dall’offesa, non già
    quella subìta, certo, dal verbo,
    ma dall’evidente alterità,
    la differenza che ci rende uomini e nemici.
    su questo filo tutto si gioca, quanto
    mi rassomigli?

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  6. Molto bello questo pezzo. Traspare anche da pochissime parole insieme, il respiro di libertà di quel “portico arioso”, del “cuore che non è mai fermo”.

    Con brevità e bellezza sono tracciate le caratteristiche di un popolo, proprio quelle che noi apprezziamo così poco e che fanno la loro diversità.

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  7. chiedo scusa e permesso a Fabrizio: trovo un po’ stucchevole anche questa tua apologia, un po’ scontata, amorevole, ma a valvole scariche.

    la sicurezza di non venire uccisi VALE per tutti, per es.

    chiedo ancora scusa e perdono, grazie

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  8. Cercare di capire gli altri, di mettersi nei loro panni. Secondo Umberto Eco, “Queste forme di comprensione del nemico sono proprie dei poeti, dei santi o dei traditori”. Fabrizio sembra riuscirci benissimo, e questa è una gran bella speranza e una gran bella consolazione.
    “E tu cosa vuoi fare da grande?”. Chissà se gli adulti fanno ancora queste domande idiote ai bambini? Io, per farli stare zitti, optavo sempre per l’astronauta. Dopo mezzo secolo, alla faccia di tutti i proponimenti e di tutti i mancamenti, non credo di aver trovato una risposta migliore. Diciamo che qualche vecchio astronauta ancora in orbita, per ingannare l’attesa, sta cercando di fare il verso ai poeti, e poi anche ai santi e ai traditori.

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  9. Un pò provocatoriamente mi dissocio dall’idea romantica del pezzo (letterariamente molto apprezzabile, poetico e spirituale), e mi domando, affatto convinto delle risposte al seguito dei punti interrogativi che pongo:
    sarà mai venuto in mente a Jolanda ed al suo compagno che la scelta di vivere nell’insicurezza è una forma di parassitismo societario? Che il pianeta, il continente, la nazione, la regione, la città, il piccolo appezzamento di terreno dove vivono e la gente vicino a cui vivono hanno bisogno di qualcosa in cambio, da loro, per essere pienamente accettati? Che la gente vicino a cui vivono è spesso rappresentata da lavoratori che prestano duramente la loro opera per ottenere il minimo indispensabile da campare per sé e per la propria famiglia, che non orgogliosamente affermano anch’essi di vivere nell’insicurezza – aggravante: non per scelta – e che orgogliosamente possono altresì affermare di non essere di “peso” a nessuno? Che riempirsi il ventre di birra, dormire sotto una latta e campare di elemosina sono elementi negativi alla prospettiva di una vecchiaia?
    Che amore per la vita hanno, il rom e la sua compagna? Enorme, se visti sotto la calda luce del racconto. Poca, secondo il personale, non convinto, punto di vista di uno “diverso” da loro.
    Concludo con l’accetta: dal racconto è manifesta la scelta di vita del rom, campare di elemosina, il rifiuto della sicurezza e del lavoro. Avrà sempre e comunque la grande maggioranza della società ingrata nei suoi confronti. Questo è un fatto all’evidenza di tutti.
    Il principio cambia, e il punto di vista pure, se è la società che spinge alla strada, all’elemosina e alla povertà qualcuno che al sostentamento proprio e a quello della società ha già contribuito offrendo le proprie fatiche. In tal caso la società stessa è responsabile del perverso sistema in esso contenuto, ed è dovere della stessa adottare provvedimenti atti a ridonare dignità a chi l’ha persa.
    Questo blog continua nel proporre pezzi interessanti e stimolanti, colgo l’occasione per ringraziare lo spirito di tutti voi.
    Saluti e salute!

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  10. 9.

    chi è costretto a vivere nella sostanza e nella carne dei disgraziati non fa il verso proprio a nessuno, anzi, gli fanno il verso in buona o cattiva fede. i traditori passano dall’altra parte o parti, i santi si immolano, i poeti, se poeti, ne scrivono versi ben costrutti all’apice della durezza giusta, del giusto.

    grazie

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  11. Caro Lorpat,
    ma perchè pensare che qualcuno possa fingere? E poi non capita a tutti ogni tanto di fingere? Perchè non proiettare un po’ di fiducia e di fantasia riguardo al futuro, come si faceva da bambini?
    Un caro saluto

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  12. rom minacciati dalla camorra. ragazzini killer. la tecnologia ordina le esecuzioni. genitori latitano e poi piangono. giornalisti malati. di protagonismo. la sagra delle querele. delle risse. nelle caste. tra caste. nelle strade. nei condomini. fuori dagli stadi. politici buonisti. opposizioni nell’ombra. inesistenti. eteree. fantasmi. come i terroristi. dove sono ora? vicini. molto. pronti. i salari sono sempre lì. come la monnezza. come la mafia. come la solitudine. come la povertà. zattere vanno e vengono. alla deriva. uno dei tanti libri. pirati della strada. informazione libera. travestista. travestiti. da consumismo. immigrati sì. immigrati no. clandestini operosi. clandestini truffaldini. come nel pubblico. clandestini assenteisti. rubano. rubano tutti. di tutto. dagli appennini alle madonie. bianchi. neri. gialli. pallidi. mulatti. grigi. colori. arcobaleno. di ogni genere e grado. non capisco. preti pedofili. un papa. contro le donne. non c’era posto. nell’arca. sconsacrata. figlie di un altro dio. quale? professionisti pedofili. dottori guardoni. negli ospedali. in cartolina. lontani dai pronto soccorso. lager di inefficienza. meglio l’Afghanistan. ci sono le protesi. mancano i fondi. nascosti in buste. bianche. soffici. come la neve. fuori dalle scuole. dentro le discoteche. monopolio dell’informazione. telecamere del grande sistema. tutto omogeneo. omogeneizzato. clonato. diversità. non le vedo. democrazia del malcostume. dittatura dello star bene così. un letamaio. un porcile. no. dignità del maiale.
    chi parla sotto scorta. chi tace. chi annuisce. chi subisce. chi mi spiega? il tutto? grazie.

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  13. Le cose di cui parli Marco, sono sempre esistite, magari in forme diverse, non sempre con la stessa intensità e senza irrompere così tutte insieme, tanto da farci perdere l’equilibrio. Io come te non so spiegare, ma sono sicura che non tutto si equivale. So che la dignità c’è ancora e un posto, magari piccolo e nascosto per ritrovarsi c’è sempre. Sta anche a noi preservare la possibilità di espressione e di azione.
    ciao

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  14. Fabrizio, al di là dell’empatia che il tuo pezzo, molto ben scritto, si porta appresso, non riesco a scorgere tutta questa poesia. Chi è senza peccato scagli la prima pietra e io ne ho talmente tanti, di peccati, che mi toccherebbe portarmi appresso una cava di marmo.
    Sai, l’insicurezza, quella che non ti consente di sapere se domani avrai i soldi per un panino, la vivo da sempre e continuo a portarmela appresso; è lì, accovacciata di fianco, e non mi abbandona mai. Nel mio caso è una scelta: dovessi ragionare da ‘uomo sicuro’ e dare valore alla ‘sicurezza’ normale (una casa, il denaro, un posto di lavoro, etc…), non potrei più sedermi a un tavolo e sperare di vincere. La sicurezza impacchetta la cattiveria e senza cattiveria si perde.

    Nel caso del rom del tuo racconto c’è un’ulteriore aggravante: l’insicurezza non è una scelta, è un obbligo. Non ha alternative. Non saprebbe che altro fare e deve e dovrà continuare a convivere con la cattiveria. Ha smesso di bere? Buon per lui, ma immagino la povera Jolanda quando il marito tornava ‘nella scatola di latta’ ubriaco e non la invidio. Anche se, per lui, Jolanda ha la faccia di Dio.

