Era mio padre, di Franz Krauspenhaar

di Guido Michelone

Fra diario, autobiografia, rievocazione storica

Il rapporto padre/figlio è fra i temi più frequenti, contorti, discussi, controversi, nella storia del pensiero e della letteratura: aggiungere qualcosa di nuovo, dopo Sigmund Freud e dopo il Thomas Mann di Tonio Kröger sembra una missione impossibile, invece un altro tedesco, sia pur di lingua italiana, ci è riuscito: Franz Krauspenhaar. Al suo quarto libro, dopo i romanzi Avanzi di balera (2000), Le cose come stanno (2003), Cattivo sangue (2004), con Era mio padre, infatti, compone un’opera a metà fra diario, autobiografia, rievocazione storica, non senza divagazioni metaletterarie che spaziano dai massimi sistemi a una quotidianità talvolta psicanalitica.

Ma è il lavorio sulla parola scritta che, a sua volta, mette in scena, tra consapevolezza e autoironia, il debordante ego di un Autore finalmente ‘libero’ di manifestare (e giustificare) il proprio sofferto (e sofferente) narcisismo, in una gamma di sentimenti che, a livello di prosa, va dal compiacimento al virtuosismo, dalla cronaca intima alla lettura della realtà globale.

Arduo riassumere Era mio padre, libro che di proposito, evita di narrare in ordine cronologico la storia paterna, tentando invece, di preferenza, di ricostruire una biografia oggettivamente incompleta, attraverso frammenti e flashback; e Franz Krauspenhaar raccoglie i cocci, quasi alla rinfusa, nell’arco di tempo di una stagione che, inesorabile, scorre tra il caldo torrido milanese e i primi echi autunnali.

La trama sembra quindi complessa, mentre, la vicenda in sé risulta semplice (ed emblematica), forse perché fabula e intreccio divergono fin da subito, separandosi su ogni fronte, dalla forma al contenuto, dai significanti ai significati. Franz Krauspenhaar narra dunque di decidersi a scrivere un libro su suo padre a circa vent’anni dalla tragica scomparsa di quest’ultimo: lo fa per chiudere definitivamente i conti con il passato, nonostante la ragione familiare diventi altresì specchio tanto lucente quanto opaco di due generazioni storiche e di una lunga epoca transitoria (mezzo ‘secolo breve’, come direbbe Eric Hosbahwn) su cui alcuni eventi pesanti hanno già posto la parola fine.

Era mio padre, per altri versi, è un flusso di coscienza dove il figlio e lo scrittore Franz Krauspenhaar tentano di ricostruire la storia pubblica e privata del genitore, cercando di illuminare i periodi oscuri, relativi al Secondo Conflitto Mondiale, che hanno poi gravato sull’esistenza di un uomo tranquillo, una persona intelligente di positiva normalità. Così come viene presentato, senza inutili psicologismi, è il racconto ‘incompleto’ attorno a un padre autorevole (e quasi mai autoritario), un medio borghese forse più intransigente verso se stesso che con i figli, la moglie, i parenti, i colleghi, i superiori. La biografia del padre Karl scorre dunque, come un romanzo sperimentale, attraverso la tragedia della guerra, il boom economico (coincidente con la nascita dello stesso Franz Krauspenhaar, primo di tre figli maschi), il crollo del Muro di Berlino e la fine dei regimi comunisti europei.

Per il figlio/autore, la Storia va vista soprattutto con il mito dei ‘favolosi’ anni Sessanta, interrotti bruscamente con quelli di ‘piombo’, per lui, adolescente, coincidenti in una momentanea adesione al movimentismo di estrema destra, presto ripudiata a favore di un’anarchica weltanschauung riflessa pure nello stile di vita, per forza o per gioco assimilabile al flaner del Guy Debord situazionista. In tal senso Franz Krauspenhaar è l’esatto contrario del padre: si dipinge scomposto, insicuro, irregolare, depresso, ma anche geniale, libertino, artistoide, autoironico, donnaiolo, pornografo, insomma ostile alla routine del lavoro, della tranquillità, dello status quo.

