Grotta di Shanidar, 37º 05′ N 43º 52′ E

Negli anni Cinquanta un gruppo di ricercatori della Columbia University scoprì in una grotta sui monti Zagros alcuni scheletri di uomini vissuti suppergiù quarantacinquemila anni fa. Uno dei ritrovamenti attirò subito l’attenzione e fu oggetto di studi specifici: si tratta di un maschio deceduto all’età di circa quarantacinque anni, un’età considerevole, a quanto si sa delle aspettative di vita dell’epoca.
Il quadro clinico che è stato possibile ricostruire dallo studio delle ossa è sconfortante: l’uomo era probabilmente zoppo, soffriva di artrite, il suo braccio destro, atrofizzato dalla nascita, era stato amputato, l’intera parte sinistra del volto era sfigurata per un grave trauma infantile, che aveva fratturato l’orbita e lo aveva quasi certamente reso cieco di un occhio, la parte destra del cranio mostra segni di deformazione, forse intenzionale, forse un incidente.

Il cranio e lo scheletro furono trovati in piccoli frammenti. L’uomo, “battezzato” Shanidar I, era morto schiacciato dal crollo improvviso della volta della caverna.

Il calco del cranio Shanidar I, ricostruito parzialmente, mostra il trauma cicatrizzato dell’occhio sinistro e evidenza di fratture nella parte sinistra del cranio.

L’uomo aveva vissuto gran parte della sua lunga vita con gravi menomazioni. Non poteva cacciare, non poteva combattere. Come fu possibile per lui rimanere in vita così a lungo? Gli incisivi sono consumati da un lato, è probabile che usasse la bocca per afferrare gli oggetti. L’evidenza suggerisce tuttavia che l’individuo poté sopravvivere grazie all’aiuto di un gruppo, forse fu curato, nella sua società occupò un ruolo che non richiedeva piena integrità fisica. Che cosa hanno visto i ricercatori con questo ritrovamento? È quella la prima evidenza finora scoperta di umana pietà? Di apprezzamento dell’utilità sociale di vecchi e storpi? Accanto ai poveri resti c’erano segni di fuoco. Un guardiano della fiamma? Uno sciamano? Un casalingo nel Paleolitico? Le ossa raccontano spesso una storia.

Questo istinto di coesione sociale, di reciproco aiuto che torna a utilità collettiva (o viceversa), se di inclinazione naturale si tratta, formerebbe quindi un tessuto elementare di solidarietà da sempre sotteso alla specie umana, come si dice. Sarà pur così. Le discussioni sull’argomento sono interminabili e prevedibili. Che sia significativo il fatto che le ossa di quell’uomo deforme, sepolte tra pietre per millenni, oggi non ci sono più? Sono scomparse, forse trafugate o distrutte, annichilate in qualche rogo a pochi anni dalla loro scoperta. Solo calchi, fotografie e disegni rimangono. Più che dare informazioni su società e patologie umane nel Pleistocene superiore, i ritrovamenti perduti hanno la forza di evidenze storiche inequivocabili sui tempi all’inizio del terzo millennio C.E.

Per approfondire:

Ralph S. Solecki, Shanidar: The First Flower People, New York, 1971. (ci vuole un bel coraggio a titolare così un libro di paleoantropologia nel 1971!)
T. D. Stewart, “The Neanderthal Skeletal Remains from Shanidar Cave, Iraq: A Summary of Findings to Date”, Proceedings of the American Philosophical Society 121, No. 2 (Apr. 29, 1977): 121-165.
Ralph S. Solecki, “Contemporary Kurdish Winter-Time Inhabitants of Shanidar Cave, Iraq”, World Archaeology 10, No. 3, Caves (Feb., 1979): 318-330.
Jeffrey H. Schwartz, What the Bones Tell Us, New York 1993.

Le ossa di Shanidar sono entrate nella popular culture ad opera di una scrittrice di libri per ragazzi, con grande successo di vendite.

Jean Marie Auel, Ayla figlia della terra, Longanesi 1988.
id., Focolari di pietra, Longanesi 2002.

3 pensieri su “Grotta di Shanidar, 37º 05′ N 43º 52′ E

  1. molto interessante; oltretutto sembra la prima evidenza di Neanderthal così a est, senz’altro la prima in Irak.

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