L’oblio dell’evento – di REB STEIN (A. D.)

Reb SteinL’oblio dell’evento (1998)
(tratto da Il codice delle sabbie, di prossima pubblicazione)

                                            Dice lo straniero nel deserto: “Ogni cosa
                                         al mondo mi è nuova”. E la nascita del suo
                                                       canto non gli era meno straniera.

                                                                          Saint-John Perse

L’oblio dell’evento – I. Sul bordo di astri ombrosi

1.

Lingue notturne cumulano dal futuro macine di canti
per te che segui pupille non ancora cieche
sul bordo di astri ombrosi

e nella pietra del cielo
incidi labbra di sete – foglie vanescenti
nella voliera dei venti

 

2.

Alfabeti obliati nella fiamma boschiva
che cancella il segno in lampi di resina e di assenza

Messaggeri di lunghe ombre
nel cielo dove un astro senza volto
fa luce ai germogli di un grido

Piove – nella pupilla dove dimorano
copie affannate di volo

 

3.

Matura nella polvere
la barca che aspira l’oceano degli occhi

Ma l’acqua è l’alba di nessuno – l’ora di nessun luogo

Solo una volta nell’aprile ferito rosseggia
trascina il giorno fuori dalla pelle dei suoi silenzi

In un tempo di soli recintati
che cede l’oro alle labbra del sonno
e si fa soglia agli astri dell’immenso –

ebbri custodi del passo dei viandanti

 

4.

Astri irretiti nella tela profonda delle pupille

Immagini che inciampano sugli orli di una parola
che il tacere piantò nella conca di neve di altre notti

Una parola mai fiorita – sospesa tra la polvere
e la gemma inattingibile nel pozzo degli addii

 

5.

Disseta alla fonte – dove la notte si spoglia
i tuoi anni che si trascinano benedizioni di sabbia

Solo la neve conserva sentieri per l’erranza
solo il suo gelo rifiorisce lumi
dagli steli impietriti tra le ombre

Lontano, inaccessibile, con parole di linfa abita
il dio che nutre rose inascoltate

 

6.

Silenziosa, piagata da ore che dimorano
cicatrici salse di muri

l’ombra che incontra la prima stella
navigando i pensieri d’acqua della terra

Dove una luce si sogna – irrivelata presenza
senza nome, senza luogo

 

7.

Ai margini del moto che vortica ore in lenti parti
labbra di sabbia in spasmi

come chi libera nel giorno
semine di sillabe e voci d’acqua
arenate nel suo occhio verdemare

Occhio – varco di esilio per pagine d’infanzia

mille anni diverse, radici mille anni spente
covate nel grembo di rimembrate luci

 

8.

Pietre che sibilano luci di muschio
migranti tra le mani della notte

Chiarori mossi da venti d’inchiostro
per chi si legge scrivendo del respiro delle ombre

Pietre di infiniti nomi – in una sola mano

Dimora di segni naufragati in liquami d’estasi

 

9.

Stelle in forma di croce
sull’ultimo orizzonte – più cupe di un fiotto
trattenuto a forza alla sorgente

Invisibili roghi che a una parola sciamano – che grida

Isole a nuoto immerse in ghiacce arterie
segnate per amore – il più fugace il più estremo lontano

Mappa di entrambi – breve eternità sfiorita

 

10.

Corda tesa in un forse di alfabeti

Rossostella che vigila di fronte a case abbrividite
tavole imbandite di sillabe dolenti

La sua ombra – maestra senza dottrina
fruga silenziosa l’oscura lumescenza della lingua

Deposito di fiamme
Conchiglia colma di maree a venire

 

11.

Rovesciate sillabe di specchio – alchimie vocali
dietro immagini svelate da arti di memoria

Tracce di mani incise su una mano
linee dolenti a stella dove non eravamo

E fu l’incontro atteso – l’ora algebrica
che in grida di vento spazzava sabbie brune

pollini di tempo, un verso, dimezzato ieri

 

Altri testi di Reb Stein sono leggibili qui e qui.

***

8 pensieri su “L’oblio dell’evento – di REB STEIN (A. D.)

  1. Si, l’addensarsi di immagini e il vortice delle parole
    e versi che sembrano usciti dal vuoto “come chi libera nel giorno
    semine di sillabe e voci d’acqua”. Un caro saluto e grazie

    "Mi piace"

  2. Ciò che più mi colpisce è la calma liquida di questi versi, gocce di linfa tra parola e parola.

    Grazie Francesco, un caro saluto
    jolanda

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  3. Grazie Fabrizio, Nadia e Jolanda.

    Mi piace pensare che, ovunque sia in questo momento, Reb Stein abbia comunque letto e aprezzato i vostri commenti. Ne sono sicuro.

    Un caro saluto.

    fm

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  4. “corda tesa in un forse di alfabeti”- caro FM, splendidi versi, sempre, la tua è una poesia su “fondamenta invisibili” eppure talmente solida e vicina e tesa e fertile di pronuncia, ciao, un abbraccio, enrico
    p.s.
    (e buone vacanze anche da parte di lillo)

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  5. Nel non-luogo, nel non-tempo,
    l’ora è ovunque. E si moltiplica – il senso, anfibio che [ES]tende al non-finito.
    *incidi labbra di sete* – e la trama è *dietro immagini svelate da arti di memoria*, per dita per dati – di solve et coagula. La *Fiamma* è *Mappa* è grazie a Francesco Marotta.

    Sempre
    Chiara

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  6. “La sua ombra – maestra senza dottrina
    fruga silenziosa l’oscura lumescenza della lingua

    Deposito di fiamme
    Conchiglia colma di maree a venire”

    Una cifra unica, inconfondibile.

    Grazie Francesco

    Giovanni

    "Mi piace"

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