    Non sono così convinto che sia un bene vestire di poesia situazioni come queste. Il male esiste e deve essere mostrato, senza essere ridipinto, camuffato, abbellito. Altrimenti diventa un gioco ad uso e consumo di chi vive un male diverso. Non nego che possano esserci anche sprazzi di poesia, in una vita insicura, specialmente se la si guarda dall’esterno, da una posizione di comodo; dovessi sapere quante persone invidiano il mio modo di vivere. Persino alcuni insospettabili.

    Quando ero giovane e mi capitava di parlarne, rincorrevo le loro domande cercando di essere il più obiettivo possibile, ma non è chi risponde che guida il discorso e le idee; è chi domanda. Ora, dopo aver accumulato quel fardello inutile che si chiama esperienza, evito di rispondere. Tanto vale che si tengano le loro fantasie senza che le mie risposte ne creino di diverse. C’è già il mondo dei media che crea ‘nuovi miti’ e un sacco di gente disposta a rincorrerli; e rovinarsi.

    Blackjack.

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  15. Quando Dio decise di creare l’uomo fece un impasto, gli diede la forma e lo mise in forno, ma aspettò troppo e si bruciò e questi furono i negri, riprovò ma lo tolse dal forno troppo presto e non era ben cotto, e fu la razza bianca, il terzo fu cotto nel tempo giusto e ne uscì l’uomo perfetto; il Rom.

    Questa leggenda era raccontata nel film “L’uomo perfetto” di Toni Gatlif, un regista gitano algerino che racconta le vicende di una famiglia di zingari sedentarizzati che decidono di riprendere la vita nomade in un mondo che l’ha reso impossibile.
    Parassiti sono ben altri, chi in nome di pace e sicurezza sta dissanguando l’anima di ogni uomo, chi con la promessa di serenità e futuro ha ridotto l’uomo a vivere di consumi, televisione e riscaldamento, che uomo è quello che ha venduto la sua libertà per così poco, chi è questa società che vede male il nomade, il diverso, e soprattutto chi è quel morto vivente che a questa si identifica?

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  16. “…Vivo di quello che mi hanno regalato. Di questo ringrazio il mio Dio, con la faccia di Jolanda.”

    ciao,
    mi hai ricordato un incontro straordinario avuto all’età di 21 anni con una jolanda, in realtà si chiamava Maria. nescrissi un racconto che sono andata rileggere, io lo avevo sepolto fra le carte e la memoria.

    in fondo come dice Trilussa in una delle pochissime poesie che ricordo a memoria e che per me sono massime di vita: in fondo, la felicità è una piccola cosa e quella cosa oggi è JOLANDA.

    un abbraccio
    Stella

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  17. Quello che non mi convince del pezzo è la sua componente poetica. Penso che vi si respiri lo stesso accanimento progressista che accompagnò negli anni settanta la rivalutazione dell’indiano d’America, il mito del buon selvaggio, buono per mettersi a posto la coscienza, ma così poco attinente con la realtà.
    Per dimostrare schifo nei confronti dei roghi e delle cacce agli zingari non dovremmo scendere al compromesso poetico, alla ridefinizione dei caratteri e delle misure, ma essere parte attiva nella difesa dei diritti.
    Dopo tutto vivere di elemosine non è reato, rubare per vivere lo è nella stessa misura in cui il pensionato mette in saccoccia il formaggio al supermarket. Per non parlare del banchiere o dell’imprenditore che certo non vivono nell’insicurezza, difendono la loro dignità con il lavoro, offrono le loro fatiche alla società, ma che altrettanto evidentemente sottraggono alla stessa evadendo le tasse o pagando in nero i loro dipendenti.
    A volte penso che basterebbe gridare al mondo che i rom non hanno mai rapito un bambino (gli archivi giudiziari possono testimoniare per questo). Ma non sono sicuro.

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  18. Caro Blackjack,
    la povertà e la precarietà fanno inevitabilmente sempre un po’ di paura, perchè in fondo sono le condizioni che più ci appartengono. Ma è innegabile che ci sia un grande fascino nelle persone che anche nella precarietà sanno guardarsi intorno, magari con generosità e con un sorriso. Pensiamo a qualcuno che tutti abbiamo conosciuto, sempre un po’ indifferente alla migliore o peggiore fortuna.

    Le domande sono sempre importanti e credo richiedano sempre una presenza, efficace o meno che si riveli poi.

    Marco, la tua domanda suona come un richiamo a svegliarsi. Si può essere più poveri di quei Rom nelle case di latta.

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  19. grazie a tutti. dall’incontro s’imparano sempre molte cose. con questo pezzo ho voluto parlare di una persona che conosco, perché ho una gran fiducia nella concretezza: il contesto è l’attuale politica nei confronti degli extracomunitari, e soprattutto l’idea di sicurezza. secondo me, questa non si raggiunge chiudendo i cancelli, ma assicurandosi che quelli di fuori non muoiano di fame. per i rom il discorso è molto particolare, trattandosi di una cultura diversa dalla nostra. bisogna fare la fatica di capire, ognuno al suo livello. io la faccio con i rom che sono vicino a me: cerco di aiutarli come posso e ho con alcuni di loro un dialogo aperto e fraterno. è bello quando ti portano le uova colorate della pasqua ortodossa: un modo per dire “ti do quello che ho”. per me questo è libertà, e dignità. resta il lavoro immane da fare, nella società e nella cultura. ma respirare le piccole grandi cose inosservate per me è vita.
    fabrizio

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  20. Il fatto che il rom del racconto abbia scelto di – e non sia stato obbligato a – vivere come il racconto stesso brevemente ed efficacemente descrive, lo si evince dall’unica cosa che non ha mai desiderato: la sicurezza. Non vuole ciò che tu, Blackjack, definisci giustamente e senza troppi giri di parole una casa, il denaro, un posto di lavoro, etc….
    La società non obbliga a a vivere di elemosina, la società obbliga a lavorare, e a sua volta deve essere obbligata a fornire mezzi di sostentamento. E anche se rifiutiamo l’identificazione con essa, volenti o nolenti ne costituiamo parte integrante con i nostri contributi lavorativi, insediamenti territoriali, crescite culturali, comunicazioni interattive.
    I diritti alla salute, alla casa ed al lavoro devono estesi a tutti gli esseri umani. Una società che non garantisce tali diritti è una società che ha un cancro. E la nostra ne è piena. C’è però chi rifiuta tali diritti, o perlomeno non li desidera, come il protagonista del racconto. E si invertono i ruoli, chi respinge il concetto di sicurezza e “non compie il proprio dovere di cittadino” diventa il cancro, sui giornali, su internet, in tv.
    Come conciliare il mantenimento delle proprie ataviche tradizioni, delle proprie identità culturali con le esigenze della comunità nel suo insieme? Come può porsi la società, di fronte a costoro?
    Non posseggo risposte a queste domande, se non piene di “non”: non criminalizzando i rom, non tirando le molotov nei campi, non organizzando spedizioni punitive, non tappandosi naso orecchi e occhi quando c’è una mano tesa che sfiora il proprio vestito pulito.
    E, a proposito di morti viventi, caro Mauro, ancora non mi sento romerizzato (radice Romero, non rom…).

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  21. Per me questo racconto breve, come anche altri dell’ultimo libro di Fabrizio, che sto leggendo, è una voce: voci che si alzano in un deserto senza echi, senza ombre; voci che contengono richieste, affermazioni, rimpianti, voci sole. Mi ricordano l’Antologia di Spoon River.

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  22. ognuno dimostra con le sue parole quello che vale e io dal commento 1 e dal 4 ho capito quello che basta, senza aver bisogno di andare oltre. consiglio: viveteci voi nella casa di latta (se vi va bene) e illudetevi di immedesimarvi nelle tante “disgraziate” che sopravvivono a una realtà che nemmeno lontanmente POSSIAMO immaginare: voglio proprio vedere se ancora usereste il termine libertà o parole melense per esprimere una condizione di vita che VITA NON È.