Dunque, per tutto questo l’autore/deuteragonista è affamato o voglioso di quanto sa di bohèmes, scapigliature, frequentazioni di maledetti e di celebrità: lo strampalato bagaglio che oggigiorno occorre alla sua genuina vocazione di vero scrittore. In tal senso, nel libro, sul ricordo del padre spesso prevale l’autoanalisi che quasi si risolve in una riflessione su quanto accaduto a se stesso in quarantasette anni di vita vissuta onestamente border line. In altri termini Era mio padre è anche un autoritratto di figlio, ancora giovane, dove i sensi di colpa rifiutano il lettino dell’analista o l’ordine della logica narrativa, per diventare un patchwork con pagine brillanti, passaggi tormentosi, periodi intensissimi, in cui il disordine della scrittura, in definitiva, non fa altro che simboleggiare il declinare dei mondi moderni e delle civiltà occidentali.

Franz Krauspenhaar, Era mio padre, Fazi Editore, Roma 2008, pagine 281, Euro 16,50.

64 pensieri su “Era mio padre, di Franz Krauspenhaar

  1. I miei complimenti a Guido Micheloni. A Franz glieli ho fatti tante volte che ormai sarà stufo.

    Roberto R. Corsi, da quello che scrivi deduco che Franz si sia lamentato, ed io che stavo per telefonargli! 🙂

    un caro saluto a tutti a partire da Fabrizio, Guido, Roberto,Franz e naturalmente Francesco Marotta.

    ciao ciao
    jolanda

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  2. un saluto e un bentornata a Jolanda.
    Giuseppe, ritengo che il tuo intervento sia inficiato da pregiudizi personali che esulano dall’oggetto in questione. non ho letto ancora il libro di Franz, ma per il momento mi fido di ottimi recensori che ne hanno scritto agli antipodi di quello che sostieni.
    buon pomeriggio
    fabry

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  3. Io credo che i pregiudizi personali (!!!???) sono una vostra fantasia. Non mi sorprenderei dunque se un giorno mi veniste a raccontare di credere che sotto l’arcobaleno ci sta un pentolone pieno d’oro. 😀

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  4. Fabrizio, grazie infinite per il bentornata, in effetti non ero del tutto sparita, ogni tanto la mia firma su qualche post l’ho lasciata. Un’amica comune mi ha dato i tuoi saluti che ricambio molto volentieri.

    ciao ciao
    jolanda

    chiedo venia a Guido.

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  5. Iannozzi, sei veramente un indovino: stiamo tutti aspettando che smetta di piovere…
    Almeno io sono qui, alla finestra, in attesa.

    fm

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  6. Un libro da leggere da diverse angolature.
    Il dolore di un figlio e fratello e quello di un padre e di un ragazzo.
    Ci si avvicina piano a quel dolore, per pudore.

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  7. a Iannozzi:

    argomenta qui su Lepls la tua critica, te ne prego.

    sono andata a vedermi la recensione sul tuo blog ma son fuggita subito: pipistrelli, catene e pantegane.

    la tua uscita qui mi è parso solo un escamotage per rimandarci al tuo blog:
    narcisismo spicciolo per un diario.

    a Jolanda Catalano:

    ciao sore!

    a Franz:

    smack!

    a Guido Michelone e a Fabrizio Centofanti:

    grazie per questa recensione.

    Frau

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  8. Obbe’, se non ti piace il mio blog, poco male. Non me ne dolgo.
    Ma non argomenterò qui proprio un bel niente.

    Il commento puo’ essere cancellato. Era solo un modo spicciolo per segnalare un parere diverso. Ma come puoi ben vedere i commenti al mio post sono disabilitati, sia qui che altrove.

    Gestoreeee! :-))) Famme ‘nu piacerino piccolo piccolo, cancella in commento n. 11 altrimenti qui mi si accusa di volermi fare pubblicità. 🙂

    Grazie Gestore: ti voglio bene. Ti lascio anche un bacetto. Smaaackkk 😉

    Che du’ par di noccioline. 😀

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  9. Ciao Frau, ci si ritrova!

