L’aria che tira. Appunti in tema di energia.


La concentrazione di ricchezza e di potere nelle mani di pochi – con le manovre e i raggiri per conservarli – è da sempre la causa principale di guerre e sofferenze individuali, locali e planetarie. Molta ricchezza, com’è noto, s’è creata e si mantiene grazie ai combustibili fossili (petrolio e carbone) che fa girare macchine, spostare uomini e capitali; ed ora che se ne intravede l’esaurimento (tra il 2020 e il 2030, dicono gli esperti), e che è sempre più oneroso far fronte alle crescenti richieste del mercato, è difficile pensare a soluzioni che non siano, anche questa volta, condizionate prioritariamente dall’interesse di pochi.

La concentrazione di ricchezza e di potere nelle mani di pochi – con le manovre e i raggiri per conservarli – è da sempre la causa principale di guerre e sofferenze individuali, locali e planetarie. Molta ricchezza, com’è noto, s’è creata e si mantiene grazie ai combustibili fossili (petrolio e carbone) che fa girare macchine, spostare uomini e capitali; ed ora che se ne intravede l’esaurimento (tra il 2020 e il 2030, dicono gli esperti), e che è sempre più oneroso far fronte alle crescenti richieste del mercato, è difficile pensare a soluzioni che non siano, anche questa volta, condizionate prioritariamente dall’interesse di pochi.
Ovvie le domande: come far girare in futuro, al minor costo, con la massima efficienza e col più basso rischio per la salute, industrie, macchine, caldaie, ed accendere luci ed elettrodomestici? Sopravviveremo, dovremo rinunciare a qualcosa? Potrà farsi di necessità virtù rivoluzionando in meglio le nostre condizioni di vita?
Immersi, dentro e fuori da questo blog, nei sogni e negli incubi il tema non può esserci estraneo.
Le fonti energetiche alternative sulle quali si sta discutendo e/o investendo, principalmente, sono quella nucleare (QUI), solare (QUI) ed eolica (QUI); si parla però anche di idrogeno (QUI) e di biocarburante (QUI).
Riguardo al nucleare, non ostante i disastri e gli incidenti passati (QUI) e recenti (QUI) e i rischi oggettivi che ancora permangono (QUI) – contenibili, sembrerebbe, con reattori nucleari di quarta generazione (QUI) disponibili commercialmente, però, tra il 2030 e il 2040 – il governo italiano (QUI e QUI)(e così si spiega, forse, il recente azzeramento dei vertici dell’Autorithy per l’energia (QUI), come molti altri paesi già fanno, è deciso a creare sul territorio nazionale diversi impianti entro il 2020, commissionandoli all’Ansaldo (QUI) che da anni sta investendo, per l’esportazione, sulla produzione di centrali elettriche nucleari. Secondo l’Agenzia di approvvigionamento Euratom (QUI) “Le risorse di uranio sono sufficienti per garantire una produzione a lungo termine dell’energia nucleare e per risparmiare quindi, a beneficio delle generazioni future, le importanti ma limitate risorse fossili.” Come l’energia fossile, però, l’uranio non è infinito in natura, e il suo il prezzo ha subito in pochi anni incrementi notevoli (dai 7 $/lb del 2001 al picco di 135 $/lb del 2007) (QUI). I costi vanno dai 20 ai 40 miliardi di euro (”una dozzina di reattori concentrati in 3-4 siti”)(QUI), ma che renderebbero ”in ogni caso molto difficile incrementare sensibilmente la produzione di elettricità da nucleare in breve termine” (QUI). Non pochi i contrari, in Italia, a questo tipo di energia (QUI) per gli evidenti rischi per la salute anche a prescindere dai disastri; va rilevato che non saremmo comunque immuni dall’inquinamento da scorie o da perdite a causa della vicinanza a paesi nuclearizzati come la Francia, e per l’impossibilità di avvalersi di reattori più sicuri entro breve termine. Sembrerebbe dunque preferibile, al momento, guardare alla rapida evoluzione della tecnologia di supporto alle energie pulite, come vedremo più sotto.
