Alfabeti, M come Mare

Saluto al mare

Thàlatta! Thàlatta!
Io te, mare eterno, saluto!
Io te, con cuor giubilante,
diecimila volte saluto,
come te salutarono un giorno
diecimila cuori di greci
eroi, famosi nel mondo,
con l’avversa fortuna pugnanti,
anelanti alla patria lontana…

… L’acqua tua mormorante
suona al mio orecchio come
la lingua della patria; e l’ondeggiante
tuo dominio di flutti
a me sfavilla come
gli antichi sogni della fanciullezza,
e quel ricordo mi riparla ancora
di tutti i cari splendidi balocchi,
dei doni scintillanti del Natale,
e degli alberi rossi di corallo,
dei pesci d’oro, e delle perle, e delle
variopinte conchiglie,
che tu custodisci in segreto
laggiù nel tuo trasparente
palazzo di cristallo.

Oh quanto ho sofferto
nello squallido esilio!
Il cuor nel mio petto era come
un fiore appassito
nell’astuccio di latta del botanico.
È come se fossi rimasto
tutto l’inverno rinchiuso
in un’oscura camera, malato,
ed ora, improvviso,
uscissi all’aperto…
Thàlatta, Thàlatta!…
(Heinrich Heine)

*

da Ode marittima

… Tutta la vita marittima! tutto nella vita marittima!
Si insinua nel mio sangue questa seduzione sottile
e io fantastico indeterminatamente di vaghi viaggi.
Ah, le linee delle coste lontane, appiattite dall’orizzonte!
Ah, i promontori, le isole, gli arenili delle spiagge!
Le solitudini marittime, come certi momenti nel Pacifico,
nelle quali, non so per quale mai suggestione appresa a scuola,
si sente pesare sui nervi il fatto che quello è il più grande degli oceani,
e il mondo e il sapore delle cose diventano un deserto dentro di noi!
L’estensione più umana, più screziata, dell’Atlantico!
L’Indiano, il più misterioso di tutti gli oceani!
Il dolce e classico Mediterraneo privo di misteri, fatto apposta
per sciabordare contro terrazze guardate da statue bianche in giardini contigui!
Tutti i mari, tutti gli stretti, tutte le baie, tutti i golfi,
vorrei stringerli al petto, sentirli bene e morire!…
Mi chiamano le acque,
mi chiamano i mari,
mi chiamano, levando una voce corporea, le lontananze:
sono tutte le epoche marittime sentite nel passato, che chiamano…
Ah, e i viaggi, i viaggi di piacere, e gli altri viaggi,
i viaggi per mare, dove tutti siamo compagni degli altri
in modo speciale, come se un mistero marittimo
ci avvicinasse le anime e ci facesse per un attimo
patrioti transitori di una stessa patria incerta
che si sposta eternamente sull’immensità delle acque!
Grandi alberghi dell’Infinito, oh miei transatlantici!,
con il cosmopolitismo perfetto e totale di non fermarsi mai in un punto
e di contenere tutte le specie di costumi, di volti, di razze!…
(Fernando Pessoa)

*

L’Uomo e il Mare

Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima
nello svolgersi infinito della sua onda
e il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine:
l’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
si distrae a volte dal suo battito
al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
o mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
vi combattete senza pietà né rimorsi.
Talmente amate la carneficina e la morte,
o eterni rivali, o fratelli implacabili!
(Charles Baudelaire)

*

Notturno sognato

La terra ci guida con la terra;
ma tu, mare,
ci guidi con il cielo.

Con che certezza di luce d’argento e oro,
c’indicano le stelle
la rotta! – Si direbbe
che la terra è il cammino
del corpo,
che il mare è il cammino
dell’anima –.

Sì, sembra
che l’anima da sola navighi
sul mare; che il corpo, solo,
restò là sulle spiagge,
senza lei, separandosi da lei,
stanco, freddo, come morto.