    Roberto…e pensare che ho scritto pure una rece per il libro…che vergogna!
    Sparisco immediatamente.

    ciao ciao

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  10. finalmente iannozzen ha scritto una recensione. divertente. alla sua maniera.

    come nel 2005, ai tempi di cattivo sangue, scomodava houellebecq e izzo e malet mettendo questi mostri sacri in paragone con me, ora fa più o meno la stessa cosa (scomodando céline, houellebecq, ginsberg – noto romanziere, come ben sappiamo e altri beat) ma in senso dispregiativo. di cosa parli il libro nessuna traccia.

    tutto quello che questo buffone sa fare, che questo imbecillotto sa fare, è buttare la propria merda addosso alla gente seria che si fa il CULO per portare a casa un risultato.3

    allora iannozzi, non ti sei stufato di fare il buffone? perchè se non sai di essere un grandissimo buffone, di una rozzezza argomentativa senza precedenti, se non sai di essere un volgare pipparolo della letteratura webbica, allora vuol dire che – prendendoti sul serio – stai veramente male. e allora che dio ti protegga.

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  11. @ FRANZ

    Eri di diverso avviso nel 2005.

    Ad esempio:

    12:44, 17 luglio, 2005

    Giuseppe, ti voglio ringraziare pubblicamente per tutto. Sei molto bravo, ma questo lo so da gran tempo, ormai. Un grande grazie anche ai tuoi lettori e lettrici.

    Di chicche così ce ne sono a iosa e tutte da te firmate.
    Per pudore “mio” evito le chicche che mi hai dimostrato in privato, lodandomi manco fossi un dio sceso in terra.

    Ma non ti risparmio l’ipocrisia che hai saputo evidenziare oggi qui rinnegando TUTTO.

    Ecco a voi i link a “Cattivo Sangue” di Franz Krauspenhaar. Leggendo i commenti e le due interviste, troverete esplicata tutta l’ipocrisia di Franz Krauspenhaar, lo stesso che oggi osa di darmi del buffone pubblicamente.

    Sono sicuro che vi divertirete non poco a scoprire che voltagabbana è Krauspenhaar e quanto volubile è.

    Buon divertimento.

    http://biogiannozzi.splinder.com/post/5296089/FRANZ+KRAUSPENHAAR+-+CATTIVO+S#5296089

    http://biogiannozzi.splinder.com/post/5344436/SPREMUTA+DE+SANGUE+-+FRANZ+KRA#5344436

    http://biogiannozzi.splinder.com/post/5192015/Franz+Krauspenhaar+%26+Giuseppe+#5192015

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  12. come avevo supposto, si tratta di questioni personali che non hanno un’attinenza immediata con il libro in questione. mi scuso per il dito, ma ci vuole una scossa per ritornare sul piano legittimo di una critica letteraria.

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  13. più in generale: dal di fuori il mondo della letteratura sembra quasi un luogo ovattato, rarefatto….poi, seppur a malincuore, si scopre che le dinamiche sono le stesse del mercato della verdura o quello rionale dei polli allo spiedo (o arrosto che dir si voglia).
    Non ci sono differenze, no.
    Sta che tutto è fatto dall’uomo?
    Basta questo a giustificare tutto ciò?

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  14. Siete troppo forti, cosa sarebbe il mondo senza voi artisti?
    vi adoro e poi dicono delle donne!!

    Franz non ho anocra finito, anzi sono agli inizi ma il buongiorno lo vidi dal mattino con il mio commento a “La pelle” su Nazione indiana circa un anno fa. mi faccio pubblicità. ti vengo a trovare sul blog quando ho finito di leggere.

    grazie a Guido, un bacio a Jolanda poi ti telefono, promessa

    don sei troppo forte non me l’aspettavo! ma posso dire sottovoce: era ora!

