“La solitudine e gli altri” di Giancarlo MAJORINO

c’è una prigione degli attimi
nel vasto cullata
di un tempo senza orizzonte

la voce detta o stampata
suona da lontananze
come altoparlante

la legge ora è data
dalla scoscesa del trascorrere
e insieme dal suo trascinarsi pian piano

*

Anche Mario Rossi è un nome proprio
senza figli tiene la bocca chiusa
incatenato a sé ha vissuto tanto
o poco: non si sa.

A furia di remare
il pensiero dell’invecchiare e della morte
incontra il pensiero dei somiglianti.

*

Protrai un giorno ancora
l’alta architettura sulle case
del cielo grigio l’albero
sembrano salutare

non sono tanto lontani
gli avvenimenti che i giornali
piattamente porgono
concretamente erti
nel corpo come pali

un giorno ancora di respirazione,
scorrimento di sangue, sentimenti,
riflettere, mutare

come pali tra cui perdute ondeggiano
le ombre solitarie che nel buio cancellano
ogni altra realtà ogni mattina risorgente

*

tu che guardi
la purezza delle cose
la loro sicurezza
tu che guardi
alterata dall’ignoto
che fa da tuorlo al corpo
pure porgendo il profilo inviti a qualcosa
d’intensamente stabile e fluttuante
quindi con la voce battezzante
nomini dividi esponi l’ombra
sorella misteriosa
persona corporale più ricca di ogni cosa

*

Inizia dal cervello
il silenzio e si spande
si confonde coll’aria
che la camera pigia
dilatando molecole
le cerniere della notte
sono aperte o non sono state rotte
la piccola grotta del corpo
sta nella grande grotta della casa
luci d’aerei forano
il cielo della galassia
sorgendo da terra
o cadendo
piano nel rilento

*

Lavori sparsi coprono ninfee
l’acqua del passare quotidiano.
Ma è l’unica vita!
mobili testardi
costruiti da mani
interrompono il senso
religioso e noioso
di quell’affaccendarsi e transitare

*

se
leggi con cura
il discorso è complicato
se leggi in fretta
il discorso è semplice

*

Con quanti aiuti fingo
di realizzarmi, re della realtà
o piccolo signore di meno di metà
della vita che vivo!
perfidi sogni la notte
narrano mutilazioni, annichilimenti:
porzioni di scene irridenti
da muri accesi scandiscono la verità:
sono quasinulla, mi porta
una sconnettitrice schiena d’asino.
E se provassi a prendermi un po’ più in là?
un io, un corpo e molti corpi e io
numerosi, da sotto e da metà?
posando l’ansietà nel mucchio scuro
risorgente nella battaglia frastagliata

*

è solamente senso del dovere?
una pratica pasticciona
un vuoto calpestato
m’impediscono di provare piacere
semplicemente leggendo?
devo restituire restituire
attivamente scrivendo?
così qui
e per quale ragione
per quali mescolanze rogge nel corpo?
o lombarda abitudine
o voglia di non essere ancora morto
produttivo produttivo sempre

*

è perché ora puoi passare la mano
su due volti
quello attuale, screpolato e liso,
e quello, dietro e dentro l’acqua del ricordo
tremolante smangiato, dell’antica
età, sembiante liscio quasi incontaminato,
che parli anche da solo
e spesso ti accovacci
nell’ombra del gran letto?
pure, certi momenti, coordinato tiri
entrambi e molti volti, molte voci,
e il tavolo respira folto rianimato
e interi boschi nella mente fremono
e flessibilmente, sosia, scrivi

versando nelle tazze un affettuoso latte

*

Ora la mia esistenza è presso la finestra sbatte
sono nel perimetro dell’albero guardato
voci bollono
il nereggiare ha tracciato l’ingenuità di un presente.

*

Giancarlo Majorino
“La solitudine e gli altri”
Garzanti, 1990

Giancarlo Majorino è nato nel 1928 a Milano, dove vive. È autore di numerosi volumi di poesia.
Altri dati biobibliografici: http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Majorino

8 pensieri su ““La solitudine e gli altri” di Giancarlo MAJORINO

  1. Domande e rovelli consegnati alla pazienza della poesia (‘E’ solamente senso del dovere?’).
    Nei testi proposti Majorino si muove prevalente in un alveo antilirico ma è anche capace di intonare rime e ritmi inaspettati ( come in ‘Tu che guardi’ o ‘Con quanti aiuti fingo’). Il poeta apprende dall’ ‘ombra/sorella misteriosa/persona corporale più ricca d’ogni cosa’. E sa che
    ‘se/leggi con cura /il discorso è complicato’, come la vita d’altronde.

    Antonio

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  2. Grazie, Giovanni, per questo omaggio a Majorino, “produttivo produttivo sempre”! Ho saputo infatti che è finalmente uscito peroprio in questi giorni il poema a cui lavorava da circa trent’anni, sono curioso di leggerlo.

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  3. Grazie, Antonio e Giorgio.

    Dovrebbe essere “Viaggio nella presenza del tempo” (Oscar Mondadori), Giorgio.

    Un caro saluto

    Giovanni

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  4. Molto, molto belle. Tese nel linguaggio del vivere, fra un passato e una modernità in fondo sempre più scarni.

    grazie

    lisa

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