Com’è simile
il viaggio per il mare a quello per la morte,
a quello per la vita eterna!
(Juan Ramòn Jiménez)

*

Mare! Anche a te io mi affido

… Mare! Anche a te io mi affido – capisco ciò che vuoi dirmi,
scorgo da riva le curve tue dita che invitano,
e credo che allontanarti non vuoi prima d’avermi toccato,
dobbiamo fare un giro insieme, mi spoglio, portami lungi, che non veda più terra,
cullami sui moli tuoi cuscini, cullami in ondoso assopimento,
schizzami di sprilli amorosi, ché io ben saprò ripagarti.

Mare delle distese ondate,
mare che esali vasti soffi convulsi,
mare del sale di vita, delle non mai scavate e sempre aperte tombe,
che urlando scolpisci tempeste, capriccioso e raffinato mare,
io sono parte integrale di te, sono anch’io d’una fase e di tutte le fasi….
(Walt Whitman)

*

La ballata del mare

Il mare
sorride lontano.
Denti si spuma
labbra di cielo.

– Che cosa vendi, fosca fanciulla,
con i seni al vento?

– Vendo, signore, l’acqua
dei mari.

– Che cos’hai, giovane negro
mescolato nel sangue?

– Ho, signore, l’acqua
dei mari.

– Queste lacrime salmastre,
da dove vengono?

– Vengono, signore, dall’acqua
dei mari.

– Cuore, questa amarezza
profonda, da dove nasce?

– Dall’amara acqua
dei mari.

Il mare
sorride lontano.
Denti di spuma
labbra di cielo.
(Federico García Lorca)

*

Ho bisogno del mare

Ho bisogno del mare perché m’insegna:
non so se imparo musica o coscienza:
non so se è onda sola o essere profondo
o sola roca voce o abbacinante
supposizione di pesci e di navigli.
Il fatto è che anche quando sono addormentato
circolo in qualche modo magnetico
nell’università delle acque.
Non sono solo le conchiglie triturate
come se qualche pianeta tremante
partecipasse lenta morte,
no, dal frammento ricostruisco il giorno,
da una raffica di sale le stalattiti
e da una cucchiaiata il dio immenso.

Ciò che m’insegnò prima lo custodisco! È aria,
vento incessante, acqua e arena.
Sembra poca cosa per l’uomo giovane
che giunse a vivere qui con i suoi incendi,
e tuttavia il battito che saliva
e scendeva al suo abisso,
il freddo dell’azzurro che crepitava,
lo sgretolamento della stella,
il tenero dispiegarsi dell’onda
sperperando neve con schiuma,
il potere quieto, lì, determinato
come un trono di pietra nel profondo,
sostituì il recinto in cui crescevano
ostinata tristezza, oblio accumulato,
e bruscamente cambiò la mia esistenza:
diedi la mia adesione al puro movimento.
(Pablo Neruda)

*

Mediterraneo

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso: e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
(Eugenio Montale)

*

Il mare

In eterno sussurra intorno a lidi
solitari, e con l’ansito possente
dieci e dieci migliaia di caverne
sazia, finché di Ecate l’incanto
lascia in lor loro antico oscuro rombo.
Spesso così soave lo ritrovi,
che appena la più piccola conchiglia
viene smossa per giorni di là dove
cadde una volta all’ultima nel cielo
furia di vènti. O voi che le pupille
avete afflitte e stanche, fate loro
pascolo della vastità del mare;
voi cui stordì gli orecchi aspro frastuono
o sazievole musica, sedete
sedete di un’antica caverna sulla soglia
in voi raccolti, e balzerete come
ninfe udendo del mar cantare in coro.
(John Keats)

*

Ondeggia, Oceano

Ondeggia, Oceano nella tua cupa
e azzurra immensità.
A migliaia le navi ti percorrono invano;
l’uomo traccia sulla terra i confini,
apportatori di sventure,
ma il suo potere ha termine sulle coste,
sulla distesa marina
i naufragi sono tutti opera tua,
è l’uomo da te vinto,
simile ad una goccia di pioggia,
s’inabissa con un gorgoglio lamentoso,
senza tomba, senza bara,
senza rintocco funebre, ignoto.
Sui tuoi lidi sorsero imperi,
contesi da tutti a te solo indifferenti.
Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine?
Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti.
Poi vennero parecchi tiranni stranieri,
la loro rovina ridusse i regni in deserti;
non così avvenne, per te, immortale e
mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde;
il tempo non lascia traccia
sulla tua fronte azzurra.
Come ti ha visto l’alba della Creazione,
così continui a essere mosso dal vento.
E io ti ho amato, Oceano,
e la gioia dei miei svaghi giovanili,
era di farmi trasportare dalle onde
come la tua schiuma;
fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
a me dava gioia,
perché ero come un figlio suo,
e mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
e giuravo sul suo nome, come ora.
(George Byron)

*

Era così – piccola – la barca

Era così – piccola – la barca
che vacillava giù nella baia.
Era così – cortese – il mare
che l’invitava ad uscire.