Riguardo all’energia solare, la quantità “che arriva sul suolo terrestre è (…) enorme, circa diecimila volte superiore a tutta l’energia usata dall’umanità nel suo complesso, ma poco concentrata, nel senso che è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente sfruttabile con efficienze accettabili. Per il suo sfruttamento (attraverso: a. pannello solare termico; b. pannello solare a concentrazione; c. pannello fotovoltaico) occorrono prodotti in genere di costo elevato che rendono l’energia solare notevolmente costosa rispetto ad altri metodi di generazione dell’energia”(DA QUI). Esistono importanti incentivi finanziari per chi ricorre a fonti di energia rinnovabili (QUI). Ci si chiede se in prospettiva futura, per meglio ottimizzarne la raccolta e la distribuzione, non sarebbe più opportuno concentrare i pannelli (in condomìni e in quartieri, se non in grandi estensioni desertiche) piuttosto che parcellizzarli ad uso monofamiliare.
Riguardo all’energia eolica (DA QUI), “Nonostante le intenzioni siano le migliori, la mancanza di una legge quadro o di un testo unico sulle energie eoliche, diversamente dal solare, è considerata una delle cause della lenta diffusione della tecnologia rispetto all’estero. Benché l’eolico sia l’energia meno costosa, non è né massicciamente richiesto dai produttori elettrici che potrebbero rivenderlo al costo del kWh attuale con maggiori profitti, né è la prima quantità d’energia ad essere venduta nella Borsa elettrica che pur abbina domanda e offerta di energia in base al prezzo del kWh elettrico (l’eolico, avendo il prezzo per kWh più basso e conveniente, dovrebbe collocarsi subito). […]In alcuni paesi come la Danimarca la corrente prodotta con questo sistema ha raggiunto lo straordinario obiettivo del 23% del fabbisogno nazionale. Altri stati all’avanguardia sono la Spagna 9% e la Germania 7%. L’Italia invece è settima nella classifica delle nazioni con le maggiori capacità installate. Tra il 2000 e il 2006, la capacità mondiale installata è quadruplicata. L’impatto ambientale, seppur rivalutato negli ultimi anni, è un grosso disincentivo all’istallazione di questo genere di impianti. Nella gran parte dei casi infatti i luoghi più ventosi risultano essere le cime ed i pendii di colline e montagne, spesso luoghi dove la natura viene protetta e dove gli impianti eolici risultano visibili anche da grande distanza, con un impatto paesaggistico in alcuni casi non tollerabile. Un altro problema, per ora marginale, ma importante per produzioni in larga scala, è l’intermittenza (o “aleatorietà”) della potenza elettrica prodotta. Il vento, analogamente al sole e differentemente dalle fonti di energia convenzionali, non fornisce energia continuamente ed omogeneamente e soprattutto non può essere controllato per adattare l’energia prodotta alla richiesta delle utenze, se non in combinazione con altre fonti di energia, come l’idroelettrico, capaci di essere controllati. Tuttavia, nell’ambito di ampie reti di generatori, questo aspetto viene smorzato. Va evidenziato che “alcune società italiane hanno deciso di investire sull’energia eolica in Italia e all’estero” (QUI); la Gran Bretagna diventerà a breve “il primo Paese al mondo per numero di centrali eoliche offshore» (QUI).
L’energia solare e quella eolica, in crescente impiego, sono dunque per il momento utilizzabili in forma integrata con quella tradizionale (energia idroelettrica e combustibili fossili destinati, come già detto, ad esaurirsi); ci si aspetta a questo punto una politica ad ampio raggio col coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici e privati (Stato, regioni, province, comuni, enti ferroviari ed aziende di trasporto urbano ed extraurbano) e modulata sulle caratteristiche, le esigenze e la cultura dei territori; volta innanzitutto a contenere, il più possibile, il fabbisogno di combustibili fossili e l’insostenibile tirannia della loro commercializzazione, favorendo nel contempo, attraverso studi ed incentivi, lo sviluppo e l’impiego di energia pulita. E’ necessario per questo un salto culturale deciso e coeso con strategie politiche ed economiche che spingano, innanzitutto, all’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici (da potenziare e adattare ai bisogni reali degli utenti) e, là dove possibile, di biciclette e di sane camminate (semmai favorendo la condivisione di una sola auto per recarsi al lavoro o in trasferta); intervenendo a tal fine sulle vie urbane ed extraurbane con la creazione di corsie ciclabili. Inevitabili le attività di riconversione dell’intera filiera legata ai mezzi a combustibile fossile, da cogliersi come un’opportunità migliorativa e più stabile dell’attuale.

