Al mondo è necessario l’imperio della forza, di Vito Mancuso

Tre domande e una conclusione. La prima domanda: è giusto che il papa riceva il presidente americano George Bush, principale responsabile di una guerra basata sulla menzogna delle armi di distruzione di massa, principale responsabile di chissà quante migliaia di morti, di famiglie distrutte, di corpi per sempre deformi e di menti per sempre impazzite, principale responsabile di una sistematica violazione della dignità della vita umana nei suoi fondamentali diritti giuridici nella base militare di Guantanamo? È giusto che il papa lo riceva con onori mai concessi prima a nessun altro capo di stato tra tutti quelli passati in Vaticano?

La seconda domanda: è giusto che la Suprema Corte del nostro paese stabilisca che per il soldato americano che uccise Nicola Calipari quella notte all’aeroporto di Bagdad non ci sarà mai nessun processo e che questo signore, a tutti noto per nome e cognome, possa continuare a vivere la sua vita come se nulla fosse stato?

La terza domanda: è giusto che il nostro Parlamento abbia deciso una sospensione di migliaia di processi, col risultato che chi attende giustizia da anni la debba attendere per chissà quanti anni ancora, e l’abbia fatto magari solo perché tra questi processi ve n’è uno abbastanza insidioso a carico dell’attuale capo del governo Silvio Berlusconi?

Si tratta di tre casi recenti nei quali io ho avvertito l’impero di ciò che i nostri padri greci chiamavano “ananche”, e i nostri padri latini “necessitas”, ovvero di quel ferreo meccanismo che pone l’individuo al cospetto di forze più grandi, e anche più importanti, di lui. La risposta alle tre domande infatti è, a mio avviso, un sofferto ma al contempo inequivocabile sì.

Quanto alla prima domanda io penso sia giusto che il papa abbia ricevuto il presidente Bush, capo dello stato più importante del mondo e di una delle nazioni cristianamente più numerose, e che l’abbia fatto restituendogli le onorificenze particolari a sua volta ricevute nel recente viaggio in America. Giovanni Paolo II non l’avrebbe fatto? In molte altre cose egli era diverso, a cominciare dal colore delle scarpe e dai copricapo, ma ogni papa è e deve essere se stesso, ed è sbagliato giudicare il pontefice di oggi sui parametri del pontefice di ieri, anche perché lo ieri della storia della chiesa è così ampio da contenere centinaia di papi, tutti legittimi successori di Pietro e ognuno diverso dall’altro, al punto che George Bush (che fa fare la guerra agli altri) risulta un dilettante rispetto a papa Giulio II che faceva la guerra in prima persona.

Quanto alle altre due domande, essendo io sprovvisto degli strumenti giuridici per entrare nel merito dei provvedimenti, mi limito a riflettere sulla logica cui essi rimandano, anzi sulla forza che manifestano. Dietro la sentenza sul caso Calipari c’è la volontà della principale potenza mondiale di non far giudicare i suoi soldati in missione all’estero da nessuna istituzione giuridica non americana. Il diritto italiano ha dovuto prenderne atto, ancora una volta. Al di là delle motivazioni giuridiche che tecnicamente sono state esibite, è questo il nocciolo della questione. Di fronte a un’altra volontà politica tesa ad affermare un principio diverso (per esempio quello di un reale diritto internazionale con un reale tribunale internazionale), i giudici avrebbero trovato altre motivazioni, altrettanto giuridicamente fondate, per una sentenza diversa. Ciò che comanda nel mondo non è il diritto astrattamente inteso, ma è il diritto legato alla forza di chi detiene il potere.

Grossomodo lo stesso spettacolo si è prodotto nel Parlamento del nostro paese. Io sono sicuro che se tra le migliaia di processi da sospendere non ci fosse stato uno degli ennesimi processi che riguarda il presidente Silvio Berlusconi quel provvedimento non sarebbe stato concepito giuridicamente e votato politicamente. Ne sono sicuro, anche se non ho nessun elemento sostanziale per affermarlo, nessun amico nei palazzi che contano che me l’abbia suggerito, solo l’intuito di un semplice cittadino. Eppure, se fossi stato un parlamentare del centrodestra, avrei votato quel provvedimento senza rimorsi di coscienza, ritenendo anzi di servire così il mio paese. L’avrei fatto a causa della medesima logica di una forza maggiore che vi si manifesta. Io ritengo infatti che ciò di cui l’Italia abbia ora maggiormente bisogno sia un governo. Il massimo bene dell’Italia ora è di essere governata, con tutta la serietà e l’efficacia possibile: sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi per permetterci di rimanere senza governo, per permetterci il lusso di rischiare una condanna per il capo del governo democraticamente eletto e tutte le conseguenze del caso. “Ne va del futuro dei nostri figli” si sente ripetere spesso non senza retorica, ma queste parole penso che ormai siano avvertite dai più nella loro paurosa attualità non appena si pensi alle sfide internazionali, prima di tutto economiche, che incombono sull’Italia.

Il papa, la Cassazione, il Parlamento di fronte alla “ananche”, all’imperio della forza; anzi, non “di fronte” ma “dentro”, immersi nell’imperio della forza, plasmati dall’imperio della forza, unica condizione per plasmare faticosamente a loro volta, così come possono, il corso della storia e le nostre esistenze in esso. È chiaro che il pericolo insito in questa posizione è di giungere al cinismo di chi non si scandalizza più di nulla e giustifica ogni cosa, la rassegnazione di chi non ama più la giustizia al di sopra di tutto, il servilismo e l’abiezione di chi ha venduto la sua anima ai poteri di questo mondo. Si tratta della tentazione che pende sopra il capo della destra: la tentazione di sacrificare la purezza della propria interiorità al successo e alla gloria del capo, con l’inevitabile conseguenza di richiedere a propria volta tale sacrificio da parte dei propri sottoposti, generando così un sistema falso e senza dignità, una società di servi e di mercenari, spettacolo cui talora purtroppo assistiamo.

D’altro lato la tentazione che pende sopra il capo della sinistra, specularmente opposta, è quella di scandalizzarsi sempre di tutto, di fare dello scandalo la categoria che segna il rapporto tra se stesso e il mondo, un singolo perennemente in rivolta, sempre infelice, che sa solo dire no, che sacrifica il bene comune a se stesso e ai suoi risentimenti più o meno ideologici, che per un senso astratto di giustizia manderebbe in rovina l’intero sistema, un singolo che non ha idea di che cosa siano, e di quanto siano necessari, l’ordine e la gerarchia.

Io penso che l’uomo spiritualmente (e politicamente) maturo debba far convivere in sé la destra e la sinistra, che ancora prima di essere categorie politiche sono categorie filosofico-teologiche (Platone e Kant sono la sinistra, Aristotele e Hegel la destra; un’affermazione buttata lì, che richiederebbe un libro per essere fondata, ma che è generata in me da anni di frequentazione di questi sommi maestri del pensiero, e della vita). L’uomo maturo continua a lottare contro le ingiustizie del mondo chiamandole col proprio nome, sa chi è Bush e come gestisce il potere e immagina come Berlusconi sia giunto alla ricchezza che l’ha portato al potere: gli imperatori e i monarchi di oggi non sono diversi da quelli di ieri. Sa com’è fatto il sistema del diritto, sa che è spesso molto lontano dal risultare effettivamente “diritto”: i giudici di oggi non sono diversi da quelli di ieri. Sa anche cos’è la Chiesa, ne conosce i compromessi e gli scandali, sia del passato sia del presente, ne tocca con mano il servilismo e l’ipocrisia: i papi e i cardinali di oggi non sono diversi da quelli di ieri. Da tutto ciò, però, non si ritrae sdegnoso. Non odia il mondo, non desidera che il mondo scompaia all’insegna del “fiat iustitia et pereat mundus”, come invece vuole chi coltiva quel senso astratto di giustizia che genera un perenne conflitto, e talora odio, verso questo mondo. La giustizia, per essere veramente tale e non solo legalità, è sempre funzionale a un più alto grado di ordine del mondo: “fiat iustitia ne pereat mundus”.

Si tratta di amare il mondo, di amarlo così com’è, e per questo mondo di lavorare, cercando di immettervi un grado sempre maggiore di ordine nella lotta incessante contro l’entropia (anzitutto a partire da sé). Si tratta di essere fedeli a “questo” mondo, non a un mondo ideale che non c’è, a questo mondo che si chiama anche George Bush, e che domani, quando magari si chiamerà Barak Obama, non sarà mai “qualitativamente” diverso. Sarà probabilmente un po’ migliore, non però per merito del nuovo imperatore, ma per la logica dell’evoluzione in cui siamo immersi, la quale tende necessariamente all’accumulo dell’informazione e al progredire dell’organizzazione, un cammino verso il meglio che domina sia il mondo naturale (evoluzione delle specie) sia il mondo storico (progresso della civiltà, da intendere come tecnico, giuridico, politico e morale), e che fa sì che, non senza momenti di stagnazione e anche di regresso, complessivamente si proceda verso il meglio.

