SENZA RITORNO, di Astrit Dakli

Dunque Dmitrij Medvedev ha deciso di non prendere tempo, rendendo immediatamente operativo il riconoscimento dell’indipendenza delle due regioni secessioniste georgiane, Abkhazia e Sud-Ossezia, e suscitando un’enorme ondata di scandalo e furore in Occidente. Attenti, però: la decisione del Cremlino non è la causa della gravissima tensione internazionale cui stiamo assistendo, bensì la sua conseguenza. È la presa d’atto che nessun negoziato, nessuna soluzione politica sarà possibile – non in tempi realisticamente prevedibili – visto che l’Occidente non ha la minima intenzione di riconsiderare la propria pretesa di dettar legge al resto del mondo, come sta facendo sin dal fatidico 1989 con conseguenze catastrofiche.
Non avrebbe avuto alcun bisogno di compiere questo passo, Medvedev, se la flotta da guerra della Nato non si fosse precipitata a schierarsi davanti alle coste russe del Mar Nero, se non fosse partita la corsa a riarmare subito un regime aggressivo e irresponsabile come quello di Tbilisi, se i governi di Usa e Ue non avessero continuato a somministrare a Mosca condanne e ultimatum, ignorando totalmente le plateali responsabilità del loro alleato georgiano. Se, in una parola, ci fosse stata la disponibilità occidentale a discutere sul serio dei fatti accaduti nel Caucaso e a cercare una soluzione comune invece di una rivincita.
Ma non è accaduto. A impedire qualsiasi dialogo è stata una precisa scelta ideologica dei governi, incapaci di concepire l’idea di non aver sempre ragione e persino di rendersi conto della propria debolezza e della distanza crescente che li separa dai propri cittadini. In Russia e in Cina oggi il consenso intorno ai rispettivi «autocratici» governi è probabilmente assai più alto di quello che raccolgono i «democratici» governi occidentali, Usa in testa; lo si percepisce anche spulciando i «commenti dei lettori» sui grandi siti d’informazione – Bbc, New York Times e simili – in netta maggioranza più realisti e aperti alle ragioni altrui di quanto non siano i governi di Londra e Washington, che i lettori accusano invece di muoversi in modo ipocrita e falso, con due pesi e due misure.
E ora? Il passo di Medvedev ha tracciato una linea dalla quale gli sarà difficile tornare indietro. Nei giorni scorsi era apparso del resto chiaro che il Cremlino non ha alcun timore delle reazioni politiche occidentali, perché da un ritorno a situazioni di guerra fredda l’Occidente (e l’Europa in particolare) ha da perdere assai più di quanto non abbia Mosca. L’elenco dei cerini che Usa ed Europa si trovano ad avere in mano accesi è lungo: dall’Afghanistan all’atomica iraniana, dall’energia all’Ucraina (che non potrà sopravvivere come stato unitario, in un’Europa lacerata).
La palla è quindi nel «nostro» campo. Sono i nostri governi che devono incominciare finalmente a ragionare, mettendo da parte isterie, frustrazioni e pregiudizi ideologici per capire come venir fuori dal vicolo cieco in cui sono andati a cacciarsi in questi ultimi vent’anni con presunzione e arroganza. L’uscita di scena di George Bush potrebbe esser l’occasione per una svolta; ma quel che Obama (per non parlare del suo rivale McCain) va dicendo in queste ore non lascia spazio all’ottimismo.

Tratto da “Il Manifesto”, 27 agosto 2008, p.1.

39 pensieri su “SENZA RITORNO, di Astrit Dakli

  1. Fa sempre un certo effetto constatare come si possa essere in disaccordo sulle premesse e d’accordo sulle conclusioni; a dimostrazione del fatto che nel giudizio sulle vicende umane, più che la logica, contano gli interessi, reali o presunti.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. era nei conti della Cia, un tempo – la voce correva – una futura guerra con la Cina; ora l’asse si sposta di nuovo? come quando noi della “generazione x” leggevamo su Sorrisi e Canzoni gli effetti dell'”inverno nucleare”? come quando Reagan scherzava sull'”impero del male”.

    il mondo non rinuncia a quasi nessuna occasione di spaccarsi e bruciare. l’unica cosa possibile, per noi piccoli, è mandare qualche email [in lingue non locali] ai potenti della terra: non è del tutto vero che ne tengano conto, ma non è del tutto vero che le ignorino. e poi piazze e strade,al momento giusto.

