FESTA D’INIZIO ESTATE

(Dalle impronte dei bambini rom a Emanuela Orlandi, dal Partito Democratico alle ricerche in rete)

Ho tante cose da dire in questi giorni di prima estate che non riesco a mettere bene a fuoco l’orizzonte dei miei pensieri. Ne succedono di cotte e solo di cotte mi pare. O meglio anche di crude ma sono così crude che diventano indigeste, così parto dalle cose crude giusto per mandarvi forzatamente di corpo prima.

Prima che accada davvero ciò che il ministro dell’interno ha ipotizzato per i minori di etnia rom io vi chiedo di alzarvi in piedi e piantare una bandiera che definisce un limite: il limite della decenza, del diritto, del buon senso, del rispetto, anche il limite della fede religiosa per chi la possiede. Immaginate di avere un figlio di tre anni e mezzo, immaginate di essere parte di un’etnia diversa da quella dominante nel vostro luogo di residenza, immaginate che un gruppetto di tre persone bussino alla vostra porta (un impiegato dei servizi sociali, un carabiniere e una infermiera della croce rossa) e vi chiedano, seppur cortesemente, di condurre a loro il vostro pargolo, poi immaginate che i rappresentanti dello stato di cui sopra tengano per mano il bambino e spingano la sue cinque dita paffutelle verso la spugnetta d’inchiostro, immaginate quella mano stampata su un foglio con sopra le sue generalità, la sua fotina quadrata con la faccia stupita, mica sorridente, immaginate che in questo modo, soltanto vostro figlio e non il figlio dei vostri vicini venga trattato, immaginate solo per un istante se possa mai esserci un rapporto tra voi e lo stato che vi fa questo regalo. Ora passiamo alle cotte, cioè a quelle vecchie storie italiane passate e ripassate in padella, la solita minestra riscaldata utile a ricordare il zozzo di questa italia pallonara e basta (se fosse pallonara e qualcos’altro di buono sarebbe bellissimo). Emanuela Orlandi è scomparsa a quindici anni, dico quindici anni, ripeto quindici anni, a Roma il 22 giugno del 1983 (casualità che la vicenda torni sotto i riflettori negli stessi giorni di 25 anni dopo? È una mia follia o stiamo parlando quasi di anniversario d’argento?) Perché ci tocca così tanto il non sapere che fine ha fatto quella ragazzina romana? Ci tocca perché questa vicenda è parte integrante e melmosa di questo paese pieno di voragini. Con tutto il rispetto che ho per i miei tanti amici sacerdoti, mi chiedo come si fa a rifiutare sepoltura in una chiesa ad Alcide De Gasperi e cinquant’anni dopo consentire la sepoltura del capo della banda della magliana in quella stessa chiesa? Collego i due fatti per pura associazione mediatica dato che ad oggi ogni giornale, televisione, radio accostano le due vicende di cui sopra. Comunque sia citando un mio datato post sempre in questo spazio, vi esorto ancora una volta a dare una risposta, ad ipotizzarla almeno. Ne va della vostra credibilità, della vostra moralità, non avere risposte è giustificabile, non cercarle è insano. Una terza traccia di quelle cotte, di quelle che fanno un po’ male al cuore, perché personali, riguarda una vicenda piccolissima che mi è accaduta poche ore fa in centro a Macerata. Faceva caldo e cercando un po’ di refrigerio serale ho fatto una passeggiata in centro e dopo il caffè, guidato dalla confusione e dalla discesa di piaggia della torre sono andato a curiosare alla festa cittadina del Pd (Partito Democratico). Ora il sottoscritto, non per vanto ma per darvi una capacità maggiore di comprendere, è stato, per tutto il corso degli anni novanta (insomma dai miei 19 anni fino ai miei 29) attivista, dirigente regionale e nazionale della struttura giovanile di un partito che aveva sede in via delle botteghe oscure a Roma. Con questo carico di passato sulle spalle mi sono quindi avvicinato al cuore della festa che non si chiama già più festa dell’Unità, ma alla quale, in questi giorni, hanno partecipato l’80% di quelli che alla festa dell’Unità di Macerata partecipavano da decenni. Pensavo di trovare qualche tavolata di persone a mangiare, magari qualche banchetto di libri, qualche dibattito (insomma erano le dieci di sera). Pensavo di poter scambiare due parole con qualcuno sulle elezioni perse dal Pd, sulle differenze all’interno del partito, ma tutte queste cose che cercavo c’erano state durante i due giorni precedenti; passi la svista soggettiva, almeno però speravo che sul palco si esibisse un gruppetto di giovani incazzati o demenzialmente irriverenti, oppure magari un cantautore sfigato locale. Ero disposto persino a sedermi per ascoltare l’ennesima cover band dei Nomadi ma invece con una certa aria sbigottita, confermatami da lì a poco dallo sguardo della mia ragazza, ho trovato sul palco della festa del Partito Democratico un gruppo di musicisti circondati da luci azzurre e fumi profumati che cantavano, accompagnati dalle note latino americane (fosse stato almeno un liscio!), esattamente questi versi: – Ciappa la gallina, ciappa la gallina, ciappa la gallina coccodè. – Voi capite che per uno cresciuto nel mito della questione morale di Berlinguer, per uno che conserva negli occhi il ricordo della bandiera stracciata e rossa dei comunardi parigini del 1871 esposta all’ingresso del bottegone, per uno che ha cercato di parlare di politica sotto la Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio di Guttuso che all’epoca faceva bella mostra dietro al tavolo di presidenza della scuola di partito delle Frattocchie e ora sta alla Galleria Nazionale a Roma, per uno che sentiva qualcosa quando meno di dieci anni fa ascoltava cantare dal palco dei capi (Veltroni, D’Alema, Fassino, Mussi, ecc. ecc.) l’Internazionale; ascoltare questa epopea pennuta musicata da un altrettanto epico e spennato gruppo musicale mentre sotto il palco danzavano in una specie di esibizione tre coppie tre con gli uomini con la panza, la maglietta rosa e un cappello nero da caiboi (Margherita Hack direbbe così altrimenti l’inglese corretto sarebbe cow boy); è stato davvero troppo, ma troppo davvero. Perchè alla fine come dolce panna cotte(ese), per rimanere nel tema delle cotte, si deve anche aggiungere che ho scoperto da qualche giorno che alcuni miei coetanei di un partito ex fascista, ora al governo, stanno acquisendo informazioni in rete sul sottoscritto per non so quale motivo. Tutta questa Italia da terz’ultima repubblica mi mette un po’ a disagio, un po’ m’inquieta pure, mi da fastidio. Tutte le mancanze che mi vengono a mancare non fanno che lacerare e lacerare la voglia di sperare che questo sarà il paese di quel rom di mio figlio.