Il papa, la Cassazione, il Parlamento immersi nella “ananche”, nell’imperio della forza, in ciò che io chiamo “Principio ordinatore”. È esso alla guida del mondo. Alla guida del mondo non vi è né un Dio personale con la sua Provvidenza benevola (la quale esiste e agisce ma in un’altra dimensione dell’essere, quella dello spirito), né vi è un principio maligno che farebbe di questo mondo il suo regno, un regno del male e della sopraffazione, per noi solo “valle di lacrime”. Questo nostro mondo non è né il regno di Dio, né il regno di Satana e neppure è solo una valle di lacrime: è il regno della “ananche”, di un Principio ordinatore impersonale, a cui tutti, uomini e bestie, siamo sottomessi. Ma da questa necessità, a causa della logica evolutiva che l’innerva, nasce la libertà, dalla materia nasce lo spirito, dalla logica della forza nasce la logica del bene e della giustizia. Non si tratta di una nascita indolore. Spesso la logica del bene soccombe di fronte alla logica della forza, talora si assiste anche al beffardo apparire dell’assurdo e della fatalità, e può accadere che si perda la vita una notte a Bagdad uccisi dal fuoco “amico”. Chi ospita questa dialettica nel teatro della propria anima, senza mitizzazioni ottimiste o pessimiste, giunge alla posizione più matura nel rapporto tra l’uomo e il mondo, quella che io definisco “ottimismo tragico”, peculiare di chi si impegna a favore del bene e della giustizia sapendo non solo che il successo non gli sarà garantito, ma che forse dovrà pagare di persona. È grazie al lavoro di persone così che il nostro mondo va avanti, faticosamente ma avanti.

Pubblicato su Il Foglio, 22 giugno 2008.

63 pensieri su “Al mondo è necessario l’imperio della forza, di Vito Mancuso

  1. “La risposta alle tre domande infatti è, a mio avviso, un sofferto ma al contempo inequivocabile sì”. E più avanti: “Giovanni Paolo II non l’avrebbe fatto?”

    Se il Papa è un capo politico il sì ha una sua seppur sempre debole logica (logica tanto per dirla con una concessione licenziosa che ha il suo postulato in un modo che per la politica è quasi il cuore del suo agire: mentire. Ma dai risultati che ha prodotto nella Storia sarebbe il caso di definirla con ben altro termine che logica)

    Se il Papa fosse un uomo con un senso autentico interiorizzato del religioso la risposta dovrebbe essere no!

    E prendere Giovanni Paolo come pietra di paragone e di misura, non mi sembra granché come ragionamento. Entrambi sono due conservatori della peggior specie, l’unica differenza che Giovanni Paolo ebbe esperienze di vita che hanno elevato le sue indubbie qualità empatiche (che pur sempre si mostrarono, emersero decisamente solo con l’attentato e la sua conseguente fragilità che certo lo mutarono)

    Mi piace

  2. Constatata così tante volte l’inutilità di impegnarsi in letture approfondite, mi limito a un responso viscerale: smells bad!

    Mi piace

  3. La storia degli uomini è la lunga serie di sinonimi dello stesso vocabolo. Contraddirla è un dovere. René Char

    Mi piace

  4. constatato che questi pensieri sono pubblicati su il foglio mi limito a non leggerli onde non legittimarlo, il foglio, intendo.
    la fu

    Mi piace

  5. Per certi versi è puro zen.

    La piccola grande cosa che non comprendo in capo al punto uno, è come mai una sorta di moral-suasion da parte del Papa nei confronti di Bush non abbia preso in oggetto la moratoria sulla pena di morte. Un silenzio assordante.

    Sul punto due, do you remember Cermis ?

    Sul punto tre. Ricordo solo una frase di Prodi…”non si illudano gli italiani: non sono migliori di chi li governa !”. La frase è stata detta in epoca non sospetta, quando era ancora “saldamente” in sella alla presidenza del consiglio.

    Mi piace

  6. …però non ho resistito e li ho letti e ho anche capito il perchè della pubblicazione su uno dei tanti giornalini che non hanno neppure una funzione di tipo igienica (pulirsi il culo, tanto per intenderci).
    che il fine giustifichi i mezzi è il cavallo di battaglia della politica.
    ma chi giustifica il fine? chi?
    ci vogliono togliere anche la capacità di indignarci.
    che tristezza e che squallore
    machiavelli era quantomeno onesto.

    la fu

    Mi piace

  7. tutto questo nasce forse da un retrofondo fastidioso, che le autorità mondane siano diretta emanazione di un’autorità divina. Si dice poi: “Si tratta di essere fedeli a “questo” mondo, non a un mondo ideale che non c’è, …”: e la visione antropologia errata che ha dell’uomo il cattolicesimo, e probabilmente ogni religione, ne vogliamo parlare? Secondo Neuman, psicologo junghiano, il cattolicesimo è la religione in cui il la figura del padre, che simboleggia la coscienza, rappresenta lo stadio evolutivo necessario all’emancipazione dalla grande madre, che dominava invece la coscienza e l’arbitrio dell’uomo primitivo. Qui vedo quindi una marcata deriva paternalistica, in cui si affida al Potere il ruolo di deus ex machina in modo assolutamente acritico e troppo cinico.

    ps: che l’Italia abbia un disperato bisogno di essere governata è vero, che le persone che oggi la governano e ieri la governavano siano le più idonee alla bisogna ci sarebbe da ridire. il problema è che le pretese autorità di questo Paese non sanno essere autorità, né forza.

    Mi piace

  8. Questo articolo contiene una base primigenia che fu la stessa base primigenia del nazismo tedesco. Le SS potevano infrangere qualunque legge per motivi di ordine superiore, il bene dello stato e del popolo tedesco. La forza che diventa sovraordinata rispetto al diritto è il fascismo, che si ammanta di varie teorie, di varie giustificazioni. Le teorie vengono usate per questo, per dare nobiltà alla forza e al potere. Questo articolo – ammantato di buonismo, di attenzione verso “i rischi” – è perfettamente funzionale alla classe politica che ha preso il potere nel nostro paese e ai suoi obiettivi. La nostra Costituzione è da tempo sotto attacco, e prima o poi riusciranno a devastarla, e l’operazione sarà imbellettata anche da frasi come questa: “dalla logica della forza nasce la logica del bene e della giustizia.”

    Mi piace

  9. …e gli innocenti corrompersi e gli assassini brindare…
    magari il signor vito è un Illuminato!
    dubitare degli Illuminati è cosa buona e “necessaria”
    (tanto per fare giustizia al termine “necessario”, vergognosamente squalificato nell’argomentare del post di sopra)
    tanti baci alle persone dal cuore ancora palpitante! 🙂
    la funambola

    Mi piace

  10. …e poi, il mondo che procede verso un accumulo di informazioni che dovrebbero sfociare verso un miglioramento… siamo alla riproposizione di una teleologia razionalistica di stampo grossolanamente (troppo grossolanamente) hegeliano… mi pare un tantino sconcertante, senza contare la concomitante spinta evoluzionistica che ingloba sia il movimento della natura che quello della cultura e della politica… non riesco proprio a capire!!!

    andrea ponso

    Mi piace

  11. “Si tratta di amare il mondo, di amarlo così com’è, e per questo mondo di lavorare, cercando di immettervi un grado sempre maggiore di ordine nella lotta incessante contro l’entropia (anzitutto a partire da sé). Si tratta di essere fedeli a “questo” mondo, non a un mondo ideale che non c’è”

    Non si può amare un mondo che non sia né buono né giusto – e le situazioni su accennate non lo sono. Questo proprio no.
    Ed è doveroso, allora – in questo caso sì, autenticamente – impegnarsi a “favore del bene e della giustizia”, senza illusioni né fanatismi, iniziando a chiamare le cose col loro nome.
    Se fossimo rimasti “fedeli a questo mondo”, saremmo ancora fermi alla Repubblica di Salò.

    Mi piace

  12. ritengo l’articolo terrorizzante e di destra. di una destra abituata alla semplificazione, alla grossezza, al ritenere un ampio insieme di individui una massa più che manipolabile. lo ritengo un inchino al lupo della favola: il lupo non ha ragione, sta facendo un sopruso, ma, ammazza! come sa imporre le sue ragioni lui, eh, che forza!

    “Il massimo bene dell’Italia ora è di essere governata, con tutta la serietà e l’efficacia possibile: sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi per permetterci di rimanere senza governo, per permetterci il lusso di rischiare una condanna per il capo del governo democraticamente eletto e tutte le conseguenze del caso.”
    ahahahahahahahahahahahahahahahahahahah!
    ah, i filosofi!
    lo ritengo un invito a tutti, ma ai giovani in particolare, a smettere di lottare per un mondo migliore. è l’invito leibniziano di mastro pangloss a candido: questo è il migliore dei mondi possibili. se lo tenga, caro mancuso! io per me: senza piagnistei, senza lotta per la lotta, senza ideologismi, cercando la verità che non troveremo mai, cercando di difendere e promuovere quelli che non hanno voce e dicendo di tacere qualche buona volta a quelli che parlano sempre, io il mondo, la mia parte di mondo, lo voglio cambiare.