    “il mondo è tutto ciò che accade”.

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  3. Black, credo che il nocciolo della questione sia un altro. dai tg sembra che la Russia stia prendendo decisioni sconsiderate, mentre è una reazione legittima a manovre che tendono a estendere il dominio occidentale su quei territori. dovrebbe subire tutto passivamente?
    grazie per gli interventi.
    fabrizio

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  4. Black, credo ci fosse un accordo tra Russia e Georgia sulla presenza in Ossetia di reparti russi, georgiani e osseti per assicurare tranquillità al territorio. E l’ONU dovrebbe aver partecipato a tale accordo. Se la Georgia (candidata a entrare nella Nato, fatto non trascurabile) lancia bombe sull’Ossetia del Sud, la Russia credo sia tenuta a intervenire.
    ma al di là di questo, quello che mi stupisce è l’informazione a senso unico, di cui tu sei un evidente riflesso. cogliere il chiaroscuro è il minimo che si possa fare in questi casi.
    ciao
    fabrizio

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  5. Quello che mi stupisce è che il pirla Saakashvili ha un master in legge preso alla Columbia University di New York. Che cosa sarebbe successo con una laurea presa a Macerata?
    E quando i russi si saranno ripresi la Georgia, che cosa sarà del viale George W. Bush di Tbilisi?

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  6. Non voleva essere molto cretina, la battuta. E’ vero, Saakashvili è (anche) un prodotto del sistema universitario americano (che è variegato in realtà), e mi domandavo se questo c’entra qualcosa con la sua dimostrata, come dire, mancanza di machiavellismo (o idiozia, fate voi).
    Ma noi in Italia siamo tranquilli, vero? L’Enel ha investito in Russia qualcosa come 6 MILIARDI di dollari (un po’ svalutati al momento, però…) nel comparto energia, per farci stare al caldo. Possiamo sempre contare sulla discreta “moral suesion” dei nostri governanti verso Putin.
    Altra battuta: in Russia l’operaio Ivanov “prende a prestito” qualche pezzo dalla fabbrica di carrozzine dove lavora per fare un carretto per i suoi bambini. Dopo ore di lavoro inutile manda tutto al diavolo. “Non c’è niente da fare” dice “ho provato a metterli insieme in ogni modo possibile, ma finisco sempre con un Kalashnikov!” (cortesia del TIME Magazine)

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  7. Morale:

    For almost 20 years, Russia has been borrowing spare parts to build a democracy but somehow, the country’s rulers have ended up with the same policy the Soviets and the Tsars used: force.

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  8. grazie a Blackjack e Roberto per gli interventi (anche una battuta può essere utile per capire).
    Black, la sostanza della mia posizione è questa: in Occidente c’è stata una versione dei fatti che non corrisponde a verità. i russi appaiono come i cattivi che hanno invaso la buona Georgia. le cose non stanno così. gli Usa stanno cercando di espandere la loro influenza a Est e usano la Georgia come testa di ponte per le loro manovre. la Russia finora ha subito, perché non aveva strumenti per reagire. ora che si è rafforzata fa sentire la sua voce e si difende. chi ha ragione? è chiaro che è tutto un gioco di poteri contrapposti. quello che a me interessa è un minimo di obiettività su quello che sta accadendo realmente.
    ciao
    fabrizio

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  9. Plevano, bella arrampicata sui vetri, ma rimangono sia la battuta non troppo brillante, sia il tentato uso strumentale. Ora ci attacchi pure una critica latente al sistema universitario americano – sorrido – una lode al machiavellismo e la “moral suasion”. Per completare l’opera mi estrai dal cilindro gli investimenti di Enel (ENI dimenticata?). Magari ne parleremo in dettaglio quando sarà il caso, dato che sono temi che conosco molto bene, e non per sentito dire.

