Per Sidney Pollack

di Mario Pandiani

Beviamo alla vita…
Cioè alla fine della bella vita….

Questo breve scambio di battute in Come eravamo me lo giro in testa da un paio d’ore, sembra tanto, sembra poco, puoi liquidarlo facilmente eppure è profondo.
E’ che non riesco ad abituarmi al fatto che non ci sia più.
penso a lui e c’è l’ho negli occhi nella sua arte di attore, quella capacità assoluta di interpretare il suo nemico, nemico che conosceva da vicino, che aveva dentro.

E’ difficile ricordare, dare un posto dentro di se, alla faccia di un uomo che ha saputo rinunciare a mostrarla come quella del suo eroe, l’uomo che invece amava raccontare come regista l’uomo-ingranaggio che si riscatta nell’azione civile.
Come metto insieme l’autore di Corvo rosso e il marpione di Eyes wide shut, l’uomo che ha diretto I tre giorni del condor e l’avvocato corrotto di A civil action.
Mi è facile pensare, per esempio, a Gene Hackman, che spesso ha giocato nel suo ruolo di equalizer, di inseguito dal sistema; la sua faccia somiglierà sempre a quello che posso pensare della sua persona, molti suoi film me lo permettono.
Ma non così per Sidney Pollack.

E’ in questa umiltà che trovo la sua grandezza, non essersi mai messo, come attore, nei panni dell’uomo a cui credeva, ma interpretando il villain ha dimostrato di conoscerne debolezze e cattiveria, falsità e fascino.

A ben vedere il suo cinema non è mai radicale, politicamente la sua denuncia è sottile, più che politica è umana, c’è sempre quel senso di essere braccato, dalla CIA o dal mondo moderno o dalla morale, se suggerisce un’alternativa lo fa con amarezza, come chi è capace di sognare un mondo diverso, ma non di costruirlo.

La sua presenza nella mia vita è stata così, discreta e penetrante, i suoi film, alcuni suoi film mi sono entrati dentro, eppure se penso ai miei film preferiti, forse non mi vengono in mente subito.
Non così i suoi occhi, anche nel suo peggiore e più ambiguo personaggio, non perdono mai quella tristezza dolce e penetrante, quella verità.

Oggi mi sveglio e scopro, oggi che è morto, che il suo lavoro ha fatto quello che personalmente chiedo ad un libro, a un film; mi ha cambiato un po’, scopro che quella persona che non sapevo ricomporre finalmente in un’immagine coerente ha camminato con me, ha lasciato, sorridendo, che mi sbagliassi su di lui, ha saputo mostrarmi che l’uomo è sempre più complicato del mio giudizio, è sempre più ampio di quello che vediamo in lui.

4 pensieri su “Per Sidney Pollack

  1. Grandissimo, Pollack!
    Indimenticabile il suo ruolo cinico e terribile in “Eyes Wide Shut”, al posto di Harvey Keitel (ruolo in cui ha recitato splendidamente, a mio avviso).
    E poi “I tre giorni del condor”, “Come eravamo” – per l’appunto – “Tootsie”!
    Un regista e un attore immenso.
    E, da quel che dice chi lo conosceva bene, anche un uomo meraviglioso, piacevolissimo.
    Grazie, Mario.

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  2. per me il film da non dimenticare di Pollack è uno dei suoi primi e quello che me lo ha fatto amare come regista “They shoot horses, don’t they?”, forse il più crudele proprio per quello che dice Pandiani.
    assolutamente da rivedere.

    grazie
    lisa

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