    Mi piace

  13. Poiché la persona che ha scritto “il dolore innocente” non può essere né una persona cattiva né una persona stupida, queste argomentazioni, che personalmente ho trovato sforzate e scadenti, devono rappresentare un adattamento, una sorta di pedaggio. Forse Mancuso temeva di rimanere troppo isolato, e quindi inascoltato, ed il Foglio gli avrà offerto l’unica sponda per una maggiore risonanza. O forse (o anche) la teologia non ha granché da offrire, in termini di idee e di comprensione, alla regolazione delle dinamiche sociali.

    Mi piace

  14. Questo articolo è semplicemente da brivido. Lo è per la constatazione dello stato delle cose… e va bene. Ma ancor di più perchè lo si teorizza, si rende ragione e necessità a all’imperio della forza, in vista del bene!? Si prende atto del parlar chiaro senza peli sulla lingua, ma si devono prendere anche le dovute distanze. Ieri sera mi è capitato di vedere il film “Il Divo”, ispirato ad Andreotti. Un fare politica (almeno nell’interpretazione del regista) proprio nel nome di quell’imperio di cui parla Vito Mancuso. Approfitto dell’occasione per salutare i redattori e i visitatori del blog, per un bel periodo di vacanze che mi aspettano. Buona estate a tutti!

    Mi piace

  15. Robe della peggio fogna. Ma si può? Nel mio bellissimo blog… Boh! ça va sans dir che non ho voglia di argomentare.

    Mi piace

  16. Poiché la persona che ha scritto “il dolore innocente” non può essere né una persona cattiva né una persona stupida, queste argomentazioni, che personalmente ho trovato sforzate e scadenti, devono rappresentare un adattamento, una sorta di pedaggio. Forse Mancuso temeva di rimanere troppo isolato, e quindi inascoltato, ed il Foglio gli avrà offerto l’unica sponda per una maggiore risonanza. O forse (o anche) la teologia non ha granché da offrire, in termini di idee e di comprensione, alla regolazione delle dinamiche sociali

    le parole sono innocenti?
    quelle combinate sù sopra sono subdole.
    non lo dico io,sono loro che svelano un’ambiguità inquietante, ancor più inquietante se la mente che le ha partorite parla di “dolore innocente”.
    le persone non sono nè buone nè cattive,hanno semplicemente un grado di consapevolezza inesistente, infimo, insufficiente, basso altino, grande, immenso, Sommo 🙂
    esercito il dubbio, il beneficio del dubbio perchè non sono Somma ma le parole non sono neutre, aprono strade a pensieri feroci, a pensieri barbari, ad azioni feroci ad azioni barbare.
    che vito parli di sè, della sua di vita, di quella dei suoi affetti, se sente “necessità” di “comunicare”.
    parli di sè, non parli dell’ineluttabilità del mio “destino”, di quello dei miei cari, del destino dell’umanità, che umanità non è parola vuota, è sangue che pulsa nelle vene, è cuore che batte in fragili e commoventi corpi di uomini non metafisici, CAZZO!
    le parole qui sopra sono disoneste e meschine, come disonesto e meschino è il contenitore che le ha ospitate.
    tanti baci elio, gli amanti che hai disegnato sono bellissimi.
    la funambola

    Mi piace

  17. Grazie funambula, ricambio i baci 🙂
    Rispetto molto la tua indignazione, come le altre qui espresse, rimango però orientato a considerarlo l’esito di un esperimento di “ibridazione” malriuscito ma probabilmente in buona fede: come se trivellando per raggiungere un piccolissimo grumo di pensiero condivisibile, individuabile nel campo di idee da ingraziarsi, si fosse maldestramente aperta la strada ad una riemersione che appare davvero troppo mefitica per non essere l’effetto di una svista. Insomma non può veramente intendere ciò che qui tutti abbiamo inteso.

    Mi piace

  18. Alla base del ragionamento (i cui esiti /giudizi non condivido)di Mancuso, studioso intellettualmente onesto, c’è un fondo di realismo pessimistico: quello che chiama “ottimismo tragico” non è forse diverso dalla “fine della storia”. E’ un po’ il segno dei tempi: in altre epoche, partendo dai medesimi (o da consimili) presupposti di Mancuso, personalità come Buonaiuti, Capitini, Silone pervennero a giudizi ben diversi sui fatti del mondo.
    Se “dalla logica della forza nasce la logica del bene e della giustizia”, questo avviene nonostante e contro la prima, non per via evolutiva, ma per necessarie, inevitabili “sottrazioni” rispetto alla prima: una dialettica che comporta la lotta, il conflitto.

    Mi piace

  19. Faccio notare che nessuno dei 19 interventi in calce a questo articolo, con l’eccezione del primo (di Luminamenti), fa il benché minimo sforzo di dire perché il ragionamento di Mancuso sarebbe errato, o almeno insufficientemente argomentato.

    Elio insinua che Mancuso abbia scritto l’articolo per pagare un “pedaggio” al giornale che lo ospita: e questo è, secondo me, un pesante insulto. La Funambola prima dice che non leggerà l’articolo perché l’ha pubblicato “Il Foglio”, poi lo legge e dice che le sue parole sono “subdole” e hanno una “ambiguità inquietante”, ma non si cura di mostrare come e qualmente quelle parole siano “subdole” e abbiano una “ambiguità inquietante”. Dlombardini cita Jung e Neumann, accenna alla “visione antropologica errata” propria del cristianesimo e forse di uttte le religioni, ma in sostanza finisce – mi pare – col non dire proprio niente. Paolarenzetti dice che ciò che Mancuso scrive non le piace, “è da brivido”, ma non dice perché sia sbagliato (e, mi pare, a rigore, non dice nemmeno che è sbagliato). Lambertibocconi dice: “robe della peggio fogna”, che è un insulto e non una critica. Lucy scrive una risata e paragona Mancuso a Pangloss, ossia a una caricatura: dice quindi che la filosofia di Mancuso è una caricatura di filosofia, ma di nuovo non dice perché. Cletus parla d’altro. Giovanni Nuscis chiede di “chiamare le cose col loro nome”, ma l’invito mi pare incongruo. Eccetera.

    Ecco. Se la qualità degli argomenti che contrastano il discorso di Vito Mancuso è questa, allora sicuramente Vito Mancuso ha ragione.

    Mi piace

  20. bona elio, messa così,come la metti tu 🙂 i pensierini mefitici del signor vito hanno trovato giusta collocazione.
    baci sempre
    la fu

    Mi piace

  21. @Giulio
    Ipotizzare un “esattamento” di idee nei riguardi del giornale (un po’ particolare, ed il cui costo grava pure sulle mie tasche) che lo ospita sarebbe un “pesante insulto”? A me pareva invece una spiegazione caritatevole, considerato che di pedaggi alla “forza” tutti quanti ne paghiamo in continuazione.
    Quanto alla mancata analisi, era dovuta all’evidente mancanza di un interlocutore dialetticamente opposto, visto che Mancuso generalmente non partecipa alle discussioni e nessuno sembra voler prendere in mano il suo vessillo. Se lo vuoi far tu probabilmente ci ripenso.
    Ciao

    Mi piace

  22. che dire gentile giulio,
    mi spieghi lei, quale significato attribuisce, alla parola “necessità”.

    un sistema lo si costruise in base a ciò che si osserva e non in base a ciò che si desidera.
    e qui ci siamo.la fetida fedina penale della storia è lì a testimoniare che l’uomo d’azione, l’uomo di potere, non aspirando al fallimento, sacrifica il suo prossimo per arrivare ad un fine, il suo di fine e se ne fa un baffo delle leggi morali, l’esercizio del potere non si concilia con il rispetto per l’uomo, agire e comandare contengono necessariamente in sè una dote di cinismo più o meno mascherato.
    il fine, che è essenzialmente l’orgasmo che ti procura l’esercizio del potere, nel potere appunto disporre della vita e della morte di altri esseri che sono essenzialmente solo oggetti del tuo orgasmo, abbisogna di imbellettamenti teologici, filosofici, scientifici, culturali… “necessari” a giustificarne i mezzi.
    e qui ci siamo nò! acqua calda.
    bona.
    allora sii “onesto” fino in fondo, rivolgi i tuoi pensieri, i tuoi trattati, il tuo pensamento ai potenti di turno, ai re, ai dittatori, ai papi, a tutta quella bella gente che è immersa nell'”imperio della forza” ma non chiedere a me, a me “comunista”, a me “anarchica” a me “madre” a me “donna” a me “uomo di pace” di essere complice della tua meschinità, della tua rinuncia, del tuo eloquio raffinato e ruffiano che non chiama più le cose col proprio nome, che chiama “senso astratto di giustizia” l’affermazione e il riconoscimento della dignità dei miei fratelli.
    e poi guarda, non vado avanti, perchè mi sono rotta i coglioni di spiegare l’ovvio, il “Necessario”
    baci fraterni
    la funambola