    La Russia non ha MAI cercato di costruire una democrazia: chiedere a Kodorkowsky per informazioni dettagliate, portare fiori a Litvinenko e Politowskaya (non sto a fare la lista di quelli meno noti), ha solo preso tempo. Gli oligarchi attuali sono TUTTI figli del vecchio apparato e la loro politica è semplicissima: affamare la gente e ricrearsi la gloria perduta. Fare un giro da quelle parti non solo per andare a visitare l’Hermitage o la Piazza Rossa.

    La colpa GRAVE della UE è stata quella di ignorare i piccoli Paesi satellite che ora, senza aver mai ottenuto uno straccio di aiuto serio, sono facile preda di un gruppo di delinquenti nostalgici (non mi viene un altro termine). Tra l’altro questi piccoli paesi, a differenza del Tibet, non hanno nemmeno uno straccio di Dalai Lama che stia simpatico a qualche importante attore o alla moglie di qualche Presidente e che possa essere trasformato, alla bisogna, in una leva politica, buona per riempire i momenti di depressione. Bella sfiga!

    Davai màl’cik 🙂

    Blackjack.

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  10. Fabri,
    permettimi un appunto. È vero che i russi stanno perseguendo un preciso (e vitale, dal loro punto di vista) interesse geo-politico. Questo si può capire, ma ciò non deve far dimenticare che la grande maggioranza delle popolazioni degli stati nati dopo la dissoluzione dell’URSS ha le sfere piene di tutto quello che è russo, se si eccettua forse la Bielorussia e qualche stato asiatico. È vero che gli USA tentano di espandere la loro area di influenza (pasticcioni come sono, voglio proprio vedere quello che succederà), ma sono stati preceduti in questo dalla vittoria dell’american way of life, su tutta la terra, e quindi quel modello lì è quello che la popolazione in gran parte vuole. In questo senso, è difficile non vedere i russi come odiosi invasori di un paese che ha una qualche tradizione propria e della fratellanza (ex-socialista, oggi come definirla, autocratica?) non ne vuole proprio sapere.
    A Black: senti, a me piacciono le persone che dimostrano vis polemica. Ho però l’impressione (per carità, sbaglierò…) che a te piaccia porti in modo un po’ di controversia a prescindere, come se certi tuoi scambi dialettici siano condizionati da preconcetti verso l’interlocutore.
    Fabrizio ti ha dato la sostanza della sua posizione, ti dò qualcosa della mia, se può servire: io credo che la miseria umana sia molto equamente ripartita: a destra e a sinistra, a Nord e a Sud, tra ricchi e poveri, tra belli e brutti, tra intelligenti e semplici. Tra chi parla e chi ascolta, tra potenti e morti di fame. La politica dei russi oggi fa paura, perché è una dimostrazione di forza di straccioni, e purtroppo ci sono tutti i presupposti perché sulla Georgia si prendano l’intero piatto (piace la metafora?).
    Tornando a noi e a questo forum, avere le PROPRIE opinioni a volte significa avere coraggio, ma il coraggio senza pietà (no, non pietà, è il latino pietas, ecco, non sono sicuro che sia una virtù desiderabile.
    Pax et omne bonum

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  11. Credo che il sig.Sakashvili sia un irresponsabile, e lo si era visto da tempo, credo che Putin ( che tuttavia detesto) qualcosa di vero abbia detto ieri, sul fatto che probabilmente la decisione di tentare una manovra aggressiva della Georgia contro l’Ossezia sia stata sollecitata da certi servizi americani nella speranza che l’allargarsi di una zona calda nel Caucaso avrebbe portato a un’elezione di MacCain.
    Comunque questa è anche una querra strategica per il controllo delle pipelines.

    Tra l’altro il Sakashvili in tempi recenti ha speso un sacco del poco denaro pubblico georgiano per l’acquisto di armi sofisticate, aerei, carri armati in Occidente: come si sa materiale costosissimo… però, forse, concesso volentieri perché riscattabile, in futuro.
    Una sorta di ricatto.

