Piccolo valzer viennese

di Loris Pattuelli

“La vera poesia è simile a certi quadri di cui si ignora il proprietario e che solo qualche iniziato conosce. Comunque la poesia non vive solo nei libri e nelle antologie scolastiche. Il poeta ignora e spesso ignorerà sempre il suo vero destinatario. Faccio un piccolo esempio personale. Negli archivi dei giornali italiani si trovano necrologi di uomini tuttora viventi e operanti. Si chiamano coccodrilli. Pochi anni fa al Corriere della Sera io scopersi il mio coccodrillo firmato da Taulero Zulberti, critico, traduttore e poliglotta. Egli affermava che il grande poeta Majakovskij avendo letto una o più mie poesie tradotte in lingua russa avrebbe detto: “Ecco un poeta che mi piace. Vorrei poterlo leggere in italiano”. L’episodio non è inverosimile. I miei primi versi cominciarono a circolare nel 1925 e Majakovskij (che viaggiò anche in America e altrove) morì suicida nel 1930. Majakovskij era un poeta al pantografo, al megafono. Se ha pronunziate tali parole posso dire che quelle mie poesie avevano trovato, per vie distorte e imprevedibili, il loro destinatario”.
Eugenio Montale, discorso tenuto all’Accademia di Svezia, 12 dicembre 1975.

Sempre “per vie distorte e imprevedibili”, qualche anno fa anche il Piccolo valzer viennese di Federico Garcia Lorca è riuscito a trovare “il suo vero destinatario”. Per saperne di più, mettete sul giradischi I’m your man di Leonard Cohen. Tradotto in inglese, il Piccolo valzer viennese è diventato Take this waltz, ed è qualcosa, credetemi, di veramente speciale, direi quasi il miracolo della traduzione perfetta che diventa la canzone perfetta.

Proprio questa bella poesia (sta per compiere ottant’anni!) ha chiuso il concerto di domenica 27 luglio a Lucca e farà sicuramente la sua bella figura anche il 23 ottobre al Teatro degli Arcimboldi a Milano.
Se Bob Dylan si diverte a stravolgere e a ricreare continuamente le sue canzoni, Leonard Cohen cerca di renderle invece sempre più riconoscibili, sempre più disponibili a stupirsi e a stupirci di nuovo. Due facce della stessa medaglia, due modi per confermare che il mondo è ancora capace di girare in tondo.
Nel suo World Tour 2008 c’è molto zen, molta passione, molta tranquillità, molta gioia di cantare delle canzoni che oramai si cantano da sole. Quelle lievi (Suzanne, Hey, that’s non way to say goodbye) sono diventate, se possibile, ancora più trasparenti e iridescenti; mentre quelle pesanti (First we take Manhattan, The Future) assomigliano sempre di più alla burla di un folletto troppo lungimirante.
Non è facile trasformare lo straordinario in ordinario, ci vuole semplicità e serenità. Di solito succede il contrario, e non è sempre cosa piacevole. Una delle grandi passioni di Leonard Cohen è il Doo dam dam da doo dam dam che fa da ritornello a Tower of song. Secondo lui, il meglio della vita sta tutto dentro a questa specie di Mantra.
Non fatevi scappare il concerto che il nostro eroe terrà prossimamente a Milano. Potrebbe essere (sarà) uno degli avvenimenti più preziosi del nuovo millennio.

Qui sotto troverete un video di You Tube con Take this waltz di Leonard Cohen, il testo in spagnolo di Federico Garcia Lorca, la traduzione in inglese di Leonard Cohen, e poi anche una versione italiana firmata Carlo Bo.

Pequeno vals vienés
di Federico Garcia Lorca

En Viena hay diez nuchachas,
un hombro donde solloza la muerte
y un bosque de palomas disecadas.
Hay un fragmento de la manana
en el museo de la escarcha.
Hay un salòn con mil ventanas.
Hay, ay, ay, ay!
Toma este vals con la boca cerrada.

Este vals, este vals, este vals,
de sì, de muerte y de conac
que moja su cola en el mar.

Te quiero, te quiero, te quiero,
con la butaca y el libro muerto,
per el melancòlico pasillo,
en el oscuro desvàn del lirio,
en nuestra cama de la luna
y en la danza que suena la tortuga.
Hay, ay,ay, ay !
Toma este vals de quebrada cintura.

En Vienna hay cuatro espejos
donde juegan tu boca y los ecos.
Hay una muerte para piano
que pinta de azul a los muchachos.
Hay mendigos por los tejados.
Hay fescas guirnaldas de llanto.
Hay, ay, ay,ay !
Toma este vals que se muere en mis brasos.

Porque te quiero, te quero, amor mìo,
en el desvàn donde juegan los ninos,
sonando viejas luces de Hungrìa
por los rumores de la tarde tibia,
viendo ovejas y lirios de nieve
por el silencio oscuro de tu frente.
Hay, ay, ay,ay!
Toma este vals del “Te quiero siempre”.

En Vienna bailaré contigo
con un disfraz que tenga
cabeza de rìo.
Mira que orillas tengo de jacintos !
Dejaré mi boca entre tu piernas,
mi alma en fotografias azucenas,
y en las ondas oscuras de tu andar
quiero amoro mio, amor mio, dejar,
violin y sepulcro, las cintas del vals.