29 pensieri su “FESTA D’INIZIO ESTATE

  1. Ciapa la galina Alessandro, che sennò ci scappa di mano e restiamo come bimbi col giocattolo rotto.

    E’ il progresso che avanza, caro compagno, quello in cui tutti hanno diritto e possibilità (rateizzabile) di darsi alla spensieratezza da ricchi, senza che ci sia qualcuno che parli dal palco di cose pesanti e riflessive.
    Ah, il nostro caro compianto Berlinguer, chissà che direbbe, chissa che farebbe..?!?
    Il Paese ha solo cambiato “dittatura”, quella di prima era solo più sostenibile a livello epidermico.
    Sono appena rientrato da un ennesimo viaggio in Spagna (questa volta ho lavorato, lo giuro) e mi rimane addosso sempre la medesima sensazione: che loro vanno come delle schegge e noi siamo tartarughe, soprattutto a livello etico.
    Un mio caro amico, l’altra sera, mi ha fatto questo paragone, riferendosi alle lungaggini dei nostri sistemi e della nostra politica, mi ha detto:”immagina due giocatori di bocce, noi tiriamo la palla sempre su di un campo irregolare e sconnesso, la nostra palla si ferma sempre; gli altri lanciano e la boccia fila via liscia come l’olio”.

    M’è venuta in mente anche perchè ieri al mare di anzianotti bocciofili ce n’erano tanti, e a giocare sulla spiaggia la boccia non corre, vola e si sprofonda dove cade.

    A pensarci bene, è proprio una bella metafora.

    Che tu abbia una buona estate, caro Alessandro.