    Ho molto apprezzato l’accenno di Blackjack all’abbandono economico in cui sono stati lasciati gli ex paesi satelliti dell URSS dopo l’89: ci voleva davvero un piano Marshall!
    Ma gli americani dell’89 non sono stati lungimiranti, anzi.

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  12. Mario: che gli americani abbiano supportato militarmente la Georgia (tieni presente che è dai tempi di Shevarnadze che i Russi minacciano la Georgia) mi pare più che plausibile e, personalmente, non ci trovo nulla di strano.

    Che Shakashvili sia stato un pirla, almeno in apparenza, poi dovremmo conoscere retroscena che non conosciamo probabilmente, è un altro dato di fatto.

    Che l’eventuale ‘Piano Marshall’ per quei paesi toccasse agli USA non mi convince, ma la UE che è attaccata questi paesi dov’era?

    Blackjack.

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  13. Uhm, per essere un giocatore d’azzardo quest’uomo ha troppe certezze. O non ce la racconta giusta sui casinò o sul resto.

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  14. Roberto, vitale per i Russi annettere di forza quei paesi? Ma questa dove l’hai letta? Per i preconcetti si tratta di capire da che parte stanno: questione di opinioni.

    Blackjack.

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  15. Carlo: qualche certezza la si deve pure avere e, fra le poche, mi rimangono quella di essere il migliore al tavolo da gioco (lo so che stai ridendo) e quella di conoscere molto bene la situazione di quelle nazioni. L’ho anche scritto, ci sono dal 1993, quando ancora, mentre dormivi di notte, fuori passeggiava qualche raffica di AK47 e sulle finestre della camera si appoggiavano le lastre di ferro da 15 millimetri fatte tagliare dal fabbro.

    Blackjack.

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  16. Fabrizio, un’ultima nota che mi è venuta rileggendo un tuo commento precedente e poi smetto. Ossetia e Abkatia NON SONO due stati, ma due regioni della Georgia (l’equivalente di Trentino e Friuli tanto per sparare due nomi). Da qualunque parte si giri la frittata, della Georgia sono e delle Georgia rimangono. La Georgia fu annessa militarmente all’ex URSS, ma era Georgia anche allora, tant’è che, alla caduta dell’URSS e alla concessione di indipendenza, nessuno dei governanti russi dell’epoca, si sognò mai di avanzare pretese su queste due misere e insignificanti regioni.

    Partendo da questo presupposto, dando per scontato il concetto di sovranità nazionale, che non è un elastico da tirare alla bisogna, mi risulta impossibile riuscire a capire qual è il tuo punto di partenza per giustificare l’intervento (non umanitario, ma militare) della Russia.

    Blackjack.

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  17. rispondo con un principio generale per questioni di tempo e di opportunità.
    viviamo in un contesto in cui l’informazione è dettata dal capitale: al punto che vogliono varare una legge sull’editoria che farebbe scomparire le testate alternative, una vera piaga per chi vuol garantire informazioni a senso unico. il caso della Georgia e dell’Ossezia (dico: ho visto solo io gli abitanti di Ossezia e dell’Abkazia gioire per la dichiarazione di indipendenza?) è solo un esempio di come l’informazione sia manipolata all’origine. nessuno ha mai detto che gli stati dell’Est siano felici di sottostare all’influenza dei russi. ho scritto invece che la Russia difende la sua zona d’influenza dalla zona d’influenza della Nato. far passare gli Usa come benefattori degli stati dell’Est mi sembra un po’ troppo (gli Usa fanno i loro sporchi affari, come del resto la Russia). appunto: è il risultato dell’informazione a senso unico. se avessimo come unica fonte d’informazione i telegiornali ufficiali, saremmo solo teste vuote imbottite di diktat capitalistici e liberistici. dove ci stia portando il liberismo, poi, è sotto gli occhi di tutti. a meno che, questi occhi, non siano foderati di prosciutto.
    buona giornata a tutti
    fabrizio

