Communio – di Adriano PADUA

(Sergio Visciano, Light)

*

Adriano Padua, Communio, 2007, inedito

esplode come un fiore atemporale
che ti colpisce gli occhi
nel giro di una vaga realtà
fatta di tecnica

sbocciato sul finire
quando
come che ci si perde

(da m. sovente)

*

un volo di inesistenze
sentito contenuto
nell’intuito

simulacro
metro
squarcio che apro illogico
gioco

campana
di vetro
nella quale il fuoco

(da f. marotta)

*

questa morte di noi
della morte
di ciascuno
di ognuno di due
questa prova
impossibile
nuova

è ragione di scrivere
non esiste nel tempo
inesatta
inviolata

come forse
nel darsi
lieve vena
di veleno che viene
a svanirsi

(da s. salvagnini)

*

sarai da tutti i lati
quasi come combattere
con dio e con il suo nome
senza un’azione

sarai segno
un tratto che duri
in ogni direzione
anche contro i muri

(da a. petrova)

*

una pioggia di gesti
che ne abbiamo bisogno di loro
ripetuti
come coro di acque
generato da nuvole esplose
che attraversano il cielo sepolto
del nostro diluvio alfabeto

(da l. voce)

*

nutrire un’altra fine che si stanca
più vera della notte
illuso che sia un’altra

anche se fosse mai
volerne non morire
riuscire a immaginare le parole

oscillano i valori del mercato
ricade
il cielo sulle strade

ora possiamo tutti respirare

(da g. mesa)

*

l’occhio brucia segmenti
frammenti complessi
parziali universi compressi al suo interno

intorno la notte deflagra
il cielo fa grave
fa male

nessuno al momento interviene
sul mondo reale

(da d. villa)

*

il sangue non ha forma
presenza
reale nella storia

il sangue è molto
è pioggia che le fosse hanno raccolto
presenza
reale senza volto

il sangue è morto
cola dalle parole che ti scrivo

si versa sulle strade del tuo corpo
rosso flusso
attivo
e le percorre

il sangue è vivo
scorre

(da d. dolci)

*

al sole avanzare spogli di gloria
amare la paura di sentire questo niente
così fisico
maiuscolo
che ci sgomenta
mentre la vita aumenta
al tempo a tratti aritmico
dei battiti del muscolo
cardiaco

(da a. rosselli)

*

tutto avviene in superficie
nello spazio di un quadro
tra pareti acromatiche
abitate da ombre agitate
in relazione a pochissimi
elementi
alla distanza di un semplice sguardo
accaduto secondo una logica
mentre noi ci scambiamo poesia
come a esistere in due
contemporaneamente l’uno all’altro
in corpi fatti solo di parole
spogliandosi nei fogli senza avere
ragioni necessarie

e quasi ogni cosa che ci accade
accade veramente
ma appare fino all’ultimo
evitabile

(da a. inglese)

*

un silenzio che s’inarca
sacrale verso il centro dell’immagine
ci corrode le parole
crea il vuoto

il giorno non ha molto senso
s’infrange nel tempo
è solo un poema di luce
di cose

(da f. masini)

*

quest’attimo senza fondamento
nel suo subito vivo dissolversi
contiene l’idea del deserto
fa parte dell’irreversibile processo
di successione dell’identico
a sé stesso

non esiste contatto
con la notte
adesso

(da m. rizzante)

*

si va a morire piano
verso nessuna parte
sparsi

la storia si ribalta su di noi
inutile pensare sul da farsi
inutili gli eroi

(da c. daino)

*

liberarsi dalla storia
dalle luci e dalle ombre
da quello che nascondi
da tutti gli altri mondi
dalla gente
dallo stato
di cose presente
dai punti critici della normalità
dall’occidente

(da m. zaffarano)

*

anch’io voluto avrei
avrei voluto per
avrei voluto io non so se non
poterti ogni giorno ritornare
come le sere gli astri
battere questi scossi stessi tasti
rimarti che siamo rimasti
oppure andati via

fare praticamente la poesia

(da a. raos)

*

muore secondo abitudine
muore ma era
giunge a una fine retorica
senza lasciare dei segni tangibili
muore nel modo di porsi
come fosse del tutto
irrazionalizzabile
come fosse non nata ed eterna
disapparsa materia che noi
non sappiamo cos’è veramente
ripetendo di sempre
i tracciati percorsi
i discorsi taciuti e dispersi
le non rime baciate
gli antiversi

(da v. raimo)

*

ricorrendo a precisi valori numerici
espressi come tali
poetici
mirare ad ottenere risultati confrontabili
calcolare con rigore le variabili
progettare le fasi di un piano d’azione
esistente soltanto a livello verbale
che ancora non è possibile applicare
alla vita terrestre reale
ai popoli
alla fisica della metropoli

(da v. reta)

*

le forme della stanza come sempre
esprimono misteri
ripetizioni sterili
sequenze casuali
immobili di cose
immerse nella lingua delle immagini

lo spazio è abituato alla penombra
contiene al proprio interno
l’assenza che fa parte del tuo esserci

mi hai detto che volevi le parole
sono queste

(da m. giovenale)

*

il buio smangia gli occhi
s’incarna negli sguardi
creando traiettorie senza sbocchi
produce un’erosione della luce
appare inesorabile e sonoro
ci penetra le vene aggrovigliate
nel loro trasparire si fa spazio
riempie le parole
se ne muore

(da e. biagini)

***

3 pensieri su “Communio – di Adriano PADUA

  1. si va a morire piano
    verso nessuna parte
    sparsi

    la storia si ribalta su di noi
    inutile pensare sul da farsi
    inutili gli eroi

    Chiudersi nel silenzio, Adriano, è effettivamente ciò che viene voglia di fare; che si è costretti, anzi, a fare, per sopravvivere, non certo per vigliaccheria. Ma il carattere e la voce disobbediscono, a volte, e siano i benvenuti, pur nella loro quasi certa inutilità. Ad ogni modo “lo spazio è abituato alla penombra/contiene al proprio interno/l’assenza che fa parte del tuo esserci”

    Complimenti per l’ottima, essenziale scrittura che guarda alto ma anche intorno. E grazie, sempre, a Francesco.

    Giovanni

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  2. Anche se a scoppio ritardato, il mio grazie a Fabrizio e Giovanni, che lasciano nei commenti parole “necessarie” sulle intenzioni profonde che muovono questi testi e il lavoro di ricerca sulla parola di cui sono misura ed espressione.

    Un caro saluto e un abbraccio, a voi e a Adriano.

    fm

    Mi piace

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