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  2. “caro lo turzo bisogna passare tutti quanti dalla parte del ragionier Casoria (totò a peppino in la banda degli onesti 1956)

    sono passati cinquant’anni e dal progresso illuminato dal cammino verso una nuova luce dalla morale curvilinea stiamo tornando alle tenebre alla morale sommersa ai cani ululanti.

    la schedatura dei diversi(ma diversi da chi?) è l’ultima trovata di una dissennata discesa agli inferi verso la quale il nostro popolo e l’uomo sembra ineluttabilmente destinato.

    ma le bandierine chi le dovrebbe poi piantare? spilungone Fassinux o bargiglione Veltronicus o meglio ancora Geppo Mussi diavoletto o quel baffettino da sparviero di dalemone dei dalemoni d’Alema? ma smettiamola una buona volta e inquietiamoci sul serio squarciamoci l’animo da persone semplici normali senza titoli e ordini di appartenenza qui si tratta di diritti umani umani! qui si tratta del destino degli italiani che hanno dentro un senso morale che si regge sull’orlo di un abisso

    carissimi è inutile star qui ad elencare i misfatti degli ultimi cinquanta anni non basterebbero tutte le pagine disponibili di questo e altri blog
    è l’etica che manca in chi ha la presunzione di fare opposizione

    le cose da dire sono troppe e tormentanti ci tornerò su presto
    nel frattempo non passiamo anche noi dalla parte del ragionier casoria!

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  3. Adesso che ci penso: quando ho fatto la visita per il servizio militare mi hanno preso le impronte digitali. Non sono un nomade, ho avuto documenti e passaporto, non sono mai stato importunato dalla polizia. Devo preoccuparmi?

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  4. A Riccà… Adesso che ci penso: non pensà alla tua post adolescenza virile da visita militare, pensa all’innocenza e magari alla non innocenza di un essere umano di qualsiasi razza che ha meno di 14 anni. Comunque sia tutta la truffa mediatica di ieri e l’altro ieri su quei rom croati arrestati perchè costringevano i figli a mendicare s’è poi sgonfiata col gip (giudice per le indagini preliminiari) che l’ha fatti uscire perchè non sussisteva il fatto. Sarà mica partita una campagna di sensibilizzazione dell’italiano medio sul problema della sicurezza? (ovviamente va tutto letto con accento ironico). Come mai le impronte digitali ai rom e non ai figli dei mafiosi, dei camorristi, dei pluripregiudicati, dei bancarottieri e degli imprenditori tangentari? tale padre tale figlio no?

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  5. “Come mai le impronte digitali ai rom e non ai figli dei mafiosi, dei camorristi, dei pluripregiudicati, dei bancarottieri e degli imprenditori tangentari?”

    Alessandro, a quando un ministro dell’interno con questo programma?

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  6. Alessandro, perché non dovrei pensare alla mia “post adolescenza virile da visita militare”? Cos’è, perché non sono rom non ho diritti? Quanto al gip di Verona aspetterei a parlare di “truffa mediatica”: il gip in questione avrebbe contestato il “pericolo di fuga”! Cioè, secondo lui, non c’è rischio che dei nomadi prendano il volo (!). Mentre non pare (se ho capito bene gli ultimi Tg) che abbia negato l’esistenza del reato. Il fatto sussiste eccome.

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  7. “Come mai le impronte digitali ai rom e non ai figli dei mafiosi, dei camorristi, dei pluripregiudicati, dei bancarottieri e degli imprenditori tangentari?”

    E tu, Riccardo, che ne dici di questo programma?

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  8. Se essi ruberan le impronte digitali,schedati resteranno,
    si sa ,soltanto quei tre poveri dannati.
    Per i malvagi,che certo son di loro più evoluti,
    potrà bastar bruciare i polpastrelli
    a’ loro dolci bimbi appena nati.Cari fringuelli!
    Ma se domani scopriranno che l’impronta si può chiedere ai neuroni,ahi cari!
    Non resteranno qui nemmeno più le nostre discussioni…
    Pensare è un brutto vizio,diceva quella donna,e
    mi par ieri:ti prende in superficie e poi t’affonna.
    E il bene collettivo,si comprende,dicon in tanti
    non può fermare un carro in lenta marcia
    per qualche sguardo umano muto, lì di lato..
    E’ questo,cari amici, l’interesse generale,
    ovvio ci pare,
    che ogni tanto alcun resti schiacciato.
    La Cina gran matrigna ce lo insegna,
    che non è minoranza cosa degna.
    Che val d’umano un pugno,dice la rossa
    se poi milioni di formiche c’hanno fame?
    Qui ragioniamo ancora de le bestie,dico io,
    mica di cose umane.

