Il debole della forza, la forza del debole

Un recente intervento del teologo Vito Mancuso, “Al mondo è necessario l’impero della forza”, uscito qualche giorno fa su Il Foglio e su questo blog, ha suscitato polemiche e attacchi da parte dei commentatori. Alle tre domande poste in premessa – se è giusto che il pontefice riceva con tutti gli onori in Vaticano il presidente americano George Bush, se può considerarsi giusta la sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto di non dover processare e condannare il soldato americano che ha ucciso Nicola Calipari, e, infine, se sia giusto il provvedimento di sospensione per un anno delle molte migliaia di procedimenti penali compreso quello che riguarda l’attuale capo del Governo – il teologo risponde, “con un sofferto ma al contempo inequivocabile sì”, ”avendo avvertito l’impero di ciò che i nostri padri greci chiamavano ananche, e i nostri padri latini necessitas, ovvero di quel ferreo meccanismo che pone l’individuo al cospetto di forze più grandi, e anche più importanti di lui […]
Vito Mancuso sostiene, in particolare, nel primo caso: che anche “Giovanni Paolo l’avrebbe fatto”, che “ogni papa è e deve essere se stesso”, che “George Bush risulta un dilettante rispetto a papa Giulio II che faceva la guerra in prima persona.”; nel secondo caso egli dice: “Dietro la sentenza sul caso Calipari c’è la volontà della principale potenza mondiale di non far giudicare i suoi soldati in missione all’estero da nessuna istituzione giuridica non americana”, “Ciò che comanda nel mondo non è il diritto astrattamente inteso, ma è il diritto legato alla forza di chi detiene il potere.” ; riguardo all’ultimo caso egli sostiene: “se fossi stato un parlamentare del centrodestra, avrei votato quel provvedimento senza rimorsi di coscienza, ritenendo anzi di servire così il mio paese. Io ritengo infatti che ciò di cui l’Italia abbia ora maggiormente bisogno sia un governo. Il massimo bene dell’Italia ora è di essere governata, con tutta la serietà e l’efficacia possibile: sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi per permetterci di rimanere senza governo, per permetterci il lusso di rischiare una condanna per il capo del governo democraticamente eletto e tutte le conseguenze del caso.”

Questo in sintesi, rimandandosi alla lettura integrale dell’intervento.

Ciò premesso, si osserva che:

1. le ragioni a sostegno delle risposte, nel primo caso, sono in prevalenza soggettive e generiche (“ogni papa è e deve essere se stesso”, “George Bush risulta un dilettante…”); mentre puramente fattuali sono nel secondo e terzo caso, ridotte a formule ed espressioni pericolose se staccate dalla loro ontogenesi e dal loro significato tecnico e storico (“il diritto astrattamente inteso”, “il diritto legato alla forza di chi detiene il potere”, “sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi per permetterci di rimanere senza un governo, per permetterci il lusso di rischiare una condanna per il capo del governo democraticamente eletto”, “L’uomo maturo continua a lottare contro le ingiustizie del mondo chiamandole col proprio nome);
2. a titolo di esempio, prescindendo dal caso Calipari i cui atti processuali non conosco, dovremmo forse prima invece  chiederci cosa intendiamo per diritto “astrattamente inteso”, e per “diritto legato alla forza di chi detiene il potere.” Le regole tra stati sono stabilite, com’è noto, dai trattati internazionali; nessuno stato può imporre agli altri, per il principio dell’autodeterminazione dei popoli, le proprie leggi che, in forza di altro principio, quello di corrispettività (per il quale si osservano i contenuti pattizi nella misura in cui anche gli altri li osservano), uno stato (a meno che non venga occupato manu militari) è libero di avere o non avere rapporti con altri stati; e se ad esempio un paese decide di cooperare in azioni di guerra con un paese col quale non esistono accordi, o che, pure esistendo, non li osserva, e sceglie di cooperare ugualmente per opportunismo o per metus reveriantilis, è evidente che lo fa a proprio rischio e pericolo; basterebbe infatti non cooperare “per non subirne” la forza; 
3. nel punto dove si dice che “sono troppo grandi e troppo urgenti i problemi per permetterci di rimanere senza governo, per permetterci il lusso di rischiare una condanna per il capo del governo democraticamente eletto e tutte le conseguenze del caso”, si parla di “diritto astratto” come di un ostacolo per il governo, la democrazia e la volontà ultima del popolo sovrano; così come sarebbe un ostacolo chi lo applica, e tutti coloro “tentati” di “scandalizzarsi sempre di tutto, di fare dello scandalo la categoria che segna il rapporto tra se stesso e il mondo, un singolo perennemente in rivolta, sempre infelice, che sa solo dire solo di no, che sacrifica il bene comune a se stesso ai suoi risentimenti più o meno ideologici” etc.;
4. si sottacciono, però, o si danno per scontate le ragioni di fondo di una situazione processuale – quella del capo del governo – paradossale e unica per come s’intreccia, da anni, con la vita istituzionale; mentre si prende dura posizione contro coloro che la lamentano, con indignazione, ritenendoli ottusi fautori del fiat iustitia et pereat, “per quel senso astratto di giustizia che genera un perenne conflitto, e talora odio, verso questo mondo.”

