Le lingue della profezia – “Tiresia” di Giuliano MESA


(Matias Guerra, Anno Silente / Dedicato a Giuliano Mesa)

Tratto da: Giuliano Mesa, Tiresia (e altre poesie), traduzioni di J. F. Haboud, É. Houser, A. F. Müller, A. Raos, S. Zanotti, illustrazioni di Matias Guerra, con supporto fonografico contenente la versione dei testi letti dall’autore, Roma, La Camera Verde, Collana Argento diretta da Giovanni Andrea Semerano, 2008.

 

                   TIRESIA (oracoli, riflessi)
                   (22 luglio 2000 – 24 gennaio 2001)

devi tenerti in vita, Tiresia,
è il tuo discàpito

I. ornitomanzia. la discarica, Sitio Pangako (*)

vedi. vento col volo, dentro, delle folaghe.
vedi che vengono dal mare e non vi tornano,
che fanno stormo con gli storni neri, lungo il fiume.
guarda come si avventano sul cibo,
come lo sbranano, sbranandosi,
piroettando in aria.
senti come gli stride il becco, gli speroni,
che gridano, artigliando, facendo scaravento, in muta,
ascoltane la lunga parata di conquista, il tanfo,
senti che vola su dalla discarica, l’alveo,
dove c’è il rigagnolo del fiume,
l’impasto di macerie,
dove c’è la casa dei dormienti
che sognano di fare muta in ali.
casa dei renitenti, repellenti,
ricovero al rigetto, e nutrimento, a loro,
scaraventati lì chissà da dove,
nel letame, nel loro lete, lenti,
a fare chicchi della terra nuova,
gomitoli di cenci, bipedi scarabei
che volano su in alto, a spicchi,
quando dall’alto arriva un’altra fame.

prova a guardare, prova a coprirti gli occhi.

(*) Nel luglio 2000, la più grande discarica di Manila frana, seppellendo Sitio Pangako (“Terra Promessa”), una delle baraccopoli che la circondano, e uccidendo centinaia dei suoi abitanti, che vi sopravvivevano scavando tra i rifiuti.

 

*

 

                   TIRÉSIAS (oracles, réflexes)

tu dois te garder en vie, Tirésias,
c’est ton lot

I. ornhitomancie. la décharge, Sitio Pangako.

tu vois. vent avec le vol, dedans, des foulques.
vois-les qui viennent de la mer et n’y retournent pas,
font une volée avec les étourneaux noirs, le long du fleuve.
regarde comme ells se jettent sur la nourriture,
comme elles la dévorent, se dévorant,
pirouettant dans l’air.
entends comme leur bec grince, les éperons,
qui crient, griffant, se ruant, en meute,
écoute la longue parade de conquête, la puanteur,
sens-la s’envoler de la décharge, du lit,
là où le fleuve est un ruisseau,
décombres mélangés,
où ceux qui dorment demeurent
et rêvent de se muer en ailes.
demeure des réfractaires, des objecteurs,
abri pour le rejet, et nourriture, pour eux,
déchargés là on ne sait d’où,
dans le fumier, dans leur léthé, lents,
à faire des grains de la terre neuve,
pelotes de chiffons, bipèdes scarabées
qui volent vers le haut, par gousses,
quand du haut arrive une autre faim.

essaie de regarder, de te couvrir les yeux.

(Traduction par Andrea Raos, avec la collaboration d’Éric Houser)

 

*

 

                   TIRESIAS (oracles, reflections)

you must keep yourself alive, Tiresias,
this is your disadvantage

I. ornithomancy. the dump, Sitio Pangako

watch. wind with flying coots within.
watch them coming from the sea and not returning,
flocking with the black starlings, along the river.
see how they swoop down upon food,
how they tear it, tearing each other,
pirouetting in the air.
hear how their beaks screech, their spurs,
how they cry, clawing, winding, in packs,
listen to their long conquering parade, the stench,
flying up from the dump, the bed,
where the river gutters,
sludge of rubble,
house of sleepers
who dream of sprouting wings.
home to the renitent, the repellent,
shelter of waste, and nourishment, to them,
wind-blown down from who knows where,
in the dung, in their lethe, slowly
rolling the new land,
balls of rags, biped beetles
flying high, in pieces,
when another hunger plummets from above.

try to see, try to cover up your eyes.

(Translated by Serenella Zanotti)

 

*

 

                   TIRESIAS (oráculos, reflejos)

debes mantenerte en vida, Tiresias,
es tu condena

I. ornitomancia. la descarga, Sitio Pangako

vez. viento con el vuelo, dentro, de las fúlicas.
vez que vienen del mar y no regresan,
se juntan en bandadas con estorninos negros, por el río.
mira como se lanzan sobre la comida,
como la devoran, devorándose,
haciendo piruetas en el aire.
siente como les cruje el pico, los espolones,
que gritan, enganchando, haciendo aventones, en manada,
escucha la larga parada de conquista, la fetidez,
siente que vuela de la descarga, el álveo,
donde está el arroyo del río,
el cataplasma de los escombros,
donde está la casa de los durmientes,
que sueñan transmutarse en alas.
casa de los renegados, repelentes,
refugio al rechazo, y alimento, para ellos,
aventados allí quién sabe de dónde,
en el letargo, en su leteo, lentos,
haciendo granos de la tierra nueva,
ovillos de trapo, bípedos escarabajos
que vuelan hacia lo alto, en gajos,
cuando de arriba llega otra hambruna.

trata de mirar, trata de taparte los ojos.