    Mi piace

  23. nonostante i 38,5 gradi di febbre e il matrimonio appena celebrato a 40 gradi centigradi ho riletto con attenzione l’articolo di Mancuso e l’ho trovato condivisibile proprio per l’argomentazione di cui parla Giulio Mozzi. è una sofferta assunzione delle contraddizioni della vita, per nulla aliena dal denunciare gli errori di una parte e dell’altra. è il tentativo di entrare nella carne della storia senza illusioni, per trovare faticosamente gli strumenti di un riscatto. sono chiaramente stigmatizzati i punti deboli della destra:

    il pericolo insito in questa posizione è di giungere al cinismo di chi non si scandalizza più di nulla e giustifica ogni cosa, la rassegnazione di chi non ama più la giustizia al di sopra di tutto, il servilismo e l’abiezione di chi ha venduto la sua anima ai poteri di questo mondo. Si tratta della tentazione che pende sopra il capo della destra: la tentazione di sacrificare la purezza della propria interiorità al successo e alla gloria del capo, con l’inevitabile conseguenza di richiedere a propria volta tale sacrificio da parte dei propri sottoposti, generando così un sistema falso e senza dignità, una società di servi e di mercenari, spettacolo cui talora purtroppo assistiamo.

    e della sinistra:

    D’altro lato la tentazione che pende sopra il capo della sinistra, specularmente opposta, è quella di scandalizzarsi sempre di tutto, di fare dello scandalo la categoria che segna il rapporto tra se stesso e il mondo, un singolo perennemente in rivolta, sempre infelice, che sa solo dire no, che sacrifica il bene comune a se stesso e ai suoi risentimenti più o meno ideologici, che per un senso astratto di giustizia manderebbe in rovina l’intero sistema, un singolo che non ha idea di che cosa siano, e di quanto siano necessari, l’ordine e la gerarchia.

    è proposta una soluzione che ha molto di ragionevole:

    L’uomo maturo […] non odia il mondo, non desidera che il mondo scompaia all’insegna del “fiat iustitia et pereat mundus”, come invece vuole chi coltiva quel senso astratto di giustizia che genera un perenne conflitto, e talora odio, verso questo mondo. La giustizia, per essere veramente tale e non solo legalità, è sempre funzionale a un più alto grado di ordine del mondo: “fiat iustitia ne pereat mundus”.
    Si tratta di amare il mondo, di amarlo così com’è, e per questo mondo di lavorare, cercando di immettervi un grado sempre maggiore di ordine nella lotta incessante contro l’entropia (anzitutto a partire da sé).

    l’analisi, poi, si spinge più a fondo:

    Alla guida del mondo non vi è né un Dio personale con la sua Provvidenza benevola (la quale esiste e agisce ma in un’altra dimensione dell’essere, quella dello spirito), né vi è un principio maligno che farebbe di questo mondo il suo regno, un regno del male e della sopraffazione, per noi solo “valle di lacrime”. Questo nostro mondo non è né il regno di Dio, né il regno di Satana e neppure è solo una valle di lacrime: è il regno della “ananche”, di un Principio ordinatore impersonale, a cui tutti, uomini e bestie, siamo sottomessi. Ma da questa necessità, a causa della logica evolutiva che l’innerva, nasce la libertà, dalla materia nasce lo spirito, dalla logica della forza nasce la logica del bene e della giustizia.

    e l’ultima nota è ancora per un sofferto realismo, che ha il sapore della vita vera:

    Non si tratta di una nascita indolore. Spesso la logica del bene soccombe di fronte alla logica della forza, talora si assiste anche al beffardo apparire dell’assurdo e della fatalità, e può accadere che si perda la vita una notte a Bagdad uccisi dal fuoco “amico”. Chi ospita questa dialettica nel teatro della propria anima, senza mitizzazioni ottimiste o pessimiste, giunge alla posizione più matura nel rapporto tra l’uomo e il mondo, quella che io definisco “ottimismo tragico”, peculiare di chi si impegna a favore del bene e della giustizia sapendo non solo che il successo non gli sarà garantito, ma che forse dovrà pagare di persona. È grazie al lavoro di persone così che il nostro mondo va avanti, faticosamente ma avanti.

    si può dissentire riguardo all’idea di dar ragione a questo governo, o a Bush, o al papa; ma mi pare che Mancuso porti il discorso su un piano di maggiore profondità. fa i conti con le contraddizioni del reale, per cercare di porvi rimedio senza illusioni e senza cinismo.

    Mi piace

  24. Il mondo diverrà migliore

    “non però per merito del nuovo imperatore, ma per la logica dell’evoluzione in cui siamo immersi, la quale tende necessariamente all’accumulo dell’informazione e al progredire dell’organizzazione”

    Come ho già avuto modo di osservare, il dott. Mancuso abbandona la religione del Dio personale (che fonda e fa appello alla libertà di resistere al male) per una religione evoluzionistica, che coniuga Hegel a Darwin e invita a conciliare l’inconciliabile in nome di un progressismo oppiaceo. Dalla sinistra compagnia dei Lerner e dei Giorello alla destrorsa del Foglio, questa teologia à la page riceve benedizioni e promozioni editoriali.
    Sono proprio il solo a sentire puzza di zolfo?
    E tu, Giulio, caro amico, invece di fare le pulci agli interventi altrui, perchè non dici la tua, che sono curioso?

    Mi piace

  25. tre casi esemplari per ribadire ancora una volta che ribellarsi è giusto anche se inutile.
    arrivare a difendere Berlusconi perché capo del governo, è pura apologia fascista di reato.
    Bush un serial killer e l’assassino di Callipari un soldato che uccide per paura.
    tre casi di forza=necessità del potere che, sempre vincente, celebra se stesso.

    Mi piace

  26. Bene, si discute. Non voglio impacciarmi fra destra e sinistra, bensì comprendere il livello più profondo dell’analisi, come l’ha enucleato Fabrizio.

    > Alla guida del mondo non vi è né un Dio personale con la sua Provvidenza benevola (la quale esiste e agisce ma in un’altra dimensione dell’essere, quella dello spirito), né vi è un principio maligno che farebbe di questo mondo il suo regno, un regno del male e della sopraffazione, per noi solo “valle di lacrime”.

    Questo sembra mi abbastanza ovvio (a parte l’affermazione “mistica”posta fra parentesi)

    > è il regno della “ananche”, di un Principio ordinatore impersonale, a cui tutti, uomini e bestie, siamo sottomessi.

    Questo mi sembra davvero un punto cruciale: cosa vuole implicare questa “sottomissione” alla “necessità”? La nostra sottomissione alle leggi della fisica e della biologia è già implicita nel nostro essere, dunque obbligatoria, va da sé. Allora a quale ulteriore *sottomissione* ci viene richiesto di collaborare volontariamente? Si direbbe, e così sembrano avere inteso tutti, a quella “forza ordinatrice” che si incarna nel potere costituito, nella ragion di stato, negli interessi costituiti – ecco allora che, per me, questo punto cruciale non odora affatto di bucato!
    Che tutti quanti si debba concorrere a ridurre l’entropia e migliorare (non accumulare! non si tratta certo di questioni quantitative!) l’informazione che innerva la società E’ OVVIO, non lo è soltanto nelle caricaturizzazioni che vengono costruite al solo scopo di “superarle” di lì a poco.
    Ribadisco quindi il mio giudizio: considero queste costruzioni sforzate (perché la direzione che compiacciono è evidente) e scadenti: ciò sembra eclissarsi da un simile quadro è precisamente il pensiero critico.
    Rimane un pezzetto:

    > Ma da questa necessità, a causa della logica evolutiva che l’innerva, nasce la libertà, dalla materia nasce lo spirito, dalla logica della forza nasce la logica del bene e della giustizia.

    Vabbé, queste sono formule esistenziali che si prendono o rifiutano in blocco, come il principio Antropico, l’esistenza di Dio eccetera. Ognuno tenga le sue.

    Mi piace

  27. caro fabrizio,
    più rileggo i pensieri sopra e più mi sale l’indignazione e anche qui da me la temperatura è allucinante.
    sono sicura che nel film “mission” che ricordasti in tuo recente intervento ti identifichi col gesuita che non imbraccia il fucile. come potresti, tu hai fatto voto di obbedienza alla chiesa, della quale sei un fiore all’occhiello.
    io non so, la violenza mi atterrisce ma per difendere i miei fratelli credo che impugnerei le armi.
    il cardinale Altamirano che rappresenta la Chiesa sceglie il massacro degli indigeni,dei guaranì e lascia che le creature del suo Dio siano annientate dalla ragione di stato, sacrifica delle vite innocenti in nome di una “necessità”, quella della sua Chiesa, necessità di garantirsi e non inimicarsi il potere politico della spagna e del portogallo, onde permettere alla parola di dio, del suo “dio” attraverso i gesuiti, di seguitare a diffondere il verbo della rassegnazione!
    il cardinale , a strage compiuta si lagna, prova un tiepido rimorso, fa alte considerazioni filosofiche, quasi quasi ci si dispiace di avergli arrecato questa umana sofferanza!
    ma la CHIESA è salva! dio benedica il genocidio!
    se fossi stata al suo posto…ma al suo posto non ci sto stare!
    se fossi al tuo posto…ma al tuo posto non ci so stare!
    molti baci
    la funambola

    la figura del

    Mi piace

  28. Entro nel discorso in medias res: “l’uomo spiritualmente (e politicamente) maturo”, dice Vito Mancuso, “non si ritrae sdegnoso. Non odia il mondo”. Bene, concordo, sporchiamoci le mani, come si diceva una volta.

