Intervista a Maurizio Bossi sul volume “Raccontare la periferia”

di Giovanni Agnoloni

Oggi vi propongo una mia intervista a Maurizio Bossi, Direttore del Centro Romantico del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, storica istituzione culturale fiorentina. L’occasione è rappresentata dalla recente uscita del volume Raccontare la periferia (Premio di diaristica e di testimonianze narrative inedite) (“Antologia Vieusseux”, ed. Polistampa – Firenze, 2008, pp. 246), che raccoglie i racconti premiati nella seconda edizione dell’omonimo concorso letterario, oltre agli atti del congresso, tenutosi parallelamente alla premiazione, nel dicembre 2006, “Periferie delle città europee: derive o futuri centri?”

Che cosa ci può dire sui contenuti e sui valori espressi da questo volume?

È un volume molto ricco, che raccoglie sia pagine diaristiche e narrative inedite, sia gli interventi al convegno dedicato al tema delle periferie.
Abbiamo quindi da una parte delle testimonianze dirette di persone che vivono nelle periferie, e dall’altra una riflessione portata avanti da esperti e osservatori della società (tra gli altri, il sociologo francese Marco Oberti e lo scrittore romano Marco Lodoli), che abbiamo ritenuto opportuno inserire. Infatti, nella prima edizione del premio era emerso soprattutto il senso di periferia come ‘terra di confine’, in cui vi è sofferenza e disagio, ma avvengono incontri importanti e si presentano grandi potenzialità di crescita umana e sociale; oltre a tutto questo, la seconda edizione ha messo in particolare evidenza l’interrogativo di ‘che cosa’ sia realmente la periferia.

Sono infatti ancora in corso diverse presentazioni del libro, presso istituzioni culturali e luoghi di vita pubblica nonché sedi di svolgimento di attività dalla rilevanza sociale, a Firenze, Prato e dintorni. Nel corso di questi appuntamenti, sono emersi diversi approcci al concetto di periferia, e nello strumento letterario si è visto non solo uno strumento per raccontare questa realtà, ma un mezzo per proporre soluzioni nuove di approccio a questa dimensione (non solamente geografica) dell’esistenza.

È un aspetto molto importante, perché noi vogliamo proprio che emergano le varie voci del disagio di chi abita le periferie; ma ci interessa molto anche dare espressione alle potenzialità che tali situazioni in realtà offrono. La testimonianza diaristico-narrativa, in quest’ottica, riesce a trasmettere degli orizzonti, delle prospettive, oltre ad offrire un’opportunità di farsi sentire a chi, altrimenti, non avrebbe modo di essere ascoltato. Adesso è già uscito il nuovo bando per la terza edizione del concorso, e ci aspettiamo un’ulteriore evoluzione nei contenuti del premio. Confidiamo che i partecipanti possano essere numerosi non solo nella sezione riservata agli adulti, ma anche in quella destinata agli scritti di autori sotto i 18 anni di età, cui teniamo particolarmente. Dalla prima alla seconda edizione avevamo già assistito ad uno ‘spostamento’ dalla concezione strettamente geografica del termine periferia ad una più ricca e variegata, che prende in considerazione anche una sua accezione ideale (come terra di confine del ricordo, o luogo dell’emarginazione umana, per esempio nel carcere, realtà su cui si concentra il racconto vincitore della seconda edizione). Sono certo che anche nella terza edizione del premio si manifesteranno degli sviluppi, a dimostrazione della varietà e dell’imprevedibilità di contenuti non solo di una realtà in continuo movimento come la periferia, ma della vita in genere.

Perché il Gabinetto Vieusseux si è fatto promotore di questa iniziativa? Qual è il rapporto tra le tradizionali attività svolte dall’istituto e le finalità del concorso?

Il Gabinetto Vieusseux è nato nel 1819 precisamente allo scopo di mettere in contatto Firenze e l’Italia con le altre culture, quindi è del tutto logico che l’istituto intervenga in un’area di contatto privilegiato tra ‘mondi’ diversi, come le periferie. Il concorso è nato da un incontro tra il Gabinetto Vieusseux e la Comunità di Base delle Piagge di Don Alessandro Santoro, nonché con il giornale delle periferie, “L’altra città”. Da qui è nato uno sforzo comune, cui poi si sono aggiunti altri attori, per poter dar voce a queste realtà. Il connubio fra tali diversi soggetti promotori è il segno di una continuità tra il passato (rappresentato dalle radici storiche dell’attività del Gabinetto Vieusseux), il presente e il futuro. Questa è, già di per sé, una caratteristica di rilievo, necessariamente presente in tutte le iniziative culturali dense di contenuti.

Per chi fosse interessato a partecipare alla nuova edizione del premio, si ricorda che i dattiloscritti non potranno superare le 35 cartelle di 2.000 battute ciascuna, e dovranno
giungere anonimi; ogni dattiloscritto recherà in copertina soltanto il titolo e un motto che
dovranno essere ripetuti su una busta sigillata che conterrà all’interno il nome e l’indirizzo
dell’autore (che può anche corrispondere a un soggetto collettivo, come una classe scolastica, una
famiglia, un gruppo). I dattiloscritti non verranno restituiti.
Il termine per la consegna dei testi presso il Gabinetto Vieusseux (Piazza e Palazzo Strozzi,
50123 Firenze) è fissato al 10 giugno 2008 per le scuole (purtroppo ormai scaduto) e al 30 settembre 2008 per gli altri partecipanti, e l’assegnazione dei premi avrà luogo sabato 10 gennaio 2009.

3 pensieri su “Intervista a Maurizio Bossi sul volume “Raccontare la periferia”

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