Sostiene inoltre l’autore che “la giustizia, per essere veramente tale e non solo legalità, è sempre funzionale a un più alto grado di ordine del mondo: fiat iustitia ne pereat mundus”; che “L’uomo maturo continua a lottare contro le ingiustizie del mondo chiamandole col proprio nome”. Non viene però definito il significato di due espressioni che ci paiono importanti: a) “più alto grado di ordine del mondo”; b) “ingiustizie del mondo”. Entrambi sembrano non fare riferimento ad un assetto ordinamentale preesistente, ma ad una  tensione alla giustizia che ci richiama Platone così come citato da Hans Kelsen ne “Il problema della giustizia”, dove si dice: “La giustizia predicata dal grande filosofo esige che gli uomini debbano essere trattati in modo conforme all’idea trascendente del bene che la conoscenza razionale non può raggiungere. […] Per questo san Paolo, il primo teologo della religione cristiana, insegna che la saggezza di questo mondo è pazzia davanti a Dio, che la filosofia – cioè la conoscenza secondo la ragione – non è una via per comprendere la giustizia divina, racchiusa nell’occulta saggezza di Dio, che questa giustizia viene rivelata da Dio soltanto a chi ha fede, cioè la fede che opera attraverso l’amore.” Al di là, però, della fede religiosa e dell’”intuizione individuale” – che secondo Platone “si compie come un’esperienza mistica, concessa a pochi soltanto per grazia divina” – si è dovuti ricorrere non a caso, nei millenni, alla codifica di regole al fine di organizzare la società e le sue istituzioni, regolare le relazioni tra singoli, affermare i diritti dei singoli. Ed è a tali norme che ci si trova costretti a fare riferimento, parlando di giustizia o di ingiustizie, onde evitare il caos e gli arbitri, i soprusi.  Pur consapevoli della loro perfettibilità. Sostiene Alf Ross (“Diritto e giustizia”) che “senza un minimo di razionalità (prevedibilità, regolarità) non si potrebbe parlare di “ordinamento giuridico”, il quale presuppone che le azioni umane siano interpretabili come un tutto coerente di significato e di determinazione e siano (entro certi limiti) prevedibili.”
Non potrebbe essere diversamente, e così ogni istituzione (civile, religiosa, politica, giudiziaria) trae legittimazione da norme preesistenti che ne definiscono la competenza e i conseguenti limiti; lo stesso legislatore, chiamato dal popolo sovrano a rappresentarlo, dovrà agire nel rispetto delle norme anzidette, pur potendone applicare di vecchie o crearne di nuove. Non tutte le norme sono uguali, esiste una gerarchia che fa sottostare le une alle altre, sicché una legge ordinaria, per fare un esempio concreto, non potrà mai modificare una legge costituzionale.
Valutare la correttezza ed il giusto operare delle nostre istituzioni, e di chi coloro che le rappresentano, che non diversi da tutti gli altri cittadini (art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge…”), è pertanto possibile soltanto in un modo: verificando la rispondenza di ogni singolo comportamento alle norme esistenti. Auspicando, naturalmente, il loro costante adattamento alle istanze di cambiamento e di giustizia (e quindi di “maggior bene per tutti”).
Nei tre casi considerati da Vito Mancuso la valutazione del comportamento di ciascuna autorità non potrà che avvenire nello stesso modo: sul piano della loro rispondenza alle norme ordinamentali.
Nel primo caso, la scelta del pontefice di accogliere Bush “con tutti gli onori” dovrà valutarsi in relazione all’ordinamento religioso: vale a dire con riferimento al vecchio e nuovo testamento (i dieci comandamenti e la parola di Dio rivelata attraverso Gesù). Riguardo alla decisione della Suprema corte, la sua decisione sarà stata giusta solo se si sarà osservato il diritto interno e quello internazionale (si ribadisce quanto detto prima sul principio di corrispettività, e sui rischi corribili dagli stati contraenti là dove non siano stati convenuti  aspetti importanti come quelli inerenti la giurisdizione).
Nel terzo caso – più complesso e delicato, in questo momento, e sul quale ci soffermeremo maggiormente – i comportamenti da valutarsi sono quelli del capo del Governo, dei singoli ministri e del Parlamento, che hanno rispettivamente ideato, elaborato e poi approvato un disegno di legge finalizzato a sospendere, assieme a molte migliaia, un procedimento penale per corruzione a carico del capo del Governo. L’inserimento di tale procedimento tra quelli da sospendere, per ammissione del capo del Governo e di parlamentari dello stesso partito, è stato fatto deliberatamente. Lo conferma del resto il nuovo disegno di legge (“Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”) che intende prevedere l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato: capo dello Stato, capo del Governo e i presidenti di Camera e Senato. La sospensione avrebbe effetto retroattivo comprendendo anche il procedimento in parola.
Le norme ordinamentali a cui riferirsi sono quelle costituzionali, che stabiliscono le competenze del Parlamento e del Governo, oltre che i principi cardine della nostra repubblica democratica. Oltre all’art. 3 (sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge) e all’art. 112 (sull’obbligatorietà dell’azione penale), andrebbero considerati anche gli artt. 67 (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) e 93 (“Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica”)(Questa la formula del giuramento: ”Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”). Ognuno può valutare da se, ora, la “correttezza” dei comportamenti portati ad esempio confrontandoli con le norme e gli impegni formalmente assunti, ad iniziare dal giuramento disatteso sia dal capo del Governo sia dai ministri stessi.
I provvedimenti normativi adottati, pur approvati a maggioranza dal Parlamento, sono in ogni caso incostituzionali, ed è quasi certo che tali saranno dichiarati, prima o poi. O potranno cadere per effetto di un referendum abrogativo. Né è ipotizzabile un procedimento di revisione costituzionale ai sensi dell’art. 138 Cost., per questa o per altra finalità.
Questo sarà il corso naturale della vicenda, salvo ripensamenti; e non per la perfidia o il malanimo delle forze politiche della minoranza. Queste ultime, certo, non sono completamente irresponsabili della grave situazione verificatasi, non avendo dato impulso a varare, pur avendo la maggioranza per farlo, le norme necessarie per evitare la candidatura politica – a premier e a parlamentare – di persone indagate o condannate, e quella di titolari di poteri imprenditoriali e mediatici in grado di condizionare pesantemente la società ed i suoi valori, i suoi gusti, la qualità e quantità della sua cultura e informazione; e, dunque, in una qualche misura, la sua libertà e consapevolezza.