(Traducción de Jeamel Flores Haboud)

 

*

 

                   TEIRESIAS (orakles, reflexe)

du musst dich am leben halten, Teiresias,
das ist dein Nachteil

I. ornithomantie. die müllhalde, Sitio Pangako

sieh. wind mit dem flug der blässhühner.
sie kommen vom meer und kehren dorthin nicht zurück,
im schwarm mit den schwarzen staren, entlang des flusses.
schau, wie sie sich auf das fressen stürzen,
wie sie es zerreißen, sich selbst zerreißen,,
sie drehen luftpirouetten.
hör wie ihre schnäbel, ihre sporen kreischen,
wie sie sich schreiend bei den klauen packen, hinabstürzen, die meute,
lausche ihrer langen eroberungsparade, verwesungsgeruch,
hör sie auffliegen von der müllhalde, das flussbett,
wo das rinnsal des flusses ist,
die trümmerhalde,
wo das haus der schlafenden ist
die träumen, dass ihnen flügel wüchsen.
haus der widerspenstigen, abstoßenden,
odbach für den abfall und nahrung, ihnen,
wer weiß woher dorthin verschlagen,
in den dung, ihre lethe, um langsam,
körner neuer erde zu warden,
lumpenknäuel, zweibeinige skarabäen
die hoch fliegen, in stücken,
wenn sie von oben ein anderer hunger trifft.

versuch es zu schauen, versuch dir die augen zuzuhalten.

(Aus dem Italienischen von Andreas F. Müller)

*

Tiresia (oracoli, riflessi) si può leggere integralmente qui e qui.
Altri testi di Giuliano Mesa qui.

***

6 pensieri su “Le lingue della profezia – “Tiresia” di Giuliano MESA

  1. Non avevo mai letto Mesa, e mi sono andato a leggere tutto il resto di questo poemetto. Mi ha affascinato molto, questa lingua da terra desolata, a dire il vero di più nelle parti dove gioca meno con la lingua, tutte quelle assonanze di suoni, quei “li”, “qui”, mi sembrano un po’ manieristici, ripeto, molto molto affascinante come linguaggio, ma un po’, come dire, non vuoto, ma è come se fosse l’eco di una cosa, non la cosa stessa. ecco, come se fosse l’eco della parte eliotiana di tiresia, ma meno toccabile (lì c’era una donna col suo amante) più astratta. ecco, quest’astrazione alla fine mi ha lasciato un senso di vuoto, di incompiuto, come se io non avessi afferrato bene il senso del messaggio, se messagio c’era, come se avessi ascoltato le stesse parole balbettate lentissimamente, ma sempre quelle.
    chiedo venia per queste impressioni, non sono un critico, dico quello che mi passa per la testa al termine di una giornata lavorativa.

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  2. Un lavoro notevole, anche sul piano ideativo e compositivo.

    Tiresia, qui, pur cieco (ed è tutto dire), impressiona il presente, più che prevederlo; poco male, se queste tragedie lontane e vicine affidate alla nostra, alla sua stessa memoria sopravvivessero per sette generazioni (esattamente quelle a cui Tiresia è condannato a vivere).

    Grazie, Francesco.

    Giovanni

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  3. Gli organi di Senso – hanno senso: ricevere/riferire. In tutte le lingue. E si ringrazia chi *vuole vedere* e non lasciare si ripeta – la nota più triste del profeta: “vox clamat in deserto”.

    Grazie
    Chiara

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  4. Grazie a voi per i commenti.

    Mi permetto di suggerire, ad Alessandro, una considerazione intorno al ruolo che, nell’architettura complessiva dei testi, riveste il “gioco linguistico”: se ha funzione meramente “decorativa” o se, invece, contribuisce a dilatare il senso (il “messaggio”?) ben oltre l’area di significazione immediata della lettera: la rottura nel verso (non solo a livello sintattico, ma anche sul piano del ritmo e della cadenza) della linearità di alcuni funtori e nessi, proietta il linguaggio ben oltre l’utilizzo immediato del testo: quello che lo codifica e, di conseguenza, rende inerte e consegna all’oblio la materia sanguinanate di cui si fa veicolo.

    Felice, comunque, di aver contribuito alla “scoperta” di questo grande.
    Vi consiglio il libro: un “oggetto” splendido, degno contenitore di un’opera che segna a fondo, come poche altre negli ultimi anni.

    fm

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  5. Ciao Francesco, avevo intuito il che il senso del “gioco linguistico”, come forse l’ho erroneamente chiamato, fosse quello di dare del ritmo, ma nonostante questo lo trovo eccessivamente manieristico, ai miei occhi, mentre invece godo maggiormente nei tratti più “puliti”.
    Il senso, insomma, non mi si dilata.
    Ci tengo a ribadire che parlo per gusto personale, senza nesuna pretesa. Una scoperta in ogni caso, per me.

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  6. Ogni lettura attenta come la tua, ad ogni modo e in ogni caso, non fa che aggiungere un tassello all’intelligenza complessiva del testo e delle ragioni a cui risponde.

    Ti ringrazio.

    fm

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