    Caro giuseppe esiste sempre la libertà di pensiero anche se si può non condividere

    un bacio a tutti soprattutto ai non nominati
    Stella

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  15. ipocrisia?

    iannozzi, dai, hai la credibilità di un brontosauro nel 3.540. cioè pari a zero.

    sei davvero “ai confini della realtà”. e non capisci una beata mazza.

    se io scrivo che tu nel 2005 mi paragoni – giutamente – a leo malet (che conosco come le mie tasche vuote) e poi nel 2008 mi paragoni ad altri grandi però con intenti denigratori, voglio dire che nel 2008 fai un’operazione ridicola, mettendomi in mezzo a gente come céline o houellebecq, coi quali credo di non assomigliare manco per il cazzo. hai capito? mentre nel 2005 paragonando cattivo sangue a certi noir di malet l’avevi azzeccata, a mio avviso. dunque anche a te capita di azzeccarla. io questo lo dico, senza ipocrisie. tu sei un matto, ecco. questo è il problema tuo.

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  16. Bev: mi sembri un pò moralista. mercato frutta e verdura? può darsi.

    comunque il mondo letterario è fatto al 90% da morti di sonno. poi ci sono le eccezioni come me e iannozzi; che però di letterario non ha che l’ambizione.

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  17. Franz,
    perdonami era “Pelle di confine” quell’altra è una cosa che sto scrivendo io. non ho preso le difese di nessuno e non conosco giuseppe per cui non oso …. confondermi è difficile, anche se non impossibile …

    Vi leggo con piacere e intervengo sempre meno perchè non addetta ai lavori e comunque il più delle volte ignorata.
    un giorno vincerò il nobel per la letteratura 😉 poi ne riparliamo:-)

    “la mia ricompensa è nei Cieli” altro non attendo perciò tutto il resto è grazia. vedo che il tuo libro piace e … non aggiungo altro, mi fa piacere per te lo meriti.

    buon ferragosto a tutti e … ma con tutto questo caldo come vi va di litigare!! 😉
    Stella

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  18. Cara Stella,
    tu sei di quei miti (di buon senso e di buona volontà) che erediteranno il mondo.
    Un abbraccio, buon Ferragosto,
    Roberto

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  19. @ iannozzi

    ” u ceddhu ‘nta ll’argia o canta pi ‘mbiria o canta pi raggia ”

    Ciao a tutti e leggetelo il libro di Franz!
    jolanda

    Stella io sono sempre qui. Ciao.

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  20. @ 33 Franz

    A me sembra facile da tradurre : l’uccello in gabbia o canta per invidia o canta
    per rabbia. Bacione.

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  21. Luego tuve una buena intuición: Iannozzi es el inventor de una nueva categoría historiográfica: ornitología aplicada a la crítica literaria.

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  22. Ti ho risposto. 🙂

    Con queste parole:

    “Spero non diventi una disciplina “indisciplinata” quella di spararmi cazzi in culo, perché per quanto divertente alla fine mi tocca pure a me d’usare il grattaemorroidi. 😀

    Non sarebbe stato più semplice e costruttivo per entrambi dire: “Guarda, Iannozzi, sei un cazzone. Non mi ci ritrovo in questa recensione. Parliamone!” Non avrei detto di no. Ma tu no: sei partito a raffica. Che dovevo fare io? Di litigare non c’avevo voglia, per cui l’ho presa a ridere.

    Ciao e vedi di non riscaldarti troppo ^___^”

    Con tanto di foto. Ma io sono Chandler e tu Joey. Capito? 😀

    Giuseppe

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  23. Estimado señor Iannozzi, le doy las gracias por el honor que me hizo pubblicandomi en su blog. Me parece claro que la crítica literaria ornitológica fue una broma. No es una broma, sin embargo, el hecho de que realmente creo su labor fundamental a la hora de elegir los libros. De hecho, vengo a menudo a visitar su sitio y me mire a su alrededor, por lo que sé de inmediato cuáles son los libros que tengo que evitar como la peste.