Considerata la situazione e il possibile, anticipato scioglimento di questo Governo, “il massimo bene dell’Italia ora”, a ben vedere, non può che venire dal Governo stesso, cercando ribaltare in gloria ciò che fino ad ora non lo è stato; vale a dire, recedendo dai provvedimenti più controversi ed impiegando la sua non comune efficienza organizzativa per gestire con serietà e la massima condivisione con tutte le forze politiche gli imprescindibili processi di riforma da cui dipende la stabilità, la governabilità e il futuro del Paese. Le forze politiche della coalizione di Governo dovranno dare segnali inequivocabili, in tal senso, mentre gli altri partiti non potranno tirarsi indietro. Come cittadini, ci attende una veglia smisurata, e un dovere di presenza senza odio e senza sconti.

Giovanni Nuscis

20 pensieri su “Il debole della forza, la forza del debole

  1. Tutti e tre questi punti mi paiono la peana di una sinistra che sta scomparendo e che, dopo due anni di malgoverno all’ennesima potenza, non trova niente di meglio da fare che riattaccarsi all’antiberlusconismo.
    Per non parlare della Magistratura che ci ritroviamo e che saltabecca, senza alcun limite, un giorno sul lato inquirente e l’altro su quello giudicante: una barbarie da terzo mondo.

