L’avanguardia del declino: Arte e incultura a Napoli

di Franz Haas

(dalla “Neue Zürcher Zeitung” – Feuilleton – 21 Giugno 2008)

Erano animati da nobile idealismo i cinquanta allievi di un liceo milanese che volevano offrirsi come volontari nella guerra contro l’immondizia a Napoli, dove però il nobile gesto è stato definito una buffonata e ufficialmente rifiutato. Anche lo scrittore Raffaele La Capria ha accennato stancamente alla notizia, commentando che sempre quando si tratta di Napoli tutto viene subito “un po’ troppo drammatizzato”. Ma è fuor di dubbio che il vero dramma levi il suo fetore fino al cielo in molte zone della città, soprattutto nei quartieri meno esclusivi, oppure là dove non è arrivata la mano protettrice di un boss della camorra. Anche se il nuovo governo ha appena aperto una discarica sotto il controllo della polizia, il problema è ancora lontano dal suo superamento, soprattutto nella tentacolare periferia urbana – come dimostra il recentissimo grido di aiuto che si è levato da Ercolano (l’antica Herculaneum). Si sarebbe “sull’orlo del collasso”, secondo il sindaco della cittadina stretta tra il Vesuvio, la metropoli e il mare.

Due nuovi musei

“E’ facile amare Napoli dal mare” – suona come lo slogan di una compagnia di navigazione locale, è invece di Walter Benjamin, il quale, come tanti uomini di cultura, andava pazzo per la “città porosa”. Nelle strade intasate dal traffico e dall’immondizia è oggi visibilmente più difficile amare Napoli, sebbene negli ultimi anni questa città così ricca di antichi tesori abbia letteralmente divulgato anche l’arte contemporanea, portandola nelle stazioni del metrò e in due musei di notevole livello: il MADRE (Museo di Arte Contemporanea) e il PAN (Palazzo delle Arti Napoli), che non sfigurerebbero in nessuna metropoli; e chi non teme lo slalom tra le auto e le montagne di immondizia, può visitare alcune delle più belle gallerie d’arte del Paese. Napoli sembra infatti essere estremamente vitale, sia nel degrado sia nella resistenza e si presenta come l’avanguardia paradigmatica della universalmente deplorata decadenza italiana.

Questo vivace scenario artistico, il vandalismo che va di pari passo e che colpisce anche le opere d’arte contemporanea nelle stazioni del metrò, così come le tante sfaccettature della città, sono descritte con competenza e umorismo da Maria Carmen Morese nell’eccellente “Napoli e la Costiera Amalfitana: Istruzioni per l’uso” (Piper-Verlag, München 2008, pag. 237). L’autrice, nata a Pompei, ha compiuto gli studi a Napoli e ha quindi trascorso molti anni a Berlino. Ritornata in Italia vede la sua patria con una doppia ottica: una affettuosa e un’altra critica. Il libro è consigliabile non solo come guida dettagliata, ma anche perché è un resoconto etnologico riuscito su come stanno le cose – specificamente sulla città schizofrenica e in generale sul paese malato.

Album dell’autodistruzione

Accanto ad edotte descrizioni di capolavori famosi e nascosti non mancano nelle “Istruzioni per l’uso” di Maria Carmen Morese particolari gustosi su chiesa, cucina, arte e calcio. Il bello e il terribile sono sempre vicinissimi, i profumi delle pasticcerie napoletane e “il puzzo pungente dei cassonetti strapieni di rifiuti”.
Nonostante l’orgoglio di appartenenza dell’autrice, del quadro fanno parte anche l’orrore, la criminalità e il traffico che sul lungomare “bela e bramisce”. Nei vicoli si può sentire il profumo della biancheria appena lavata, ma anche vedere come “dalla finestra di una delle tante ville aristocratiche vengano gettati in mare i sacchi neri dei rifiuti”. Un atto avanguardistico preso dall’album dell’autodistruzione italiana.

Traduzione di Adelmina Albini

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