The future, il futuro, l’avenir

di Loris Pattuelli

Molti sono i giornali buoni per incartare il pesce e l’insalata, ben poche le musiche capaci di sbollire la rabbia o di anestetizzare le piccole e grandi rogne della vita quotidiana. Sto dicendo una fesseria, lo so, ma in un qualche modo questo post dovevo pur incominciare, non è vero? In caso di bisogno, ecco un paio di buoni consigli da tenere a mente.

Il primo pezzo è l’allegretto che apre la sinfonietta di Janaceck, oppure rock and a hard place dei Rolling Stones, oppure like a hurricane di Neil Young, oppure il canone di Pachelbel diretto da Karajan, oppure the future di Leonard Cohen. Proprio di quest’ultimo vorrei parlare oggi. E’ una mia passione, direi quasi un pretesto per fare un bel giro dietro l’uscio di casa. Ma partiamo dall’inizio, sempre che di un qualche inizio ci sia ancora bisogno. E’ mia opinione che il mondo non si divida soltanto in prima e dopo Cristo, ma anche in prima e dopo il futuro. Ricordi il no future del punk? Uragano più squassante neanche poteva essere immaginato. In una dozzina di primavere siamo passati dai sogni dei Beatles agli incubi dei Sex Pistols e, per quanto si possano amare le doppie e triple capriole, credo che le ammaccature siano ancora tutte lì in mostra. La canzone di Leonard Cohen parla proprio di questo e lo fa prendendoci a cazzotti, a ceffoni, a calci nello stomaco, e lo fa in un modo che mi ricorda tanto Il secondo avvento di William Butler Yeats. “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù”. Ricordi il sermoncino? Questa qui è grossa come una ciambella e non sta andando proprio da nessuna parte. A me pare una specie di aspirina devoluzionista o, se si preferisce, di ovomaltina alla Hellzapoppin’. The future di Leonard Cohen, diciamolo subito, è una canzone proprio speciale, e a me fa venire in mente Omero che danza in strada con i bambini e con gli elementi primordiali. Astri e disastri, viscere e farfalle finalmente vasi comunicanti, finalmente liberi di stonare la più bella gloria in excelsis deo di questo primo mezzo secolo di rock’n’roll. La canzone comincia con l’organo (acqua), poi arriva la batteria (terra), poi la chitarra (fuoco), e infine il coro (aria). Dentro a questo stupefacente liquido amniotico sfreccia la voce (sempre più bella, sempre più ordinaria) di Leonard Cohen e a me ricorda un cielo pieno di nuvole e di belle promesse, e poi anche un mare agitato dai fulmini, dalle sirene e dalle stelle filanti. Stop. Meglio adesso darci un taglio e andare verso una qualche forma di conclusione. Ho qui sotto al naso il testo in inglese e, secondo me, funziona soltanto con la musica e funzionano poco anche le traduzioni in italiano e francese che tra poco getterò nel cestino della carta straccia. Spero che questa versione trilingue possa accompagnare decentemente questi due video: il primo è una copia del disco ufficiale, il secondo è un live da guardare e riguardare. Difficile dire quale sia il più bello. Quasi quasi adesso provo a suonarli insieme, e poi, se mi rimane la voglia, vado anche a vedere di nascosto l’effetto che fa. Buon divertimento a tutti.

Ridatemi la mia notte spezzata,
la mia camera degli specchi,
la mia vita segreta.
Siamo soli qui
e non c’è nessuno da torturare.
Give me absolute control
over every living soul
and lie beside me, baby,
that’s an order!
Donnez moi du crack
et baisons par-derrière,
prenez l’unique arbre qui reste
et enfoncez-le dans le trou
de votre culture.
Give me back the Berlin Wall,
give me Stalin and St Paul.
I’ve seen the future, brother:
it is murder.
Le cose scappano,
scappano da tutte le parti.
Non ci sarà più niente,
niente che si possa misurare.
The blizzard,
the blizzard of the world
has crossed the threshold
and it has overturned
the order of the soul.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Voi non mi conoscete proprio,
non mi conoscerete mai,
non mi avete mai conosciuto.

Io sono il piccolo ebreo
che ha scritto La Bibbia.
I’ve seen the nations rise and fall,
i’ve heard their stories,
heard them all,
b ut love’s the only engine to survival.
A votre serviteur ici présent
on a conseillé
de le dire clairement, froidement :
c’est fini,
ca n’ira plus loin.
And now the wheels of heaven stop,
you feel the devil’s riding crop.
Get ready for the future:
it is murder.
Le cose scappano,
scappano da tutte le parti.
Non ci sarà più niente,
niente che si possa misurare.
The blizzard,
the blizzard of the world
has crossed the threshold
and it has overturned
the order of the soul.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Il vecchio codice occidentale
sarà spezzato,
la tua vita privata esploderà,
ci saranno fantasmi,
ci saranno fuochi sulla strada.
E l’uomo bianco balla.
You’ll see a woman
hanging upside down,
her features covered
by her fallen gown.
And all the lousy little poets
coming round,
tryin’ to sound like Charlie Manson.
And the white man dancin’.
Rendez-moi le Mur de Berlin,
rendez-moi Staline et Saint Paul.
Donnez moi le Christ,
ou donnez moi Hiroshima.
Destroy another fetus now,
we don’t like children anyhow.
I’ve seen the future, baby:
it is murder.
Le cose scappano,
scappano da tutte le parti.
Non ci sarà più niente,
niente che si possa misurare.
The blizzard,
the blizzard of the world
has crossed the threshold
and it has overturned
the order of the soul.
Quand ils disaient Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Quand ils disaien Repentance,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.
Quand ils disaient Repentande,
je me demande ce qu’ils voulaient dire.

