Per i morti sul lavoro

11 giugno 2008, 10 morti sul lavoro

Ballata dell’invalido
di Gianni D’Elia

E li chiamano incidenti sul lavoro,
ma non li dovrebbero chiamare
piuttosto, incidenti sul capitale?…

Meno soldi e meno diritti,
questa è la danza che s’ha da danzare,
il ballo del lavoro col capitale!…

E le chiamano morti bianche,
ma non dovrebbero chiamarle
piuttosto, morti tante, tante, tante…

Tante morti sui luoghi del capitale:
cantiere, sterro, officina,
sui ponteggi, al tornio, sotto terra,

questo ballo del lavoro è una guerra!…
Morti e feriti, ogni giorno, e via!…
Questo è il ballo italiano e globale…

Meno soldi e meno diritti, mafia,
questa è la danza illegale,
il ballo del lavoro col capitale!…

Chi non ci lascia la pelle,
ci lascia qualcos’altro,
Ogni parte del corpo è buona!…

Buona la faccia, buona la mano,
buono il braccio, l’occhio, il moto umano!…
La vita rubata qui si assapora…

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.”…
Sì, ora ho tutto il tempo per la poesia,
ma sulla mia sedia a rotelle!…

E li chiamano incidenti sul lavoro,
ma non li dovrebbero chiamare
piuttosto, incidenti sul capitale?…

*

Questo carico di morte
di Ferruccio Brugnaro

La morte in questi giorni
non ha limiti.
La fabbrica ingoia la vita
nella più totale indifferenza.
Morte e solo morte.
7 operai bruciati lo scorso mese
alla Thyssenkrupp
2 asfissiati stanotte anche
a Porto Marghera
nella stiva di una nave.
Tutti i giorni
tutti i giorni
giovani vite
stritolate schiacciate cadute…
Il sole tanto amato è lontano.
Chi fermerà mai questa guerra?
Chi smaschererà il pianto generale
su questa strage?
Non certo la devozione esasperata
al prodotto interno lordo
alla corsa illimitata alla produttività
al profitto.
Non tornerà indietro tutto questo carico di morte
non tornerà indietro questa immensa solitudine.

*

Ieri è crollata di schianto la gru l’elevatrice
di Luigi Di Ruscio

Ieri è crollata di schianto la gru l’elevatrice
ognuno sparì dietro quella grande polvere
uno spezzarsi improvviso dei materiali si spezza
in piena notte la botta il guidatore vidi in un salto salvarsi
prima che la grande polvere si alzasse vidi quel salto
l’acrobata trovò un filo teso in un punto giusto implacabile
corse per tutta la linea del reparto scintilla di fili elettrici toccati
brucerà la grande valvola aspettare che la grande valvola bruci
il capo reparto prese un libro
dove tutte le grandi cadute dovrebbero essere previste
basta un pugno di segatura per fermare tutto
(non potete prevedere tutto)
occorre un consenso totale
se basta un pugno di segatura per fermare tutto
iniziano le telefonate notturne
amori appena cominciati
svegliare tutti i capi riparatori
i sottocapi riparatori e quelli che riparano
vengono con le fiamme ossidriche intorno all’animale
intorno al crollo
correvano avanti e dietro intorno al cadavere
controllavano gli orologi
misuravano le viti spezzate di netto improvvisamente spezzate
(bolla d’aria)
quando viene il panico ogni uomo corre in avanti e indietro
basta un pugno di segatura per fermare tutto
una macchia d’olio la scorza di banana
il guidatore s’è salvato
e venne la gioia vederlo così appeso e felice
sotto di sé vedeva lo schianto tra le polveri
il correre di moltiplicate scintille
la fiamma ossidrica buttava nel reparto grandi ombre mobilissime
così il sistema dovrebbe cadere di schianto
e noi appesi sui fili felici e salvi
in una grande polvere in un mare di scintille
fuochi fatui lucciole festive
di notte cupa parvenze
semi di un giorno felice.

*

Il grembiule
di Alda Merini

Oddio il mio grembiule
guarda come mi torno indietro
era una bobina di anima
ogni giorno un filo d’amore
ogni giorno quelle ore che mi massacravano

io ogni giorno non ridevo mai
e la sera tornavo così stanca
e vedevo mio marito che mi guardava
e io mi giravo dall’altra parte
ma il mio grembiule era pieno di rose
erano tutti i baci che avrei dato a lui
invece di quello sporco lavoro

non hanno voluto pagarmi
né il grembiule e neanche la vita
perché ero una donna che non poteva sognare
ero una volgare operaia
che in un giorno qualsiasi
e chissà perché
aveva perso di vista il suo grembiule
per pensare soltanto a lui.

*

Antonio Schiavone è morto
di Enrico Cerquiglini

Antonio Schiavone è morto
Roberto Scola è morto
è morto anche Angelo Laurino
è morto anche Bruno Santino
alla Fiat di Cassino S.P.
è stato schiacciato da una bisarca
e muoiono ogni giorno fratelli e compagni
in cantieri fabbriche campi
muoiono come bestie
per chi li tiene nella miseria
bestie sono e da soma e dispongono solo
di silenzio e di morte
di notizie che disturbano il criminale
sogno borghese.
Malpagati, malvisti, maltrattati
sfruttati e poi depredati
infine schiacciati, uccisi dal fuoco
volati senza ali
infilzati senza scuse in pilastri in costruzione
costretti a vergognarsi
d’esistere, ridotti a oggetti
a costo del lavoro da ridurre
da contrarre da minacciare,
ricattati da capi, politici, capipopolo,
merde ridenti e inceronate,
costretti a contare i centesimi
a stringere la cinghia
a negarsi la vita.
“Finirai operaio!”,
minacciano insegnanti e pedagoghi,
operaio tra negri e albanesi,
tra musulmani e cinesi.
E ridono le iene svisonandosi
in prime alla Scala
in sottoscale del benessere assassino.
E piangono a comando
politici, sindacati, preti,
giornalisti che mettono i vostri corpi
tra le tette rifatte
dell’ultima videomignotta
e le luminarie di un Natale
da nazismo liberista.

*

La fabrica
di Giovanni Santacatterina

Maledeta la fabrica che fuma,
maledeti i telari e le navete,
da vint’ani la vita me consuma
ste machine, ste mostre maledete!

E spesso un qualche deo le ne frantuma,
mi porto un brasso qua co le bolete,
par tera el sangue mio fasea la sbiuma
carne mia go lassà su do ruete.

Mi no’ son fato par el telaro…
Co fasso un filo, penso al me orteselo…
a l’aria sana, a un libro, al calamaro

che sbocia i bei fioreti del Parnaso
apena criveladi dal cervelo.
Ma chi xe che me tira par el naso?

Chi xelo mai, chi xelo
sto sacrenon che me comanda e tase
e fa fare ’l mestier che no’ me piase?

La fabbrica
di Giovanni Santacatterina

Maledetta la fabbrica che fuma,
maledetti i telai e le navette,
da vent’anni la vita mi consuma
queste macchine, questi mostri maledetti!

E spesso qualche dito ci frantuma
porto ancora ferito un braccio,
per terra il sangue faceva schiuma
carne mia ho lasciato su due pulegge.