    ..Quale tristezza per l’umano…bello il post,e straniante..un giorno,presa da un filo d’amarezza pensavo di emigrare in altra terra,ma messa così,parrebbe troppo vicina(e contaminabile da certe aberrazioni)persin la luna..se per l’umanità si può piangere,dopo un minuto forse è bene rialzarsi ed incazzare per salvarla dai suoi deliri.E più che bandiere,insufficienti per lo scopo,avremmo bisogno di frontiere,con tanto di polizia che blocchi gli approvigionamenti farmacologici,i quali da troppo tempo oramai tengono in sonno DI COMA LA RAGIONE.
    Grazie per aver affrontato questo tema,Seri,bravo:stiamo-e dico stiamo,chi non si chiama fuori in un crimine ne è complice,mi risulta-attaccando le fondamenta su cui poggia la società tutta.

    Così,oggi, come gli pare è..per voi com’è?

    Un saluto,

    Sonia da Macerata

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  9. io le impronte digitali le prenderei per primo a…ma non si può già più dire in questo paese della LIBERTA’;
    di emanuela (con la e iniziale per favore!) ha tentato di render conto per non farci dinmenticare gaja cenciarelli che come redattrice di questo blog mi pare vada ricordata elogiata e rincuorata se non altro su questo fronte;
    delle serate spennacchiate ex festa dell’unità m’ero già accorta da un pezzo; rispolveriamo il mitico “che fare?”. non lo sanno bene neanche loro,che fare, visto com’è andata. e stavolta è pure peggio. anche se qui, in un altro post, pare si dica che va benone. in mancanza.
    in più fa un caldo da macao o macondo e tutto appare ancora più insopportabile. di pietro, comunque, ha ragione. e giù tutti a deprecare e a distinguere. chiamiamo le cose e gli uomini con il loro nome. intanto.
    notiziola: le divise a scuola: uh come siamo democratici ed egalitari!
    i soldi ai prof? sissì…fra due anni.
    così è se ci pare.

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  10. Qui risiamo al punto di prima: tutti puri di spirito! Per Giorgio e per chi non lo sapesse: entro un paio d’anni, per ottenere il passaporto, saranno prese le impronte digitali a tutti. Iniziate a protestare per tempo, mi raccomando!

    Poi vorrei che qualche puro di spirito, ma puro sul serio, mi spiegasse come è possibile identificare e tutelare, bambini utilizzati come manovalanza per i furti che passano da un campo all’altro e forniscono, tutte le volte, generalità diverse (altrimenti li ammazzano di botte).

    Sul GIP ha già detto Riccardo; non mi resta che farmi una risata amara su questa ennesima sentenza conciliatrice della nostra PURA magistratura.

    Blackjack.

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  11. Giorgio, scusa se non ti ho risposto subito: visto che le mie impronte le hanno già (e insieme alle mie quelle di buona parte degli italiani maschi), a me sta benissimo che le impronte si prendano a tutti. Sulla carta d’identità una volta c’era lo spazio apposito per l’impronta di non so più quale dito. So che illustri filosofi (leggi: Agamben) hanno elevato acuti strilli lamentando l’intollerabile lesione dei diritti fondamentali dell’individuo. Non so che dire. Io non mi sento menomato nei miei diritti o nella mia personalità se da qualche parte sono archiviate le mie impronte e magari anche il mio DNA. Tanto, se lo Stato decide di rovinarmi la vita o di farmi fuori, lo fa comunque, e anche senza le mie impronte viene a prendermi lo stesso. La vera difesa del cittadino sta nel creare un “comune sentire” nel quale i poteri dello stato si riconoscano e operino in accordo. E’ quando l’opinione pubblica si divide che nascono i casini.

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  12. Oh BleccheGecche, io sono il primo dei non puri di spirito, però a me le impronte digitali non me le hanno prese nemmeno per andà a New York nel 2003. Adesso se le prendono a me non me importa però ai minori me fa un po’ tanto senso. Si potrebbe ad esempio ridurre lo sforzo (se me piace sta parola sforzo, me sa tanto de mmerda) in Afghanistan, e con i risparmi potenziare i servizi sociali dei comuni i quali potrebbero di conseguenza assumere (non con contratti di collaborazione) personale specializzato che entra nei campi rom, censisce i minori come vengono censiti i minori non rom e poi ne segue il percorso scolastico (compresi gli spostamenti all’interno del territorio italiano). Ma queste sono operazioni un po’ troppo complicate per una nazione che parla al telefono come Saccà.

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  13. Alessandro, sarebbe tanto bello se nei campi nomadi ci fossero le aiuole fiorite, e al mattino i bimbi si svegliassero col suono di un violino tzigano, e i genitori amorevoli gli preparassero la colazione e, dopo averli vestiti a modino, invece di mandarli a rubare e riempirli di botte, li spedissero a scuola. Ah: che mondo idilliaco. E poi dai, riconoscilo, sei un puro di spirito perfetto, non fare il modesto e prenditi il meritato premio: la citazione sull’Afghanistan è un misto fra Zelig e libro Cuore. Riuscitissima.