Era così – ingorda – l’onda
che la succhiò dalla costa.
Non l’avrebbero mai immaginato, le vele maestose
che la mia piccola imbarcazione si era persa.
(Emily Dickinson)

*

Arrivederci fratello mare

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.
(Nazim Hikmet)

12 pensieri su “Alfabeti, M come Mare

  1. Questo è un OT.
    Pensate ai monaci tibetani.
    Pensate ai Giochi di Pechino.
    Pensateci seriamente e fatevi un esame di coscienza se una coscienza ancora ce l’avete nascosta in qualche tasca dietro al portafogli.

    Iannozzi

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  2. Caro Giorgio,
    grazie da quel mare che è la mia anima, molte le conoscevo altre no e ne farò tesoro.
    coincidenze: poco fa su un altro blog ho dedicato questa poesia sul mare di Fernando Pessoa, ad un amico che ama il mare come e forse più di me (noi?)

    LE ISOLE FORTUNATE
    Quale voce viene sul suono delle onde
    che non è la voce del mare?
    E’ la voce di qualcuno che ci parla,
    ma che, se ascoltiamo, tace,
    proprio per esserci messi ad ascoltare.

    E solo se, mezzo addormentati,
    udiamo senza sapere che udiamo,
    essa ci parla della speranza
    verso la quale, come un bambino
    che dorme, dormendo sorridiamo.

    Sono isole fortunate,
    sono terre che non hanno luogo,
    dove il Re vive aspettando.
    Ma, se vi andiamo destando,
    tace la voce, e solo c’è il mare.

    perchè amo il mare? perchè è il cielo capovolto.
    Stella

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  3. Grazie, Iannozzi, quello che dici è nei miei pensieri (solo lì, perché il mio portafogli non ha molte tasche).

    Anch’io ho dedicato qualche post a temi su cui è necessario pensare, ad esempio il lavoro, l’emigrazione, il razzismo, il potere, la giustizia, la democrazia, la pace…

    Questo post invece è di tutt’altro tipo.

    Sono in procinto di partire da Milano e per un mese starò lontano dal computer: con queste poesie rivolgo un saluto ad amici e lettori, augurando buona estate a tutti.

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  4. Grazie, Stella Maria, abbiamo postato quasi in contemporanea. Grazie della bella poesia di Pessoa e del commento… sì, anch’io amo il mare, è una presenza sempre dentro di me.

    Approfitto per scusarmi per non aver proposto per intero le poesie di Heine e Pessoa: soprattutto quella di Pessoa è immensa, centinaia e centinaia di versi, tutti stupendi e impregnati di mare…

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  5. Buone vacanze Giorgio
    e grazie.
    aspetto al tuo ritorno nuove poesie di Pessoa, Heine, Hikmet, Montale, Baudelaire, D’annunzio (che si definì/definiva il poeta del mare) insomma poesie…
    scusa sono le mie predilette

    buona estate anche io dal mare, dove farò l’ennesima scorta di conchiglie.
    ” … dal mare venni e amare mi stremò …” anche se è blasfemo rispetto a così tanta “autorevolezza” poetica
    Stella

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  6. Grazie a Nadia, Bev, Jolanda, e ancora a Stella Maria e a tutti gli amici e i lettori. Ancora buona estate a tutti e a rileggerci a settembre.

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  7. Nella cala tranquilla / scintilla / intesto di scaglia / come l’antica / lorica / del catafratto / il mare….

    Nel campo della prosa considero irrinunciabile “Un altro mare” di Claudio Magris. Grazie molte per questi testi.

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