Ruslana

Sono andato sotto casa sua, pronto a cogliere l’attimo in cui sguscerà fuori dal portone, con le gambe d’oro, il viso da regina dell’est, altero e dolce nelle sfilate più prestigiose del mondo. Sono qui con la mia Nikon, l’occhio aperto sul sogno di successo che visita le notti d’estate, quando la morsa del lavoro si attenua, lasciando spazio alle immagini amate che l’inconscio lavora  con pazienza certosina, lui così alieno dalle disordinate e nevrotiche pianificazioni diurne. Sono inginocchiato a South Street Seaport, pronto a cogliere il momento in cui Ruslana metterà il piede tutto d’oro fuori dell’appartamento newyorkese: anche un battito di ciglia sarà fissato per sempre negli annali delle stelle che nascono e muoiono, lasciandosi dietro una scia bianca di sogni e delusioni. Il mio occhio clinico percepisce uno strano e imprevisto movimento al nono piano del palazzo, come se una figura umana si affacciasse in modo innaturale al balconcino traboccante di fiori rossi: è Ruslana. La Nikon è pronta; anch’io sono pronto, nonostante la sorpresa, accentuata dal corpo affusolato che sembra sporgersi ancor più e quasi staccarsi dalla ringhiera del balcone. Sì, il corpo sta volando, e io sono qui con la Nikon, deciso a immortalare la scena di Ruslana che precipita, lei, la regina delle copertine prestigiose, la donna fatale delle pubblicità di Christian Dior, Marc Jacobs e DKNY; e – sì – io sono qui, a fotografare il volo della star, sul tetto del mondo, sulla vetta del successo, quello che visita le notti estive, ora che la tensione del lavoro si smorza e lascia spazio ai frammenti di sogni cesellati dall’inconscio. E’ fatta: le foto che la Nikon scatterà mi copriranno di dollari e faranno volare me e la mia famiglia, Lara che non ha mai avuto un gioiello, i nostri figli che non hanno mai sperato di iscriversi al Massachusetts Institute of Technology, e anch’io potrò pensare a una vacanza senza perdermi in conti che non tornano mai, e mentre Ruslana vola, vola come l’angelo della provvidenza davanti alla Nikon assetata di immagini, già mi vedo in una piazza di Firenze a godermi gli anni migliori di una vita avara di regali, per me, fotografo fallito e sognatore impenitente, inaspettatamente graziato nell’elegante zona fra il distretto finanziario e l’area turistica del lembo sudorientale di Manhattan. E’ fatta, è fatta: i piedi e le gambe d’oro di Ruslana volano all’unisono con la mia vita, volano, volano, in quest’ estate che non tornerà mai più, perché tutto sarà diverso, tutto, i piedi, le gambe maciullate, la pozza di sangue in cui Ruslana è crollata, dalle sfilate di Dior e le copertine di Vogue, e anche le mani che comprimono la mia faccia umida, grondante lacrime che atterrano sul petto attraverso la camicia aperta, a fiori rossi, come quelli del balconcino di lassù, mentre la gente comincia ad accalcarsi vicino al corpo già irriconoscibile, nella pozza di sangue, nella pozza di lacrime che è la mia vita di freelance fallito, che non ha saputo cogliere al volo, che non ha voluto cogliere il volo di Ruslana, e ha condannato la famiglia a una rovina eterna, perché la Nikon non ha potuto guardare, non ha voluto fissare per sempre la caduta di una delle tante stelle che nascono e muoiono, lasciandosi dietro una scia bianca di sogni e delusioni, il volo della modella tutta d’oro, dal tetto del mondo, dal nono piano di South Street Seaport, nel cuore di New York.

14 pensieri su “Ruslana

  1. Un racconto che mi ricorda qualcosa letto nei giornali anni e anni fa, la morte di due star delle passerelle e dell’immagine patinata. Una si lanciò dall’ottavo piano, l’altra non ricordo come morì, ma insomma c’era quel senso di dispersione, di stelle spente. La morte è così o è così la vita, non so.

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  2. Fabrizio,
    in poche righe tu sei capace di dire più cose sul voyeurismo necrofilo di interi articoli di attualità. Mi pare di aver sentito la parola “misoginia” ricorrere a proposito di recenti polemiche sulla rappresentazione mediatica della donna in Italia. Bisognerebbe avere il coraggio di dire che quando si permette l’odio, anche camuffato da apprezzamento pesante, si coltiva una cultura (appunto!) di morte.

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  3. Ho l’impressione che non sia la prima volta che mi trovo in questa situazione: con l’arco appena allentato nella mano sinistra protesa avanti, la mano destra contratta all’indietro, la freccia F sospesa per aria a circa un terzo della sua traiettoria, e, un po’ più in là, sospeso pure lui per aria e pure lui a circa un terzo della sua traiettoria, il leone L nell’atto di balzare su di me a fauci spalancate e artigli protesi. Tra un secondo saprò se la traiettoria della freccia e quella del leone verranno o meno a coincidere in un punto X attraversato tanto da L quanto da F nello stesso secondo tx, cioè se il leone si rovescerà per aria con un ruggito soffocato dal fiotto di sangue che gli inonderà la nera gola trafitta dalla freccia, oppure piomberà incolume su di me atterrandomi con una doppia zampata che mi lacererà il tessuto muscolare delle spalle e del torace, mentre la sua bocca, richiudendosi con un semplice scatto delle mascelle, staccherà la mia testa dal collo all’altezza della prima vertebra.
    Scusami, ma il richiamo di Ti con zero era troppo forte. Grazie Fabry.