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  18. il fenomeno della frammentazione in regioni, anche minime, che chiedono indipendenza è un fenomeno in atto in maniera massiccia dalla caduta del muro. prima intere nazioni che si sono ricomposte all’incirca secondo lo status quo anteguerra, poi sub-regioni che prima dell’unione sovietica corrispondevano a realtà ancora diverse da quelle cui tendono, a volte antiche di secoli. piccolo fa gola (purché dentro l’ovetto ci sia una sorpresina, che so, il petrolio?), perché piccolo = controllabile. la georgia non accetta la dichiarazione unilaterale delle due regioni, così come il governo italiano non ammetterebbe il distacco dell’alto adige o della sicilia, lasciando stare la fantomatica “padania”. la russia fa leva sull’ossezia per ripigliarsi la georgia e gli americani temono, oltre ai soliti affari, esattamente questo. quanto c’entri l’europa in tutto questo mi sfugge: mi pare anzi che non conti proprio per niente, e che gli equilibri siano ancora, anche se sopiti negli ultimi vent’anni, quelli est-ovest
    molte sono le variabili che però ora intervengono a complicare il quadro: la scarsità e il prezzo del petrolio, su cui s’è dormito saporitamente, l’islam che in questi stati a lungo ufficialmente atei si è trasformato più che altro in una rivendicazione di autonomia, la presenza massiccia e per lo più dannosa degli americani in iraq, l’atomica in mano a paesi-polveriera. credo che nutrire sospetti e timori da guerra fredda (sperando che rimanga fredda) sia lecito, così come errori di interpretazione, soprattutto nella confusione di chi dove come quando perchè alimentata da una stampa e una tv, in particolare italiana, alle dipendenze del gruppo (vabbé!) politico al potere.

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  19. non resta che un bell’intervento umanitario degli stati uniti che ricaccino i cattivi russi e finiscano la pulizia etnica iniziata dai georgiani.
    Quando si trattò di riconoscere l’indipendenza del Kosovo mi sembra che nessuno sollevò obiezioni, mi sembra che qui di sensi unici ce ne siano un po’ troppi.

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  20. Black, sì, il mio obiettivo era quello.
    oggi tutto dipende dall’informazione: ti fanno credere che il mondo sia diverso da quello che gira realmente. solo così Briatore-Gregoraci possono diventare più importanti dei milioni di vittime del sistema, risucchiate nel nulla. sarà per questo che sta nascendo il giornalismo partecipativo, dove gli articoli li fanno i lettori?
    saluti cari a tutti
    fabrizio

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  21. Black, il dialogo diventa costruttivo quando si vedono i morti da una parte e dall’altra. l’ho detto e lo ripeto: se si vuole trovare un’informazione tendente al vero, bisogna integrare quella dei tg e dei giornali sponsorizzati dal potere. personalmente, tendo a disinteressarmi sempre più di questi media: non è un caso che tg1 e tg2 dicano le stesse cose, mostrino gli stessi servizi, si scambino materiali peraltro insulsi.
    non è uno scandalo questo?
    caro Black, qui ci nascondono le carte, uno come te dovrebbe essere il primo a sgamarli, credo.
    ciao
    fabrizio

