Una serata diversa

Mentre gli arrivavano i pugni e i calci di quegli scatenati pensò alla sua vita. Poteva finire così, in una strada di periferia, una notte come tante, solo che per lui sarebbe stata l’ultima. Provò a guardare in faccia i suoi aggressori, poi pensò che gli aggressori sono tutti uguali, hanno tutti quella smorfia che tradisce la rimozione del pensiero. In effetti, anche gli energumeni che lo stavano pestando avevano la stessa smorfia, e i pugni e i calci erano meccanismi di un ingranaggio che andava avanti da solo, non c’era bisogno dei loro piedi e delle loro mani, era un’idea, una politica, che concedeva uno dei suoi spettacoli in una notte di maggio come tante, in una periferia qualsiasi di una qualsiasi città del mondo. A volte ci si vorrebbe mettere nei panni degli altri, per capire come vivono, come sentono le cose. Ma lui nei panni di quei ragazzi non ci voleva stare: preferiva i suoi, impregnati di polvere e sangue, a forza di essere rotolato nella via dai lampioni altissimi e dai palazzi dallo sguardo grigio. Nessuno sarebbe venuto ad aiutarlo. Neanche la ragazza che ora intravedeva e si avvicinava sempre più rapidamente. Era tanto che non la incontrava, proprio ora doveva venire, ora che gli occhi non riuscivano più a restare aperti, ora che un calcio in bocca gli toglieva l’ultima luce di pietà, l’ultimo disperato tentativo di perdono, in balia di quei ragazzi che avevano scelto lui per trascorrere una serata diversa.

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20 pensieri su “Una serata diversa

  1. Mi chiedo spesso, sempre più spesso, dove stiamo andando e quando esploderà la tempesta per poi tornare alla quiete.
    A grandissima velocità la situazione evolve verso l’esplosione e la bomba è ben messa nel nucleo, perchè sia sempre più difficile disinnescarla e perchè esplodendo faccia più danni possibili.
    Ci sarà veramente un grande uragano che sommergerà tutto e si riprenderà dopo il grande diluvio? e ci sarà ancora un’arca dove salvare esemplari della specie o sarà solo distruzione totale per Sodoma e Gomorra?

    Molto dipende da quella ragazza, passerà oltre indifferente? facendo finta di non vedere per non rischiare la sua vita e violenze uguali o di altro tipo? o si fermerà e la sua ombra spaventerà quel branco di codardi ancor prima che la sua voce e la sirena dell’ambulanza?

    Basterà una sua carezza e la voce che arriva flebile come da un mondo diverso per far attaccare il ragazzo alla vita e dargli la sua occasione per perdonare?

    Ricordo un tempo in cui per divertirsi e passare una serata diversa si faceva una corsa al mare, un falò, qualche birra per non sentire il freddo e l’umidità, si cantava a squarciagola fino ad essere rauchi, per poi stringersi esausti tutti insieme nella sabbia per veder sorgere il sole. Addormentarsi tramortiti mentre il sole ti scaldava le ossa e guardarsi felici di esistere e di amare la vita. Sembra un’eternità e invece accadeva fino a una decina di anni fa, per me qualcuno in più.

    Oggi mi chiedo di quei ragazzi chi prende una posizione invece dei soliti bla bla bla indifferenti, di un indifferenza sottile e colta di chi ha sempre tanto da dire ma non si espone mai, il conformista.

    Chi invece controcorrente non parla e prende posizione con ancora quell’illusione giovanile di cambiare il mondo. Il pazzo che tutti deridono e da cui stanno alla larga, l’illuso. Spero che ce ne siano tanti altrimenti meglio che l’uragano arrivi in fretta.

    grazie Fabrizio
    Stella

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  2. Se penso a certe serate diverse di troppa gente non mi sento più tanto fuori posto per le mie tutte uguali. Ma è pur vero che astenersi dal male (e sarà poi così?)non è ancora abbastanza.
    O piuttosto, come dice Stella, e senza se né ma, “meglio che l’uragano arrivi in fretta”.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. L’immagine ripresa per il post è la copertina di “Skins e Punks = T.N.T., un disco compilation del 1983 con ARRM, DIOXINA, NABAT e RAPPRESAGLIA. Mi chiedevo se era stata scelta per associare i punk e gli skins ai picchiatori del racconto.

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  4. l’indifferenza di chi guarda è ciò che fa più male.

    ogni giorno succedono scene così nelle grandi città, e può bastare una piccola richiesta, una sciocchezza, a far scatenare la follia della violenza, la follia che sta invadendo il mondo.
    è questa la cosa più spaventosa…si scatena improvvisa senza neanche lasciare che tu ti renda conto di ciò che ti sta succedendo!

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  5. “ma lui nei panni di quei ragazzi non ci voleva stare, preferiva i suoi impregnati di polvere e di sangue”

    Avere la costanza di riproporre come azione il “porgere l’altra guancia”.

    E’ preferibile subire la violenza, piuttosto che infliggerla.