    Come fare questo? La risposta di Vito Mancuso è radicale:

    impegnandosi “a favore del bene e della giustizia sapendo non solo che il successo non gli sarà garantito, ma che forse dovrà pagare di persona”.

    Bene, mi richiama alla memoria i “ribelli per amore”, i cattolici che hanno imbracciato le armi per la Resistenza.

    Cosa c’entra questo, facendo un passo indietro, con “amare il mondo… amarlo così com’è”? E nel com’è farci entrare Bush, la potenza americana e Berlusconi? E per quale motivo? Perché “Ciò che comanda nel mondo non è il diritto astrattamente inteso, ma è il diritto legato alla forza di chi detiene il potere”.

    Se l’uomo maturo “si impegna a favore del bene e della giustizia sapendo non solo che il successo non gli sarà garantito, ma che forse dovrà pagare di persona”, in che cosa consiste il suo “impegno”? Per cosa “dovrà pagare di persona”? Per “amare il mondo… amarlo così com’è”?

    Chi mai ha pagato di persona per amare il mondo così com’è e per aver accettato la necessità del potere? Che io sappia, hanno sempre pagato solo gli altri, ha pagato chi si è impegnato “a favore del bene e della giustizia sapendo non solo che il successo non gli sarà garantito, ma che forse dovrà pagare di persona”.

    Insomma, non riesco a mettere d’accordo 1) il “pagare di persona” “a favore del bene e della giustizia” e 2) l’“essere fedeli a ‘questo’ mondo… a questo mondo che si chiama anche George Bush” e Silvio Berlusconi.

    Facciamo un passo avanti:

    Bisogna essere fedeli a Berlusconi perché “sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi per permetterci di rimanere senza governo, per permetterci il lusso di rischiare una condanna per il capo del governo democraticamente eletto e tutte le conseguenze del caso”.

    Davvero?

    Davvero sempre nella storia ci sono stati “ribelli per amore”, chi ha pagato “di persona” “a favore del bene e della giustizia”, ma adesso non ci devono essere, perché “sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi”? Insomma, non ci sono mai stati problemi così grandi? Erano meno grandi i problemi durante il fascismo e il nazismo? E quando ci sono stati grandi conflitti storici, ci sono stati perché i problemi erano grandi o perché non erano grandi?

    E una questione ancora:

    il mondo “domani… sarà probabilmente un po’ migliore… per la logica dell’evoluzione in cui siamo immersi, la quale tende necessariamente all’accumulo dell’informazione e al progredire dell’organizzazione”.

    Davvero?
    Davvero “la logica dell’evoluzione in cui siamo immersi… tende necessariamente all’accumulo dell’informazione e al progredire dell’organizzazione, un cammino verso il meglio che domina sia il mondo naturale (evoluzione delle specie) sia il mondo storico (progresso della civiltà, da intendere come tecnico, giuridico, politico e morale), e che fa sì che, non senza momenti di stagnazione e anche di regresso, complessivamente si proceda verso il meglio”.

    E io che sono preoccupato per la distruzione di migliaia di specie! Io che sono preoccupato per le centinaia di guerre nel mondo e ricordo che dopo decine di migliaia di anni l’homo sapiens sapiens appena 60 anni fa ha compiuto una delle guerre più atroci della sua storia!…

    Mi piace

  29. Ho parlato di Zen, perchè non ho altre parole per condensare in una battuta l’assunto dell’articolo. Zen nel senso di Accettazione. Che mi pare permei, di sottofondo, i ragionamenti ivi esposti. Poi, forse, ho frainteso pure. Ma credo d’aver capito questo.
    Non ho la pretesa di confutare un filosofo. Ho semplicemente scritto ciò che provo. Sospendo anche l’incredulità, perchè non ho pretese di giustizia e da non molto, preferisco nutrirmi di dubbi piuttosto che di granitiche certezze.

    Che il Papa sia rimasto silente con Bush, circa la moratoria (italiana, vogliamo prendercene il merito per una volta ?) sulla pena di morte fatta votare all’Onu, e’ un dato di fatto. O mi sono perso qualche cosa ? Avrebbe o non avrebbe avuto non dico il dovere, ma la forza morale sicuramente si, di sollecitare, sul punto, l’eccellentissimo ospite ? O il valore del diritto alla vita è anch’esso argomento da utlizzare a gettone (vedi quando si tratta di toccare la 194)? Il bisogno di stabilità che fa torto alla “giustizia”, o ad un suo addentellato: la coerenza.

    Che per la sciagura della funivia del Cermis (allora in carica, se non ricordo male, come ministro degli esteri, tal Massimo D’Alema) le cose siano andate sostanzialmente nello stesso modo che nel caso Calipari, ossia grazie ad una serie di cavilli giuridici, di fatto arrivare all’immunità (salvo forse un ridicolo indennizzo per i parenti delle povere vittime) mi pare del tutto evidente. Come interpretare ? Lacuna dei codici o sudditanza ? Nel dubbio, come si dice a Roma, “famo sempre pippa” (trad.: restiamo comunque zitti, per il quieto vivere). Acquiscenza sempre in nome di una giustizia “fattuale” ma che suona sinistramente astratta, in luogo della sostanziale impunità. Poi, certo, l’uomo-nuovo dell’articolo, accetta.

    Sul terzo punto, registro ancora una volta, che nonostante le pie illusioni di poter avere in questo paese una destra moderna, pragmatica, che punti ad un recupero dei valori (alludo al suo “manifesto” morale, il testo LA PAURA E LA SPERANZA di Giulio Tremonti), efficientista, in grado di stimolare, per riflesso, anche la sinistra, in grado di dare un forte scossone anche a costo di inevitabili malcontenti, all’andazzo lassista imperante, forte del consenso elettorale, a giudicare dalla prime mosse (stop alle intercettazioni, esercito per le strade) non c’è di che stare allegri: priorità ai cazzi propri, poi per il resto si vedrà. Poi, obtorto collo (da qui il senso di accettazione che ho percepito dalle tesi dell’articolo) dovremmo anche esser costretti a tenerceli, il cosidetto “male minore”.

    La frase di Prodi è citata proprio per voler fare da contraltare al tiro al bersaglio, e per paradosso, accorgersi che ha un suo maledetto fondo di verità.

    Mi piace

  30. Perché questo articolo è sbagliato? Si chiede qualcuno. Più che sbagliato è pericoloso. Perché è una presa d’atto di incostituzionalità, dichiarata apertamente (il decreto che ferma i processi è stato varato soprattutto perché c’è di mezzo quello del capo del governo), una presa d’atto – come un trend inevitabile, insito nell’evoluzione stessa della nostra specie – che la forza diventa sovraordinata rispetto al diritto, una negazione che i cittadini sono uguali di fronte alla legge, perché “Il massimo bene dell’Italia ora è di essere governata”. E’ una presa d’atto che il paese più forte può impedire al paese più debole di processare un suo funzionario che ha ucciso in circostanze non chiare un funzionario del paese più debole. Dice che questo esiste da sempre, che questo principio è alla guida del mondo. I nazisti hanno spinto alle estreme conseguenze questo principio, la “forza” del popolo tedesco (la razza tedesca) era sovraordinata rispetto al diritto internazionale, perché era destinata a dominare il mondo. Dice che bisogna amare il mondo governato da questo principio perché dall’imperio della forza può nascere il bene.

    Questo è un enunciato che va combattuto, perché non si arriva al bene quando il diritto viene calpestato dalla forza (e non vi sono argini contro le degenerazioni, perché E’ una degenerazione), ma alla guerra e alla catastrofe. Perché, visto che l’articolo scende nel dettaglio su temi mondani, sul capo della destra non incombe “la tentazione di sacrificare la purezza della propria interiorità al successo e alla gloria del capo”, intesa come “rischio” dell’imperio della forza: nessuna tentazione, questa è la natura dichiarata di questa forza politica e di questo capo della destra: affari personali, spartizione tra bande ecc. E affermare che Bush è un criminale, perché ha scatenato guerre con migliaia di morti per assecondare i grandi capitalisti delle armi e del petrolio, che l’hanno sostenuto e finanziato, e che va combattuto, non è pensare a “un mondo ideale” che non esiste, ma affermare l’imperio del diritto e della giustizia su quello della forza. Che è vincente, per carità, questo lo sappiamo, il mondo lo dimostra, ma esiste ancora chi non si rassegna e non lo ama.