    Le riforme,con questa sinistra, sono e saranno impossibili: il loro unico pensiero, ora, è quello di non annegare definitivamente e cercare di riuscire a mantenere almeno quel 30% di consensi che ancora hanno.

    Non c’è nulla di strano se si sospendono i processi in capo al Primo Ministro e alle alte cariche dello Stato (Chirac tanto per citare un esempio non italiano) ed è molto più strano che i Magistrati se ne vadano in giro a dichiarare di voler rompere il c..o a Berlusconi. Ah, e a cacciare le Forleo e i De Magistris che indagano sulla sinistra italiana: ma mi faccia il piacere, una volta tanto, di smetterla di dare lezioni di ‘amorale’ questa sinistra al pecorino.

    Blackjack.

    Mi piace

  2. Giovanni, difficile essere più chiari di così. In effetti l’articolo di Mancuso presenta una tale confusione dei concetti di potere e giustizia, bene e impegno, che non se ne sarebbe discusso così tanto, se a scriverlo non fosse stato un personaggio ultimamente popolare come Mancuso.

    Insomma, pare che Mancuso scriva al solo scopo di sostenere una tesi emergenzialista che attualmente è sostenuta dal governo in carica, per invocare obbedienza al manovratore, non trova però nessuna tesi a sostenerla, se non una sua arbitraria opzione, in contraddizione con alcune sue stesse affermazioni.

    Mi piace

  3. Giovanni, proprio poco fa ho letto che qualcuno, qualche settimana fa, ha affermato che:

    «quando incombono grandi emergenze, rispettare la legge diventa opinabile».

    Indovina chi è?

    Mi piace

  4. @Blackjack
    “Non c’è nulla di strano se si sospendono i processi in capo al Primo Ministro e alle alte cariche dello Stato”

    Il primo tipo di sospensione sarebbe contrario alla costituzione. Il secondo (per le alte cariche dello Stato) dovrebbe garantire la stabilità funzionale delle istituzioni e, non di meno, tutelare la buone fede del corpo elettorale che ha eletto un candidato irreprensibile al momento della candidatura(vale a dire senza condanne né procedimenti penali pendenti). Ma non è questo il caso, e chi l’ha votato nella situazione in cui era l’ha fatto a suo rischio, e, purtroppo, a spese di chi non l’ha votato, avendo ben compreso a cosa sarebbe andato incontro.

    @Giorgio
    Lo stesso che ha detto: “Avevo deciso di non andare in tv, ma è necessario che i cittadini sappiano dal loro presidente del Consiglio cosa si cerca di far succedere in Italia in questo momento. Sulla giustizia siamo in una situazione di vera emergenza».

    E noi, questa volta, siamo d’accordo con lui.

    Mi piace

  5. Giovanni: personalmente non me ne importa nulla delle fregole della sinistra e l’idea che un gruppo di magistrati possa decidere delle sorti politiche di un governo eletto a larga maggioranza, mi fa accapponare la pelle molto di più di tutte le altre considerazioni. Personalmente mi sono rotto gli zebedei di questa caccia e di magistrati che pensano di essere gli unici detentori della verità rivelata. Così come mi sono rotto degli “intellettuali” italiani e della loro pretesa, simile a quella dei magistrati, di avere sempre ragione.

    Blackjack.

    Mi piace

  6. Quando le “pastoie” della ragione vanno ad esasperare gli istinti vitali, vengono facilissimamente spezzate. E’ su questa costante antropologica che si modellano le varie strutturazioni e gradazioni della “forza”.

    Mi piace

  7. Per rispondere a tono al commento #5 di Blackjack dovrei dire che mi sono rotto delle fregole di questa destra che candida dei criminali (tali in quanto condannati dopo regolare processo in cui hanno regolarmente potuto difendersi) e poi pretende che le loro decisioni diventino legge per tutto il Paese.

    Ma chiaramente facendo così non si va da nessuna parte, e si giustificano soltanto le tesi di Vito Mancuso espresse nel post da cui si è originato questo thread: il Paese ha bisogno di qualcuno che lo guidi, e allora se c’è qualcuno di abbastanza forte lo faccia e venga lasciato in pace.