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  6. il 29 settembre del 1975 furono stuprate, seviziate e massacrate, da tre ragazzi fra i 19 e i 22 anni, due ragazzine di cui una minorenne, il delitto del circeo, una si salvò fingendosi morta. due anni prima un rogo appiccato davanti ad un’abitazione privata a primavalle lasciò fra le vittime un bambino di dieci anni. questo e ancora altro (troppo altro) accadeva trent’anni, vent’anni, dieci anni fa, quando, come dice stella maria, i giovani aspettavano l’alba sulla spiaggia. c’era del marcio allora per i medesimi motivi di oggi: alcuni vivevano (e vivono ) pensando che il debole, l’altro, il diverso sia esso donna, extracomunitario,rom, povero al margine della vita, avversario politico, doveva (e deve) essere annientato, per dimostrare superiorità, forza, per segnare, come fanno le bestie, il territorio.
    ma voglio credere che, come allora, anche oggi i ragazzi che attendono l’alba sulla spiaggia siano in numero superiore, e che allora come oggi il male sia più rumoroso ma non più forte del bene. è l’unica speranza sulla quale dobbiamo e possiamo lavorare. non credo che fabry scrivendo questo bellissimo pezzo volesse raccontarci che il marcio ha la meglio, non lui che nel suo libro dice: “se ora scrivo queste note è perché sia chiaro che l’uomo non è solo malavita e prostituzione d’ogni genere,”; forse, allora, possiamo leggerlo da un altro punto di vista: il male non è sconfitto una volta per tutte e i semi di buono che ci sono vanno custoditi e fatti crescere, magari proprio raccontando l’atrocità disumana di certe azioni, per poterla guardare in faccia, per poterla rifiutare non solo come idea ma come atteggiamento personale, perché finalmente ci persuadiamo tutti che c’è una sola via di salvezza per l’umanità e sta nel fare spazio all’altro, diverso o no.
    perché se il mondo non è ancora stato annientato, se “non ci sarà mai più un diluvio” , forse è perché il silenzio del bene opera a dispetto degli orrori che rischiano di farci credere che il male sia più forte.

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  7. così è capace di fare Fabrizio: un post di 10 righe, che però ti lasciano un segno indelebile: ti immagini la situazione come se stessero picchiando te e ti senti partecipe della storia più che con una cronaca dettagliata. Penso che scrivere sia, anche, questo.

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  8. @ Plessus
    Forse ho preso un abbaglio. Chiedo scusa. L’immagine e’ piccola e si distinguono poco i particolari. In effetti la copertina di cui parlavo era un disegno ispirato a un fotogramma del film, ma differiva nella fisionomia dei personaggi.

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  9. Stavo proprio per scrivere il commento, poi ho letto quello che Anthony ha espresso molto meglio di me. Ed è esattamente ciò che penso io.
    Sì, scrivere è – anche, soprattutto – questo.
    Grazie, dolorosamente grazie, Fabry.

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  10. Asciutto, essenziale questo racconto, ed estremamente incisivo. Si insinua nell’animo con forza e ti costringe a riflettere sugli aspetti beffardi dell’esistenza. Perchè è assurdo l’arrivo di chi può aiutarti solo nel momento in cui è ormai inutile, come è assurdo il cercare di rendere diversa una giornata come tante colpendo un corpo e una vita come se fossero giocattoli.
    Si, il racconto mi riporta a Calvino, ma mi ricorda anche alcuni scritti di Borges. Davvero bello. Piera

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  11. A me è venuto da pensare se ha reagito…non ha reagito, si è fatto picchiare e pensa. Un po’ come quando dicono che stai per morire e ripensi alla tua vita in un secondo. Come quando chiedono “cosa stai pensando” e ti si affolla tutto in mente in una volta. Non ha reagito fuori ma ha reagito dentro, non vuole esser nei loro panni.

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  12. L’ ho letto e riletto per trovare una via d’uscita….questa descrizione terribilmente vera ha invaso la mia mente e non mi lascia. Sembra senza speranza.
    Poi un’altra sensazione ha preso posto ed è quella del non rassegnarsi al male che abbiamo intorno, avere emozioni così forti e non indifferenza, essere in tanti a condividere, è la speranza.

    Grazie Fabrizio e buona giornata! Silvia

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  13. “Ma lui nei panni di quei ragazzi non ci voleva stare: preferiva i suoi, impregnati di polvere e di sangue”.
    “Lui non ci voleva stare”, ma è proprio dentro a “panni” come questi che ogni giorno e ogni notte il nostro amore cerca di rivoltare le sue carte peggiori.
    Il corpo della ragazza è tutto pieno di lividi e di stelle filanti.
    Guardala, sembra una Madonna, ma è soltanto il calco mal riuscito dell’orecchio di Madame Edwarda, del dito mignolo spaccato di Ecate Trimorfa.
    L’empìreo passa e ripassa, proprio come il raffreddore e le domeniche del calendario, e in fondo alla strada è sempre e soltanto lei quella che prende e distribuisce il maggior numero di botte.
    Ti ricorda un qualche cosa di già visto al cinema?
    Questa è la mia spranga fluorescente, caro lettore, e questa è la tua penna stilografica per la firma.
    Possiamo scegliere, fare un bel baratto?
    “E presto sarà l’alba”, cantava Guiraut De Borneil con molto trasporto e sincera devozione.
    Anche il naso della ragazza adesso sanguina soltanto quando c’è qualcuno in linea.
    Sarà stato il mio famoso piede sinistro a fare il miracolo, o non già quello più preciso e delicato di Diego Armando Maradona?

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  14. Mondo reale e mondo virtuale. C’è contiguità? Sarà vero che a certi livelli non si distingue più la realtà della sofferenza e del dolore, da quella della finzione, della violenza tante volte vista e ripetuta su uno schermo? (Videogiochi ecc.)A me è sempre sembrata un’ipotesi assurda. Ma come sarà nelle menti dei ragazzi? I mostri dell’inconscio esistono anche per gli adulti, ma vengono comunemente neutralizzati e addomesticati dal sogno e sublimati attraverso comportamenti accettabili e positivi. Non so se ho capito qualcosa dell’ultimo commento. Ci ho provato.

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  15. grazie ancora, amici. sono giorni duri per me, questi.
    fatico a reggere il ritmo.
    ma il bello della vita è spendersi, quindi procediamo impavidi.
    un grazie particolare a Loris per la sua visione.
    fabry

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