    Blackjack.

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  14. Caro blackJack,

    Il puro di spirito è quello che muove il mondo,lo sospinge,gli fa cambiare rotta se sta andando verso la deriva.
    Il puro di spirito è colui che si espone,e si sacrifica per chi non ne ha il coraggio.Il puro di spirito è colui che l’evento lo crea e non attende che gli altri lavorino per lui.Egli si scrolla di dosso ogni mattina la zavorra dei pregiudizi,e riparte in un mondo nuovo.Ed è quello che oggi ci consente(anche a te..chissà in tempi più remoti..saremmo stati marchiati forse di carboneria?) di scrivere in questo luogo.Certo, esso non è staticità paludosa,acquitrino che genera miasmi..e non è volo radenteper paura.
    Ed è quello che sul tavolo da gioco della vita punta tutto se stesso..quando vince,anche quelli come te e come me ne beneficiano,che lo si voglia o no.
    Come vorrei essere io tra i puri di spirito.
    E’ certo uno spirito cogli occhi di fanciullo,l’unico che potrà salvare una terra barbara votata alla distruzione mano propria..

    *Guai a chi si macchia di crimini contro i fanciulli,guai a loro*

    Così sarà,è stato ed è(anche se non vi pare).

    Saluti

    Sonia da Macerata

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  15. @Renata, io conosco la cultura ROM, Sinti, etc… esattamente come loro conoscono la mia. Di chi è il problema? Mio o loro?

    @Alessandro, dimenticavo: il passaporto europeo con il codice HASH delle impronte digitali entrerà in vigore in un paio di anni. E come facevano a prendertele nel 2003? Dimmi che ti è dispiaciuto 🙂

    Blackjack.

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  16. Sonia, senza ironia: sei una pura di spirito per scrivere quello che scrivi. Per me è impossibile, la purezza è un ricordo lontano. Concordo in toto quando riporti la frase: “Guai a chi si macchia di crimini contro i fanciulli, guai a loro”. Il resto è un’altra storia.

    Blackjack.

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  17. Caro BlackJack,

    La tua purezza la nascondi,troppe le barriere difensive da erigere,vero? in questo mondo barbaro..ma c’è,io l’ho intravista da lontano.. tu la pieghi ed essa grida ,ed io la sento.Non saresti qui.E non mi avresti risposto in tale guisa.C’è tutto in quella frase che ti avvicina a me:
    *Guai a chi si macchia di crimini contro i fanciulli guai a loro*
    E il resto,hai ragione tu,è proprio un’altra storia..vado

    Un abbraccio,un saluto

    Sonia da Macerata

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  18. BleccheGecche, infatti mi è dispiaciuto, se me le prendevano potevo mette un’altra tacca sulla mia collezione di misfatti che poi è divertentissimo raccontalli. BleccheGecche, solo una domandam solo una:

    ma tu ce l’hai un figlio?

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  19. Alessandro, poi arriverò alla tua domanda, ma prima vorrei farti notare, con assoluta calma, che uno dei meccanismi più semplici per delegittimare un interlocutore è quello di storpiarne il nome. Non lo nego: a volte lo utilizzo pure io per innervosire l’avversario di turno. Epperò non riesco a capire la tua finalità in un luogo come questo nel quale nessuno ha nulla da guadagnare e si dovrebbe, con tutti i nostri limiti, discutere e ragionare rispettando l’interlocutore anche quando non se ne condividono le opinioni. E’ il lato divertente di LPELS e che mi porta a leggere e, a volte, a commentare. Lo so che è solo un nick, ma Blackjack è il nome che mi identifica qui e non mi piace vederlo storpiato. Grazie.

    Per quanto riguarda i figli la risposta è sì, ho due figli stupendi (non per merito mio ma della Mamma, sia chiaro), riescono anche a sopportarmi e l’anno prossimo, cioè alla fine delle vacanze, finiranno entrambi a studiare negli Stati Uniti. Accompagnati dalla Mamma ovviamente, che non sono ancora grandi a sufficienza.

    Blackjack.

    PS: tu ce l’hai un figlio?