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  23. Il racconto di Fabrizio mette in luce, credo, una contraddizione irrisolvibile, e da persona di profonda fede qual’è, nella contraddizione ci sta dentro, non fuori.
    Dire che non è vita una vita, per quanto miserabile, è un’affermazione astratta, come dire che la legge della società in cui si vive è l’unica che possa dirimere ogni antinomia è altrettanto astratto.
    Bene o male ho letto, e leggo e ascolto in questi giorni, una sostanziale indifferenza opposta al desiderio che semplicemente questo problema non ci sia, poi ci sono le persone sensibili che si commuovono, se per la realtà o per la poesia non so, ma quello che si cerca in tutti i modi di non guardare è che queste persone esistono e vivono a dispetto delle nostre convinzioni su cosa sia la vita e al fatto che si vorrebbe imporle a tutti.
    Il diverso, la minoranza, lo diceva recentemente Tullia Zevi, è la cartina al tornasole della democrazia, se il diverso fa problema è la democrazia che si sta ammalando, non parlo neanche di spirito cristiano perchè sarebbe più radicale ancora e non avrei i titoli per rinfacciare niente a nessuno, ma la domanda è; perchè loro, i Rom, non possono vivere, in un mondo democratico, secondo il loro modo di essere?
    e perchè il loro modo di essere, che Fabrizio indica così delicatamente nell’uovo colorato di Pasqua, (e io che questo lo conosco so che c’è più teologia in quell’uovo che in numerosi tomi su cui si piegano tante schiene di studiosi), è lettera morta per così tanta gente?
    Io credo che il problema non sono i Rom, il problema, l’anomalia, siamo noi.

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  24. Scrivendo, si entra nelle ragioni e nel sentimento dei protagonisti della storia, senza doverli necessariamente condividere; si cerca insomma di capire, ed è quello che Fabrizio ha fatto, anche sulla base di un’esperienza personale.
    Il tema, a mio parere, è straordinariamente importante, e ripropone domande sulle cui risposte potrebbe giocarsi il futuro della specie: 1. se è giusto cacciare o impedire, d’autorità, a delle persone (Rom, stranieri o altri) di vivere e di stabilirsi su un territorio senza avere un lavoro, vivendo di elemosina; 2. se è giusto farsi carico, come comunità, di coloro che per scelta o per necessità non hanno mezzi di sostentamento.
    Escludendo dal discorso i condannati per reati di vario genere, nei confronti dei quali la società deve esser tutelata, sempre, con la reclusione e l’espulsione, ma tutti gli altri, a ben vedere – e a prescindere dalla paura per la loro diversità e le remore igieniche – sono “mantenuti” al pari delle molte persone (milioni e milioni…), qui in Italia, che stanno a carico di una famiglia o dello Stato. E neppure loro pagano le tasse, non avendo reddito. Il discrimine, dunque, è il possesso della nazionalità (italiana) e del vincolo parentale con chi provvede al loro sostentamento.
    La provocazione intende spingere verso l’intuibile ragionamento al quale prima o poi si dovrà arrivare, si spera, per tempo: che l’indigenza e la necessità di un’equa redistribuzione delle risorse è un problema prioritario che nessuno esclude.

    Giovanni

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  25. Plessus; non sono così sicuro che la persona del racconto, che noi chiamiamo rom, abbia scelto la vita che fa. E’ questo il mio dubbio. Un dubbio personale e quindi, discutibilissimo, ci mancherebbe.
    Nel mio caso la scelta di una vita ‘non sicura’ è una scelta e, apparentemente, siamo persino simili, ma rimane quell’unica grande differenza.

    Il tema delle ‘differenze’ è vastissimo, molto critico e lo diventerà ancora di più in futuro e, personalmente, non mi preoccupa la differenza che è conseguenza diretta di una scelta, ma la differenza ‘imposta’. Quella che ti ritrovi sulla testa, dentro la testa, addosso; che pare tua, ma non lo è.

    Argomento molto vasto e, per nostra fortuna, esistono i Fabrizio che ci mettono la faccia.

    Blackjack.

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  26. Sì, è un pezzo riuscito molto bene, Fabry ha dato il meglio, come in alcuni dei suoi racconti che sto leggendo.
    Questo post mi ricorda soprattutto il racconto “Agatino”.
    “Agatino era un uomo del buio, e veniva nel mondo della luce solo per causa di forza maggiore, per sbarcare il lunario con le sue incombenze da fattorino fuori sede. Nel territorio luminoso si sentiva straniero, come un topo in trappola; forse per questo parlava da solo, per esorcizzare un disagio invincibile, l’impressione di essere l’unico estraneo in una riunione famigliare. Perchè a vederlo così, nero e barbuto, immagine cupa che farfugliava con se stessa, veniva veramente da considerarlo di un’altra famiglia, se non di un altro mondo, sconosciuto e inconoscibile, da cui sarebbe stato meglio, molto meglio, tenersi distanti.”

    Grande Fabry.

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  27. Provo a rispondere a Giovanni.

    1) Non credo sia giusto. Nell’immaginario collettivo i Rom rifiutano di lavorare per scelta. Non è vero. Per secoli hanno svolto mestieri in sintonia con la cultura del nomadismo: sono stati allevatori di cavalli, fabbri, giostrai, animatori circensi, perfino lavoratori stagionali (dalle mie parti si davano da fare nella raccolta delle olive). Mestieri che pian piano, per legge di consumo e di “progresso”, sono scomparsi. A ben vedere oggi si trovano nella stessa situazione di tanti operai espulsi a cinquant’anni dalla fabbrica, non hanno la capacità di reimparare e reinserirsi. La stessa cosa per molti altri stranieri in Italia. Non è una colpa. Queste persone non hanno più un reddito, come non ce l’hanno più milioni di italiani.

    2) Naturalmente sì, soprattutto permettere ai loro figli di avere un’istruzione e dare loro la possibilità di costruirsi un futuro.

    E che altro? Forse supportare una candidatura al Premio Nobel per la Pace. Il popolo rom è l’unico a non aver mai fatto una guerra, perché non provare a promuoverla?

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  28. Cvava sero po tute
    i kerava
    jek sano ot mori
    i taha jek jak kon kasta

    Poserò la testa sulla tua spalla
    e farò
    un sogno di mare
    e domani un fuoco di legna

    vasu ti baro nebo
    avi ker
    kon ovla so mutavia
    kon ovla

    perché l’aria azzurra
    diventi casa
    chi sarà a raccontare
    chi sarà

    ovla kon ascovi
    me gava palan ladi
    me gava
    palan bura ot croiuti

    sarà chi rimane
    io seguirò questo migrare
    seguirò
    questa corrente di ali

    interessante la viva voce di de andrè alla fine del filmato

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  29. Personalmente lo leggo come fosse un quadro.
    Si descrive.
    E’ una rappresentazione, non una spiegazione.
    Io sono un Rom.
    Non chiede un giudizio, e non mi sentirei di darlo.

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  30. Un paio di giorni fa ho incontrato Lola. Prendiamo gli stessi treni, la mattina. Ho parlato dei rom, di quello che sta accadendo in Campania. Lei ha detto che in Spagna i rom non li vedi in giro a chiedere l’elemosina, lavorano tutti.
    Oggi leggevo che che ci sono famiglie di rom, in Italia da tre generazioni,prive di documenti e diritti.
    In un supermercato, tempo fa, una ragazza rom graziosa, con un marito, come lei giovanissimo e un bimbo ben curato, mi ha chiesto i prezzi di alimenti che voleva comprare: non sapeva evidentemente leggere. Anche comprare in un supermercato può essere pericoloso, per chi non sa leggere, a meno che non ci si limiti ad alimenti e merci identificabili a vista. Trovare un lavoro è probabilmente impossibile.
    Dei ragazzi, suonatori di fisarmonica, con cui ho parlato, non sapevano niente della scuola, né del mondo esterno. Uno di loro mi ha decantato il suo container, in cui vivono diverse generazioni della stessa famiglia, come una casa bellissima.

