Il Bardo continua, 4: la grande Portia

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

Il Mercante di Venezia è Antonio, padrone di ragusèe che solcano i mari con ricche mercanzie, ma al momento privo di contanti: si rende personalmente garante di un prestito di tremila ducati che il suo amico del cuore Bassanio si fa prestare dall’usuraio ebreo Shylock: questi detesta Antonio a causa dei frequenti insulti e del continuo disprezzo che egli costantemente gli riserva. Pretende che nel contratto di prestito – la famosa obbligazione (bond) – sia scritto che in caso di insolvenza Antonio debba pagare con una libbra della sua carne viva. Sfortunatamente giungono cattive notizie sulla sorte delle ragusèe, preda di mari pericolosi; arriva il termine della restituzione e Shylock pretende la penale del suo bond.

Nel frattempo Bassanio ha ottenuto la mano di Portia, ricca e nobile dama, signora di Belmonte, donna di grande bellezza, grazia, intelletto e umanità, la vera figura positiva di tutta la commedia. Costei, complice un amico avvocato padovano, al momento del giudizio tra Shylock e Antonio davanti al Doge e alla Corte dei Magnifici, si traveste da giovane e dotto avvocato e prende irresistibilmente la scena. Passando da un bellissimo discorso sulla clemenza (mercy) al puntiglioso rispetto della legge, salva la situazione ribaltando le parti. Qui vi offriamo due brevi passi del suo discorso, atto IV, scena I, ma è evidente che tutta la commedia andrebbe letta e riletta; perché accade di questo classico come di tutti gli altri, quel che diceva Calvino, e cioè che ogniqualvolta lo si rilegge vi si scopre qualcosa di nuovo.

[vv. 182 – 205]:
PORTIA
The quality of mercy is not strained,
It droppeth as the gentle rain from heaven
Upon the place beneath; it is twice blest,
It blesseth him that gives and him that takes;
‘Tis mightiest in the mightiest, it becomes
The thronèd monarch better than his crown.
His sceptre shows the force of temporal power,
The attribute to awe and majesty,
Wherein doth sit the dread and fear of kings;
But mercy is above this sceptred sway,
lt is enthronèd in the hearts of kings,
It is an attribute to God himself,
And earthly power doth then show likest God’s
When mercy seasons justice. Therefore, Jew,
Though justice be thy plea, consider this:
That in the course of justice none of us
Should see salvation. We do pray for mercy,
And that same prayer doth teach us all to render
The deeds of mercy. I have spoke thus much
To mitigate the justice of thy plea,
Which if thou follow, this strict court of Venice
Must needs give sentence ‘gainst the merchant there.

SHYLOCK
My deeds upon my head! l crave the law,
The penalty and forfeit of my bond.

PORTIA
La clemenza ha natura non forzata,
cade dal cielo come la pioggia gentile
sulla terra sottostante; è due volte benedetta,
benedice chi la offre e chi la riceve;
è più potente nei più potenti, e si addice
al monarca in trono più della sua corona.
Lo scettro mostra la forza del potere temporale,
è l’attributo della soggezione e della maestà,
sede del timore che incutono i regnanti;
ma la clemenza sta sopra al dominio dello scettro,
ha il suo trono nel cuore dei re,
è un attributo di Dio stesso;
e il potere terreno più si mostra simile al divino,
quando la clemenza mitiga la giustizia. Quindi, ebreo,
pur se giustizia è ciò che chiedi, considera questo,
che a rigore di giustizia nessuno di noi
troverebbe salvezza. Noi invochiamo clemenza,
e quella stessa preghiera insegna a tutti noi
a fare atti di clemenza. Tanto ho detto
per mitigare la giustizia della tua richiesta;
se la manterrai, questa rigorosa corte di Venezia
dovrà per forza dar sentenza contro il mercante.

SHYLOCK
I miei atti mi ricadano sulla testa! lo invoco
la legge e la penale della mia obbligazione.

[vv.297 – 310]:
PORTIA
A pound of that same merchant’s flesh is thine,
The court awards it, and the law doth give it.

SHYLOCK
Most rightful judge!

PORTIA
And you must cut this flesh from off his breast,
The law allows it, and the court awards it.

SHYLOCK
Most learned judge! A sentence! Come, prepare!

PORTIA
Tarry a little, there is something else.
This bond doth give thee here no jot of blood;
The words expressly are ‘a pound of flesh’.
Take then thy bond, take thou thy pound of flesh,
But in the cutting it if thou dost shed
One drop of Christian blood, thy lands and goods
Are by the laws of Venice confiscate
Unto the state of Venice.

PORTIA
Una libbra della carne di quel mercante è tua,
la corte l’aggiudica, e la legge rassegna.

SHYLOCK
Giustissimo giudice!

PORTIA
E tu devi tagliare questa carne dal suo petto,
la legge lo concede, e la corte l’aggiudica.

SHYLOCK
Dottissimo giudice! Che sentenza! Vieni, preparati!

PORTIA
Aspetta un momento, c’è qualcos’altro:
questa obbligazione non ti concede neanche una goccia di sangue;
le parole dicono espressamente «una libbra di carne».
Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne,
ma se, nel tagliarla, versi una goccia
di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi
sono, per le leggi di Venezia, confiscati
dallo stato di Venezia.

[edizione Garzanti, Milano 1999, traduzione di Alessandro Serpieri]

4 pensieri su “Il Bardo continua, 4: la grande Portia

  1. Antonio&Gaia avete fatto benissimo a scegliere Il mercante!
    Il discorso di Porzia su clemenza e giustizia e sul fatto che nessun uomo sarebbe salvo per la seconda è pienamente protestante anche se dislocato a Venezia… mi ha sempre fatto riflettere la necessità di compassione contrapposta alla ferocia con cui si dipinge l’ebreo fino a disumanizzarlo totalmente. Del resto in Inghilterra la figura dell’ebreo non ha mai avuto vita facile e Shylock è in diretto rapporto con il Fagin del diciannovesimo secolo (anche se per Fagin un po’ di pietà alla fine si prova).
    Sulla traduzione shakespeariana di Serpieri dico solo che resta la migliore.

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  2. La potenza del post di Gaja di Antonio è [anche] la piena potenza della Parola [ab origine]:
    “le parole dicono espressamente”. E continua: sia Bardo sia sempre – “modella l’azione alla parola, la parola all’azione”.

    E Grazie per pegina, palco, pelle
    Chiara

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  3. nel discorso in teoria domina la clemenza (tema molto latino e cesariano), di fatto ha la meglio la giustizia. non una giustizia di alto profilo, ma una giustizia che estrapola dagli atti e dai codici giusto quello che serve allo scopo (quella giustizia che si fa e a cui si assiste spesso nei tribunali). il bardo sfodera come sempre i suoi discorsi a doppio taglio. a strati sovrapposti, terribilmente lungimiranti. da che parte sta? ammira l’intelligenza di portia, compatisce shylock? la chiave sta qui: “…le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo stato di Venezia”. perché per parlare di un fatto “dell’altro mondo” bisogna invocare un mondo lontano intriso di esotismo: eppure familiare. una potenza navale, la serenissima, al posto di un’altra potenza navale che allora cominciava a solcare i mari: l’inghilterra. non sono mai stata sicura che l’ebreo facesse le spese della commedia. esigenze spettacolari e convenienze “politiche” impongono il finale quasi di favola, ma il perno e l’ideologia di questa commedia sono nell’atto III. ed è un’ideologia contraria ai gentili così buoni così per bene.
    portia predica bene: ma en travesti. non ha dunque del tutto ragione.

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