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  20. Partiamo dalla prima parte. Se tu pretendi di utilizzare un nickname per commentare gli articoli, un nickname che mette al riparo la tua identità, devi anche accettare che la tua identità virtuale (proprio perchè è stata tua la scelta) possa essere virtualizzata e un po’ perculeggiata. Certo se tu avvesi per caso il mio stesso nome ed io lo sapessi ti risponderei amichevolmente chiamandoti Alessà. Quindi per ora accetta sorridendo le conseguenze di questo tuo anonimato.

    Sì ho un figlio che ha tre anni e mezzo, parla tanto e va in un asilo pubblico insieme a figli di lavoratori italiani, albanesi e senegalesi. Io e la mamma, anch’essa redattrice non anonima di questo blog, ne andiamo fieri, è la cosa migliore che abbiamo fatto nella nostra vita. Lui probabilmente negli Stati Uniti ci andrà da grande, magari dopo l’università.

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  21. Alessandro, prendo atto delle tue considerazioni relative al nome che utilizzo qui e non ho alcuna intenzioni di sorridere: storpiare nomi, anche se virtuali, è sempre un pessimo segno. Non potessi utilizzare un nick avrei già smesso di scrivere e commentare; ognuno ha le sue fisime e non sono disposto a rinunciare alla mia privacy per (quasi) nulla.

    Per tuo figlio sono contento soprattutto che stia bene: i bimbi, tutti, meritano di stare bene e a quell’età sono uno spettacolo! Che vada a un asilo pubblico non mi sembra né un merito né un demerito, ci sono andati anche i miei, e non ci trovo nulla di strano. Non trovo nulla di strano nemmeno nel fatto che si trasferiscano a studiare in un paese meno ipocrita di questo e in grado di fornire un livello di formazione che gli consenta, una volta cresciuti, di avere gli elementi per ragionare autonomamente e fare le loro scelte con più tranquillità. Non ho, come si può capire, una grande stima per il sistema formativo italiano (l’unica eccezione che vedo, in grado di operare quasi sempre ad alti livelli sono proprio gli asili).

    Blackjack.

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  22. Ah, adesso che le acque si calmano, visto che io non so neanche tenermi a galla tra i marosi di questi molto urbani temporali, mi metto a bagno anch’io.
    Mi sembra, per l’ennesima volta, di assistere ad un inutile e infruttuoso incontro di catch che serve soltanto a sfogare quelle che sono rabbie e ubbie e sfrigolii repressi. Poi, tanto, tutto si estingue nel vuoto anticiclonico…
    L’unica considerazione che lascio è questa: ci è stato inculcato, e ciò tuttora avviene, che “diversità” e “alterità” siano concetti assimilabili, quando invece non ci potrebbe essere discordanza più sostanziale. Naturalmente, la precedenza lessicale è stata concessa a “diversità”, cioè una deviazione dalla normalità, e ciò si può riferire anche al trattamento sociale che fenomeni come omosessualità, dissidenza politica, orientamento religioso ricevono ogni giorno.
    Se NOI (e non le istituzioni) ci impegnassimo in prima persona, al di là della purezza di cuore, che sembra una frasetta da BaciPerugina, a livellare gli strati sociali e soprattutto ad evitare catalogazioni etniche (poiché spesso anche i napoletani, che sono italiani a tutti gli effetti, malmenano i figlioletti per fargli portare a spasso un pappagallino che pesca da una scatola i numeri per il lotto, oppure i genitori veneti, che sono italiani a tutti gli effetti, cinghiano i ragazzini quattordicenni per indurli a rinunciare a studiare ed andare a lavorare in fabbrica).
    Se NOI riflettessimo maggiormente e con maggiore creatività su queste faccende, sicuramente avremmo anche voglia di procurarci governanti più capaci che possano applicare decreti legge molto più intelligenti di una semplice (e proprio per questo orribile) schedatura.
    Senza cinismo e senza buonismo, con una buona dose di umanità.

    mdp

    P.S.: Per quanto riguarda la resa totale della politica e delle sue manifestazioni di fronte alla comune e stolida stupidità, questo era altamente prevedibile per una concrezione di innumerevoli motivi. Tutto potrebbe essere collegato (seppur in modo riduttivo) all’impoverimento che le classi dirigenti hanno imposto lentamente ed inesorabilmente alla nostra società. Poi, è una gallina che si morde la coda…

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  23. Adesso che ci penso: quando ho fatto la visita per il servizio militare mi hanno preso le impronte digitali. Non sono un nomade, ho avuto documenti e passaporto, non sono mai stato importunato dalla polizia. Devo preoccuparmi?

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