    Mi sembra che, se non c’è stato un disegno preciso, non c’è stata comunque la volontà di aiutare questa gente e, soprattutto, di aiutare i loro bambini, che nascono nel nostro territorio e hanno gli stessi diritti dei nostri. Vedi un neonato in braccio alla madre e sai che non avrà mai un lavoro, ma solo una vita di espedienti ed accattonaggio, sempre che superi l’infanzia. Non è con i sussidi che si può aiutare veramente questo popolo, ma con la scolarizzazione e offrendo alle persone in età lavorativa la possibilità di inserirsi nella società. Insomma, in questo caso, parlare di rispetto della cultura mi sembra un ottimo alibi per non fare niente.

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  31. grazie, davvero.
    si devono affrontare questi problemi, anche con i poveri strumenti che abbiamo qui: le parole. se le parole arrivano, anche le cose possono cambiare. e avremo dato il nostro contributo.

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  32. sì, i problemi si devono affrontare, tutti, e credo che ad un certo punto bisogna esprimere le proprie idee e prendere posizione che ci renda simpatici o antipatici.
    ROM, e pensiamo subito a rumeni ladri e figli di ….
    e invece ne conosco che lavorano e si spaccano la schiena, fanno quei lavori che noi italiani non vogliamo più fare perchè ci siamo “imborghesiti” e preferiamo vivere alle spalle di chi lavora (guarda caso lo fanno anche alcuni rom), preferiamo andare all’estero a fare mestieri che qui non faremmo mai o i disagiati lì (ma guarda lo fanno anche loro) e potrei andare avanti al’infinito, fra alcolizzati, ladri e figli di … col sangue italiano.

    a 21 anni ho avuto un incontro straordinario con Maria e sono anni che penso a lei e a quanto la mia e la sua vita non sia poi diversa, in linea di massima, con la differenza che io sono cittadina di questo paese e posso far sentire la mia voce, ho dei diritti anche se devo lottare ogni giorno per farli valere, ma non è forse lo stesso per Maria? ma io sono italiana.

    Maria è fuggita dal suo paese e nonostante tutto la sua vita qui dice che è bella perchè è un paese libero e la gente è buona. buona? no comment.

    al suo paese le ragazze vengono vendute in mogli a 14/16 anni molto spesso, ancora oggi. Al primo figlio mentre sono ancora sotto effetto dell’anestesia, quindi incapaci di intendere e volere, firmano fogli che autorizzano medici a legarle le tube. si svegliano e senza volerlo, in modo perfettamente legale un medico le ha tolto il diritto alla maternità. Vale per tutte le donne rom sia che lavorino sia che bivacchino. accade lo stesso in Cina, in Africa succede peggio.

    sì, affrontiamo i problemi, siamo stati conquistatori ed emigranti, belle persone e delinquenti, affrontiamoli e risolviamoli veramente non facendo finta che non esistano, non costruendo ghetti, non facendo gli struzzi.
    perchè oggi sono i rom, domani qualcun altro come ieri, cambia la nazionalità ma esistono solo poveri, ricchi, nullafacenti e figli di …. e i problemi rimangono. il’70% della popolazione mondiale è composta di brava gente, il 30% son figli di … e vi assicuro buona parte non sono rom ma rispettabili persone a guardare in superficie. persone che creano problemi facendo finta di risolverli ma il rom di ieri, oggi o domani serve a sviare l’attenzione e a distrarre la popolazione, alimentando in ognuno di noi quello che Marco Guzzi chiama “io bellico”, nascondendo così “l’immondizia” sotto il tappeto del finto perbenismo. a volte lo faccio anche io quando non ho voglia di far niente:-)

    vi auguro una buona domenica
    Stella

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  33. Che bello che bello!!
    Sfortunatamente, per gli apologeti dei ROM, nessuno sta facendo loro la guerra. Anzi, se guerra c’è, se la sono cercata.
    Si sta facendo la guerra alla criminalità ed alla inciviltà che mette in discussione la convivenza civile: da qualunque parte questi attacchi ne possano derivare.
    Sfortunatamente per i ROM, pare che questi ne siano i maggiori protagonisti.
    Ritengo che l’equazione sia: civiltà uguale a tranquillità.
    Tutto qui, niente di trascendente.
    Ma, fare del buonismo ci fa sembrare di animo nobile, diciamo così, ed apparire è più facile che essere.
    Comunque la pensiate, un saluto.

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  34. Caro Fort,
    l’immagine che noi abbiamo dei Rom, è soprattutto quella data dai mezzi d’informazione, che evidenziano, amplificano e danno risalto solo ad alcuni fatti negativi. Perchè tutto questo? E’ innegabile che i problemi legati alla convivenza ci sono, soprattutto per chi si trova in povertà (Rom e non) anche perchè si lascia andare tutto alla deriva e chi fa qualcosa per agevolare un percorso di civiltà, viene a volte colpevolizzato. Alla tranquillità, non si può arrivare subito,ricorrendo a metodi non civili. Ci vuole tempo e un po’ di impegno, anche solo per capire meglio come stanno veramente le cose. Limitarsi a parlare è poco, ma serve per incominciare a capire come trovare la strada.

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  35. http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/sicurezza-politica4/intervista-eurodeputata/intervista-eurodeputata.html

    Qui c’è un’intervista all’eurodeputata Viktoria Mohacsi, sarà facile rendersi conto del fatto che l’italia occupa in Europa la posizione più infima anche in questo caso.
    “Si sta facendo la guerra alla criminalità e all’inciviltà”, carina, di chi è, di Guzzanti? per completarla vorrei aggiungere l’espressione illuminata di Capo d’asfalto nostro leader, alla camera qualche giorno fa;
    “….fieri dell’antico spirito di accoglienza e dell’antica capacità di integrazione del nostro popolo.”
    Una manica di pregiudicati, chi con condanna chi con processi in corso si sta incaricando, mandato elettorale alla mano, di espellere l’illegalità dal nostro giardino, e non avendo gran ribrezzo del modo con cui operano “spontaneamente” le forze vive della società civile, come a Verona o a Napoli, dichiara intollerabile l’inciviltà, e c’è chi gli crede!.
    Tornando a cose serie, trovo riduttivo pensare alla povertà dei Rom come la chiave del problema, gli unici Rom ricchi sono sempre stati quelli che facevano o fanno contrabbando, la vita nomade è essenzialmente una vita povera, quello che è stato tolto loro è la dignità, non l’avrebbero barattata, quindi non hanno avuto nulla in cambio, adesso sono topi di fogna da derattizzare, perche non macchino con la loro sgradevole presenza l’immacolata penisola che da sempre tuffa le profumate radici nel dolce stil novo e e nella sagacia di navigatori poeti e impiegati statali, che anche loro ci sono in italia pur a rischio di licenziamento,(Eppure si difendono dicendo “non abbiamo fatto nulla…”).
    Quando si avvicina una catastrofe non fa male, anche, ridere, siamo in una Weimar senza nemmeno gli ideali, l’uovo del serpente sta incrinandosi e “dagli allo zingaro” funziona ancora, 5000 anni di civiltà e siamo a questo punto.

