Bambini paglia sole

di Emanuele Kraushaar

Le cose stanno così: non sono mai stato bambino.
E quegli esseri piccoli e piagnucolosi mi terrorizzano. Per mia fortuna lavoro da casa e i posti che frequento non prevedono la presenza di bambini: cinema d’essai e discoteche.
L’unico rischio è Villa Pamphili. La parte dove vado è abbastanza sicura, perché è quella di chi, come me, va a correre. Ma ogni tanto sbuca dal nulla qualche mamma col passeggino.
L’altro giorno ho deciso di sfidare la paura. Mi sono fermato e messo a guardare uno dei passeggini. Non c’era nessuno dentro, ma un mucchietto di paglia che il sole accecante avrebbe potuto accendere. Ho alzato gli occhi verso la madre. Aveva paglia al posto dei capelli e un sorriso senza bocca.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi è venuta in mente mia madre. Anche lei era così e anche la mia infanzia infatti è bruciata come paglia al sole.

3 pensieri su “Bambini paglia sole

  1. le cose si possono cambiare.
    e io ti voglio dedicare la poesia di Jorge Luis Borges: Istanti
    non la riporto qui perchè è troppo lunga, ma la trovi senza difficoltà…
    e poi, sotto la paglia, l’erba verdissima continua a crescere 🙂

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  2. sono io che ringrazio te, perchè mi fai capiire come sia importante ricordare l’infanzia, l’essere stati bambini, l’essere.

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