Lansdale a Massenzio

La serata è calda. Intendo metereologicamente. La temperatura, anche sceso il sole, gigiona intorno ai 27-28°. La gente prende posto fra le sedie, disposte a semicerchio davanti al palco.Il palco è ricavato in una cornice unica. Chissà se l’architetto romano che ha disegnato Massenzio avesse previsto che diversi secoli dopo ciò che maestosamente resta della sua opera dovesse ospitare, nell’ambito di una manifestazione come il festival delle letterature, due fra gli autori fra i più lontani da tutto ciò che è storico (intendendo qui l’accezione più rigorosa del termine).Sale sul palco Gibson.

Prima, un attore, Santamaria (bravo), legge un brano tratto da un suo romanzo. Gibson è filiforme. Si potrebbe dire: una montatura tenuta su da un uomo che almeno visivamente ricorda un alieno. Comincia a parlare. La traduzione simultanea, scritta, appare sul grande schermo posizionato giusto dietro al palco. Parla del tema della manifestazione La parola e il Silenzio. E dice cose interessantissime, le dice con un ritmo che fai fatica a stargli dietro perché ogni frase è una sentenza, e densa di rimandi. Gibson legge e in platea regna il silenzio. Introdotto dalle note elettroniche e surreali di Martusciello, sembra sia sbarcato adesso da un’astronave e che venga a dirci (mi rammarico che il testo scritto non sia reperibile sul sito ufficiale della manifestazione) che e’ tutto un bluff. Che la tecnologia si fa un baffo delle previsioni, dei progetti. Che sembra essere dotata di vita propria. E che l’esercizio della memoria, giocoforza, venga celebrato anche oltre ogni consapevole intento. Riposa nei meandri della rete. Giace nella sovrapposizione di verità (spesso divergenti) contribuendo a fare, del trionfo della trasparenza, un agorà dove tutto è rimescolato, caotico, indistinto. La solita vecchia storia: le invenzioni dell’uomo che lo portano, per bizzarria del destino, da tutt’altra parte. Grande (e obbligata ?) citazione continua di Orwell. Gibson termina di parlare, con la sua voce, perentoria, secca, vorrei dire autorevole, in barba alla sua figura minuta. Intermezzo di musica di Martusciello che gioca con apparecchiature elettroniche. Poi, l’attore legge un brano di Lansdale. Il brano, per chi volesse, si trova nel link in fondo. Lo legge bene, lo recita, appunto. Arriva alla fine, e arriva anche l’applauso. Sale sul palco Joe Richard Lansdale. E’ vestito come un metronotte. Indossa un anacronistico giaccone a tre quarti di pelle. Gli manca una patacca smaltata come quella della polizia americana, poi sarebbe perfetto. Ha un fisico tozzo (si vede che si tiene in esercizio, continuo, con le arti marziali). Il sincro, della traduzione simultanea scritta parte in ritardo. Lui è già un po’ che legge. Il racconto è il diario di una discesa agli inferi. Il profilo molto ben tratteggiato di un borderline, un escluso, un perdente. Lansdale lo legge senza enfasi, quasi affidandosi solo alle parole, al loro senso, percepito, dai pochi che conosco la lingua e dai tanti che si affidano alla traduzione, Accompagna il lettore fino all’epilogo, intuito, conseguenziale ma non scontato. Strappa qualche risata con battute ad effetto, descrizioni surreali che punteggiano molta della sua prosa. Ma a colpire è l’aplomb, modesto, trattenuto, consapevole. Arriva al finale, applausi, sul palco Gibson e Lansdale e Martusciello e Claudio Santamaria si stringono la mano. Si accendono le luci, Lo splendore delle rovine di Massenzio appare in tutta la sua maestosità. La gente si alza. Si alza anche un tipo, grassissimo e in bermuda che seduto a pochi posti da me, ha felicemente collaborato alla serata con i suoi effluvi , resi tali da un consistente periodo di assenza da tutto ciò somigli ad una doccia e che ha avuto, bontà sua, il coraggio di lamentarsi, con un’altra spettatrice seduta ancora più avanti, rea di essersi accesa un cigarillo. Verso l’uscita, un manipolo di studenti, aficionados et varia umanità, è in coda per farsi autografare i libri dalle due star della serata. La notte romana è calda, sui Fori il pubblico scema via, fra le transenne e gli operai che stanno montando i palchi per la parata del 2 giugno.

risorse (e link ai brani letti) : (scheda della serata (dal sito ufficiale del festival)

3 pensieri su “Lansdale a Massenzio

  1. Grazie Blackjack. Errata corrige: sulla pagina del sito linkato in calce al post, da stasera, sotto il link “testo inedito” ci sono i brani letti dal vivo sia da Gibson (evviva!) che di Lansdale (quello del borderline…). Li stampo entrambi e me li rileggo con calma.

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  2. L’anno scorso mi avevano invitato, “a” Massenzio, poi la cosa era andata a monte… ma l’idea di uno spettacolo una lettura in quella cornice notturna mi affascinava tantissimo. Fascino che ritrovo anche qui… anche il bermudato, non stona.(Ehm, forse stonava a te)

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