Non sono fatto per il telaio…
Quando filo, penso al mio orticello…
all’aria sana, a un libro, al calamaio

che sboccia i bei fiori del Parnaso
appena crivellati dal cervello.
Ma chi mi prende per il naso?

Che sarà mai, chi è
sto delinquente che mi comanda e tace
e mi obbliga ad un mestiere che non mi piace?
(questa poesia è tratta dal blog di Stefano Guglielmin)

(Vedi anche qui)

55 pensieri su “Per i morti sul lavoro

  1. A fronte di questa strage continua (ve li ricordate i proclami dopo l’eccidio di Torino a dicembre?), oggi una delle marionette di regime, preceduta dai suoi tirapiedi, ha fatto circolare una dichiarazione in cui, con “toni allarmati”, dichiara che “è necessario, più che mai urgente, un disegno di legge in materia, di tutela degli operai”. Si dà il caso, però, che il “disegno di legge” c’è, e porta proprio la sua firma: una legge di “revisione” di quella, analoga, già presentata dal competente ministro del precedente governo (all’acqua di rose anche quella). Motivo della revisione? Semplice: la precedente legge prevederebbe un regime di controlli troppo rigido, a tutto discapito delle aziende!

    Non posso non chiedermi che cazzo mangia la gente che vota ‘ste merde per farsi rappresentare e governare…

    Grazie per il post, Giorgio.

    fm

    Mi piace

  2. Ringrazio, qui, anche Fabrizio per il suo post di stamattina. Non commento di là per evitare di mandare a fanculo qualcuno.

    fm

    Mi piace

  3. … E venerdì scorso, Francesco, la relazione introduttiva al convegno dei giovani di Confindustria lamentava “la fretta con cui il precedente governo ha licenziato il Testo Unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro”, perché, sostiene, “rendere ancora più complesse e difficili le norme che presidiano la sicurezza sul lavoro impone costi crescenti agli imprenditori che già seguono il dettato della legge mentre non sfiora neppure chi dell’illegalità fa una prassi”.

    Ecco dove sta il problema: la sicurezza costa!

    Mi piace

  4. “… non sfiora neppure chi dell’illegalità fa una prassi”…

    Questi hanno la faccia come il culo, e se lo possono anche permettere, ormai, dal momento che le televisioni e l’assenza di una stampa veramente libera hanno reso l’Italia un paese di gente che, o ha abdicato al pensiero, o, se pensa, è solo ad usum delphini.

    Illegalità? E chi ne è uno dei massimi responsabili se non il sistema di commesse senza controlli e di sub-sub-sub appalti? E chi l’ha creato, questo sistema, visto che, sulla pelle di quasi millecinquecento operai l’anno, permette margini di profitto, a costo zero, inimmaginabili?

    Che squallore.

    fm

    Visto che non è comparso un altro mio commento, lo riscrivo: ringrazio anche Fabrizio per il suo post di stamattina; non lo faccio nel luogo deputato, come sarebbe giusto, solo per evitare di mandare a fanculo qualcuno.

    Mi piace

  5. Anch’io ringrazio Giorgio per questo post. Credo che,avendo già fatto un commento sul post di Fabrizio, poco mi rimane da dire se non concordare sullo squallore in cui sguazziamo, squallore cui accennava Francesco al quale desidero dire che, probabilmente, quella gente di cui parla, forse si ciba degli escrementi che produce.

    affetto e solidarietà
    jolanda

    Mi piace

  6. Mi scuso con i lettori per la mia ultima espressione poco felice, ma forse la vta di chi resta potrà più definirsi felice?
    jolanda

    Mi piace

  7. “Non sono fatto per il telaio…
    Quando filo, penso al mio orticello…
    all’aria sana, a un libro, al calamaio…”

    E alla rabbia e alla stizza – che condivido con Giorgio e Francesco – per le imperdonabili omissioni e connivenze che stanno sempre all’origine delle tragedie sul lavoro, almeno a livello di concause, s’accompagna inoltre la triste consapevolezza di quanto ben delineano questi versi.

    Grazie, Giorgio

    Mi piace

  8. Dove stanno i sindacati confederali, che hanno la possibilità di mobilitare i lavoratori? Perchè non si indicono assemblee straordinarie nei luoghi di lavoro e sciopero generale nazionale per tutte le categorie? Che cosa si aspetta?
    Sono domande che sembrano cadere nel vuoto, ma dei referenti ci sono ancora. Andiamo a cercarli e a stanarli. Dovranno dare risposte.

    Mi piace

  9. Condivido – con la stessa rabbia e la stessa inca**atura – ogni virgola di quanto scritto da Francesco Marotta.
    E mi associo a Giorgio: la sicurezza costa!

    “Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
    di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
    si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
    e tutto gli appartiene.
    Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
    Questo paese è devastato dal dolore…
    ma non vi danno un po’ di dispiacere
    quei corpi in terra senza più calore?”

    Mi piace

  10. La mia poesia fra tante belle poesie è fuori posto anche per il tono di ballata, il tono allegro come dice Jannacci: Sempre allegri bisogna stare, perché il nostro pianto non piace al Re. Poi in quella disgrazia, il crollo della gru avvenuto nel reparto dove lavoravo non c’è scappato il morto, ed io non sono quel bravo poeta che i morti in una poesia ce li ficca per forza. Luigi Di Ruscio

    Mi piace

  11. La mia poesia fra tante belle poesie è fuori posto anche per il tono di ballata, il tono allegro come dice Jannacci: Sempre allegri bisogna stare, perché il nostro pianto non piace al Re. Poi in quella disgrazia, il crollo della gru avvenuto nel reparto dove lavoravo non c’è scappato il morto, ed io non sono quel bravo poeta che i morti in una poesia ce li ficca per forza. Ecco invece una disgrazia vera avvenuta nei primi anni del mio lavoro in fabbrica, pochi giorni prima delle ferie estive un cappio d’acciaio esce velocemente dalla trafilatrice e tronca di netto la testa di un compagno di lavoro, erano anni che richiedevano reti di riparo davanti le trafilatrici, pare che sia stata necessaria la decapitazione di un compagno di lavoro perché mettessero le reti protettive su tutte le trafilatrici. Perdere un uomo in questa maniera è solo atroce, questo mi ha timbrato per sempre, quella morte fu come uno sputare sul sacro essendo ogni uomo una immagina d’Iddio. Luigi Di Ruscio

    Mi piace

  12. lo strazio della fabbrica risultava indicibile
    chi era dentro l’inferno della condizione operaia non diceva niente
    e chi era fuori della condizione poteva dire tutto però non sapeva niente
    quindi il poeta doveva calrsi nell’inferno quotidiano
    ungersi le mani in quaranta anni di putiferi
    partire alle cinque del mattino con la bicicletta
    anche con venti gradi sotto zero verso la fine del mondo
    con una furibonda allegria timbro la mia presenza
    che attesta l’esistere anche di codesto sottoscritto
    che iscrive anche lui i versi della nostra epigrafe

    da “Poesie Operaie” di Luigi Di Ruscio

    …che iscrive anche lui i versi della nostra epigrafe

    Ogni infortunio, ogni morto sul lavoro è anche un po’ morte nostra, si restringe la possibilità del futuro.
    Grazie e un caro saluto
    Paola

    Mi piace

  13. Dopo aver visto una tessera di riconoscimento e cartellino da timbrare di un giovane lavoratore ho scritto questo breve testo:

    Sulla carta c’è scritto
    TEMPORANEO
    Tutto dice
    che non ti puoi fermare.
    Senza nome, nè cognome,
    passi come le stagioni,
    come le auto ferme
    all’ipermercato dei folli.
    Non ti serve il bagaglio,
    sei in transito da questo mondo.
    Ti si dice, non potrai restare.
    Sarai per poco: già che ci stai
    su quel cemento, spazzati
    la mente che te ne devi andare.

