Provocazione in forma d’apologo 62

Ci siamo amati, credo, in ogni caso se non era amore quello non so davvero che cosa mai possa essere amore. Quando venivi era una festa, anche se eri sempre corrucciato per qualcosa e facevi scenate galattiche per ogni nonnulla. Eri geloso, volevi fedeltà, benché andassi e venissi senza regole: le regole le dettavi solo tu, mentre le promesse oltre a pretenderle le facevi pure, ma ahi quanto ambigue, e quanto incomprensibili, solo tuoi, i tuoi tempi.

Andavi e venivi sempre più raramente, sempre più tempestosamente. Poi non ti sei più fatto vedere, tu, mentre le tempeste hanno continuato a scoppiare, ed ognuna di esse mi faceva ripensare alla tua voce, al tuo sguardo. Di te è rimasto lo spazzolino nel bicchiere, un abito che per un po’ ho fatto rinfrescare per, alla fine, abbandonarlo lì, appeso alla sua gruccia, a riempirsi di polvere. La vita è proseguita all’apparenza più libera, di sicuro più triste. Questo, non altro, è diventare – per forza – indipendenti e forti.
Ma ogni tanto tiro giù dallo scaffale le mie lettere d’amore e le risposte che tu stesso mi dettavi, i codicilli del nostro patto mai rispettato e mai denunciato. Leggo sospirando e tirando su col naso, fra scoppi di riso sarcastico. Però dopo queste letture per qualche giorno mi comporto secondo le nostre vecchie abitudini, e ad ogni scampanellata, a ogni squillo di telefono il mio cuore accenna un passo di danza.

7 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 62

  1. Buongiorno Roberto!
    certo il legame di cui sopra sembra esser stato molto forte, lo denotano i particolari, la sua voce nell’assenza, la tempesta nello sguardo, lo spazzolino nel bicchiere…
    Può essere chiunque, solo tu lo sai.
    Buon lunedì
    C.

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  2. Roberto, complicatissimo, per un uomo, raccontare l’amore con gli occhi di una donna. Molto complicato.

    Blackjack.

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  3. Quando un uomo va, bisogna lasciarlo andate, niente abiti appesi alle grucce, proprio niente!
    Dalle mie parti si dice: acqua davanti e ventu d’arretu!
    jolanda

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  4. Cari amici,
    allora aveva ragione chi mi diceva che era complicato, l’apologo che a me sembrava essere il più trasparente di tutti!
    Devo confessare che no, non intendevo parlare di un amore terreno, né tantomeno individuale…
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. Blackjack, proprio te, con tutto il mondo che ti sei girato, con tutti i tavoli che hai sbancato, mi stupisco di te: così com’è l’apologo, anche se ormai sappiamo dall’autore che parla di un amore “oltre”, potrebbe benissimo riferirsi a una storia fra due uomini. Leggi bene e dimmi che non è vero! Ho vinto, no? Quanto vorrei vincere una scommessa io, mi basterebbero mille euro e sarei a posto. Ciao romantico banalone! :-))

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  6. Ma è possibile che siamo sempre noi a non capire? 🙂

    Forse avresti voluto darti al sacerdozio e non ce l’hai fatta?

    io ci rinuncio
    ciao
    jc

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  7. Cari amici,
    lambertibocconi ci ha preso, proprio a un amore gay ha accennato chi sapeva benissimo non trattarsi di quello.
    In effetti dei due protagonisti uno non si nomina, l’altro ha nome Adamo, ad evitare malintesi non “uomo” ma “umanità”, poiché “maschio e femmina li creò”.
    Non volevo darmi al sacerdozio, ma alla letteratura; lei per un po’ sembrava che ci stesse, poi poi forse mi ha dato il giro. Càpita.
    Un caro saluto,
    Roberto

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