GN

PS. Molti dati richiamati in questo intervento sono tratti dall’”enciclopedia libera” Wikipedia dove chiunque può intervenire e modificare i contenuti. Sono pertanto ben accolte, attraverso i commenti, precisazioni o rettifiche.

13 pensieri su “L’aria che tira. Appunti in tema di energia.

  1. Caro Giovanni,
    grazie per questo bel post.
    Da un paio di anni, per esigenze personali e attualmente perchè richiestomi, ho preso molte informazioni sulle energie alternative.
    Posso confermare che ci sono leggi nazionali ed europee, aziende private e a pertecipazione pubblica che costruiscono pannelli fotovoltaici.
    Se si va sul sito Enel.si e ci si registra, ti fanno un preventivo personalizzato dei costi e risparmi energetici in termini di denaro. E’ vero che in Italia il costo del fotovoltaico è alto ma semplicemente perchè, nonostante leggi e vantaggi fiscali, noi italiani siamo “pigri”. Per ora le aziende sono quelle che si stanno muovendo meglio.
    L’assurdo è che paesi del nord Europa come la Finlandia, la Norvegia ecc. che hanno molto meno sole di noi, abbiano molto impiegato il fotovoltaico riducendone notevolemnte i costi di acquisizione. Sempre il fotovoltaico permette non solo di avere energia gratis, ma di far acquistare ad Enel l’energia che si produce in eccesso, il che tradotto vuol dire essere sempre a credito con risparmio sulla bolletta che compensa il costo, di certo importante, dell’impianto.
    Una vecchia canzone dice “chisto è ‘o paese o sole, chist’ è o paese ‘o mare…” perdonatemi ma con il dialetto napoletano me la cavo male e quindi so di sicuro di aver commesso errori ma spero di avervi dato un messaggio non troppo ermetico.

    Enel.si stima 5.000 euro per KWT, quindi non è difficile fare calcoli sui costi dei pannelli. Di certo ci sono aziende che hanno costi più bassi. Il prezzo dell’energia rimane quello di Enel o comunque stabilito dall’autorità dell’energia.

    L’energia eolica va bene in alcune regioni più che altre ma si può sfruttare, i costi sono più bassi ma la produuzione rischia black-out.

    I pannelli solari possono essere installati da tutti e il costo non è elevato. Io, ad esempio, li ho da 12 anni e vivendo a Roma vi dico che da aprile a ottobre ho l’acqua bollente a costo zero per tutto il giorno, per gli altri mesi è tiepida e va bene per usi domestici che non siano bagni e docce. Immaginate quindi il risparmio in termini di costo=bolletta.
    Relativamente ad altro tipo di produzione di energia, dal riciclo della spazzatura, al grano, ecc. ritengo che sia troppo costoso in ragione soprattutto del fatto che siamo il paese del sole, appunto.
    Sul nucleare non mi pronuncio, non perchè io non sia a favore ma perchè forse basterebbe utilizzare bene e ovunque fotovoltaico, pannelli, eolico, idrico per risolvere il problema in Italia. Ma se fosse necessario perchè no? Cernobyl ha creato i suoi danni da distanza e abbiamo le centrali nucleari dietro le Alpi, in Francia, pagando a caro prezzo l’energia che ci forniscono.

    In più, sapete che l’Italia ha una fiorente industria per lo smaltimento delle scorie nucleari? la mafia ci si arricchisce e non solo lei. Inoltre provate a indovinare dove seppelliscono le scorie invece di trattarle secondo legge? no comment.