    Mi piace

  14. Ringrazio Giorgio per questa piccola antologia, davvero preziosa.

    Ricordo che tra i tagli al servizio pubblico del modernizzatore e risparmiatore e implacabile persecutore di fannulloni Brunetta sono coinvolti anche INAIL e AUSL, cioè gli enti preposti ai controlli antiinfortuni; che, sempre a proposito di tagli, gli ispettori di Bologna, per esempio, non hanno più l’auto di servizio per recarsi sui cantieri, ma devono usare la propria o addirittura l’autobus.

    Ma l’importante è andare a indignarsi in TV, a mostrarsi “allarmati” e “preoccupati”, come ha sottolineato Francesco. E’ importante anche invocare sempre nuove leggi, nuove normative, mentre le leggi sulla sicurezza ci sono già, basterebbe applicarle veramente.

    C’è anche da sottolineare un atteggiamento talvolta superficiale da parte degli stessi lavoratori, che non utilizzano i sistemi di sicurezza prescritti, perché considerati scomodi.

    Mi piace

  15. “Maledeta la fabrica che fuma,
    maledeti i telari e le navete,
    da vint’ani la vita me consuma
    ste machine, ste mostre maledete!”

    bè io questi versi li ho nel dna ormai.

    Mi piace

  16. Alla cara Paola che sta leggendo le mie “poesie operaie” un forte abbraccio. Io ho lavorato in una fabbrica metallurgica dal 1957 al 1994 e per presa diretta ne ho viste di tutti i colori, diti troncati, compagni accecati, un compagno fu letterarmente decapitato, io presi una scossa ad altissima tenzione che mi scaraventò a dieci metri di distanza, questa scossa terribile mi ha provocato difetti cardiaci che il medico di fabbrica, al servizio del padrone, mai ha voluto riconoscere. Tutte le nostre disgrazie furono sempre imputate a nostri sbagli, i colpevoli eravamo sempre noi, i padroni sempre innocenti. Luigi Di Ruscio

    Mi piace

  17. La sua poesia “Ieri è crollata di schianto la gru,l’elevatrice”
    non è fuori posto nell’antologia…”il guidatore s’è salvato e venne la gioia a vederlo così appeso e felice…”
    Quell'”acrobata” rende bene l’idea della precarietà e dell’insicurezza del lavoro (forse della vita)dell’operaio. La verità è che la vita di chi lavora oggi non vale un soldo, come non vale nulla preservarla e dare a chi è sfruttato strumenti veri per farsi una cultura.
    Hanno via libera solo gli stupefacenti, quelli sono cosa facile.
    Certo la colpa è sempre di chi lavora, perchè è più debole, non ha “tutele” alle spalle.
    Io vorrei che quella sua “furibonda allegria” dilagasse per le strade, illuminasse la faccia dei giovani e quella del futuro.
    Un abbraccio a lei
    Paola

    Mi piace

  18. Antonio Schiavone è morto
    di Enrico Cerquiglini

    Antonio Schiavone è morto
    Roberto Scola è morto
    è morto anche Angelo Laurino
    è morto anche Bruno Santino
    alla Fiat di Cassino S.P.
    è stato schiacciato da una bisarca
    e muoiono ogni giorno fratelli e compagni
    in cantieri fabbriche campi
    muoiono come bestie
    per chi li tiene nella miseria
    bestie sono e da soma e dispongono solo
    di silenzio e di morte
    di notizie che disturbano il criminale
    sogno borghese.
    Malpagati, malvisti, maltrattati
    sfruttati e poi depredati
    infine schiacciati, uccisi dal fuoco
    volati senza ali
    infilzati senza scuse in pilastri in costruzione
    costretti a vergognarsi
    d’esistere, ridotti a oggetti
    a costo del lavoro da ridurre
    da contrarre da minacciare,
    ricattati da capi, politici, capipopolo,
    merde ridenti e inceronate,
    costretti a contare i centesimi
    a stringere la cinghia
    a negarsi la vita.
    “Finirai operaio!”,
    minacciano insegnanti e pedagoghi,
    operaio tra negri e albanesi,
    tra musulmani e cinesi.
    E ridono le iene svisonandosi
    in prime alla Scala
    in sottoscale del benessere assassino.
    E piangono a comando
    politici, sindacati, preti,
    giornalisti che mettono i vostri corpi
    tra le tette rifatte
    dell’ultima videomignotta
    e le luminarie di un Natale
    da nazismo liberista.

    Queste poesie sono tutte, dolorossime, purtroppo questa mi tocca in modo particolare, vedere il nome di qualcuno che hai cosciuto bambino, è veramente terribile.
    G.

    Mi piace

  19. Ringrazio chi ha letto, e Francesco, Jolanda, Giovanni, Paola, Gaja, Mauro, Nadia e Gena per le loro testimonianze. Un grazie particolare a Luigi Di Ruscio per la sua poesia (quando è crollata la gru non c’è scappato il morto, per fortuna!), che è un’alta testimonianza dell’offesa alla dignità dell’uomo e del suo lavoro. E grazie anche per i “semi di un giorno felice”.

    Mi piace

  20. perché la morte ha un colore?

    non lo so
    non lo sapevano quei sei

    bianchi sono i chicchi
    per liete spose,
    bianche le pareti
    per bianchi camici,
    quasi un sinistro presagio,
    bianche le strisce pedonali,
    l’iconografia di una barba bianca,
    qualche sparuta nuvola
    e così via discorrendo…

    perché la morte ha più colori?

    il nero della peste,
    il rosso di una maschera,
    il giallo per un bianco
    indelebile, anonimo,
    una vergogna da celare,
    tacere

    non lo so
    non lo sapevano quei sei

    Mi piace

  21. “La fabbrica ingoia la vita
    nella più totale indifferenza.”

    è l’indifferenza da “faccia da culo” e merdosa (scusate!) ma solo le parole possono esprimere l’indignazione, la rabbia. Quella che sento quando le notizie sui morti sul lavoro non hanno tregua.
    Mi sono immersa nel film su Gandhi, sull’ingiustizia per la quale ha lottato fino alla fine dei suoi giorni: nei miei sogni e utopie ad occhi aperti vorrei avere la forza per lottare e difendere, oggi, gli operai, non sono però una giornalista, né un imprenditore, né un politico..Cercherò nel mio piccolo.

    “Chi fermerà mai questa guerra?
    Chi smaschererà il pianto generale
    su questa strage?
    Non certo la devozione esasperata
    al prodotto interno lordo
    alla corsa illimitata alla produttività
    al profitto.
    Non tornerà indietro tutto questo carico di morte
    non tornerà indietro questa immensa solitudine.”

    Chissaà quando avremo il coraggio di gridare a più voci in piazza per smascherare il pianto generale!