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  36. A proposito di come vengono riportate le notizie, ecco la differenza, a seconda della nazionalità dei protagonisti, con cui due tragici fatti di cronaca sostanzialmente simili vengono riportati dai giornalisti di repubblica, segnalazione dei Wu Ming.
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap19_VIIIa.htm#dathon
    Vorrei aggiungere che sono d’accordo con Pamela, quando dice che è con la scolarizzazione e offrendo alle persone in età lavorativa la possibilità di inserirsi nella società si può pensare di cominciare – a medio e lungo termine, direi – a risolvere ciò che secondo gli occhi dei media e dei governi e delle persone superficialmente informate sembra un’emergenza nazionale.
    Semprechè, e concludo, i soggetti in questione abbiano l’intenzione di inserirsi nella società.
    Integrazione, senza esserne fagocitati.

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  37. Plessus, sono d’accordo solo parzialmente sul fatto che, lavorando sugli adulti e ‘inserendoli’ sia possibile risolvere il problema rom. E’ importante e da fare, se sono disponibili, ma l’unica soluzione che vedo è iniziare a lavorare seriamente sui bambini: scolarizzazione e istruzione!!!
    Solo allora, con le nuove generazioni scolarizzate, sarà possibile immaginare una vera possibilità di scelta anche per loro e non la gabbia di un ruolo cucito addosso senza alcuna via d’uscita.

    Blackjack.

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  38. Io sono contrario a pensare che analfabetismo sia sinonimo di non capire le cose, dire che bisogna forzare l’integrazione scolarizzandoli da piccoli, come se realmente la scuola attuale fosse capace di trasmettere dei valori reali, di educare alla civiltà è ingenuo, o in malafede.
    I Rom capiscono benissimo qual’è l’offerta che l’italia può dare e non la vogliono, non per ragionamento contrario o speculazione sui vantaggi del restare ciò che sono, evidentemente, (vantaggi che è facile capire che non esistono), ma per istinto.
    Il modello sociale, agli occhi di chi lo vede in modo chiaro, essendogli esterno, fa schifo, l’integrazione in una società come questa ha un solo significato, fare un lavoro del cazzo e guadagnare dei soldi che si spendono senza che bastino in abitazioni vestiti, cibo e cazzate varie, che sono il principale motore dello sviluppo economico, se ce n’è uno.
    La prudenza atavica del nomade queste cose le percepisce come un cattivo odore e ne sta lontano, o le subisce, ma difficilmente le accetta.
    E’ commovente vedere la povertà di ipotesi proposte per risolvere “pacificamente” il problema dei Rom, (eppure basterebbe quardare cosa succede in Francia), temo proprio che l’italia dovrà fare appello a tutti i suoi valori-lavori per turarsi il naso e la coscienza ed assistere al lavoro sporco per il quale mi sembra non manchino i volontari entusiasti.
    Persone come Fabrizio che non si fanno tante elucubrazioni su ciò che sarebbe giusto fare, ma fa e basta come Padre Gabriel in Mission.
    Speriamo che non ce lo impallini qualche leghista certo di essere nel giusto.

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  39. 18 28 44 47
    li gioco? 🙂

    la convivenza civile dettata dal potere è la convivenza incivile, mi pare talmente ovvio! ma la storia non insegna mai un cazzo!

    tanti baci
    la funambola

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  40. Mauro Pandiani, immagino che tu sia laureato. Hai quindi buttato via inutilmente diciassette, diciotto anni della tua vita. Forse preferiresti non saper leggere e vivere di questua, per non morire di fame, abitare in un lussuoso campo nomadi privo di servizi igienici, dove, se muore un bambino di freddo, il sindaco pensa bene di mandare della legna, visto che anche lui, quando i suoi bambini hanno freddo, accende un focherello sul pavimento della roulotte a tre piani con piscina e gazebo.
    Secondo me sei poco osservatore, oppure non hai modo di osservare rom, lungo le tue rotte quotidiane. I rom che hanno soldi, hanno gli stessi vizi di noi capitalisti decadenti. Ne conosco una che vive in albergo, è elegantissima, capelli tagliati di fresco con meches, ha il cellulare, uno dei suoi figli ha il motorino e mangia quintali di trash-food in rosticceria, il tutto nonostante non sappia leggere. Mentre lei svuota la rosticceria, una sua amica povera chiede l’elemosina fuori, sotto pioggia e sole, a cui espone anche la sua ultima nata. Poiché avrebbe qualcuno a cui lasciarla, probabilmente preferirebbe non timbrare il cartellino della questua, ma dedicare quel tempo ad un lavoro meno usurante.
    Io credo che l’Italia non abbia fatto nessuna offerta ai rom, dal dopoguerra ad oggi. Li ha piazzati in campi nomadi, sfrattadoli di tanto in tanto e spostandoli in altri campi nomadi, ha fornito un sussidio (non so a quanti di loro) ed è tutto.

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  41. Mi sono persa qualche giorno vagando in giro fra roghi e baracche e qui già mi si parla dei rom? Non ce la faccio a leggere tutti i commenti. Ciao Funambola! Stai in campana…

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  42. ciao lambertibocconi! 🙂

    …col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti, che il ghetto è cintato, che fuori del recinto stanno i signori della morte, e che poco lontano aspetta il treno…
    io sto in campana anna, consapevole della mia “zona grigia”.
    baci
    la funambola

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  43. Mario, pensavo non esistessero persone convinte che l’ignoranza dia la libertà. L’ignoranza non dà nessuna libertà: è funzionale al potere, impedisce che entrino, all’interno del circolo della conoscenza, idee nuove e diverse.

    La prudenza atavica del rom non esiste; si chiama: paura! Paura di tutto ciò che non conosce.

    Questo genera l’ignoranza, la non consapevolezza. Genera la convinzione che solo quel tipo di vita sia possibile. La, scelta, di vivere come un rom, può farla chi ha conoscenza non chi nasce rom e non ha MAI nessuna opportunità.

    Poi, non parlarmi della civile Francia, please: di civile la Polizia francese non ha un cazzo (e ti auguro di non averci mai a che fare nemmeno per una bazzecola che da noi si risolverebbe in cinque minuti) e la loro società, se non la guardi solo dal punto di vista degli Champs Elisées, è una bolgia dantesca. E’ una società disintegrata che sopravvive, nelle periferie e nelle aree socialmente perdenti, grazie alla repressione e senza nessuna integrazione fra le varie etnie. Se vuoi portare un esempio di integrazione fra etnie porta gli unici due che, almeno in parte pur se con tutte le idiosincrasie del caso, funzionano veramente. E non sono in Europa, ma in America: Brasile e Stati Uniti.
    Smettiamola di massacrarci e di giocare a fare prima gli imbecilli del mondo e poi i buoni. Io non voglio essere né imbecille, né buono, semplicemente vorrei che i bambini rom, come tutti i bambini, avessero la possibilità di studiare e giocarsi le loro carte e non essere obbligati a vivere ai semafori, a chiedere la carità a una manica di stronzi come noi e per far ubriacare quegli stronzi di adulti, dei loro campi che, se non tornano con i soldi che dovrebbero portare, li massacrano di botte.

    Vorrei, magari, che qualcuno si preoccupi, prima o poi e in mezzo a tante chiacchiere, di dare la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia perché, se non lo sai, quei bambini sono degli apolidi! Finora e da mangiapreti è dura ammetterlo, l’unica richiesta su questo fronte, detta a gran voce e non nei bugigattoli, è arrivata dal Vaticano ed è stata abbondantemente ignorata da tutte le forze politiche.

    Blackjack.

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  44. dai blèc, tira fuori, per una volta, (siamo fra amici nò? :)) lo “zingaro” che è in tè ! :))
    baci
    la fu

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  45. Funambola, visto che siamo fra amici, così mi pare, perché non tiri fuori qualcosa di intelligente invece delle solite battutine da uovo covato male?
    Oh, senza rancore e ora vado a fare un giretto e ad affogare il dispiacere con una Schweppes, ché l’Inter ha pure vinto lo scudetto, io ho perso una scommessa e stamattina ‘gli amici’ mi massacreranno, giustamente, i maroni. Che non è il ministro…

    Blackjack.