    Créame, me hace sufrir mucho lo que usted sufre de hemorroides: no quisiera que, para el cuidado, de repente, dejar de publicar sus comentarios. ¿Cómo sería en ese caso?

    Salud y saludos.

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  24. Caro Giuseppe,
    lo sai come la penso.
    Un libro può piacere oppure no. Ognuno ha i suoi gusti e il suo metro di giudizio. E la stroncatura può anche avere una sua funzione, ma va esercitata nei luoghi e nei modi giusti (nelle pagine di un giornale, per esempio).
    Credo sia deleterio (per tutti) dire che un libro non piace in un luogo (seppur virtuale) dove è presente l’autore. Credo che non sia corretto. Ed è normale e sacrosanto che l’autore si infastidisca.
    E, alla fine… a cosa (e a chi) serve litigare?

    “Friends” è la mia serie Tv preferita. Non citare Chandler e Joey invano!:)

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  25. giuseppe, sono andato sulla pagina di playboy e poi tramite un link su una signora bergamasca che si spoglia per esibizionismo, d’accordo col compagno. un bellissimo corpo, complimenti. bravo giuseppe, queste sono le cose che fanno (anche) simpatico il tuo blog: mettere insieme la letteratura con il “pelo”; ma con classe, senza volgarità. dico sul serio.

    siamo due “friends” e non lo sappiamo. ricordo nell’estate 2005 un botta e risposta sul mio blog divertentissimo, che sarebbe simpatico ripubblicare.

    per il resto capisci di noir (infatti) ma oltre certi binari non sai (o non vuoi) andare.

    mi fai incazzare; il problema è che due minuti dopo mi ritorni simpatico. la tua follia è quella di tanti; solo che i tanti non hanno il coraggio e la spudoratezza di dimostrarla, come fai tu.

    ciao, stai bene.

    franzWolf

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  26. scusa maugeri, ma non sono d’accordo: così pare che tutti quelli che scrivono di un libro sul web ne devono scrivere bene. ma perchè?

    se si pubblicano ciofeche, è proprio il web che deve allertare il pubblico. non capisco tutto il buonismo. se tu maugeri ospiti dei libri e degli autori immagino che lo fai dopo aver letto i loro libri ed averli apprezzati. ma se per caso decidi di ospitare una ciofeca? non ci sarebbe nulla di male a usare la mannaia contro il libro e il suo autore. secondo me, beninteso!

    ciao,
    franz

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  27. No, Franz… non dico che tutti quelli che scrivono di un libro sul web ne devono scrivere bene. Non avrebbe senso e non servirebbe a nessuno. E sarebbe ipocrita.
    Io dico sempre che la polemica – se costruttiva – può essere utile. Quella fine a se stessa, no.
    Per quanto riguarda me ti dico che se leggo un libro che non mi piace evito di presentarlo su Letteratitudine. E soprattutto evito di invitare l’autore a partecipare a un dibattito finalizzato a denigrare il suo libro (a meno che l’autore non sia d’accordo). Altrimenti sembrerebbe una trappola, non trovi?

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  28. @ MASSIMO

    In parte sono d’accordo.
    Ma conosco Franz abbastanza, o almeno credevo. 🙂
    Non avevo previsto una reazione così per una stroncatura.
    O meglio, l’avevo messa da conto: diciamo che non era previsto che la reazione di Franz fosse così colorita.
    Comunque l’ho presa a ridere. 🙂
    Però ho chiuso (!) i commenti alla recensione on line, onde evitare troppi surriscaldamenti, viste le reazioni.

    Ho stroncato tanti autori, alcuni mi hanno ringraziato persino per l’onesta stroncatura, altri hanno manifestato il loro dissenso in maniera subdola. Perlomeno Franz me l’ha sparato in faccia che non gli andava bene. Molti altri mi hanno sparato alle spalle e lì proprio non l’ho digerita. Preferisco di gran lunga che se devo essere colpito venga colpito in piena faccia da un Franz a viso scoperto. Mi avesse colpito alle spalle, non gli avrei rivolta più la parola.