Take this waltz
Traduzione di Leonard Cohen

Now in Vienna there’s ten pretty woman
there’s a shoulder where death comes to cry
there’s a lobby with nine hundred windows
there’s a tree where the dove go to die
there’s a piece that was torn from the morning
and it hangs in the gallery of frost
ay, ay, ay, ay
take this waltz, take this waltz
take this waltz with the clamp of on its jaws

Oh i want you, i want you, i want you
on a chair with a dead magazine
in the cave at the tip of the lily
in some hallways where love’s never been
on a bed where the moon has been sweating
in a cry filled with footstep and sand
ay, ay, ay, ay
take this waltz, take this waltz
take its broken waist in your hand

This waltz, this waltz, this waltz, this waltz
with its very own breath of brandy and death
dragging its tail in the sea

There’s a concert hall in Vienna
where your mouth had a thousand reviews
there’s a bar where the boys have stopped talking
they’ve been sentenced to death by the blues
ah but who is it climbs to your picture
with a garland of freshly cut tears?
ay, ay,ay,ay
take this waltz, take this waltz
take this waltz it’s been dying for years

There’s an attic where children are playng
where i’ve got to lie down with you soon
in a dream of hungarian lanterns
in the must of some sweet afterrnoon

ad ill’se what you’ve chained to your sorrow
all your sheep and your lilies of snow
ay, ay, ay,ay
take this waltz, take this waltz
with its “i’ll never forget you, you know!”

This waltz, this waltz, this waltz, this waltz…

And i’ll dance with you in Vienna
i’ll be wearing a river’s disguise
the hyacinth wild on my shoulder
my mouth on the dew of your thighs
and i’ll bury my soul in a scrapbook
with the photographs there, and the moss
and i’ll yeld to the flood of your beauty
my cheap violin and my cross
and you’ll carry me down on your dancing
to the pools that you lift on your whist
oh my love, oh my love
tale this waltz, take this waltz
it’s yours now. It’s all that there is.

Piccolo valzer viennese
Traduzione di Carlo Bo

A Vienna ci sono dieci ragazze
una spalla dove singhiozza la morte
e un bosco di colombi disseccati.
C’è un frammento del mattino
nel museo della brina.
C’è una salone con mille finestre.
Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer con la bocca chiusa.

Questo valzer, questo valzer, questo valzer,
di sì, di morte e di cognac
che bagna la coda del mare.

T’amo, t’amo, t’amo
con la poltrona e col libro morto,
nel malinconico corridoio
nell’oscura soffitta del giglio,
nel nostro letto della luna
e nella danza che sogna la tartaruga.
Ahi, ahi, ahi, ahi!
Prendi questo valzer dalla cintura spezzata.

A Vienna ci sono quattro specchi
dove giocano la tua bocca e gli echi.
C’è una morte per piano
che tinge d’azzurro i ragazzi.
Ci sono mendicanti sui tetti.
Ci sono fresche ghirlande di pianto.
Ahi,ahi,ahi,ahi!
Prendi questo valzer che muore nelle mie braccia.

Perché t’amo, t’amo, amor mio,
nella soffitta dove giocano i bambini,
sognando vecchie luci d’Ungheria
nei rumori della tiepida sera,
vedendo pecore e gigli di neve
nel silenzio oscuro della tua fronte.
Ahi,ahi, ahi,ahi!
Prendi questo valzer del “T’amo sempre”.

A Vienna ballerò con te
con una maschera
a testa di fiume.
Guarda che rive di giacinti!
Lascerò la mia bocca tra le tue gambe,
l’anima in fotografie e gigli
e nelle onde oscure del tuo passo
voglio, amor mio, amor mio, lasciare
violino e sepolcro, i nastri del valzer.

3 pensieri su “Piccolo valzer viennese

  1. I don’t believe in charity, I believe in giving.
    così ha detto così ha fatto e così balla con le parole che sparpaglia come ombrelli leggeri che cadono dai soffioni di un prato.
    mi ha invitato, a braccetto, bisbigliando, mi ha invitato a lucca.
    e ora ovunque. così me lo tengo stretto in questo valzer. sempre, me lo tengo stretto.
    cos’altro aggiungere? quel doo dam dam da doo dam dam

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  2. @ Alice:
    C’eri anche tu a Lucca? Bene, adesso ti racconto cosa mi è successo.

    Trovandomi senza biglietto, il concerto di Leonard Cohen ho potuto apprezzarlo soltanto da lontano. Fossi stato un militare, avrei detto dalle retrovie. La mia posizione era invece ai bordi della piazza, e i bordi, è risaputo, stanno sempre al centro di qualsiasi cosa vagamente sferica. Da un buco nella tela che copriva la recinzione, sono comunque riuscito a vedere tutto quello che c’era da vedere. L’audio era ottimo e un maxischermo ha poi fatto il resto. Credo di essere stato molto fortunato e, grazie al sold-out, ho potuto assistere a uno dei due o tre concerti più belli della mia vita. Non sempre le poltrone rendono più comode le nostre belle chiappe, qualche volta un sovrappiù di attenzione e di immaginazione può riportarci direttamente dentro al Giardino dell’Eden. Le quasi tre ore di concerto poi io le ho trascorse accanto a una specie di teppista con il vestito della domenica e a due ragazzine che ridevano e scattavano foto con il telefonino. Un inferno, direte voi. Ma neanche per sogno. Mai stato più a mio agio in vita mia, mai avuto compagni di concerto più attenti ed entusiasti. Il giovinastro era letteralmente incantato dallo spettacolo e le due fanciulle non si sono perse neanche un nota e alla fine non la smettevano più di applaudire. Credo di essere stato molto fortunato e molto benvoluto dagli Dèi dell’Olimpo. Mia moglie ogni tanto ancora me lo ripete e non smette di ricordarmi che tutto ciò è successo per davvero.

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  3. Poi… la canzone è tornata alla sua versione originale in castigliano grazie alla stupefacente interpretazione di Silvia Perez Cruz….

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