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  46. oggi ho parlato con Dragutin Jovanovich, l’amico rom, che faceva il tappezziere e guarda con preoccupazione le nuove generazioni di gitani. anche gli zingari hanno le loro crisi, le svolte piene di pericoli. lui è per la scuola, ma ogni nomade è diverso dall’altro, anche se a vederli sembrano tutti uguali. nessun uomo è uguale a un altro. ognuno ha una sua missione.
    che fatica scoprirla. e che fatica farla sbocciare.
    grazie a tutti.
    e un grazie speciale a Mario.
    fabry

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  47. Ho capito che la parola civiltà come la parola convivenza o cultura sono essenzialmente fatti convenzionali, altrimenti non si spiegherebbe come la sperequazione tra due Rom, una ricca ed un’altra povera, sia frutto di ignoranza ed inciviltà e la stessa cosa in un mondo democratico, tra un palazzinaro ed un disoccupato dei quartieri spagnoli rappresenti il modello civile cui il Rom deve adeguarsi.
    Se cerchiamo gli stronzi o i delinquenti facciamo prima ad aprire il giornale e abbiamo le loro foto a colori e le rispettive cariche istituzionali, se cerchiamo di capire un problema sarebbe meglio togliersi gli occhiali deformanti della società borghese.
    La tesi della eurodeputata che ho citata, (io in effetti non sono che un provocatore di benpensanti, ma lei è una che lavora e il suo stipendio se lo guadagna), è che in nessun paese dell’europa la situazione è lontanamente simile a quella che c’è in italia.
    Non parlo di episodi come quello di napoli, questi ci sono ovunque e da tempo immemorabile, ma della solidarietà che li accompagna, e, ancora più grave, del fatto che la condizione in cui vivono i Rom è inammissibile, dire che è una loro scelta rivendicando l’innocenza dell’amministrazione pubblica è ipocrita.
    L’ho detto, certo, che rifiutano un sistema, ma questo perchè non glie ne si offre che uno, diventare parassiti in un bacino clientelare, piattole di un esangue malaffare legale.
    Blackjack, ho un’amica che vive nel sud della francia e che per anni ha lavorato in iniziative gestite dalla scuola con bambini Rom, algerini, francesi e di qualsiasi altra etnia, certamente il lavoro era durissimo, perchè la prima cosa che ti chiedono è di dimostrargli che possono e devono rispettarti, e periodicamente ci tornano sopra per verificare.
    I risultati, se si è in grado di farlo, sono straordinari, ma l’italia è il paese in cui le risorse si trasformano in problemi e i problemi in risorse per pochi.
    I Rom come in genere chi proviene da condizioni di vita dure devono avere una controparte rispettabile e credibile, specialmente se fuggono da mattatoi come quello balcanico, sono un popolo di re, mal si adattano ad essere cittadini di serie C.
    Igiene, istruzione, soldi, è tutto precario per questi ebrei senza stato ne armi la cui ultima preoccupazione è di diventare formalmente italiani.
    La francia non è un paradiso, della mia amica ho detto “ha lavorato” perchè i tagli le hanno impedito di proseguire, ma è un paese laico in cui lo stato è uno stato, nel bene e nel male, (è un anarchico a dirtelo), è un paese in cui una legge pari alla legge biagi è stata respinta dagli interessati, dove la gente partecipa risponde, dialoga e se necessario si scontra con lo stato.
    Hanno immigrati da due secoli, un museo di arte contemporanea che è un’istituzione ottocentesca e non degli ultimi decenni, una cultura frusta se vuoi, ma aperta e libera.
    Non che mi interessi fare paragoni, l’italia è imparagonabile a qualsiasi paese occidentale, si vive bene se la fai franca.
    Comunque non è per aver visto un film o averne conosciuto uno “buono” che ci si è avvicinati al loro mondo, bisogna provare a pensare come loro, trattarli con durezza se occorre, ma senza rispetto, che non è buonismo, non se ne fa nulla.

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  48. personalmente mi considero un cittadino di serie Z: casa popolare, da 33 anni timbro del cartellino, nessuno spazio vitale in senso reale e metaforico, il CANCRO di scrivere poesie in una piccola patria in metastasi, stipendio da sotto i ponti, malattia, varie esclusioni, ecc.

    pregherei di NON commentare: c’è chi sta peggio! grazie

    solo Fabrizio De André riuscì a farcela, mi manca in modo infinito.

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  49. Mario, io vivo in una cittadina del profondo nord e c’è una scuola (materna, elementari, medie inferiori) che è un esempio di integrazione, nessuno si sogna di tagliare i fondi e nessuno ne parla. AL solito. Non serve andare in Francia per trovare gli esempi e non scambierei la mia città con Parigi,o Lione o Marsiglia.
    Come avrai notato non mi piacciono i confronti di ‘civiltà’ utilizzati come clava e, quando li trovo, mi provocano una reazione uguale e contraria. Sarà perché sono più di 25 anni che gironzolo il mondo – per la verità con un rallentamento negli ultimi tre anni, che l’età si fa sentire – e quindi ho ‘qualche’ termine di paragone che mi porta a dire che… non siamo così male come amiamo raccontarci.

    All’epica dei Rom come popolo di re, scusami, ma mi suona male e si porta appresso, implicita, una scusa grande come una montagna: visto che sono un popolo di presunti re devono poter fare ciò che vogliono. Se tu sei anarchico, prova un po’ a immaginare come deve essere uno che ha scelto (contento e appagato) di buttare a mare tutto e mettersi a giocare a carte; già non sopporto i conti e i baroni, figuriamoci se sono disposto ad accettare, passivamente, un intero popolo di re.
    No, sono persone come tutti, da trattare come tutti: bene o male in funzione di come si comportano loro. Mica hanno sempre ragione.

    Una sana reciprocità.

    Per quanto riguarda le aree balcaniche ed ex sovietiche in genere, ho sempre sostenuto che la ‘civile’ Europa ha una grande colpa in grembo: ha chiuso gli occhi e li ha abbandonati nel momento del bisogno. Un nuovo ‘Piano Marshall’ era ciò che serviva, non l’abbiamo fatto (tutti).
    In testa, a osteggiare un simile intervento, Francia e Germania che, come nell’ultimo caso per l’entrata dell’Ucraina nella NATO, hanno svenduto un in intero popolo per 4 bidoni di gas russo.

    Blackjack.

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  50. Ciao, arrivo dopo un po’ e non mi riesce di recuperare tutti i fili, belle discussioni però.
    Forte Marco Pandiani, mi associo. E aggiungo: siamo in Italia, prima di fare qualsiasi discorso sulle scelte esistenziali, qualsiasi valutazione etica, sulle difficoltà dell’intercultura, ecc. ci dobbiamo ricordare che in questo paese vige e impera la criminalità organizzata, lo stato nello stato, McMafia & co. Io sono dell’opinione che non cambierà mai NIENTE finché le cose stanno così.

    Dio con la faccia di Jolanda: geniale, fab!

    r

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  51. gentile blèc,
    questo posto si chiama la poesia e lo spirito.
    io, che poeta non sono, mi limito fare dello spirito.
    ognuno ha la propria di “missione”,come dice fabrizio,
    la mia contempla poca intelligenza.
    che vuoi farci, si cova come si può, e come si sa.
    baci
    la fu

    e col 56 faccio cionquina 🙂

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  52. @ 59 Renata Morresi:

    questo post mi ricorda la serie “due cuori e una capanna”; e, poi, vecchia la storia di vedere dio in ogni faccia del prossimo o del prossimo più prossimo, fa parte del catechismo e uno dei responsabili, il principale, di questo sito fa bene il lavoro al quale viene chiamato, è sacerdote.

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  53. Funambola, di poesia ne possiedo poca, di spirito nemmeno un po’ e hai un sacco di altra gente, qui, molto più spiritosa di me, con cui interloquire.
    Lasciami perdere, sono un pessimo elemento.