    Grazie a voi poeti, grazie di cuore, grazie a te Giorgio che ci offri questa selezione.

    Mi piace

  22. Grazie a Marco, Anna Maria e Ottavio… A dire la verità, Marco, con tutta questa sicurezza che c’è in giro, ti confesso che ho molta paura.

    “Armati di fucile, in uniforme grigioverde con elmetti, giubbotto antiproiettile e automezzi militari: gireranno così per le grandi città italiane i 2500 fanti dell’Esercito destinati a compiti di sicurezza e ordine pubblico “per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio”. Avranno funzioni di agenti di pubblica sicurezza: in altre parole, potranno identificare e perquisire le persone e gli automezzi, ma eventuali arresti dovranno essere convalidati da Polizia o Carabinieri, perché i militari non hanno ruolo di Polizia giudiziaria. I sospetti saranno accompagnati nelle stazioni di polizia o carabinieri più vicine e i provvedimenti di sequestro dovranno essere convalidati dalla magistratura entro 48 ore”

    Scene già viste… mi sembrerà di essere più vicino a Belfast, a Belgrado o a Santiago del Cile degli anni Settanta… e in questo caso i costi non sono un deterrente.

    E certo, Anna Maria, che occorre “il coraggio di gridare” in tutti i modi.

    Mi piace

  23. @24

    Prepariamoci, anche, ad una stagione di nuovo terrorismo alle porte, un movie già visto. Il sospetto è che ci sia un disegno perchè certe cose accadano e così la scusa è buona per reprimere tutto quello può “disturbare”. La dittatura “buona” avanza, è da anni che lo scrivo e ogni giorno che passa ne trovo la conferma.

    Marco

    Mi piace

  24. > C’è anche da sottolineare un atteggiamento talvolta superficiale da parte degli stessi lavoratori, che non utilizzano i sistemi di sicurezza prescritti, perché considerati scomodi.

    Si tratta di qualcosa di più serio della semplice scomodità. Certi mezzi di sicurezza, concepiti evidentemente lontano secondo mentalità ed interessi burocratici, come ad esempio l’uso dell’imbragatura nelle impalcature, spezzettando continuamente l’azione deprivano il lavoratore dell’ultima soddisfazione che egli può perseguire, ovvero quella “fluidità” di azione che è legata al raffinamento della competenza. In alcune estati da studente ho lavorato nei cantieri edili della ricostruzione in Friuli (senza traccia di caschetti o imbragature, anche i guanti che mi ostinavo ad usare venivano classificati come un segno di delicatezza) e mi ricordo come questa fluidità, un’operatività intelligente a fronte di una grande varietà di problematiche, che spesso mi appariva persino geniale (e che coincide ovviamente con il massimo della produttività) fosse motivo di profondo orgoglio per chi sapeva metterla in opera. Credo che regole di sicurezza mal pensate, troppo numerose e dettagliate, possano davvero rendere l’attività continuamente interrotta, schizofrenica, esasperante, in una parola: impossibile. La prima grande regola dovrebbe consistere nel garantire ai lavoratori la possibilità di autotutelarsi, difendendosi dalle pressioni di capi sempre più astratti ed incompetenti nel merito, insomma portatori di altri interessi.

    Più in generale, mi chiedo perché i cantieri non possano essere diretti da brava gente, attenta alla prevenzione con competenza e partecipazione umana. Forse perché la brava gente non è “fatta per il telaio” ma per la penna e il calamaio? E perché uno accetta di lavorare nei cantieri diretti da sfruttatori privi di scrupoli? Ovviamente perché la società non gli offre alternative migliori, forse perché gli stipendi da “penna e calamaio” erogabili sono già tutti, direttamente o indirettamente, riscossi? Tutto si intreccia e quindi mi stupisce che così tanta gente riesca a parlare quasi fosse un piccolo proprietario terriero che vive dei soli frutti del proprio suolo (ma anche se così fosse, si porrebbe la questione della legittimità di possesso di una terra che il buon Dio ha creato per tutti). Mi spiace, ma anche la maestrina (tanto per dire) che compie con scrupolo il proprio lavoro non può chiamarsi fuori, puntare il ditino e strillare “dove sono coloro che devono provvedere?”.

    Perché siamo parte di un sistema, un dannatissimo e complicatissimo sistema, ma senza il quale moriamo tutti.

    Mi piace

  25. Il “sistema” c’entra sempre, Elio, d’accordo, e “Tutto si intreccia”, ma si può anche provare a districare dei nodi, a dare a ognuno il suo: ci saranno dei motivi precisi, in qualche caso?

    Anzi, ci sono sempre casi particolari, basta leggere le cronache, incidente per incidente: la maggior parte sono disastri annunciati; e basta infatti sentire le testimonianze di quanto si fa o non si fa, alcune anche in questa discussione, da Mauro al commento n. 14, ad esempio.

    Ci sarà un motivo, se in Italia i morti ogni 100.000 occupati sono il 2,5; in Finlandia, il 2,4; in Germania, il 2,2; in Irlanda il 2,2; Paesi Bassi 1,8; Regno Unito 1,4; Danimarca 1,1; Svezia 1,0?
    E se in dieci anni gli infortuni mortali nel nostro Paese sono diminuiti del 25,49%, in Germania del 48,3%, in Spagna del 33,64%?

    Avrà a che fare o no con la mancanza di una legislazione adeguata? E come interpretare il fatto che gli industriali lamentano che la legge approvata il 1° maggio di quest’anno comporta “costi crescenti agli imprenditori”? E che dire del fatto che il ministro del lavoro si affretta a dare loro ragione?

    E poi, guardando al futuro: il 900 è segnato dalla lotta per le 40 ore di lavoro settimanali (ricordi: “Se otto ore/vi sembran poche…”?). Il fatto che l’UE abbia stabilito che si potrà lavorare anche 60, 65 ore a settimana aiuterà a prevenire gli incidenti sul lavoro oppure no?

    Mi piace

  26. > “C’è anche da sottolineare un atteggiamento talvolta superficiale da parte degli stessi lavoratori, che non utilizzano i sistemi di sicurezza prescritti, perché considerati scomodi.”

    Chi dice una cosa simile no ha mai lavorato in una fabbrica, dove l’operaio è stressato dalla paura di essere licenziato,paura di essere messo da parte, obbligato a fare gli straordinari, a volte le disgrazie capitano anche per la stanchezza e spesso verso la fine della giornata lavorativa, la stanchezza per coprire cottimi impossibili, poi per quelli che lavorano in nero tutto deve essere ancora più terribile con il razzismo che c’è in giro, con un governo con quelli della Lega e un Rom, un extracomunitario perfino un romeno non valgono niente e misure di sicurezza per certa gente è soldi buttati tanto comune è diventato in Italia il razzismo a volte coperto con le stronzate delle “differenze culturali”. Luigi Di Ruscio che ha lavrato in fabbrica dal 1957 sino al 1994.

    Mi piace

  27. @28

    Vero quello che scrivi come altrettanto vero che tantissimi operai “nordisti” hanno dato il voto alla Lega condannando a morte sicura la sinistra. e su questo che ci dobbiamo interrogare, la demagogia di tante parte del sindacato non ha pagato e te lo scrive un ex impiegato sindacalista CGIL licenziato, un anno fa, in tronco da una multinazionale.