13 pensieri su “The future, il futuro, l’avenir

  1. Mauro, questo post è una vera e propria boccata d’aria fresca per me che *ADORO* Leonard Cohen! (gli ho dedicato anche una rubrica sul mio blog).
    Sì, è vero, le traduzioni non è che non funzionino, è che le poesie in musica di Cohen sono deflagranti per via degli ingredienti originali: la musica, le parole, la sua voce.

    “There’ll be the breaking of the ancient
    western code
    Your private life will suddenly explode
    There’ll be phantoms
    There’ll be fires on the road
    and the white man dancing
    You’ll see a woman
    hanging upside down
    her features covered by her fallen gown
    and all the lousy little poets
    coming round
    tryin’ to sound like Charlie Manson
    and the white man dancin’ ”

    Secondo me qui siamo al genio puro. Da brividi. Lungimirante, come tutti coloro (poeti, scrittori, musicisti, artisti in generale) che, con sensibilità e talento, sono e sono stati testimoni del proprio tempo.
    Come si può tradurre un brano del genere? Io alzo le mani, malgrado traduca di professione. Non me la sento, so già in partenza che perderei qualcosa.
    Cohen è magnifico, imprescindibile.
    E io rilancio:

    “Nothing left to do
    when you know that you’ve been taken.
    Nothing left to do
    when you’re begging for a crumb
    Nothing left to do
    when you’ve got to go on waiting
    waiting for the miracle to come. ”

    Grazie per questo meraviglioso post, Mauro!

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  2. Per la precisione, e mi scuso con l’autore:
    Grazie a Loris Pattuelli (GRAZIE!) e grazie a Mauro per averlo pubblicato.
    Abbracci accaldatissimi a entrambi (qui a Roma si muore…)

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  3. Ogni mattina
    è una giornata intera
    che riceviamo dalle mani di Dio.
    Dio ci dà una giornata intera
    da lui stesso preparata per noi.
    Non vi è nulla di troppo
    e nulla di “non abbastanza”,
    nulla di indifferente
    e nulla di inutile.

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  4. Ci ho provato anch’io a tradurre “The Future”, lirica e musica senza confronto. Mi sono fermato esattamente qui:

    the blizzard of the world
    has crossed the threshold
    and it has overturned
    the order of the soul

    “il vento del deserto che soffia sul mondo intero ha varcato la soglia, e ha rovesciato l’ordine dell’anima”. Ma questo è tradurre le singole parole, non è tradurre i versi. Poi c’è questa immagine fulminante.

    You’ll see a woman
    hanging upside down
    her features covered by her fallen gown
    and all the lousy little poets
    coming round
    tryin’ to sound like Charlie Manson
    and the white man dancin’

    la donna appesa a testa in giù è, credo, il cadavere di Claretta Petacci a Piazza Loreto. E poi, i “lousy little poets”? Poetastri, poeti pidocchiosi, servi del potere, si avvicinano, si riuniscono, tentano di parlare come Charlie Manson. Charlie Manson (tutt’ora vivo e “poetante”) non è molto conosciuto in Italia (è il massacratore di Sharon Tate) ma nel mondo anglosassone è una vera e propria “icona” popolare (si può dire)?
    Complimenti a Loris Pattuelli per il tentativo.

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  5. Ecco ho visto il post e sapevo che gaja nei commenti c’era… segugia! anche a Milano si muore che ti credi, di essere privilegiata? ;D ;(((((

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  6. Ah, ho dimenticato di dire che “the breaking of the ancient
    western code”, la rottura dell’antico codice occidentale, è, quasi sicuramente, un omaggio a Northrop Frye (canadese come Cohen) e al testo “The Great Code: The Bible and Literature”, uscito nel 1982 (in Italia nel 1986, Il grande codice, Einaudi). Ah, come mi manca un sito italiano sulla letteratura canadese.

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  7. Grazie a Roberto Plevano per le preziose informazioni. Anch’io,sai, con quel BLIZZARD OF THE WORLD ho perso quasi il lume della ragione. E lasciamo stare quei lousy litle poets, quei poetastri che tentano di parlare come Charlie Manson… Anche per quanto riguarda la donna appesa a testa in giù abbiamo pensato la stessa cosa, ma credo abbiamo fatto anche un bel buco nell’acqua. Quante donne appese a testa in giù in Bosnia o in Vietnam o in qualsiasi altra guerra del secolo scorso?
    Cara Gaja, anche qua in Romagna fa caldo, molto caldo. Quasi quasi me ne torno in spiaggia.

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  8. Sì, io penso che la donna appesa a testa in giù abbia un valore fortemente simbolico, che non sia identificabile con nessuna “figura femminile” in particolare. Come i “lousy little poets”, sorta di sciacalli della poesia, o anche “solo” della parola.
    Il fatto è che la musicopoesia (passatemi il neologismo) di Cohen è troppo legata al verso inglese perché la traduzione non la privi di qualcosa.
    Caro Loris, però non si fa così: questo significa rigirarmi il coltello nella piaga!!! (ah, il mare, il mare…)

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  9. Ma io sto qui accanto al computer, non scappo mica. Sono già rosso come un peperone e per oggi basta sole.

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  10. Eh, Loris, a chi lo dici… io son qui che traduco…
    bianca come un… no, niente da fare, non c’è un aggettivo per descrivere la mia bianchezza!

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