    Infine poichè il petrolio scarseggia, si dice 50 anni, balle, 10 massimo 20, se conoscete qualcuno che lavora in un’azienda petrolifera ed è onesto e sincero, in confidenza ve lo dice.
    Volete una conferma? Il responsabile per le politiche energetiche lo ha detto pubblicamente (intervista la tg1 lo scorso anno, se mi riesce ve la recupero)e ci sono leggi della comunità europea emanate lo scorso anno, che incentivano economicamente, tradotto: hanno stanziato e danno denaro, ai paesi europei affinchè in 5 anni l’energia della cara e vecchia Europa diventi “pulita” o alternativa il più possibile. Ma questi soldi dove sono andati a finire?
    In più non dimentichiamo che smettere di violentare e inquinare il mondo ha un valore economico inestimabile per noi e le generazioni future e smetteremmo anche di essere schiavi di speculazioni e guerre causate solo dall’oro nero.

    Quanti di voi si stanno leccando le ferite per i loro risparmi che in questi giorni vanno in altalena per la speculazione sul petrolio? al solito si arricchiscono pochi e impoveriscono ancor di più, molti.
    Sapete perchè il prezzo del pane è alle stelle? sì ma ve lo dico lo stesso, a parte le solite inefficienze nei controlli molti paesi stanno utilizzando grano e mais per produrre energia pulita.
    Io, che come detto più volte, sono consulente finanziario, sono da un mese a rischio infarto, passate alle energie pulite vi prego! questo era per scherzare, il resto invece è molto serio.

    Insomma italiani vogliamo smettere di arrivare sempre per ultimi?
    Sì, lo so che fa caldo ma un po’ di “energia” (pulita) e diamoci da fare! ne guadagna anche il conto in banca!!!!!

    grazie infinite Giovanni per tutte le informazioni e per avermi dato la possibilità di aggiungere qualcosa a un tema che mi sta a cuore, nonchè per la riflessione da me già fatta e che dovremmo fare in molti a cominciare dal Cavaliere (ora perchè c’è lui altrimenti avrei nominato chi occupa il suo posto)peccato però che non legga questo blog e che se anche lo facesse … be’ no comment anche qui.
    un abbraccio
    Stella

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  2. Carissima Stella, ringrazio io te per la sensibilità al tema e la testimonianza diretta sulle fonti alternative, che integra perfettamente il contenuto del post.
    La scommessa è non da poco: uscire gradualmente dalla schiavitù di un’egemonia morente *non* per passare ad un’altra, ma per un’inversione totale di rotta: verso una maggiore salute, sicurezza, stabilità economica, vivibilità dei nostri spazi.
    Un abbraccio
    Giovanni

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  3. Caro Giovanni,
    si è un articolo prezioso e il vedere solo 3 commenti onestamente mi lascia come dire … un po’ così, mentre il problema è serio ma per copiare un amico comune “noi procediamo impavidi” 🙂
    un abbraccio a te e Fabrizio
    Stella

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  4. Dietro quest’articolo di Giovanni c’è tanta passione e abnegazione. Come sempre accurato e propositivo.

    Come contributo alla riflessione, segnalo nel web un articolo interessante di Silvana Bartoletto apparso su Italialibri: L’energia delle città, a questo link

    http://www.italialibri.net/Scriptorium/?SilvanaBartoletto&id=83

    Segnalo invece, su cartaceo, i saggi di Serge Latouche (Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, 2008) e Piero Bevilacqua (Miseria dello sviluppo, Laterza, 2008) che affrontano peraltro il complessivo problema del modello di sviluppo…

    Articolo da conservare questo di Giovanni (concordo con Fabrizio)…Salvate il soldato Nuscis 🙂

    Cari saluti
    Antonio

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  5. chi va in vacanza in andalusia faccia lo sforzo di visitare la piattaforma solare di almeria. ho imparato in poche ore una miriade di nozioni scientifiche (io che sono negata) sul conto di quante cose si possono fare sfruttando messer lo frate sole (per arrivarci si passa sul set dei famosi spaghetti western di sergio leone): è una bella escursione. la visita un po’ fa male al cuore perché lungo tutto il percorso reiteratamente vien fatto di pensare a questa nostra povera terra, ma un po’ ci si tira su pensando che forse non tutto è perduto.

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  6. Ringrazio e saluto Fabrizio, Stella, ancora, ed Antonio e Lucy.