    Il punto è che, se tutti i cittadini sono uguali, allora non è accettabile che chi ha più denaro in banca, o più bombe atomiche nel suo arsenale, o più fedeli nelle sue chiese – abbia una qualche forma di privilegio rispetto a chi non ha tutto questo.
    Il punto è che, se tutti siamo dotati di libero arbitrio, allora non è accettabile che il primo bullo che passa si metta a spadroneggiare per il solo motivo che ha forza e la utilizza.

    Se ho torto, mi si dimostri il motivo. Poiché sono un intellettuale che non ha la verità rivelata in tasca, ascolterò e mi comporterò di conseguenza.

    Guido Tedoldi

    Mi piace

  8. E’ inquietante per me constatare come alcune persone – in questo caso Blackjack – si facciano travolgere da un’ossessione e perdano la capacità critica minima. Per dire, a proposito dei magistrati che vogliono “decidere delle sorti politiche di un governo eletto a larga maggioranza” adesso il Caimano Nero vuole procedere con decreto (ha una fretta del diavolo) contro le intercettazioni, e il motivo è che l’hanno beccato mentre raccomandava attrici e attricette a un suo califfo infilato in RAI (steso a terra mentre gli baciava i piedi) con lo scopo di far cadere il governo (“eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …”). Il giornale Libero, per commentare questo fatto, ha titolato: “Il guaio è la gnocca”. Un altro primato del nostro paese è che abbiamo anche giornale scritti in stile exploitation (per approfondimenti cfr http://it.wikipedia.org/wiki/Film_d'exploitation).

    Mi piace

  9. Mauro, invece quando intercettavano Fassino, D’Alema, Consorte e compagnia, Visco si è limitato a trasferire i responsabili della Guardia di Finanza e, guarda caso, non è stato autorizzato l’uso delle intercettazioni a carico di La Torre. Le intercettazioni, in Italia, sono una vera malattia: abusate e utilizzate per sputtanare senza mai raggiungere l’obiettivo di una condanna.

    Vado a fare altro che è meglio; argomento che mi fa solo incavolare.

    Blackjack.

    Mi piace

  10. O Black, ma a me non fanno incavolare le intercettazioni di Consorte ecc. non ho mica pudori verso questi personaggi, però non erano intercettazioni che rivelavano uno scopo nascosto di far cadere un governo democraticamente eletto, come tu attribuisci ai magistrati che – secondo la demagogia di regime – agirebbero per scopi politici in quanto “comunisti” (accusa che però è passata di moda) ed “eversori” – ora, se vi siano scopi politici personali questo non lo so, però agiscono applicando leggi che perseguono reati, la cui consistenza deve essere valutata e dimostrata in un processo, perché il nostro ordinamento prevede, tra l’altro, l’obbligo di azione penale.

    Mi piace

  11. Mauro, risparmiami la tiritera sui Magistrati santi; ho una ‘discreta’ esperienza diretta con quei signori e l’unica cosa che posso augurare a tutti è di non averci mai nulla a che fare, nemmeno per scherzo. Pure la ‘storiellina’ dei ‘comunisti’: che esista un’importante corrente di sinistra nella magistratura italiana è un dato di fatto e che questa corrente stia – non voglio nemmeno discutere se a torto o a ragione – dando addosso a Berlusconi, è un altro dato di fatto. Non è necessario sapere se vi siano o meno scopi politici personali: è evidente dal loro comportamento che ci sono e l’elenco è talmente lungo dall’essere diventato persino noioso.
    A me le intercettazioni a Consorte e compagnia, sospese ben prime di quelle a carico dei ‘furbetti del quartierino’ e senza alcun motivo valido, fanno incazzare eccome. Esattamente come mi fa incazzare questo mondo di ‘puri’ che ha sempre qualcuno da additare ad esempio negativo; come se la terra fosse popolata da spiriti puri. E’ quello che succede in queste discussioni, ma chissà perché non ho visto nemmeno un flebile lamento quando, il governo precedente ha sanato le posizioni relative al lavoro nero – in silenzio e senza tanto clamore – oppure ha diminuito di quasi il 6% le tasse alle banche oppure sommergeva di merda Napoli oppure si è fregato il 5×1000 oppure ha aumentato la tassazione a carico dei poveri cristi e gli oppure potrebbero continuare.

    La Magistratura, in Italia, è fuori da qualunque controllo e NON HA SENSO la commistione tra magistratura inquirente e giudicante, non ha senso che possano imbastire indagini a comando quando fa comodo a loro (bella la barzelletta dell’obbligatorietà dell’azione penale che li lascia praticamente liberi di fare ciò che vogliono!), non ha senso che facciano carriera per anzianità, non ha senso che debbano rispondere del loro operato solo a quella ‘roba’ che si chiama CSM: è da terzo mondo!

