Il palio di Siena

In USA finiscono le primarie. Una volta celebrate le conventions, partirà la campagna elettorale per la presidenza. In capo a un anno e mezzo di votazioni e caucus, gli Stati Uniti decideranno chi e che cosa vogliono.
In Italia facciamo l’esatto contrario: noi non votiamo per scegliere ciò che conviene, ma per danneggiare l’avversario. Non votiamo “per” qualcosa, ma “contro” qualcos’altro. Si dice: è colpa di chi ha personalizzato la politica. Sarà. Ma non posso fare a meno di domandarmi come mai sono sempre gli altri a prendere l’iniziativa. E chissà perché, una volta constatato il guaio, non si pensa a sanarlo ma solo a dar la colpa a qualcun altro. E del resto, se davvero è l’avversario a strumentalizzare tutto, perché scendere al suo livello? Che convenienza c’è a trasformare le elezioni in un palio di Siena e cioè in un gioco nel quale è più importante danneggiare gli altri che vincere?
Si dirà: ultimamente si è provato a cambiare strategia, ad abbandonare la demonizzazione, ma non è stato un successo.
Già. Perché invece la strategia precedente era stata un successo? O non era piuttosto la riedizione del fallimento di otto anni prima? Odiare l’avversario unisce solo provvisoriamente. Vincere le elezioni e poi offrire lo spettacolo di una coalizione incapace di governare è peggio di una sconfitta.
Mi sbaglierò. Spero di sbagliarmi. Ma ho l’impressione che la “sindrome del palio di Siena” applicata alla politica, alla cultura, al cinema, allo sport, eccetera eccetera, ci abbia reso guelfi e ghibellini. Ci schieriamo pro o contro qualunque cosa unicamente in funzione della logica perversa per cui l’Oca è a prescindere amica del Bruco e nemica della Torre (se ho citato le contrade sbagliate chiedo scusa ai senesi). Ognuno sostiene la sua tesi, e questo è logico, ma rifiuta di discutere quella altrui. Che anche all’avversario capiti di proporre qualcosa di intelligente è escluso a priori: nel muro contro muro tutt’al più si contrappone qualche esempio a quelli dell’avversario, ma di solito si passa direttamente agli insulti.
Non me ne scandalizzo, però mi dispiace. Ormai questa mentalità è arrivata alle estreme conseguenze. Sui blog capita di leggere post e commenti il cui significato, in buona sostanza, è: “ho ragione io e chiunque non la pensi come me è un fesso”, oppure: “la democrazia mi sta bene a patto che la maggioranza sia sempre d’accordo con me”. Il che, anche facendo la tara alla polemica e alla retorica, mi preoccupa. Se non si ascoltano le opinioni altrui, se l’unica cosa che conta è averla vinta, perché tenere aperto un Parlamento? Negare legittimità agli avversari, pretendere di non avere rapporti con loro, porta dritto al fascismo.
Niente di nuovo sotto il sole. All’inizio del secolo scorso Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto criticavano la democrazia e ci hanno regalato Mussolini, Hitler, Lenin e Stalin. O, se vogliamo tenere il discorso su un piano più leggero, la politica in stile palio di Siena somiglia a una signora che intrattiene i suoi ospiti a tavola dicendo peste e corna della caccia, e intanto serve risotto alle quaglie e fagiano arrosto.

13 pensieri su “Il palio di Siena

  1. fabrizio centofanti

    Riccardo, quel che mi colpisce del palio di Siena è la strana pendenza della piazza, come se qualcuno avesse organizzato tutto per favorire la vista dei concorrenti. insomma, c’è uno spiraglio, ciò che sembra mancare alle relazioni di cui parli. l’unico modo per uscirne, secondo me, è lo sguardo dell’artista, come diceva Calvino. la letteratura non si occupa del cosa, ma del come. la salvezza è lì, forse.

    "Mi piace"

  2. Paola renzetti

    Per rimanere nella metafora del palio: c’è “un’oca” che è ingrassata troppo, si è mangiata tutti i “bruchi” in circolazione ed è occupante abusiva della “torre”!