    @ FRANZ

    FRANZ, io credo di capire abbastanza, ma non specificatamente nel noir. Ho tutt’altro percorso formativo, molto più umanistico, questo per dire che ho iniziato con Omero e Catullo, tanto per capirci, non con Scerbanenko o Malet: questi sono arrivati proprio in ultimo. Difatti apprezzo maggiormente autori contemporanei con un certo costrutto stilistico, di contenuti, ecc. ecc. Comunque…

    La recensione che ti ho fatto non ti piace. Non sei d’accordo.
    Mi sta bene. Nessuno ti ha chiesto di condividere il mio parere sul tuo libro.

    La recensione più onesta è quella di Bart a mio avviso. Però lui ti dice un buon autore con questo “Era mio padre”. Io invece dico che non è un buon libro, pur riconoscendo certe influenze stilistiche (di autori) che Bart ha ravvisato nel tuo lavoro. Senza voler offendere nessuno, ma le altre recensioni mi sono sembrate troppo accondiscendenti. Senza offesa.

    Facciamo così – ma non farmene pentire – io apro i commenti alla recensione che è on line da me. Ti offro di criticare quanto ho espresso, avrò così anch’io modo di spiegarti perché ho detto certe cose e fatti certi paragoni, scomodando mostri sacri e mostri e basta. Spero di non dovermene pentire, non tanto per te, Franz, che al massimo ti tiro le orecchie, ma per gli anonimi. Cioè, se intervenite, lasciate almeno un nick, che sia anche solo Gino. Capisco che è falso, ma fatelo comunque. Solo questo vi chiedo, e di evitare volgarità inutili: mi sta bene anche la volgarità, purché non sia gratuita.

    Io nel pomeriggio non ci sarò, ma i commenti li apro: voglio fidarmi, degli eventuali anonimi. 🙂 Non appena mi sarà possibile risponderò, come sono solito fare sempre con tutti/e.

    E qualcuno dica alla signora o signorina Melquíades Fermín Herrera che non deve preoccuparsi, perché non soffro di emorroidi. Solo non vorrei farmele venire. 😀 E mi fa piacere che di tanto in tanto venga sul mio blog a curiosare, evitando come la peste i libri che sa che tanto in ogni caso non le piaceranno.

    Estimada Señorita Melquíades Fermín Herrera, nos encontramos en Italia. Creo que ella habla bien nuestro idioma. ¿Por qué sigue hablando en español?

    Saludos

    Iannozzi

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  29. Ne approfitto di questo spazio per augurare buon fine estate a tutti.
    Domani all’alba partirò per qualche giorno di vacanza… lontano da web e pc (ogni tanto ci vuole!). Dunque non so se avrò ancora la possibilità di intervenire.

    Per Franz: aggiungo che se a qualcuno un libro non convince, fa bene e precisarlo anche nei dibattiti on line (peraltro Giuseppe era intervenuto anche su Letteratitudine quando presentammo il tuo libro… e i suoi interventi sono ancora lì).
    L’importante è non esagerare. E soprattutto (a mio avviso, s’intende) bisogna sempre rispettare gli altri.
    Sul mio blog ho inserito questo slogan: “La libertà individuale, anche di espressione, trova argini nel rispetto altrui”.
    Ma chi decreta l’avvenuto “superamento” dei suddetti argini?
    È evidente che qui subentra la sensibilità individuale. E sta al moderatore assumersi la responsabilità di decidere se i limiti sono stati superati oppure no.

    Rischio di portare la discussione fuori tema. Scusatemi.
    Buon fine agosto a tutti!

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  30. Ciao Giuseppe,
    non avevo letto il tuo commento precedente.
    Purtroppo quello dei commenti anonimi è una piccola piaga. A me capita di trovarne di inviati attraverso sistemi di navigazione anonima (che impediscono di risalire all’IP dello scrivente).