    Mi piace

  31. caro giulio, lei ha operato un sillogismo altrettanto panglossiano sulla mia “risata”. io non giudico la filosofia in toto di mancuso, ma il suo intervento qui e ora: che mi pare misero e moralmente dubbio. non dico perché perché non c’è un perché: sarebbe come tributargli un’intelligenza (all’articolo!), una profondità che non ha. vede, esiste anche un modo di “leggere” (calzante, secondo me, dato il mio ricorso a pangloss): un modo illuminista che lascia che le cose autodichiarino la loro fallacità, la loro insipienza.
    qui non c’entra essere di destra o di sinistra. c’entra il senso che ha per ciascuno lo stare al mondo. chi ha intenzione di accettare lo stato delle cose com’è, faccia pure. ma, poniamo: avessi scritto io (direttamente qui, per esempio, introdotta da qualcuno: trovando chi apprezzasse il delirio) un testo come quello che discutiamo,
    chi l’avrebbe letto e difeso? è proprio la miseria delle idee e la mancanza d’animus e di anima che me lo rende sgradito. anche se viene da mancuso.

    Mi piace

  32. …luucy, disolitocosìnonsifà…lucy trallallalerollà 🙂
    brava lucy…e sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna, troverà sempre chi si lascerà ingannare.

    le cose facili sono per l’uomo di una difficoltà “metafisica”
    tanti baci
    la fu

    Mi piace

  33. cara Fu’, rispondo solo a te che mi hai interpellato personalmente, perché sto ancora a pezzi.
    sì, il gesuita di Mission è uno dei miei modelli.
    come dire, Mancuso scrive cose ragionevoli, ma io faccio il contrario.
    un abbraccio
    fabrizio

    Mi piace

  34. Essendo stato sollecitato, tengo a dire che non ho nessuna particolare opinione su questo articolo di Vito Mancuso. Condivido l’osservazione di Luminamenti. Penso, come Valter Binaghi, che Vito Mancuso abbia abbandonata la religione del Dio personale, e che quindi tutte le critiche che sono rivolte a lui considerandolo “cristiano” manchino il segno. Stento a immaginare un Principio ordinatore impersonale.

    Mi piace

  35. Com’è che si chiamano? “ananche”?
    mancuso ai tempi del nazionalsocialismo avrebbe anancheggiato a hitler.
    mancuso ai tempi della rivoluzione francese avrebbe anancheggiato i regnanti.
    mancuso ai tempi delle crociate avrebbe anancheggiato gli esportatori di fede.
    questo sono tempi tristi per cui anancheggia quello che c’è.
    la risposta alle tre domande sono tre secchi no di buon senso.
    le argomentazioni filosofiche sulla natura del mondo che si piega a novanta dinanzi al dio danaro (che è la chiave per capire questa parata selvaggia) sono cose da uomini che servono altri uomini più potenti.
    altro che destra e sinistra.

    Mi piace

  36. certe idee anancheggiano
    e un po’ ancheggiano
    davanti al padrone.
    io penso a cristo nel deserto,
    e un po’ mi basta.

    Mi piace

  37. gentile giulio
    lei non ha nessuna particolare opinione sui pensierini del signor vito però la pensa come luminamenti e valter ma considera l’autore di queste idee (in odore di massoneria pourmoi) non cristiano onde per cui le critiche espresse mancano il segno.
    però stenta ad immaginare un Principio ordinatore impersonale.
    io anche l’ho sollecitata ma lei (legittimamente) richiede agli altri rigore nelle rispote e nelle argomentazioni ma, altrettanto legittimamente, risponde solo parzialmente e risponde (legittimamente) solo a due entità 🙂
    non capisco, sono sconcertata 🙂
    ma prendo atto e porto a casa.
    aggiungo però una lieve provocazione: i panni sporchi si devono per forza lavare in famiglia?
    tanti baci
    la funambola

    Mi piace

  38. Funambola, mi domandi quale significato io attribuisca alla parola “necessità”. Io non attribuisco un significato particolare a questa parola. Nel suo articolo Vito Mancuso la usa nel suo corrente significato filosofico (corrente da un duemilacinquecento anni circa): “qualità di ciò che non può non essere o essere diverso da quello che è” (tolgo la definizione dal dizionario online di De Mauro).

    Se il resto di quel tuo intervento è rivolto a me, devo ammettere: non capisco quello che scrivi, quindi non ho niente da rispondere.

    Ora scrivi che io “considero l’autore di queste idee (…) non cristiano onde per cui le critiche espresse mancano il segno”. Ma io non ho scritto questo. Ho scritto: “Penso che … tutte le critiche che sono rivolte a [Mancuso] considerandolo ‘cristiano’ manchino il segno”.

    Ovvero, se nel criticare Mancuso io mi rivolgo a lui come se fosse cristiano, ho buone probabilità di fare critiche irrilevanti: perché lui cristiano non è. (A me succede spesso di essere attaccato come se fossi comunista – e quindi attribuendomi tutta una serie di convinzioni che secondo l’interlocutore sono tipiche dei comunisti – o come se fossi destroide – e quindi attribuendomi eccetera. Questo genera grande perdita di tempo).

    Se la battuta “i panni sporchi si devono per forza lavare in famiglia?” ha lo scopo di insinuare che io avrei voluto far intendere che solo da parte cristiana si può criticare Mancuso, o qualcosa del genere, be’: trovo l’insinuazione piuttosto sciocca. Chiunque può criticare Mancuso (criticarlo significa: prendere i suoi argomenti e smontarli), e un cristiano non è più titolato a criticarlo di un non cristiano. (Se ho interpretata bene la battuta – però, che fatica! dover addirittura interpretare le battute -, devo notare che mi attribuisci convinzioni che non ho. Se l’ho interpretata male, chiedo scusa e invito a non considerare quel che è scritto in questo capoverso).

    Mi piace

  39. A me il mondo così com’è continua a non piacere affatto.
    Ci vivo dentro soltanto nella speranza di poterlo cambiare, di potermi cambiare.
    Soltanto perché io non sono di questo mondo, ma ne sono, in Cristo, il principio di ri-generazione.
    E quindi la contestazione permanente di tutti i suoi assetti di potere: religiosi o politici che siano.

    Contraddire il potere è perciò un dovere: evviva Char, il Mattiniero, il vero Insorto.

    Karl Rahner, che sapeva pensare Dio e l’Uomo senza confonderli e senza separarli, sosteneva che il cristianesimo è in questo senso l’unica autentica rivoluzione permanente, che non potrà mai acquietarsi in nessuno Stato finale.

    Il resto è chiacchiera mondana.
    Che infatti piace molto al mondo.

    Resto incantato e torno a respirare ascoltando Giovanni, l’evangelista:

    “Non amate né il mondo, né le cose del mondo!
    Su uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui, perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!”(1Gv 2,15)

    Qui la cappa del mondo è saltata, e il nostro spirito evade.

    Marco Guzzi

    Mi piace

  40. Gentile Giulio,
    grazie per avermi risposto
    non capisco quello che scrive, o meglio, sento il suo intervento privo di empatia, quindi, non ho nulla da controbattere.
    Mi rimarrà la curiosità di sapere quello che lei pensa in merito ai pensierini, e ripeto, pensierini, del signor mancuso, che in quanto tali non necessitano di essere smontati.
    La miseria non abbisogna di essere svelata, appare in tutta la sua disarmante oscenità, ad occhi che sanno guardare.
    Dicevo…mi rimarrà la curiosità, giusto il tempo di riflettere sul significato che io, attribuisco, alla parola “necessità”, quindi, un nanosecondo.
    Un bacio
    la funambola

    Mi piace

  41. Qualche giudizio non argomentato del cane liquefatto Lamberti-Bocconi, che per fortuna le spara grosse senza fondamento e senza lira né potere: Mozzi è intelligente e freddo, sempre irreprensibile, si tiene distaccato; Mancuso boh, mi pare fanatico male, o è venduto, o si crede l’inquisitore Eymerich dei romanzi di Valerio Evangelisti; Guzzi è un bel grande; la Funambola è un amore impossibile…

    Mi piace

  42. senti anna che squarcio di luce ti dedico stasera
    di bronzo e fiamma
    stanotte il Nord
    così perfetto,
    prestabilito,
    inaccessibile all’affanno,
    sovranamente indifferente
    all’universdo e a me,
    il mio semplice spirito
    contagia di maestà
    finchè io prenda più vasti atteggiamenti
    e mi erga sul mio stelo
    a sprezzar tutto il mondo
    per smisurato orgoglio
    e qui,qui sullo smisurato orgoglio, ogni volta, ogni volta, ho un orgasmo e cioran, cioran le fa eco
    …ogni forma di silenzio è essenziale. quando lo si assapora, si conosce automaticamente una sorta di supremazia, una strana sovranità. è possibile che ciò che si designa con “interiorità” non sia nient’altro che un “attesa muta”. perciò, non c’è ” vita vera” o, semplicemente vita spirituale che non implichi la morte dell’immagine e della parola, la distruzione- nel più profondo dell’essere- di questo mondo e di tutti i mondi. l’esperienza mistica, al suo limite estremo, si identifica con la beatitudine di un supremo rifiuto
    ed io, ed io, sul supremo rifiuto ho un secondo orgasmo.
    che dire, sono una donna multiorgasmica, che poi fa tanto alla moda e al passo con i tempi 🙂
    ridacchio alla fine cara anna perchè fra la maria, fra la emili, fra il cioran, fra comfortably numb, sono proprio “beata”.
    grazie anna, ma l’amore è possibile, io lo so perchè l’ho provato e ne conservo indelebile memoria.
    tanti cari baci
    la funambola