    Mi piace

  28. Mi permetto di inserire nei vostri messaggi questo intervento a proposito di morti sul lavoro. L’ho letto sul sito NAZIONE INDIANA. Porta la data 5 marzo 2008.
    Un caro saluto
    Ennio Abate

    “eppur si muore”

    di
    Sergio Bologna
    Io non credo che interventi legislativi o misure organizzative (come ad es. la creazione di un pool di magistrati specializzato) possano produrre effetti di una qualche rilevanza nella lotta agli incidenti mortali sul lavoro. Com’è possibile prescrivere una terapia quando non si conoscono le condizioni del paziente? Posso peccare di presunzione, ma sono quasi certo che le istituzioni non hanno presente la mappa del mercato del lavoro in Italia, nemmeno a grandi linee. E quindi non hanno la più pallida idea della mappa del rischio. Cominciamo da un dato: il differenziale di circa 2,4 punti percentuali tra l’incidenza dei morti sul lavoro in Italia rispetto al resto dell’Europa è dovuto al fatto che da noi si muore “in itinere”, cioè mentre ci si sposta per lavoro o per andare o tornare dal luogo di lavoro. Quindi “il luogo” di lavoro di per sé, concepito come luogo fisico, non sarebbe più rischioso in Italia di quanto sia quello di altri Paesi europei. E’ lo spazio della mobilità quello più rischioso. Perché?

    La rivoluzione postfordista ha agito in due direzioni: 1) ha man mano “dissolto” il luogo di lavoro come spazio fisico separato mischiandolo sempre più al luogo di vita privata e lo ha dilatato nello spazio (despazializzazione del rischio), 2) ha – come in nessun altro Paese d’Europa – affidato la gestione del rischio a un’entità particolarissima, quella che forma la caratteristica più tipica dell’Italia, cioè la microimpresa. E quando intendo microimpresa intendo un’entità talmente piccola che stento a riconoscere in quella le caratteristiche istituzionali di un’impresa – cioè di qualcosa che ha bisogno almeno di tre ruoli sociali, il capitale, il manager e l’operaio. Io vorrei prendere per mano il Ministro Damiano, il dottor Epifani e il dottor Guariniello e metterli di fronte a quella semplice tabella ISTAT che sono solito riprodurre in tutte le mie presentazioni. Da cui risulta che più di 6 milioni di persone – su un totale di 24 – lavora in unità impropriamente chiamate “imprese” la cui dimensione media è 2,7 addetti. Ma c’è qualcosa di più recente. Il 29 ottobre 2007 l’ISTAT pubblicava una nuova serie di dati, cito: “Nelle microimprese (meno di 10 addetti), che rappresentano il 94,9 per cento del totale, si concentra il 48,0 per cento degli addetti, il 25,2 per cento dei dipendenti, il 28,3 per cento del fatturato ed il 32,8 per cento del valore aggiunto. In esse il 65,1 per cento dell’occupazione è costituito da lavoro indipendente”. Perché questa assurda miniaturizzazione dell’impresa in Italia? Per ottenere flessibilità, minori costi del lavoro ma anche per trasferire sui più deboli il rischio. Paradossalmente ha ragione la Confindustria quando protesta contro i decreti d’inasprimento delle sanzioni. Le sue imprese, quelle che hanno firmato gli accordi sindacali, quelle dove vige ancora l’art. 18, il rischio lo hanno esternalizzato da vent’anni, non è roba loro, ma dei loro fornitori, dei subappalti, delle cooperative di lavoro, degli autonomi, in una parola, è roba scaricata sulla microimpresa! Pertanto il rischio ha cambiato sede, si è trasferito sui percorsi della mobilità (morti “in itinere”) e si è annidato nei piccolissimi organismi della microimpresa, là dove padrone e operaio stanno a galla per miracolo e dove il padrone muore assieme all’operaio (vedi Molfetta). Il caso Thyssen è un caso anomalo, non bisogna prenderlo a misura delle cose. Le maggiori sanzioni previste nei decreti non colpiranno mai le piccole, medie, le grandi imprese – colpiranno sempre, state sicuri, quei poveracci che se la cavano in mezzo a mille difficoltà. Ma sono quelli che mandano avanti questo Paese, sono quelli che garantiscono la tenuta occupazionale, sono quelli che per vent’anni si sono assunti sulle spalle la responsabilità del rischio! Senza poter dettare le condizioni del loro lavoro ma subendo i ritmi voluti dai committenti. E sono questi ritmi ad uccidere, malgrado tutte le attrezzature antinfortunio. Che te ne fai dei tuoi fottuti caschi, scarponi, cinture, occhiali, della tua fottuta segnaletica quando devi scaricare da una nave 37 container all’ora e invece di otto ore ne devi lavorare dodici, perché senza gli straordinari non arrivi a fine mese?
    Misure legislative, azione repressiva della magistratura, diavoleria dell’antinfortunistica – tutta roba inutile. Bisogna rovesciare i rapporti sociali che hanno creato questa infame e incivile condizione del lavoro oggi in Italia, per cui sui più deboli economicamente si è scaricato non solo tutto il rischio fisico ma anche tutta la responsabilità civile e penale del medesimo. Non è un caso, è la riprova di quanto sto dicendo, che sia a Genova che a Molfetta la colpa degli incidenti è stata attribuita o alle vittime (“non hanno indossato le mascherine”) o ai compagni delle vittime. Malvolere di magistrati? No, il rischio è stato strutturato in modo che la colpa sia sempre delle vittime. Postfordismo all’italiana. Uscire da questa condizione è una strada lunga, lo so, ma questa è la realtà, questo il risultato di aver messo in soffitta per più di vent’anni il problema del lavoro.

    Mi piace

  29. Parto da una considerazione: non riesco a capire perché non finiscano in galera i proprietari (e i responsabili) dei cantieri e delle aziende nelle quali si verificano queste morti assurde.

    Vorrei però sottolineare alcuni punti:
    1) perché gli enti pubblici continuano ad emettere bandi di gara al ribasso che non fanno altro che foraggiare l’insicurezza? Tornato oggi e poco informato, ma mi pare che alcuni morti stessero lavorando a un appalto pubblico.
    2) ottenere una sicurezza assoluta è praticamente impossibile, ma al di là dei tagli di Brunetta (prima di criticare voglio capire perché Brunetta non è scemo e a sparare al fienile si fa sempre centro), dove sono i Sindacati? A difendere i pensionati? chi gli paga la tessera con la trattenuta? a discutere le nuove tariffe dei CAF? a pensare alle future carriere politiche? SEGAIOLI! E sono buono oggi.
    3) Abbiamo il difetto, in questo paese che amo ma non sopporto più, di imbrigliare tutto in leggi troppo complesse, fatte per accontentare, dimenticando che solo le regole che puoi controllare sono valide: il resto è una presa per i fondelli.
    4) Mescolare l’attuale governo con questi eventi è quanto meno pretestuoso e non porta a nulla se non a vestire, di un vuoto ‘contenuto’ politico, un problema che può essere riempito solo intervenendo sulla realtà del lavoro.

    Blackjack.