    Blackjack.

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  54. grazie, Renata: mi piace pensare che Dio passi attraverso l’amore degli uomini e delle donne.
    cose vere, insomma.
    un abbraccio
    dal fabry

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  55. …e a me piace pensare che un sacerdote mi racconti non dei rom ma delle sue lenti sul mondo e della sua com passione che altro non è che sentire il patimento degli altri perchè hai “ri conosciuto” il tuo, di patire.
    è un mettersi dalla parte dell’altro, non per tollerarlo, non per rispettarlo,di più, per accoglierlo.
    questa è poesia che si fa carne.
    e a fabrizio, per come dice le sue parole e per come le testimonia, io credo, non ostante la sua “divisa”.
    quando senti così vedi molto chiaramente da che parte stare, perchè la com passione non esclude la scelta, ma la impone.
    tanti baci
    la funambola

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  56. grazie a te fabrizio…ricordi, io vivo nella possibilità…:)

    e a proposito di missione, questa la dedico a te

    Ogni vita converge a qualche centro
    dichiarato o taciuto;
    esiste in ogni cuore umano
    una meta

    ch’esso forse osa appena riconoscere,
    troppo bella
    per rischiare l’audacia
    di credervi.

    Cautamente adorata, come un fragile cielo,
    raggiungerla
    sarebbe impresa disperata come
    toccar la veste dell’arcobaleno.

    Ma più sicura quanto più distante
    per chi persevera;
    e come alto alla lenta pazienza
    dei santi è il cielo!

    Non l’otterrà forse la breve prova
    della vita, ma poi
    l’eternità rende ancora possibile
    l’ardente slancio.

    tanti baci
    la funambola

    ahhhh…sospiro, i migliori sono sempre Impegnati 🙂

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  57. Caro Mario, non volevo certo dire che il gap economico tra le due rom fosse frutto di ignoranza e inciviltà, come tu hai interpretato. Mi sono stupita che fossero amiche, quando ho cominciato ad osservarle, come mi stupirei di un’analoga amicizia tra due italiane. Quella ricca mi interessava perché era molto simile ad una nostra appassionata di shopping, abiti eleganti e tutto il necessario corredo. Non avresti detto che fosse una rom, se non la sentivi parlare. Dalle parti del mio ufficio ci sono anche delle giovani rom napoletane (cioè credo che le loro famiglie siano arrivate da Napoli in qualche momento del secolo scorso) che chiedono l’elemosina vestite praticamente da sera, con abiti che io potrei permettermi solo concedendomi un momento di seminfermità mentale (e parlo di un abito, non di tutti quelli che sfoggiano). I rom non sono immuni ai richiami del consumismo, la mancata scolarizzazione non li ha salvati. Credo anche che non disdegnerebbero di vivere in una casa piena di pareti, mobili ed elettrodomestici. Trovo invece persone che cercano di resistere alle lusinghe della società dei consumi su internet, nei forum in cui si discute di decrescita, autoproduzione, ecologia. Questi forum non sono frequentati da analfabeti, bensì da studenti universitari, professionisti e laureati vari.
    Ho parlato della ragazza che chiede l’elemosina con la sua bambina, per dire che non è affatto romantica e libera la vita che fanno questi questuanti, costretti a questuare con qualsiasi tempo, spesso senza la possibilità di ripararsi da pioggia, freddo e sole. Devono stare sempre nello stesso punto, probabilmente c’è una spartizione degli spazi cittadini. Arrivano la mattina presto e se ne vanno dopo che la massa degli impiegati ha lasciato la zona, hanno un vero e proprio orario di lavoro. Se si assentano è solo per malattia seria, non per una semplice influenza. Gli infanti, anche se neonati, vengono sottoposti alle stesse regole, tranne che per le malattie. Quando i bambini sono malati rimangono a “casa”.
    Secondo me al di sotto di una soglia che garantisca incolumità fisica, cibo a sufficienza, un minimo di comfort, non c’è più vita ma sopravvivenza, sempreché si riesca a sopravvivere.

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  58. Caro Fabrizio,
    forse come dice Mario Pandiani il problema siamo noi. Tu con il tuo racconto ci hai posto davanti la vita di un uomo, con le sue speranze, il suo amore, le sue sconfitte. La sua esistenza, come è naturale che sia, non chiede il permesso di affermarsi, lo fa e basta. Come quella di tanti altri che sono il segno delle contraddizioni della nostra società.
    E allora come in uno specchio quello che vediamo ci appartiene, a noi la scelta se accettare o rifiutare quell’immagine, la questione si sposta sugli strumenti che abbiamo per interpretare un fenomeno, quindi, sul livello cui si attesta la nostra consapevolezza. La ricchezza che sperperiamo non ci interessa da dove e come viene. Quando ci si chiedeva cosa sarebbero diventati quei bambini cresciuti sotto le bombe che piovevano a grappoli nella ex-Jugoslvavia e cosa avrebbero portato nel cuore, avremmo dovuto interessarci dove e come quella follia si sarebbe ben presto diffusa. Mentre in Romania cadeva uno degli ultimi dittatori comunisti abbiamo subito pensato all’equazione che lega la democrazia al mercato, infatti la bilancia commerciale tra Romania e Italia pende nettamente a favore di quest’ultima, ma gli effetti collaterali tendiamo a nasconderli sotto il tappeto e quando non ci riusciamo a bruciarli con la benzina. Come la mondezza. Poco importa delle singole ed incommensurabili individualità chiamate esseri umani o della loro storia, è più facile e veloce archiviare sotto la voce ROM, che non si sa cosa significhi, ma che comunque è una voce da espellere, da tenere lontano, da rimuovere dal nostro dizionario sociale, unica ed estrema priorità della nostra sicurezza di buoni cittadini. A Strasburgo stanno discutendo dell’anomalia italiana relativamente alla capacità di gestire la convivenza con il popolo ROM. Io mi chiedo come è possibile che in un angolo del mondo così privilegiato dallo Spirito come Roma, si sia ancora obbligati a respirare tanta intolleranza. Ma forse tutte queste domande rischiano di essere faziose e inutili, forse come tu dimostri col tuo racconto l’unica cosa da fare è guardare negli occhi il fratello che incontri, chiunque esso sia, e ascoltandolo provare ad amarlo senza aspettarsi nulla in cambio. Forse è utopia ma forse se accettiamo l’idea che il problema siamo noi, la consapevolezza del privilegio potrebbe darci un prurito di solidarietà.

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  59. Si, il problema siamo sempre noi, l’anomalia italiana è il sintomo che non vogliamo vedere, ma è uno specchio.
    Noi abbiamo un richiamo, o se vogliamo, un “pungolo”, noi democratici, abbiamo il dovere di infrangere l’equazione che ha individuato Giorgio tra democrazia e libero mercato, noi democratici dobbiamo ragionare guardandoci negli occhi, non statisticamente.
    Senza riconoscere l’altro come simile la democrazia non ha significato, questo indipendentemente dal fatto che la caccia al Rom abbia la semplice funzione di nascondere lo sfascio morale e politico di una repubblica.