    Mi piace

  43. Grazie! Molto bello. Comunque non intendevo certo che l’amore è impossibile, era un messaggio un po’ più personale… 😉

    Mi piace

  44. Mah, io ci ho pensato un po’, ci ho provato e francamente, coi miei molti limiti, senza mettermi la mutanda di ferro (intellettuale), mi vien da dire che il pensiero contro-intuitivo fine a se stesso ha stufato, che c’è nell’evidenza dei fatti sufficiente buonsenso per dire, come suggerisce Ansuini al 37, NO e basta.
    Il resto è malafede, o, al limite, depravazione. Fabrizio non sarà d’accordo ma io eviterei di sdoganare ulteriormente questo pensiero sadomasochistico.
    R

    Mi piace

  45. I casi sono due, Funambola:
    – o sei capace di “smontare” il discorso di Vito Mancuso,
    – o non ne sei capace.

    Se ne sei capace, fallo. Se non ne sei capace, non pensare di poter liquidare il discorso di Vito Mancuso con la parola “pensierini”.

    Più d’uno è intervenuto, in questa discussione, dichiarando di ritenere pericoloso il discorso di Vito Mancuso. Ora, se un discorso è pericoloso, va “smontato”. Va criticato, messo allo sbaraglio, buttato fuori gioco, reso inattendibile.

    Se passeggiando nel bosco incontro una vipera, sto bene attento: spio i suoi movimenti, cerco di capire come agirà, studio il modo di evitarla o addirittura – se è il caso – di ammazzarla. Se uno cercasse di risolvere il problema dicendo: “Vabbè, tanto è solo una biscia”, non potrei approvare.

    Mi piace

  46. Caro Giulio, pensa però che anche la cacca può essere pericolosa, e oltre che puzzare portare infezioni: eppure se la si vuole eliminare non si sta lì a smontarla, ma la si sotterra oppure si tira l’acqua.
    Io nel commento 15 riguardo al discorso sulla ragion di Stato del teologo di successo Mancuso ho dichiarato che non ho voglia di argomentare. Ora non capisco perché se a uno fa schifo la guerra deve per forza stare lì a dialogare con un altro che invece la avalla. Ritengo invece legittimo nonché sacrosanto, e non per ragion di Stato ma per ragione di coscienza, in certi casi dire NO e basta.
    Nel contesto del pessimo articolo di cui sopra, la frase “amare il mondo così com’è” suona di un’ipocrisia senza limiti. Dispiace doversi abbassare a semplificazioni così rozze, ma allora dico a Mancuso: vai a farti un giro nei paesi in guerra, mandami una bella cartolina e dopo vai a bere un caffè con Bush.

    Mi piace

  47. > Va criticato, messo allo sbaraglio, buttato fuori gioco, reso inattendibile.

    L’hanno già fatto in molti, anche se a te non pare né parrà mai. Non pretenderai che si continui a rigirarlo per raggiungere il tuo beneplacito.
    Ansuini mi ha fatto pure sentire abbastanza stupido, nel mio star tanto a dipanare.

    Mi piace

  48. credo che giulio abbia bisogno di un milione di baci o magari anche solo di uno, ma che sia un Bacio 🙂
    giulio ci sta provocando, forse, in un certo senso ha ragione: in questo mondo di merda occorre avvertire, dimostrare, argomentare, che la merda non è commestibile, che fa male, che porta malattie contagiose e financo alla morte.
    qualcuno l’ha anche inscatolata, e trasformata in opera d’arte, un genio di consapevolezza.
    i mancuso, congeniali al sistema di Potere passato presente e futuro non sono certo un’ eccezione!
    consola che qui e altrove ci siano molto riconoscitori di serpi che esclamano semplicemente ” attento, quella è una serpe ” punto.
    baci
    la funambola

    anna, tu non ci crederai, ma io avevo inteso 🙂

    Mi piace

  49. alcune postille in margine al discorso.
    Mancuso non ha abbandonato l’idea del Dio personale. sostiene, invece, che Dio non interviene direttamente nella storia, se non nella dimensione dello spirito. insomma, secondo lui, solo lo spirito, ossia il grado più alto dell’evoluzione, può consentire al mondo un salto di qualità.
    non è per questo, dunque, che Mancuso non può dirsi cristiano.
    il punto debole della sua teoria, a mio parere, è la risurrezione di Cristo: lui la considera solo dimostrativa del fatto che la logica del bene sottesa all’universo conduce alla vita. per il cristiano non è dimostrativa, ma fondante.
    il presente articolo mi ha sorpreso non poco, perché non ho mai visto Mancuso difendere posizioni conservatrici. anzi, semmai, si è sempre collocato su posizioni scomode rispetto all’autorità consolidata. se dovesse essere questo l’approdo del suo pensiero lo considererei un traguardo decisamente deludente. come ha scritto Marco Guzzi, il cristianesimo autentico è garanzia di rivoluzione permanente: Gesù si è messo contro tutti i poteri costituiti, al punto da rimanerne, almeno apparentemente, schiacciato. voglio sperare che l’articolo sull’imperio della forza sia una specie di incidente di percorso, anche se andrebbe analizzato dal punto di vista del principio impersonale con le sue imperfezioni inevitabili, di cui Mancuso parla nel suo ultimo libro. a mio parere, però, nessun principio impersonale può giustificare l’ingiustizia.
    saluti da un fabry in lenta ripresa.

    Mi piace

  50. Sono d’accordo con Mancuso che Dio non interviene nella Storia, se non nella dimensione dello spirito, ma lo spirito è quella cosa che interviene nella vita umana, quando si decide di abbandonare la necessità, che è Psiche. Psiche è destino, mentre lo Spirito si oppone al destino. Lo Spirito è ciò che non rende più schiavi di Psiche, lo dice Paolo. Invece Mancuso mescola arbitrariamente psiche, spirito, Dio, facendo una gran confusione.

    Mi piace

  51. caro fabrizio,
    ti auguro di guarire presto, e ti accarezzo con parole
    ” perchè con tanta economia si spende la gioia e si ritarda il paradiso,perchè il diluvio ci è servito in tazze, più non indago”.
    molti baci
    la funambola

    Mi piace

  52. “Chi accetta realisticamente una trasformazione che è regresso e degradazione, vuol dire che non ama chi subisce tale regresso e tale degradazione, cioè gli uomini in carne ed ossa che lo circondano. Chi invece protesta con tutta la sua forza, anche sentimentale, contro il regresso e la degradazione, vuol dire che ama quegli uomini in carne ed ossa” (dalle “Lettere Luterane” di Pier Paolo Pasolini)

    Mi piace

  53. oh sì giorgio, io amo gli uomini in carne ed ossa (chi ha orecchio per intendere in tenda, gli altri…vabbè, era così, per ridere no! tanti baci) :))))
    la fu

    Mi piace

  54. Lambertibocconi scrive: “Caro Giulio, pensa però che anche la cacca può essere pericolosa, e oltre che puzzare portare infezioni: eppure se la si vuole eliminare non si sta lì a smontarla, ma la si sotterra oppure si tira l’acqua”. Certo: se “la si vuole eliminare” si fa come tu dici. Ma se invece, ad esempio, la si vuole usare come concime o per la produzione di metano, si fa altrimenti (ed è necessario “smontarla”, ovvero capire cos’è, come è fatta ecc.).

    La Funambola scrive: “giulio ci sta provocando, forse, in un certo senso ha ragione: in questo mondo di merda occorre avvertire, dimostrare, argomentare, che la merda non è commestibile, che fa male, che porta malattie contagiose e financo alla morte”. Soprattutto se si è convinti – come da alcuni commenti mi pare traspaia – che in questo mondo molti si nutrano volentieri di merda, e sono quindi in pericolo di vita.

    Faccio notare le due parole usate da Lambertibocconi e La Funambola per giudicare l’intervento di Mancuso: “cacca” e “merda”. Se io dicessi che i vostri interventi sono “cacca” e “merda”, vi piacerebbe? Sareste disponibili a non dire di Mancuso ciò che non vi piacerebbe fosse detto di voi?