    Mi piace

  30. Grazie a Blackjack e a Ennio Abate, che con l’intervento di Sergio Bologna, chiaro e lucido, fornisce nuovi elementi di riflessione.

    Sono andato a rileggere il dibattito che c’è stato su Nazione Indiana e ho pensato di riportare un commento a questo articolo di Marco Rovelli, autore del libro “Il lavoro uccide” dedicato ai morti sul lavoro, che può costituire una utile precisazione per chi legge:

    “Sergio, ti ho citato ampiamente in uno dei capitoli centrali del mio libro prossimo (lo chiudo domani) sulle morti sul lavoro. L’incontro con le tue riflessioni sulle cosiddette microimprese mi è stato molto utile per tirare le fila di un discorso che andavo facendo in viaggio per l’Italia a fare diventare storie i “casi”, a farli uscire dai loculi anagrafici dei giornali. Anche su quello che dici qui sono completamente d’accordo. Una piccola precisazione però la farei sull’incidenza delle morti in itinere – che vanno ulteriormente scorporate in commuting accidents e in itinere vere e proprie (ciò che il confindustriale Bombassei si guardava bene dal fare). Stando alle elaborazioni di Domenico Suppa sui dati Eurostat (www.liberarete.it) l’incidenza maggiore delle morti non è conseguenza esclusiva, e nemmeno in via principale, della moblità”.

    Infine ripeto, anche alla luce di questi ultimi interventi, e in particolare di quello di Luigi Di Ruscio al n. 28: voglio proprio vedere come andranno le cose quando ai lavoratori si chiederà di lavorare 10 o 12 ore al giorno come un secolo fa – legalmente, visto che illegalmente c’è chi le lavora anche adesso.

    Mi piace

  31. Caro Giorgio, la globalizzazione con la drastica riduzione dei costi del personale e la persistente crisi economica porterà le persone a lavorare 15 ore al giorno, siamo già entrati in un secondo “taylorismo”. conosco persone che di ore ne lavorano 20 we inclusive! 😉

    Marco

    Mi piace

  32. Già, Marco, anch’io vedo quello che dici attorno a me, pare che si viva solo per lavorare, perché dopo 15 ore di lavoro o ti fai di coca o ti imbesuisci davanti alla TV; però che venga “ufficializzato”, e pensarlo estendibile a categorie di lavoratori che attualmente ne sono esclusi, nel momento in cui il datore di lavoro ne facesse richiesta, cancellando un secolo di storia… fa molta impressione.

    Mi piace

  33. Rispondo al commento n. 28 di Luigi di Ruscio, anche se le questioni private in questo caso sono secondarie. Ho lavorato come camionista-gruista nei cantieri edili di una delle più grosse coop bolognesi, per 5 anni, penso di conoscere abbastanza bene l’ambiente, quello edile, dove c’è il tasso più alto di infortuni, spesso mortali. Ho anche fatto l’operaio stagionale per molti anni di seguito in zuccherifici e un’officina metalmeccanica dove ha lavorato mio padre. Certi sistemi di sicurezza (gli elemetti, i sistemi di aggancio quando si lavora sui tetti ecc) sono considerati scomodi da molti operai, questo fatto può infastidire, ma è così. Cioè, oltre alle normative e ai controlli, dovrebbe diffondersi una maggiore cultura sulla sicurezza tra gli stessi lavoratori. Credo comunque che le cose in questi ultimi tempi siano alquanto migliorate. Non c’è da inalberarsi, questo non significa che le colpe degli incidenti siano dei lavoratori, sono del sistema, dell’organizzazione del lavoro, dei turni, della tendenza al risparmio dei padroni ecc. Però andrebbe migliorata la cultura tra i lavoratori.

    Poi la questione del sindacato, sparare a zero sul sindacato è lo sport italiano per eccellenza. Certo i motivi ci sono. Quando ero camionista gruista ho rischiato più volte la pelle, perché dovevo sollevare dei macchinari e i sistemi di aggancio della gru erano fuori norma. Il delegato alla sicurezza era anche il delegato CGIL, camionista-gruista come me, ma era il più scandaloso imboscato della storia italiana, e non ha mai fatto nulla. Facile scagliarsi contro il sindacato, prendendo i casi singoli (anche se, purtroppo, numerosi). E’ meglio mantenere la calma e pensare a migliorare quello che c’è, e rendersi conto che senza un sindacato forte tutto il potere sarebbe nelle mani dei capitalisti italiani, i più cialtroni e avidi d’Europa.

    Mi piace

  34. Uno tra i post più belli dell’anno, anche per i commenti, tutti importanti. Un giorno, quando potrò farlo, racconterò la mia esperienza nel sindacato, dal ’96 al 2007. Ora come avrete intuito non sarebbe prudente farlo.

    Mi piace

  35. Mauro, non è lo sparare a zero sul sindacato lo sport italiano: sono i sindacati che giocano a fare i bersagli. Sono d’accordo con te che un sindacato forte è non solo necessario, ma indispensabile. Credo però sia ora che la smettano di pensare alle carriere politiche e ai CAF e ricomincino a fare i sindacati. Gli imprenditori fanno il loro mestiere, a volte bene e a volte male, è il sindacato italiano che, da anni, non fa più il suo di mestiere, purtroppo, ed è un dato di fatto. Difficile quanto si vuole da digerire, ma un dato di fatto.

    Io almeno la vedo così.

    Blackjack.

    Mi piace

  36. Per quanto riguarda la globalizzazione, o presunta tale, la vedo come un problema solo fino a quando, in questo paese, non riusciremo a sfruttare le risorse che gli altri paesi non hanno e ci ostineremo a competere solo ed esclusivamente in termini di ‘costo base del lavoro’ e con produzioni a basso o nullo valore aggiunto.
    Un discorso complesso e deve essere lo scoramento che mi coglie nel tornare da queste parti dopo essere stato lontano per qualche tempo.

    Blackjack.

    Mi piace

  37. Black, i Caf sono importanti perché offrono un servizio a basso costo, quasi gratuito. Se non esistessero la gente dovrebbe andare dai commercialisti e spendere almeno il quintuplo.

    Il sindacato che non fa il suo mestiere che significa? I sindacati autonomi, i Cub, gli RDB, giocano duro, e fanno quello che un tempo, qualche decina di anni fa, faceva il sindacato che oggi chiamiamo confederale, ma sono emarginati. Il problema è anche che se la CGIL prova a fare sul serio, a opporsi su certi provvedimenti gravemente lesivi per i lavoratori, viene lasciata sola da CISL e UIL, che danno ragione al padronato. La questione quindi è più profonda, più strutturale, va cercata forse nel dopoguerra, il continuo arretramento dei movimenti operai, le sconfitte reiterate, il trionfo globale del capitalismo e dei suoi non-valori, che avvelelnano la vita sociale, e spingono le persone sfruttate a votare per i propri aguzzini.

    Mi piace

  38. Mauro, con i costi che incamera il Sindacato te lo organizzo domani mattina un servizio di quel tipo e poi mi ritiro alle Mauritius vita natural durante. Quei costi sono accettabili appunto per l’alto numero di utenti e, avendo analizzato per vari motivi le marginalità, ti garantisco che è un pozzo di San Patrizio. Se vuoi ne discutiamo.