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  22. Caro Blackjack, non mi interesso di paesi dell’area da ieri, e generalmente non mi sfuggono le due righe che danno la notizia di qualcosa che succede da quelle parti come notizia marginale, come non mi sfugge che il giorno dopo, anzi due, dalla tournè di condy dalle nostre parti berlusconi si precipiti dal colonnello per consolidare forniture di gaz e petrolio libici, dovesse essere costretto a trascurare la dacia di putin nei prossimi tempi.
    La Russia è sotto attacco da decenni, particolarmente da quando l’omino di burro gorbatchev ha lasciato che l’impero andasse in pezzi invece di gestire una transizione graduale del sistema sovietico ad un sistema più accettabile (invece di passare traumaticamente dal socialismo totalitario al libero mercato e allo smembramento).
    Io non credo che si possa essere a capo di una superpotenza senza avere molto sangue tra le unghie e sotto le scarpe, ma ritengo che le forme di attacco a cui sta rispondendo e la chiarezza in fondo, delle sue risposte siano da mettere dignitosamente sul piatto della bilancia contro l’imperialismo degli stati uniti, imperialismo che non si fa scrupolo di milioni di morti per estendere i suoi interessi finanziari e bellici.
    Infatti nessuno perdona la Russia di aver un giorno invaso l’afghanistan, ma si perdonano volentieri agli americani le menzogne sulle armi di distruzione di saddam e l’invasione dell’iraq la liberazione fallita delle donne afgane dal burka, l’attacco unilaterale alla serbia, il vietnam, le bellezze di Kissinger o di Negroponte, la corea e tutte le altre guerre che servono a mantenere l’equilibrio del terrore nel mondo.
    L’ipocrisia degli europei (occidentali) invece è un timido tentativo di giocare con l’altro compagno di classe grosso, quello scorbutico, credo però che quattro ceffoni di condolcezza metteranno tutto a posto.
    Ma questa è politica da bar, complottismo di bassa lega, io seguo i massacri etnici con particolare apprensione appartenendo ad una minoranza religiosa che dal 1453 è sotto il costante attacco bilaterale di occidente banchiere e oriente oscurantista, (nel secolo scorso anche del sol dell’avvenir), e vedo che dovunque ci siano interessi economici o strategici si tende ad usare l’odio razziale o di religione fomentando i diritti della terra all’etnia che può esibire i migliori documenti o i documenti che il fantasma ONU o il giannizzero NATO riconoscono come tali, e questo avviene sempre a spese dei civili.
    Sullo scacchiere dei paesi satellite dell’ex Urss si gioca la sostituzione, come ente garante e autorizzatore di risoluzioni belliche americane, dell’ONU con la NATO, quindi benchè l’azione russa fosse inevitabile non potrà, a meno che le capacità politiche dei due zar siano veramente buone, favorire questa strada e io non me lo auguro sapendo da cosa è costellata.

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  23. Brava, vedo che impari velocemente. Se ti impegni scoprirai che esistono, dentro di te nel tuo profondo, ampi spazi di miglioramento. Devi solo crederci!

    Blackjack.

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  24. grazie per l’incoraggiamento.
    riconoscere l’inessenziale è operazione difficile ma alla portata di qualsiasi uomo di buona volontà.
    ricambio l’augurio con un sorriso che si chiude a cuoricino per mandarti un bacino.
    la fu

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  25. L’articolo di Dakli mi sembra equilibrato, e si focalizza sull’assurdità dell’equilibrio (o squilibrio) di poteri nel mondo. Oltre che sull’atteggiamento opportunista dell’occidente. Non è schierato sulla Russia, come grida Black Jack, che sempre più mi sembra un’imbarazzante estremizzazione dei giornali ultraviolenti della destra, Il Giornale, Libero ecc.

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  26. Mario, mi trovo d’accordo su alcuni passaggi, per esempio quando definisci un errore storico lo smembramento della vecchia URSS ad opera dell’osannatissimo Gorbaciov che, per entrare nella storia, non ha esitato un attimo nel gettare centinaia di milioni di persone nella disperazione più nera.

    Sul resto mi perdo e, senza sarcasmo, non riesco a seguirti. Non perdonare la Russia e perdonare gli Americani? Forse vivo in un altro mondo, ma non mi pare che nessuno abbia mai perdonato a Bush e al suo parterre di falchi (capitanati da quella “bella persona” di Rumsfeld) di aver scatenato, in Iraq, una guerra inutile e controproducente e, se leggi anche i trafiletti e non solo i giornalucoli italici, le critiche peggiori e più pesanti sono arrivate dalla struttura militare Statunitense. Non mi pare che nessuno faccia sconti a Negroponte (mi piacerebbe sapere, qui, quanti sono quelli che conoscono il vero ruolo di Negroponte nell’Amministrazione Bush) e sicuramente, per quel poco che vale, non ne avrà da me!

    Sul Vietnam non mi pare ci sia molto da dire ancora: è stato l’errore di un presidente troppo osannato (Kennedy) che voleva entrare nella storia come Bush, ma che aveva molto più da nascondere di Bush. Un’icona della sinistra italiana recente, mi pare, che ancora non ha capito a quali icone attaccarsi. Io le icone mi limito a collezionarle e credo sia l’unico ruolo serio al quale possono ambire. E, se devo dirla tutta, quel Kennedy mi ricorda troppo l’Obama dei giorni nostri: un personaggio sotto vuoto spinto costruito e lobbyzzato ad arte.