    Fabrizio Centofanti scrive: “non ho mai visto Mancuso difendere posizioni conservatrici. anzi, semmai, si è sempre collocato su posizioni scomode rispetto all’autorità consolidata”. Qui Fabrizio dà per scontato che sia cambiato qualcosa in Mancuso, rimanendo identica l’autorità consolidata. E se fosse il contrario? Se Mancuso fosse rimasto identico, e fosse cambiato qualcosa nell’autorità consolidata?

    Mi piace

  55. Forse, per analizzare questo articolo, basterebbe rifarsi al concetto giuridico di “stato di eccezione”, già da molti filosofi indagato (e dal molti anni, in italia, ben sviluppato da Agamben): è lo stato di eccezione che garantisce quella che sbrigativamente potremmo chiamare “necessità” di stato, di ordine, di governabilità, ecc. Ma lo stato di eccezione si scarica con violenza sulla nuda vita o, meglio, sulla vita “uccidibile e insacrificabile”, vale a dire su di una vita che esce sia dall’ambito e dalla giurisdizione religiosa che del diritto profano… è la condizione del “campo di concentramento” analizzata sempre da Agamben, e che subdolamente e in maniera più soft, ma non meno decisa, sta diventando il paradigma politico dell’occidente.

    andrea ponso

    Mi piace

  56. e ancora bravo andrea.
    e poi sarebbe necessario “significare” la parola “urgenza”.
    viviamo in un perenne clima di urgenza!
    cominciare magari a farsi due domande?
    e poi
    non fare (dire) agli altri quello che non vorresti fotte fatto (detto) a te.
    ma se qualcuno mi dicesse che i miei pensieri sono merda, qualcuno che non è avvezzo a fare di tutta l’erba un fascio 🙂 magari ci rimarrei di merda e magari indagherei nel mio pensiero e magari…
    mai porre limiti alla divina provvidenza, mai perdere la “fede” mai però sottovalutare il “giuda” che è dentro ciscuno di noi.
    caro giulio, pace e bene e baci.
    la funambola

    Mi piace

  57. Comprendo che non tutti possono udire i rintocchi di ananke, mentre i più incontrano nella vita le sue tre figlie, e non possono sfuggire alla più piccola, e forse per questo la necessitas si invoca in faccende mortifere.
    E la morte, suprema necessitas, è effettivamente toccata da due delle tre questioni poste da Mancuso. La morte, che ripugna a tutti gli esseri senzienti, mica solo ai ragionevoli.

    Tre quaestiones che Mancuso determina utilizzando il medesimo dispositivo di argomentazione.

    Intanto, riguardano i tre quesiti una materia omogenea? Secondo Mancuso sì, sono tutti e tre fattispecie di ragion di stato vs. giudizio personale, etica delle responsabilità vs. etica delle convinzioni (notiamo en passant che invocare la necessità di una qualsiasi ragion di stato nel terzo caso è, a detta di molti commentatori, una forzatura. È proprio la mancanza di una stringente ragion di stato, e quindi dell’interesse della collettività, la mancanza dei requisiti di urgenza, che ha suscitato dibattito e critiche).

    L’invocazione ad ananke (“ferreo meccanismo che pone l’individuo al cospetto di forze più grandi, e anche più importanti, di lui”) presso i nostri “padri” greci e latini non comprendeva la giustificazione ex-post di atti di governo. Anzi, i “padri” concordavano sul carattere stipulatorio dell’organismo statale e delle decisioni di comando. È qui la radice della forme collegiali (e assembleari e poi parlamentari) di esercizio del potere. Quindi richiamare ananke nel commento su atti di governo è un’evocazione del sapore tardo romantico, hegeliano, della teoria politica, piuttosto che avere il senso di ricondurre la discussione alle fonti della legittimità del potere. Insomma, mi pare che Mancuso “avverta l’impero” di un’ananke idealistica, l’ananke del divenire storico, e poi faccia un po’ di confusione tra questa nozione e quella antica, mitologico-tragica. Sono due cose diverse, che circoscrivono, mi pare, ambiti discorsivi (e teorici, e morali) diversi.

    La determinazione della prima quaestio è piuttosto sconcertante. Dire “Giovanni Paolo II non l’avrebbe fatto?” non è altro che enunciare un’ipotesi controfattuale inverificabile, essendo il soggetto dell’enunciato già passato dal regno della necessità a quello della libertà.

    La seconda questione si arresta (e non potrebbe essere altrimenti) alla presa d’atto che non esiste oggi un sistema codificato di diritto internazionale, vale a dire un insieme armonizzato di norme e prescrizioni che regolino i rapporti degli stati e lo status dei cittadini in ordinamenti esteri. Basterebbe ricordare per esempio l’obbligo per il turista italiano al permesso di soggiorno negli Stati Uniti, che è la concessione assolutamente discrezionale dell’ingresso temporaneo nel paese da parte dell’autorità sovrana. Dire quindi che “Ciò che comanda nel mondo non è il diritto astrattamente inteso, ma è il diritto legato alla forza di chi detiene il potere” discende logicamente da questa presa d’atto, ma ciò non significa che tutto debba risolversi in una faccenda di forza bruta. Alla base della dichiarazione di non doversi a procedere contro Lozano vi è certamente un oggettivo “difetto di giurisdizione”, ma la Corte poteva e doveva dichiarare il “luogo a procedere” anche in assenza di precisa legislazione (che non può non essere sempre “incompleta”), in base al principio che un paese sovrano mette in atto tutti i meccanismi disponibili di tutela di suoi cittadini (tanto più quelli impegnati in missione).

    Il terzo punto è quello che ha fatto passare Mancuso come una specie di servo del potere. Certo, parlare dell’intuito “di un semplice cittadino” in relazione al decreto della norma blocca-processi fa un po’ ridere. Qui il discorso si può rovesciare: non di “logica di una forza maggiore si tratta” , semmai di una “logica” di debolezza maggiore. E allora cosa significa “servire il proprio paese”? Può l’Italia essere governata “con la massima serietà possibile” partendo da queste forzature legislative? Accettarle perché “la paurosa attualità” incombe sull’Italia? Non è una posizione argomentata, è la giustificazione di una decisione assolutamente arbitraria con la retorica de “l’ora è grave”, “l’emergenza (non più tanto) democratica” ecc. E questo, in un paese dove lo spazio del discorso pubblico è condizionato da un assetto dell’informazione che non ha uguali nei paesi di tradizione occidentale. (E non è anche questa “un’emergenza”?)

    Si potrebbero toccare molti temi. Mi pare che Mancuso, in generale, abbia un’idea un po’ caricaturale delle posizioni di “destra” e di “sinistra”. Che poi “destra” e “sinistra” siano categorie politiche che spieghino molto poco la natura dei conflitti attuali, e che anzi contribuiscano a occultarla, è un altro discorso ancora.

    Mi piace

  58. Caro Giulio: a parte che io non ho detto “Vito Mancuso, i tuoi pensieri sono merda”; a parte che penso al 90% Mister Teologo Alla Moda non legga LPELS; a parte che sono davvero convinta che giustificare onori a un superpotente guerrafondaio con la ragion di Stato sia merda in sé, indifferentemente da chi lo dica; la domanda è: ma come mai parti dando per scontato che “non mi piacerebbe” che qualcuno giudicasse merda le mie idee? Non sono così suscettibile! Io dico quello che mi pare e lascio che gli altri dicano quello che pare a loro. I veri problemi sono altri, quelli attinenti a violenza e prevaricazione. La bacchettata pedagogica del “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, soprattutto in questo contesto di parole – dove fra l’altro l’autore dell’articolo non si è degnato mezza volta di intervenire – mi sembra un’astrazione.
    Poi, sono andata a rivedere sul tuo blog un post del 17 giugno intitolato “La merda”, interessante articolo a tua firma, credo, apparso su diversi quotidiani del Veneto. Commentavi il matrimonio in chiesa fra Briatore e la Gregoraci, di cui avevi letto sulla Gazzetta dello Sport, e dicevi:

    “… di fronte a quelle due pagine della Gazzetta dello Sport, non ho saputo trattenere un pensiero. Ho pensato: «Qui, nel modo più esplicito e palese possibile, la Chiesa ha benedetto la merda». «E chi merda benedice», ho pensato, «merda diventa».
    Fabrizio De André cantava, nella canzone Via del Campo: «Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior». Sarei ben felice se da questa merda che mi appare essere il matrimonio in Chiesa di Flavio Briatore e di Elisabetta Gregoraci nascessero dei bellissimi, e umilissimi, e commoventi fiori. Però, e mi perdoni Fabrizio De André dal luogo imperscrutabile nel quale oggi io immagino e spero che egli sia, faccio fatica a mettermi in questa disposizione.
    Questa è una faccenda di uomini. Ad Antonio Mattiazzo, mio Vescovo (abito a Padova) non posso, da credente qual sono, non proporre una domanda: se in ciò che ho pensato – ossia che nel matrimonio in chiesa di Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci la Chiesa ha benedetta la merda – vi è un errore: qual è l’errore?”

    Anch’io mi domando: qual è l’errore? Oppure, in milanese: e alura?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.