    "Mi piace"

  3. liberopensiero

    Speriamo, Fabry. Purtroppo lo sguardo dell’artista può vedere e la sua bocca gridare, ma la sua voce è come quella di Cassandra. Agli italiani piace troppo farsi del male.

    Renzetti: come volevasi dimostrare, vero? E’ tutta colpa di qualcuno (l’Oca, o chi per lei). Non è mai anche colpa nostra.

    "Mi piace"

  4. Giocatore d'Azzardo

    Riccardo, hai sintetizzato benissimo il motivo per cui non ho mai praticato attività di squadra e ho sempre preferito il ruolo di solista.

    Blackjack.

    "Mi piace"

  5. Paola renzetti

    Libero pensiero, non è questioni di colpe, ma di fare delle distinzioni.
    Non è la notte nera in cui tutte le vacche sono nere!
    E’ vero che da un po’ di tempo a questa parte tutto converge a farci pensare e dire, che tanto sono tutti uguali…non è così! Chi ha più potere e monopolio, ha più responsabilità (distribuzione della ricchezza – delegittimazione delle regole democratiche, per cui(sostanzialmente) è debole un principio di maggioranza, di cui si salvano solo le forme. In realtà è come un albero al quale si sono minate le radici.
    Però siccome la forma (le regole) sono l’unica garanzia rimasta, c’è qualcuno che vorrebbe stravolgere o eliminare anche quelle.
    Così per assurdo (c’è chi potrebbe persino prendere la cosa sul serio), si dice: eliminiamo il Parlamento!
    Che leggerezza e strano senso della storia in queste posizioni!
    Vabbè che non sempre si parla troppo sul serio 🙂

    "Mi piace"

  6. Paola renzetti

    Il ruolo di solista è per molti e spesso il più attraente, ma così come è poco praticabile in famiglia, lo è in politica e in società, per chi deve rimboccarsi le maniche
    pur essendo artista 🙂

    "Mi piace"

  7. liberopensiero

    Ecco, brava, facciamo distinzioni. Chissà come mai, facendo distinzioni, i buoni siamo sempre noi e i cattivi sono sempre gli altri.

    "Mi piace"

  8. riccardo ferrazzi

    Black, faccio così anch’io. Ma ogni tanto mi rodo il fegato e mi domando:”Possibile che non posso farci proprio niente?”.
    No, non posso farci niente: noi italiani siamo così, faziosi per natura, guelfi e ghibellini, sempre pronti a criticare le pagliuzze negli occhi altrui e mai disposti ad ammettere di avere nei propri anche solo un granellino di polvere.

    "Mi piace"

  9. Paola renzetti

    Mi viene da dire che qui (e non solo) c’è gente che ha un sacco di buona volontà e sarebbe disposta ad ammettere di avere travi e pagliuzze negli occhi, pur di veder cambiare le cose. Le faziosità ci sono, ma il peggio sono i “colpi di mano”, le manovre interessate, senza rispetto delle regole, di chi ha molto e può molto. Forse qualcosa può fare, anche chi non conta quasi nulla: agire e lavorare per il rispetto di leggi già esistenti e non per il privilegio di pochi.

    "Mi piace"

  10. Giocatore d'Azzardo

    Paola, ma io non sono in società. Ci ho provato, forse senza troppo impegno, ma la ‘società’ non è costruita per i giocatori d’azzardo e poi, se giochi a carte in squadra, è una combiné: traduci in truffa 🙂

    Blackjack.

    "Mi piace"

  11. Paola renzetti

    Nemmeno io ci sono in società, se non come “lavoratrice d’azzardo”.
    Oggi l’impresa eccezionale è esserci e rimanere normale!
    Come più o meno diceva il buon Lucio Dalla

    "Mi piace"

  12. Giocatore d'Azzardo

    Paola; ah già, vero: siamo tutti eccezioni! Dalla, Dalla: come diceva mio Nonno, meno famoso di Dalla, ma sicuramente più saggio 😉 E poi era mio Nonno, Dalla non gioca nemmeno a carte…

    Blackjack.

    "Mi piace"

  13. Paola renzetti

    Eh, già…e chi non gioca a carte, peste lo colga!
    C’è chi fa “carte false” per “Darla” a bere a qualcuno, vero!
    Anche in politica, per restare al tema iniziale.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.