    Non ha senso che, perché incapaci di gestire le indagini in modo diverso utilizzino le intercettazioni per imbastire processi che non portano mai a nulla: il risultato è che intercettiamo più noi degli Stati Uniti. Ma siamo fuori di testa? Non ha senso che, per un banale processo civile, si debba attendere una risposta per anni. Non ha senso che possano ricorrere fino al terzo grado di giudizio per la loro cronica incapacità di svolgere indagini serie e la smania di aprire processi indiziari: se ti ritrovi nel tritacarne, o hai i soldi di Berlusconi oppure sei dentro anche se innocente; e i casi non mancano. Non ha senso che non rispondano MAI dei loro errori, nonostante un referendum. Ma chi sono questi signori? Il dio reincarnato? Gli unici detentori della verità?

    Blackjack.

    Mi piace

  12. quello che più fa inquietare è la massa di gente che ha dato la propria fiducia con il proprio voto alla psiconano. La classe intellettuale, poi, capace solo di firmare petizioni a perdere, ha, oggi, un peso specifico pari allo 0%.

    Marco

    Mi piace

  13. Giocatore d’Azzardo l’hai mai guardato bene Berlusconi? credi a lui? se davvero valutassi così gli uomini saresti un vero pollo da spennare, al tavolo verde. preferisco credere che sei in cattiva fede e vieni qui a recitare il tuo compìto sermone anti-magistratura al pari di un Gasparri o un Larussa.

    Mi piace

  14. “illuminante” la lettura o ri lettura del piano di rinascita “democratica ” di licio gelli.

    Oggi licio gelli dovrebbe avere una scatervata di anni ma si sa,le erbe cattive non muoino mai e si moltiplicano e infestano e appestano qualunque terreno. non so se è ancora agli arresti domiciliari nella sua villa di arezzo dove sconterebbe la pena di 12 anni per la bancarotta dell’Ambrosiano
    «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa in 53 punti» (intervista rilasciata da Licio Gelli a “Repubblica” pubblicata il 28 settembre 2003).
    Berlusconi, tessera n° 1816
    vito?
    molti baci alla luce del sole
    la forza del debole è quella di fare due più due.
    la funambola

    Mi piace

  15. Blackjack, tronco qui la discussione perché il tuo commento n. 13 è un delirio totale. Scusami.

    Vorrei aggiungere una riflessione di carattere generale: si sta configurando una situazione che ha dei punti in comune singolari con la rivoluzione cubana. Al suo nascere la rivoluzione era socialista, con caratteri libertari; poi, a causa dei continui attacchi dell’America, che voleva riprendersi il suo paradiso fiscale/bordello privato (coi casinò in mano alla mafia italoamericana ecc, una situazione tra l’altro molto ben delineata in American Tabloid di Ellroy), Cuba fu costretta, per non soccombere, a gettarsi tra le braccia dell’URSS, pagando un prezzo politico molto pesante. Così oggi, a causa delle aggressioni del Caimano Nero, dobbiamo difendere le intercettazioni, che se usate a sproposito, come talvolta vengono usate, violano la privacy e possono costituire un attacco alla libertà; dobbiamo stringerci intorno alla magistratura, con tutti gli arbitrii che talvolta vengono commessi, per cercare di difendere quel poco di diritto che ci resta. Questi sono gli effetti della violenza, di un potere violento e aggressivo.

    Mi piace

  16. Bonetti, purtroppo ho la pessima capacità di saper valutare bene le persone. E’ faticoso, credimi, riuscire a vedere anche ciò che non vorresti, ma a qualcuno tocca. Mica mi lamento e poi, male che mi vada, posso sempre rifarmi rovinando qualcuno e senza pormi grandi problemi; devo solo scegliere, c’è la fila di quelli che ambiscono ad essere rovinati.

    Come in Italia.

    Blackjack.

    Mi piace

  17. Un solo commento a quello che Mancuso ha scritto mi basta: il suo saggio è totalmente sbagliato ed è figlio di un errore concettuale…la lex viene prima della vis e chi non vuole accettare questo semplice assioma si condanna all’ignoranza della storia e alla stupidità della mancanza di ragione…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.