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  31. giusto massimo. ti ho risposto in pvt, grande idea. a presto!

    giuseppe: perchè non fai un nuovo “spremuta de sangue” sul tuo blog? e io lo riporto sul mio. dunque un dibattito nel quale mi difendo dalle accuse dei lettori più critici, tra i quali tu. basta che mi fai alcune domande anche molto cattive. ci stai?

    un saluto

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  32. @ FRANZ

    Non vedo perché no!
    Si puo’ fare. Nel week-end preparo il ring. Ma sappi sin d’ora che le mie domande saranno le più che mai cattive, perché i miei lettori, in fondo, sono dei buoni. 🙂

    Ciao

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  33. scusate il ritardo

    jolanda sono un po’ marinaio ultimamente.

    Caro Franz lo sai che sei fra i miei preferiti anche perchè non mi ignori, ma questo conta ben poco per le mie preferenze letterarie. io sono una lettrice e come spesso detto, non essendo un’addetta ai lavori, per i professionisti conto poco più di nulla, salvo eccezioni quindi sono spesso ignorata. Cieli e nobel si riferiscono a questo ed era uno sproloquio per un colpo di sole, troppo mare fa male. chiedo scusa a tutti anche se non c’entro nulla con le vostre discussioni che procedono.

    fabrizio io non sono riuscita a vedere l’ultima cosa che hai segnalato.

    ciao Roberto, ho finito di leggere la tua “sposa del vento” bellissimo, sul serio, la rileggerò a breve e poi ti scrivo.

    un bacio Franz poi magari ti scrivo, non so quando il tempo è tiranno, sigh!! baci a tutti
    Stella

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  34. per “chi” –ancora– non ci fosse arrivato “Era mio padre” non vuol essere -e non è- un libro storico: non nasce per raccontare un evento di guerra! semmai -al contrario- è un romanzo a-temporale in quanto parla di MORTE e di come -di fronte a questo rintocco-ultimo – per un uomo/figlio il tempo si possa fermare lo stesso: da Vivi:

    “nella mia depressione sentivo divenuto mortale tutto il mondo, e se incontravo qualcuno per strada- giovane o anziano, non importava – ne immaginavo immediatamente lo scheletro, e mi sembrava orridamente di incrociare sul mio cammino di dolore acuto solo scheletri ambulanti rivestiti di pelle sintetica […]”*
    *p.34

    la vera dialettica è tra padre e figlio: un rapporto impari per natura e per chiusa: ma non per questo risoluto. anzi il protagonista, nel sua aspirazione più intima di cercare un varco-liberatorio, ci offre una [individuale] “possibilità del contrario”.

    ringrazio F. Krauspenhaar attraverso le parole di Curzio Malaparte, da “La pelle” e di Patrizia Valduga, da “La prima antologia”:
    “C’è una grossa differenza tra la lotta per non morire e la lotta per vivere.”
    “viva di un cuore che mi sgocciola via senza rumore, in me ringorgo sotto il mio dolore.”

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  35. Ci mancava solo l’inquisizione letteraria e ora siamo a posto!

    Ma questi giovani pseudo critici cresceranno mai?

    A volte anche troppe letture possono essere dannose!

    un caro saluto a tutti gli altri
    jolanda

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  36. per partecipare al gioco si deve aver letto il libro oppure, se ho capito bene, basta una naturale propensione al trollismo?

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  37. Ti stiamo venendo incontro Iannozzi. Come fai a sputtanare un libro a dovere parlandone il più possibile? Non lo sai che i libri più venduti sono quelli di cui si discute di più?

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  38. piuttosto – intanto, tra parentesi, grazie per l’augurio indiretto a carlo canella – ringrazio vivamente ang. per il suo bellissimo post; in poche righe ha spiegato molto più di tanti – seppur bravissimi – recensori. a riprova che la sintesi è l’arma in più di chi sa davvero scrivere, se ha delle idee forti.

    franz

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  39. Ho letto le domande di Iannozzi, che retorica meravigliosa, le voglio copiare così quando incontro uno scrittore le posso utilizzare, caso mai fossi a corto di idee!

    Gena

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