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  4. Era bellissima.
    Un viso d’angelo.
    Forse voleva diventarlo, un angelo. Per questo si è buttata da quell’altezza. Tanto lei sarebbe volata via, dispiegando le sue grandi ali bianche, non avrebbe toccato il suolo. La terra era troppo marcia per lei. La terra non meritava un simile angelo.

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  5. Non sapevo chi fosse, ho letto qualcosa nel web dopo questo racconto di Fabrizio ed ecco il perchè della mia prima impressione, di quelle due altre morti. Peccato.

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  6. Nadia, Roberto, Ramona, Anthony, vi ringrazio.
    sì, il tema è di quelli complessi e delicati.
    qualcuno ha pensato che non fosse un suicidio.

    Antonello, se mi citi Calvino mi fai sempre felice: la tecnica è quella, comunque.
    abbracci
    dal fabry

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  7. “scrivimi da un’altra vita…. scrivimi da un’altra storia …. scrivimi da un’altro amore…..” (R. Vecchioni)

    Un angelo per la sua bellezza, agitato da demoni che le tormentavano il cuore.
    se qualcuno le avesse scritto da un’altra vita senza luci della passerella ma vita vera …. in fondo anche questa lo è.
    aveva un ritratto di Dorian anche lei? o solo il male di vivere dietro la tenda della sua bellezza?

    Icaro con ali di cera! e pensare a quante volte abbiamo sognato di essere al suo posto, sfilare sinuose ed eleganti in abiti firmati, abbagliate dai flash dei fotografi…. ma a volte anche senza flash si ha voglia di volare per metter pace al tormento del cuore.

    un brindisi e un applauso per la sua più bella sfilata, quella verso il Paradiso.
    Stella

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  8. Ragazzi, scusate tanto ma qui qualcuno è retorico. Forse che se Ruslana invece di essere una bellissima modella fosse stata una commessa bruttina, sarebbe stata meno angelo? Oppure, come penso io: cosa c’è di angelico in una poveraccia disperata che si butta da una finestra? Ma davvero il nostro bisogno di sognare ci porta a fare dell’estetismo su un fatto così atroce?

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  9. grazie a Stella e Anna.
    l’idea da cui è nato il racconto è questa: un fotografo disperato pensa di rifarsi una vita con un servizio sul suicidio di una famosa modella, ma qualcosa glielo impedisce. i due riferimenti all’inconscio dovrebbero favorire il passaggio dal’intenzione all’impedimento: le ragioni profonde, a volte, hanno la meglio sulle disordinate e nevrotiche pianificazioni diurne.
    abbracci
    dal fabry

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  10. nessun estetismo, la morte è morte. ma vi era della GRAZIA, fulminante [Penna, servo dell’amore, lo sapeva], e questa GRAZIA sparisce dal suo ambiente. basta guardarla:

    nessun estetismo. ma i tratti – i segni del volto – cantano, e cantano in modo *evidente*. quel volto *è* quella persona. poi quel volto, che è quella persona, cade: non con la gloria delle cose di Rilke, ultima elegia; cade e va a pezzi. e quella perfezione non ha casa – si getta. la morte è morte, sempre. le persone no: ognuna è una storia, un viso, un segno, ecc.

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  11. Mi spiego.
    Ruslana ha “il viso d’angelo”, perchè la sua bellezza, per come l’ho vista su un giornale, stupenda, la rende simile all’iconografia classica dell’angelo. Li abbiamo visti tutti, le creature alate nelle immagini sacre: sono biondi e con gli occhi azzurri, dolcissimi e straordinariamente belli. Come lei. Il mio primo riferimento era a quell’immagine. E da là a immaginare lei con le ali dell’angelo mentre si lancia nel vuoto, per me è stato un tutt’uno.

    Poi, sempre per me, indipendentemente dalla bellezza, sono angeli coloro che muoiono soffrendo per malattia (bambini e adulti neoplastici, per esempio), coloro che vengono ammazzati senza colpe (bambini e donne violentati e uccisi, gli ebrei nei lager, i civili che saltano in aria per un’autobomba, le vittime di stragi e dell’incuria dell’uomo, gli affamati dell’Africa e chi più ne ha più ne metta, l’elenco è lungo), e coloro che muoiono per salvare qualcun altro.
    I morti suicidi sono angeli fragili dalle ali rotte, disadattati per la loro debolezza tutta umana. Non è un gesto che condivido ma lo posso umanamente capire senza permettermi di giudicare.
    Coloro che ammazzano invece, direttamente o speculando sulla vita umana, non ce la faccio a vederli come angeli e francamente spero che quando sarà il loro momento vadano dritti all’inferno senza nemmeno passare dal purgatorio.

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  12. Io vorrei invece fare un applauso a un uomo che ha posto da parte la sua nikon e ha dato un calcio all’occasione della sua vita, quell’occasione che avrebbe trasformato tutto in meglio. ha deciso per il futuro anche di moglie e figli che potevano non essere d’accordo, rinunciando a flash, prime pagine di riviste e vita di agi per rispetto di fronte alla morte.
    Questo è amore e non pura affermazione di sè e chissà forse si è evitato un volo d’angelo per lui o qualcuno della sua famiglia, futuro.

    di fronte alla morte, che io preferisco chiamare nascita, in una nuova vita, signori io mi inchino comunque si chiami anche se è scelta fra ciò che si conosce e l’ignoto, che forse è meglio di ciò che si ha.

    maria

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  13. grazie, amici.
    la morte non è mai anonima. è quell‘uomo, o quella donna, che muore. molto interessante il video di Fides et ratio: qualcuno ha ipotizzato che una modella possa non riconoscersi la mattina nello specchio. è certo che l’inganno e il trucco, nel mondo dello spettacolo, prevalgono; e alla fine rischi di non ritrovare più te stesso.
    un abbraccio
    fabry

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