    I sindacati autonomi non hanno una lira, o quasi, e il sindacato attuale è MOLTO attento alle realtà fruttifere (Pubblico Impiego e grandi Aziende), e ignora, o quasi, il resto del mondo del lavoro; tranne l’immancabile manifestazione e i pianti da prefica dopo gli eventi luttuosi.
    Perché non si sono mai fatti sentire, seriamente, a fronte della pessima abitudine dei bandi di gara pubblici al ribasso, che sono una delle cause delle ultime morti e di altre? Per quel poco che riesco a vedere, il sindacato è diventato una struttura a bassissima democrazia interna, con bilanci milionari mai pubblicati e utilizzato come trampolino di lancio per carriere politiche a vari livelli.
    Se non si dà una mossa nel giro di un quinquennio si ammazza da solo senza che nessuno gli spari; e sarebbe un danno inaccettabile.

    Blackjack.

    Mi piace

  39. Ma sì, Black, lo so anch’io che sono usciti quei servizi enfatici sulla casta del sindacato ecc. dai quali mi sembra tu attinga a piene mani. I CAF offrono dei servizi totalmente gratuiti, calcoli per le anzianità, l’ISEE, ricongiungimenti, e non è neanche necessario essere iscritto, nessuno chiede nulla. E le tariffe di quelli a pagamento sono ridicole. Senza questo servizio grandi masse di lavoratori e disoccupati sarebbero disperati. Il fatto che guadagnino soldi grazie all’alto numero delle consulenze non toglie la validità di un servizio a bassissimo costo e gratuito.

    Nelle piccole aziende con due, tre, dieci dipendenti il sindacato semplicemente non è presente, perché il controllo e il ricatto del padroncino è assoluto, e i lavoratori non s’iscrivono per timore di ritorsione. Salvo ricorrere al sindacato in caso di ricorsi o cause legali, per le quali offre assistenza praticamente gratuita. E’ inevitabile che la presenza del sindacato sia soprattutto nelle grandi aziende e nel pubblico impiego, dove vi è un alto numero di dipendenti.

    Il problema vero è a livello locale, in alcune realtà dove il sindacato dà l’impressione di non voler disturbare il manovratore, è l’impianto burocratico, il linguaggio in burocratese che fa addormentare, ma un conto è cercare di cambiare, di migliorare, anche attraverso la critica , purché sia costruttiva e non la solita demagogia del sono tutti ladri tutti truffatori tutti speculatori e intanto si vota per i veri ladri, i veri truffatori, i veri speculatori.

    Mi piace

  40. Sinceramente, essendo vissuto e vivendo ancora dentro un sindacato, anzi dentro il sindacato (così capite quale), do ragione a Blackjack. Il sindacato di oggi è tutto appiattito sui Caf e sui patronati (galline dalle uova d’oro) e in strutture di questo tipo si ragiona quasi come se si fosse in azienda. Si determinano degli obiettivi numerici e di budget, si pianificano azioni a lungo termine col solo fine di aumentare gli introiti, mica di aumentare gli iscritti; prova ne è che aumentano a dismisura gli iscritti provenienti dai servizi (pensionati in primis) e calano gli iscritti lavoratori attivi (tranne gli immigrati). A mio modo di vedere il problema sindacato è uno tra quelli che alla fine condizionano in negativo (perchè non sta facendo ciò che gli si chiede) la vita socio-politica di questo paese. Quando il sindacato fa il sindacato è capace di far cambiare il vento (ricordate la manifestazione romana sull’articolo 18). Il guaio è che i suoi dirigenti sono un po’ troppo appiattiti sull’idea di concertazione che andava bene con un interlocutore stile capitalismo nazionale ann ’70. Ora tutto è cambiato. I padroni si globalizzano il sindacato si arrocca. Meno denunce dei redditi, meno enti bilaterlai con confindustria, più sindacalisti nelle fabbriche, soprattutto nei cantieri.

    Mi piace

  41. Io ho avuto bisogno di aprire una pratica complicata e interminabile per il ricongiungimento di tutti i miei periodi lavorativi, e ne ho una lista lunghissima, ai fini pensionistici. Se ne sta occupando il patronato CGIL, a titolo completamente gratuito, e non sono un iscritto. Quella che chiamate gallina dalle uova d’oro serve anche per finanziare questo tipo di interventi gratuiti.

    Più sindacalismo nelle fabbriche, auspicio giustissimo, può significare, purtroppo, non essere seguiti dai lavoratori negli scioperi, perché il sindacato si spacca, come ho scritto, con CISL e UIL che si mettono dalla parte dei padroni. Lo scollamento viene da lontano, almeno da quando i lavoratori, in referendum, votarono a favore dell’eliminazione della scala mobile, cioè contro se stessi.

    Mi piace

  42. RIPETO CON PIU’ CHIAREZZA E CORRETTEZZA
    Con il lavoro precario l’operaio è stressato dalla paura di essere licenziato,paura di essere messo da parte, obbligato a fare gli straordinari, a volte le disgrazie capitano anche per la stanchezza e spesso verso la fine della giornata lavorativa, la stanchezza per coprire cottimi impossibili, poi per quelli che lavorano in nero tutto deve essere ancora più terribile con il razzismo che c’è in giro, con un governo con quelli della Lega un Rom, un extracomunitario perfino un romeno non valgono niente e misure di sicurezza per certa gente sono soldi buttati tanto comune è diventato in Italia il razzismo a volte coperto con le stronzate delle “differenze culturali”. Luigi Di Ruscio un poeta che ha lavorato in fabbrica dal 1957 sino al 1994.

    Mi piace

  43. Mauro, mi informerò meglio per i dettagli, perché la memoria non mi assiste, ma i servizi non sono mai gratuiti: il conto è sempre passato allo Stato, cioè a noi, ed è un conto molto remunerativo che, ti ribadisco, interesserebbe a moltissima gente se non fosse monopolio del sindacato.
    Concordo con quanto dice Alessandro: troppi pensionati e sempre meno lavoratori e sempre meno presenza reale.
    Qui non si tratta di leggere ‘cose’ più o meno a favore del sindacato: per me è un dato di fatto che questo sindacato e questo modo di fare sindacalismo è fuori dal tempo e non porta nessun vantaggio per chi ne ha veramente bisogno.

    O cambia o si suicida da solo (come hanno fatto la sinistra e la detra estrema alle ultime elezioni) entro cinque anni: non gliene concedo di più. Fingere che sia tutto buono e solo qualcosina da cambiare è da ciechi, anzi: da sprovveduti. Il sindacato che vedo io è un’organizzazione che non tutela più nemmeno chi ha un lavoro e che si avvita su se stessa per autoalimentarsi. Ma che senso ha un Pezzotta che si mette in politica? Tanto per citare l’ultimo caso. O un Cofferati, che è la stessa cosa? Nessun senso.

    Il fatto è che il sindacato, da troppi anni, è diventato una delle strade per fare carriera politica e, se togli i livelli bassi, quelli che non contano e ancora credono in qualcosa, i quadri sono stracolmi di arrivisti ai quali non gliene frega niente di chi lavora. Tra l’altro sono, spesso, personaggi senza una preparazione adeguata che non sanno leggere la realtà, non sanno interpretarla e viaggiano a slogan datati e consunti.

