Media

Nell’aeroporto c’è un ordine perfetto: il picchetto dei soldati schierati in due file, una di fronte all’altra, i fotografi costretti ad ammassarsi contro la recinzione di metallo, il corteo del presidente e la sua bella moglie con gli occhiali da sole, il tailleur chiaro, aderente al punto giusto. Gli sguardi sorridono, la visita è finita, l’accordo è totale. Tutto è perfetto nell’aeroporto battuto dal sole estivo, con la brezza che rende più piacevole la vista della bella moglie che si passa una mano fra i capelli, mentre gli tutti gli occhi sono su di lei, perché se il presidente fa il vuoto al tavolo dei grandi, appena si sguscia dalle formalità ecco che appare il suo corpo sinuoso, gli sguardi celati dalle lenti scure, le gambe affusolate che sembrano obbedire a leggi misteriose nei loro movimenti seducenti. Tic toc, tic toc, il rumore dei tacchi ha una strana eco nello spazio aperto dell’aeroporto perfetto, col picchetto immobile che cola sudore per le divise ancora fuori stagione. Tic toc, tic toc fanno i tacchi, mentre un altro rumore esplode all’improvviso, e cancella ogni fonte sonora concorrente, non solo i tacchi della donna, ma anche i motori dell’aereo che si scaldano, la ressa dei fotografi in cerca di prospettive più invitanti, il vociare della gente, al di là del recinto del piazzale, per salutare il presidente o la bella moglie al top della sua forma. Il soldato Elisheva si volta di scatto, vede il cervello del soldato Yaacov schizzare dal cranio spappolato, per finire poi in frammenti minuscoli sull’asfalto grigio del piazzale. Il corpo del soldato Yaacov si accascia senza un grido in una pozza di sangue rosso scuro. Il soldato Elisheva ha un mancamento, sta per cadere all’indietro, ma due braccia la sorreggono, e l’urlo del soldato Rah’el scuote il piazzale, il presidente, la bella moglie che si guarda intorno sempre più atterrita, cercando una spiegazione dovuta, sì, dovuta, dello spiacevole incidente. Il soldato Yaacov si è sparato, sussurra una voce che fa subito il giro del piazzale, trasformando l’aeroporto perfetto in cicaleccio di turisti e giornalisti. Ma il corteo del presidente spinge lui e sua moglie verso l’aereo dai motori accesi, in un coro di non è niente, è tutto sotto controllo. L’uomo e la donna appaiono finalmente rinfrancati, lei ripassa la mano fra i capelli: è riuscita, nonostante tutto, a non perdere il piacere di una passerella prestigiosa, in una impareggiabile giornata d’inizio estate.

9 pensieri su “Media

  1. La prossima volta il soldato Yacov si alzerà in piedi e comincerà a canticchiare IT’S ALRIGHT MA, I AM ONLY BLEEDING. Non sempre la televisione è perfetta.

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  2. grazie, amici: mi colpisce sempre lo scarto tra l’immagine (media, gossip etc.) e la realtà. il mio sogno è che la realtà si ribelli e spodesti l’immagine. una delle utopie che danno il coraggio di vivere.
    un abbraccio
    fabry

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  3. Fabrizio, è dura che la realtà spodesti l’immagine: la realtà è troppo complessa da accettare e l’immagine è funzionale.

    Blackjack.

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  4. Poche asciutte parole. Immagini scarne, lineari, pulite. E il senso della vita e della morte ci piomba addosso repentino e implacabile. Alcune vite, alcuni esseri umani, finanche i loro piccoli gesti, contano moltissimo. Altre vite, altre morti, i loro significati, non pesano nemmeno tre parole: “non è nulla”.

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