Molokh

di Angelo Petrelli

1.

– sei ipotesi di un male maggiore,
più grande, sei qualcosa di morto, e devi
essere felice, credo, per esprimere, visto che sorridi,
e devi fottere il più possibile, potendo;
tu che sei lo spettro, l’idea malata di te, questo
che mi spinge e riprende: il tuo volto come mi piace
dipingere – ed io invece che sono luce, anche se in forma
dimessa; sono l’epico dramma di un sogno,
l’eroe di quanti costretti a vagare cadono per candore,
tesi nella profonda neve, così sommersi;

11.

e se ci pensi non è questo il tuo suono, o è la stessa cosa
per il verbo, la bucolica d’agosto resa gentile nel botto
che risolve la scena: l’unico verbo d’estate, ripeto,
tra tutte le lingue che battono il tamburo,
il grande stile di un racconto solare; questo nero di latta,
con le sue lucciole appartate e i fantasmi e il bosco lunare
profondo, preciso, ripreso nel viaggio, nel fiume del mio sogno
tra i riflessi d’argento e la cascata macchinosa

il tuo corpo esile e la sua ombra che interferisce:

31.

e così, dov’è l’abisso delle cose più lievi?

sotto l’enorme cadavere della tua mano
che mai vorrà dire l’opera nel suo pronunciamento
di fasi e preghiere? E nella nube del sorgere
queste litanie costrutte, o le altre minime vocazioni
che non dimentico/che tra il vago e il folto – si dicono –
passione: che sono foreste di pensieri, sistemi di beltà,
o sono pretesto? – e cosa sei del vero, dimmi –
forma dunque del forse o del certo?

[L’anancasma che si chiama vita]
a.z.

32.

il mondo||non affamato di cose sottili,
mi dici – come la mente – magma di barocchi
labirinti/edifici, ma senza rivoluzioni;
– o sei un evento di labirinti più semplici –
di rivolte per pane/pattume o cuore/letame,
bruciato sei ai campi del grano il colore
di fumo, l’apparenza più fitta di cielo:

43.

basti pensare alla nebbia
alla pietra che cede a poco
al bianco disco solare

si perde avanzando
ci viene vicino – e giusto
riprende per gioco la forma
di un fiore, malgrado alla pronuncia
balbetti: color rosa – petalo o
cremisi pallido o altro
+ rosa + rosa /colore vieni in contro
lasciati andare, siediti in me

(con papaveri e profumi
con stilemi d’emozioni
– sei questa luna in linee difficili
si perde, si perde, è più difficile
ora che avanza – ora tra i campi
in piene/in questo/in rosso)

56.

poi ritrovo il mio mezzo morto che non sta a galla
il pupazzo di quello che vorrei dirti, che non ricordo
come è fatto, nemmeno incrociandolo tra le mani
in un rigor mortis di dita/ di ambizioni e revisioni
sulla linea di questo palmo – insomma – a volte
lo metto da parte ma anche senza abituarmi al tatto
giusto l’emozione del silenzio – a volte càpita –
così come si chiama tremenda: la dannazione e pure volerla

63.

ricordi – parlavamo di quel sole annegato
dei vuoti occhi del pesce, della polvere
da sparo, di quell’astro che mi sono goduto
la tua mezza luna emersa dall’acqua tenue
quella sera di fuochi che non posso sognare

– ed ora, che non c’è più il mare e il problema
non sussiste, ma è altro, invece, è non avere
più pioggia che cade, qualcosa in cui credere
del cielo, – o almeno – il pallido grano vederlo
delirare attonito, ancora, nella massa dell’onda

– se non si muove, credo sia morto, lascialo
stare, al caso, è niente – è questo – ma se tace
sii felice, perché è altrettanto gentile quanto freddo
da non farci pesare la sua conclusione di speranze
fallite e ragioni d’esistere – è questo del mondo –

un silenzio fortunoso, un dilemma – tienilo a mente

3 pensieri su “Molokh

  1. Una fedeltà di anni a un’ipotesi di scrittura che va definendosi in modo sempre più consapevole e maturo, tra progressiva rarefazione della cornice concettuale e libero, polisemico gioco di immagini che cercano di orientare la voce intorno ai margini di “innaturali” epifanie del quotidiano.

    Prima o poi ci farai leggere l’opera nella sua interezza, spero.

    Comunque, ti faccio i miei complimenti: piaciuto veramente molto.

    fm

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  2. Ciao f,
    mi sa proprio che per una questione editoriale non potrò farvi leggere l’opera nella sua interezza, o almeno, chiunque può semplicemente acquistando il libro leggere l’opera nella sua interezza: Molokh – Pequod 2008, Rive, 112p. Prefazione di Massimo Sannelli postfazione di Marco Caloro.

    Scusatemi per la pubblicità poco occulta, ma era necessaria una precisazione all’amico interessato.

    Grazie ancora per le belle parole.
    ap

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  3. Ti ringrazio, Angelo.

    “Sentivo”, in qualche modo, di essermi perso qualche “passaggio”, dal momento che i primi testi dell’opera che avevo letto risalgono a due o tre anni fa.
    Buono a sapersi, comunque, cercherò di procurarmi il libro al più presto. Il mio “… poi ci farai leggere l’opera nella sua interezza” era solo l’augurio a che tu pubblicassi il libro. Che già c’è, per fortuna.

    A presto, dunque.

    fm

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