    Cerca di capirmi, non contesto i casi di aiuto che tu riporti, ma da soli non giustificano più il sindacato e NON SONO l’essenza del sindacato, ma paraventi per accumulare denaro e potere.

    Mi ricordano, questi discorsi, il percorso di alcune aziende italiane che pensavano di poter continuare ad esistere per il semplice motivo che esistevano da ‘sempre’. Non è più così e lo sarà sempre meno. Non mi infilo nella diatriba CGIL CISL UIL perché la trovo inutile: anche loro scompariranno se non si danno una mossa.

    Per quanto riguarda poi la pratica di ricongiungimento dei versamenti, mi fa sorridere che, con tutti i dipendenti che ha l’INPS (ente pubblico!) sia necessario ricorrere a un sindacato per ricostruire i propri versamenti e si sia giunti fino al punto di considerarlo un servizio. Scusami, ma non sono d’accordo: quello non è un servizio, ma pagare due volte un lavoro che dovrebbe essere erogato dall’INPS altrettanto GRATUITAMENTE. Tipico di questo paese.

    Blackjack.

    Mi piace

  44. Mi piacerebbe sapere se nei luoghi di lavoro oggi si sono tenute le assemblee sindacali previste sulle morti bianche, in concomitanza con i funerali delle vittime di Mineo. Il notiziario on line della CGIL ieri dava questa notizia. I TG oggi mi sembra non abbiano riportato nessuna notizia (sentita ieri una breve nota sul TG3). Nella scuola dove lavoro, molti non erano in servizio e i rappresentanti sindacali(anche per i tempi stretti)ne sapevano poco e non si è fatto nulla. Le RSU si sono dette però intenzionate a portare avanti il problema dove e come possibile. Riguardo ai sindacati confederali (tutti e tre) forse le cose non sono così appiattite, un po’ di dialettica c’è ancora e può darsi che nel futuro prossimo qualcosa torni a muoversi.
    Persino nel PD c’è chi non si rassegna alla situazione.

    Mi piace

  45. Allora cerco di spiegarvi. L’INCA che è il patronato della Cgil (ogni sindacato ne ha uno e ce l’hanno anche le associazioni tipo Acli e tante altre) ha degli accordi con lo stato (INPS, Ufficio del lavoro e altri enti, persino le questure vengono aiutate nella pratica del rilascio dei permessi di soggiorno per stranieri) per il quale svolge dei servizi gratuiti o quasi. Ogni servizio svolto viene ha un punteggio che si accumula di volta in volta fino a creare un coefficente che poi viene utilizzato dallo stato per una specie di rimborso che serve essenzialmente per pagare i dipendenti dei Caf che svolgono il servizio). Ora la questione sta tutta nel fatto che, per la Cgil che conserva una sua linea sociale, la gratuità del servizio è alla base della sua genesi ma ovviamente questi servizi gratuiti servono anche per entrare in contatto con una massa di persone che poi teoricamente dovrebbero iscriversi e dare forza oggettiva di contrattazione con le controparti. Il guaio è che 1) la Cgil è spesso sola nelle sue prese di posizione 2) Per tenere in piedi un patto confederato è costretta a scendere a patti che snaturano la sua prerogativa sociale 3) Politicamente anche all’interno della Cgil il sistema dei servizi sta superando per importanza il sistema sindacale, cioè se uno vuole contare all’interno della Cgil, come prima cosa deve assicurarsi il sostegno dei servizi e poi quello delle varie categorie (non è un caso che categorie storiche come la Fiom – i metalmeccanici) in questo periodo storico sono decisamente messe all’angolo.

    Mi piace

  46. p.s. siete riusciti a farmi parlare alla fine! scusate ma cercherò di evitare altri interventi in merito, è troppo pericoloso.

    Mi piace

  47. Alessandro, pericoloso? Ma siamo già arrivati a questo punto? Comunque grazie dei chiarimenti.

    Blackjack.

    Mi piace

  48. Giusto per completare il chiarimento di Alessandro, aggiungo che certi servizi INCA ricevono un rimborso dall’INPS, come i calcoli dell’ISEE per esempio, cioè la valutazione economica complessiva di un nucleo familiare, ovvero il sindacato svolge questo servizio per conto dell’INPS, ma altri, come i ricongiungimenti pensionistici, calcoli vari sulla situazione contributiva ecc., sono gratis e interamente finanziati dal sindacato. Un servizio di grande utilità sociale, che se venisse eliminato porterebbe a spese di centinaia di euro per lo stesso servizio svolto da un consulente del lavoro o da un commercialista (per certe pratiche complicata si supererebbero tranquillamente i 1000 euro).

    Riguardo alla FIOM, il discorso temo sia un po’ diverso da quanto sostiene Alessandro (cioè la FIOM conterebbe poco perché non è ammanicata col businnes dei servizi, se ho capito bene): è più politico purtroppo: la FIOM fa il suo mestiere di sindacato, fa rivendicazioni dure, parla chiaro; per questo, in questi tempi di centrismo restaurativo, di indietro tutta, di “prima di tutto l’impresa” ecc. è isolata; proprio come sarebbe la CGIL se facesse lo stesso, coi sindacati filopadronali CISL e UIL che si defilano.

    Mi piace

  49. P.S. No, Blackjack, non “siamo arrivati a questo punto”, cioè la dittatura comunista per cui se critichi il sindacato finisci nel gulag, ma il contrario: evanzato elementi palesi di fascismo, portati avanti dai cosiddetti “statisti” in cravatta rosa con la vecchia anima nera mai ingrigita, l’esercito per le strade, i decreti affossaprocessi per affossare quelli in cui è coinvolto il Sultano, l’imprenditoria della paura e della xenofobia e molto altro. Siamo arrivati a questo punto. Altro che prevenzione degli infortuni sul lavoro.

    Mi piace

  50. Mauro hai capito male. La Fiom conta poco perchè politicamente non è allineata con la maggioranza della Cgil che comunque sia controlla il sistema dei servizi. In poche parole anche dentro la Cgil c’è sinistra e sinistra. Io come sempre, stavo con quella in minoranza. Deduci da solo il motivo per il quale oggi parlo poco e sottovoce.

    Mi piace

  51. E’ tristissimo costatare che una iniziativa di pubblicare poesie che riguardano le morti sul lavoro abbia suscitato inutili discussioni, ho lavorato in fabbrica per 37 anni e non ho mai ricordato una sola disgrazia che non sia stata imputata alle nostre distrazioni, per i padroni i padroni sono sempre innocenti, la colpa è tutta nel nostro essere operai e uomini.
    Luigi Di Ruscio

    Mi piace

  52. Si sente il peso dell’uso della parola.
    Per chi non ha portato sulla propria pelle la fatica del lavoro in fabbrica è eccezionale la vera condivisione.

    “uscire dalla fabbrica era come uscire da una guerra
    dove si esce vivi solo per caso
    tutto quell’unto polvere della trafilatrice…

    quest’urlo non potrà essere sentito…

    di questo italiano straniero non sappiamo niente
    si sa solo che puzza ed esiste”

    da “Poesie Operaie” di Luigi Di Ruscio

    Grazie! La sua voce oggi è anche quella di chi non ne ha: sfruttati, stranieri, esposti a rischi ogni giorno.
    Un carissimo saluto Paola

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.