    Più che me, Antonio, andrebbe salvata l’ampia discendenza dalla leggerezza degli incauti progenitori. E’ di stamane la notizia dell’ennesima fuga di liquidi radioattivi (centrale Areva a Romans-sur-Isere, nel sud-est della Francia). Centrali con reattori, notasi bene, al massimo,di terza generazione.

    Giovanni

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  7. Ottime riflessioni. Sulla questione del mais e di tutti i discorsi implicati consiglio di leggere lo straordinario libro il Dilemma dell’Onnivoro di Pollan, edito da Adelphi e vedi http://aspoitalia.blogspot.com/2007_01_01_archive.html (leggete in questo link non solo il dilemma dell’onnivoro ma il post il suicidio verde.

    L’agricoltura moderna consuma una quantità incredbile di combustibili fossili. Inoltre, sotto la spinta delle filosofie sballate di testa del veganesimo e vegetarianesimo si aggiunsero altre ipotesi prive di razionalità, per esempio quello che considerava l’allevamento di bestiame causa di carestie e di impoverimento della Terra. Quando esistevano le fattorie a conduzoione mono o plurifamiliare, si seguiva il cosidetto criterio misto. allevamento bovino, ovino e avicolo associato alla coltivazione di vari cereali e altri vegetali. Le urine degli animali, in gran parte composte da acqua, sono ricche di azoto e quindi aiutavano a reintegrare, assieme al concime ottenuto dalle feci animali, ciò che i cereali asportavano dal suolo per la loro crescita e maturazione. Era un ottimo esempio di simbiosi e gli animali venivano alimentati in modo sano e naturale.
    Gli allevamenti odierni sono dannosi perché, invece di adottare questi schemi simbiotici, come cibo per gli animali utilizzano farine di cereali. Si è avuto così, pe rforza di cose, data l’ingente richiesta, lo sviluppo di una nuova agricoltura basata sulla coltivazione intensiva. Le tante avocate monoculture intensive (principalmente di soia, mais, frumento e legumi) impoveriscono drammaticamente il suolo di numerosi nutrienti specifici per ciascun tipo di cereale e richiedono un massiccio uso di fertilizzanti e pesticidi per mantenere fertile il terreno. Questo tipo di sfruttamento porta alla disertificazione e non può essere bilanciata dai residui organici animali. E così si consumano enormi quantità di combustibili fossili!

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  8. Grazie Gianni,
    L’articolo ha l’utilità del compendio. Uno di quelli da portare in tasca pronto per l’uso.
    Anche in tema di energia, dovremmo avere il coraggio di rompere vecchi schemi, mettere in discussione pregiudizi. Ad esempio, sul nucleare, malgrado la sua obiettiva “criticità”.

    Avete letto “Le guerre d’acqua” di un’autrice indiana Vandan Shiva.

    Ogni serio dibattito sull’energia, l’inquinamento e le risorse scarse non può assolutamente prescindere da una profonda messa in discussione del nostro modello di benessere e di consumo. Lo dico da “Occidentale” convinto, lontano dalla retorica anti-globalista. Tutto il resto è talk show.

    Pasquale Vitagliano

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  9. Ringrazio Gena, Emanuele e Pasquale.

    I vostri interventi, Emanuele e Pasquale, e quelli che li precedono, confermano l’importanza non solo della ricerca scientifica, ma anche dell’organizzazione e della corretta socializzazione delle informazioni nel modo più esteso e comunicativamente efficace possibile. Cosa arriva alla gente comune del contenuto di saggi, articoli di riviste, atti di convegni? L’informazione puntuale e diffusa su temi importanti come questo, e su non pochi altri, è ormai una priorità in qualsiasi società che si definisca civile; se si vuole evitare che una battuta detta in un tg in prima serata valga più di uno studio rigoroso proveniente dalla comunità scientifica; che una pubblicità martellante faccia passare per salutari prodotti che non lo sono.
    Ognuno, insomma, dovrebbe fare la sua parte. E verrebbero così meno, forse, i pregiudizi positivi e negativi che stanno alla base di scelte fondamentali.

    Giovanni

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  10. Pingback: AMBIENTE. Il ritorno all’energia nucleare. « La poesia e lo spirito

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