    La voce Rom invece ha un significato, che non dovrebbe essere dimenticato. Rom significa Romani, cittadini dell’impero romano come lo furono tutti i popoli fino all’ultima caduta nel 1453, cioè figli dell’editto di Costantino.
    Poi i Rom, si chiamano da se stessi Manouch, cioè uomini, queste due definizioni sono tutto ciò che c’è da sapere per considerarli di fatto dei fratelli.
    Quando dicevo che sono un popolo di re, mi riferivo a questo, al fatto che l’uomo lo è, e quando oggettiviamo una categoria di uomini relegandola in un pregiudizio pensiamo in termine di schiavitù, di primato di alcuni, per nascita, su altri.
    “Romano” ha significato nel mondo: “Cattolico”, cioè universale, cioè tutti i cittadini romani, quindi tutti gli uomini, sono figli e non schiavi.
    Non è infrequente trovare fatti e persone nel mondo che per loro sintesi e destino enfatizzano questa caratteristica di dignità e grandezza dell’uomo, ed è ancor più frequente che questi fatti o persone, oggi, si trovino in condizioni infime, miserabili.
    Seneca diceva che la malattia del corpo quanto più è visibile tanto più è grave, mentre la malattia dell’anima quanto più è grave tanto più è nascosta, se dunque una parte del nostro corpo sociale soffre visibilmente, quanto più l’anima di questo paese sarà malata, fino a rifiutare le cure per il proprio corpo.
    O se si preferisce, in poesia:

    “Qui prostituta e marinaio, il vecchio
    che bestemmia, la femmina che bega,
    il dragone che siede alla bottega
    del friggitore,
    la tumultuante giovane impazzita
    d’amore,
    sono tutte creature della vita
    e del dolore;
    s’agita in esse, come in me, il Signore.

    Qui degli umili sento compagnia
    il mio pensiero farsi
    più puro dove più turpe è la via.”

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  60. “amare senza aspettarsi nulla in cambio”: mi sembra l’unica soluzione, fra abbrutimento e utopia.
    Giorgio e Mario, grazie.
    fabry

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  61. Mia madre mi disse non devi giocare
    con gli zingari nel bosco
    Mia madre mi disse non devi giocare
    con gli zingari nel bosco.
    Ma il bosco era scuro l’erba gia’verde
    lì venne Sally con un tamburello
    ma il bosco era scuro l’erba gia’ alta
    dite a mia madre che non tornero’.

    Andai verso il mare senza barche per traversare
    spesi cento lire per un pesciolino d’oro
    andai verso il mare senza barche per traversare
    spesi cento lire per un pesciolino d’oro.
    Gli montai sulla groppa sparii in un baleno
    andate a dire a Sally che non tornero’
    gli montai sulla groppa sparii in un baleno
    dite a mia madre che non tornero’.

    Vicino alla citta’trovai Pilar del mare
    con due goccie d’ eroina s’addormentava il cuore
    vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
    bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni
    Mi svegliai sulla quercia l’assassino era fuggito
    dite al pesciolino che non tornero’
    Mi guardai nello stagno l’assassino s’era gia’lavato
    dite a mia madre che non tornero’.

    Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
    sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni
    sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
    sulla strada le sue bambole adescavano i signori
    Mi parlo’sulla bocca mi dono’un braccialetto
    dite alla quercia che non tornero’
    Mi bacio’sulla bocca mi propose il suo letto
    dite amia madre che non tornero’

    Mia madre mi disse non devi giocare
    con gli zingari nel bosco
    Ma il bosco era scuro l’erba gia’verde
    li venne Sally con un tamburello

    omaggio a mario pandiani 🙂
    baci
    la funambola

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  62. Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento, perché rubacchiavano.

    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

    Poi vennero a prendere gli omosessuali,
    e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

    Poi vennero a prendere i comunisti,
    ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

    Un giorno vennero a prendere me,
    e non c’era rimasto nessuno a protestare.

    Bertolt Brecht

    buonanotte
    Stella

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  63. Funambola, sembra una filastrocca lisergica di Grace Slick, come si vede il mondo da lassù, dalla fune?
    Grazie dell’omaggio.
    Il mondo è pieno di cuori infranti, ricambio brevi manu:

    Un bel posto dev’essere
    il Paradiso
    un istante compiuto
    tutto atteso
    per lasciare quaggiù
    dove camminiamo adesso
    i suoi passi accanto
    i suoi occhi violenti
    che uccidono ancora
    il mio cuore
    il mio sangue si scioglie
    che di più non vorrei
    la presenza la sua voce
    il suo alito gli alisei
    dei capelli e di luce
    di sfiorate guance
    ora distante
    lasciare dicevo
    per il Paradiso
    lasciare
    il mio amore sospeso

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  64. http://it.youtube.com/watch?v=w8CY887xnL0

    Viene di Latinamerica
    Viene d’Africa
    Con il passo lungo
    Stancato dalla sete
    Gabriele l’arcangelo
    Vuole scappare nuotando
    Per la porta del mondo
    Dal mondo accanto

    E vieni col vento
    Vieni per la sete
    Vieni a correre per le strade
    Inciampare ancora

    Un giorno mi chiederai da bere
    Un altro una pietra per riposare
    La sera una bussola per pregare
    Io lo so

    Porta del mondo che giri in eterno
    Togli ipiedi di quest’uomo dall’inferno
    Ora

    Il ragazzo è clandestino
    Ma tiene un cuore eccellente
    Che nessun sentimento
    Gli basta e lo consola
    Gabriele sulla Terra
    Sa vivere senza nostalgia
    Fu salvato dalle acque
    Così gli basta e così sia

    Che la speranza si compra
    Ma tutto il resto si vende
    C’è nuova gente alla porta
    Che chiama ancora

    E un giorno ci chiederà da bere
    Un altro una pietra per riposare
    La sera una bussola per pregare
    Io lo so

    Vento di sabbia che soffi in eterno
    Cancella i passi di questi figli
    Dall’inferno
    Ma ora

    Viene da est
    Da tutti i confini del mondo
    Da tutte le guerre
    Da tutta la fame
    Da tutto il fango
    Lui ne ha visto tanta
    Di storia futura accelerando
    Sempre correndo correndo
    Gabriele scappando

    Un giorno ti chiederò da bere
    Un altro una pietra per riposare
    La sera un pensiero per parlare
    Io lo so

    Luce del mondo che vegli in eterno
    Solleva lo sguardo di quest’uomo
    Dall’inferno
    Per sempre, ora.

    "Mi piace"

  65. Una delle mie canzoni preferite da sempre. Ma ovviamente non è sugli zingari, bensì sulla libertà e sulla “cattiva strada”. Di rado, forse mai, sentito un verso maledettamente erotico come “bocca sporca di mirtilli, un coltello in mezzo ai seni”.
    E ora, giusto perché siete voi,

    QUARTINE DI LARGO MURANI

    Siamo benzinai blu e gialli
    stiamo sempre in piedi
    il suolo offre infinite cartacce
    il marocchino delle sigarette sorride.

    Sembro una ragazza iugoslava
    sono la moglie del benzinaio
    con le giacche blu e gialle
    ci dividiamo la strada coi marocchini.

    Vicino ai telefoni una raggiera di cicche
    vicino alle cicche un piccione morto
    vicino al piccione dell’erba spoglia
    ovunque è arrivato l’inverno.

    A come agricoltura
    qualcosa di Rimini
    un plenilunio segreto:
    ecco i portici di largo Murani.

    Sognavo che ero un incendio
    in fiamme carbonizzavo i fuggiaschi
    rendevo inagibili le cascine
    cacciavo i neri dietro la ferrovia.

    La moneta per urinare
    chi non ce l’ha piscerà sul muro.
    La moneta per telefonare
    se non hai neanche la scheda non puoi.

    "Mi piace"

  66. mario…come lo vedi tu quando ti concedi il lusso di penzolare senza il bisogno di esibirti ma solo per il “piacere” di guardarti, e di “sentirti”.
    e si sta d’incanto (non nego che maria, a volte, sia ottima compagna di viaggio).
    una testa, una piantina, su ogni davanzale, perchè l’obbedienza non è più una virtù, e don milani è morto solo.
    piantate, piantate, fa nulla se non fumate, piantiamo una piantina di maria, cominciamo da un gesto semplice semplice, facile facile.
    piantiamola di farci dividere perfino da una verzura! 🙂
    (sono seria)
    cara anna, io lo so che tu ami la “cattiva strada”
    baci a iosa
    la funambola

    "Mi piace"

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