    Non capisco la negatività con cui vesti l’incontro con Gheddafi: quella faccenda era da chiudere e, così pare, è stata chiusa. Col vantaggio, non secondario e in attesa che l’Italia diventi un po’ più autonoma dal punto di vista energetico, di diminuire l’importanza del gas russo.

    Poi mi vesti una Russia sotto attacco da vent’anni. Lo scenario che io ho visto e che vedo è un po’ diverso: la Russia ha fatto tutto da sola, si è attaccata da sola non riuscendo, in vent’anni, a creare benessere e un ceto medio che garantisse stabilità nonostante le immense risorse di cui dispone. Da sola ha creato la prima schiera di oligarchi (tutti allineati al vero potere di quel paese), poi li ha gettati e sostituiti con altri e infine, ripreso preso politico e soprattutto economico a spese della popolazione (che sopravvive come può), ha iniziato a comportarsi esattamente come faceva prima. E’ normale: le persone non sono cambiate e chi comanda fa parte della vecchia classe politica e delle vecchie strutture di intelligence. Non è cambiato nulla.

    Non mi pare strano che paesi, come la Polonia o la Repubblica Ceca o la Romania o l’Ucraina o la stessa Georgia, non ne vogliano più sapere della Russia e abbiano cercato e cerchino, in tutti i modi, di erigere un muro che impedisca alla Russia di rimettere le sue mani nei loro Paesi. Tu che avresti fatto dopo averli subiti per decine di anni?

    Ma su questi temi si potrebbe discutere all’i nfinitoi: rimangono l’attuale situazione MOLTO critica e l’imbarazzante assenza del fantoccio UE.

    Blackjack.

    PS: però mi piacerebbe, dopo che hai scritto “imperialismo che non si fa scrupolo di milioni di morti per estendere i suoi interessi finanziari e bellici”, che me li contassi questi milioni di morti. Io non ho alcuna difficoltà a contarti le decine di milioni di morti causati della ex URSS.

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  27. Caro Black, dove tu veda che Astri Dakli, un giornalista che scrive di politica internazionale da oltre vent’anni, suoni la grancassa ai grandi conducator russi, è un mistero. Deve essere la parola “Ma-ni-festo” e tutto ciò che evoca nella tua fantasia febbricitante a farti andare la pressione a 1500-800.

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  28. Cari amici,
    lasciatemelo dire una volta e mai più: fino all’irruzione del Regno (non ridete, se tanto mi dà tanto sarà una cosa da far rizzare i capelli anche a chi non li ha) l’unica alternativa reale è quella fra gli insanguinati blocchi e l’insanguinatissimo casino (e non venitemi a parlare di vacche che al tramonto appaiono sempre grigie).
    Quanto al ruolo particolare di noi europei sposo in pieno la scultorea definizione: “i soliti pezzi di merda”, quando ci vuole ci vuole.
    Pace e bene,
    Roberto

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  29. Fresca, fresca a uso e consumo di chi legge anche fra le righe e non solo le righe: “Inguscetia: Magomed Yevloyev, titolare del sito ingushetiya.ru, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco. Tornava da Mosca ed era stato fermato all’aeroporto di Nazran dalla Polizia per un normale controllo e, per sbaglio, si è beccato qualche colpo di pistola. Questo è ciò che dichiara la Polizia: un incidente. Ingushetiya.ru è molto popolare, non è allineato al Governo russo e i suoi redattori avevano già ricevuto numerose minacce di morte. Il giornale ‘Eco di Mosca’ riferisce che il sito aveva diffuso la notizia che il Parlamento dell’Inguscetia sta raccogliendo firme per una richiesta formale di indipendenza da Mosca.”

    Per chi non lo sapesse, l’Inguscetia è una piccola repubblica nella zona del Caucaso.

    Blackjack.

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  30. Proprio oggi:

    Nessuno “scontro con la Russia” perché “bisogna impedire che Mosca guardi a oriente anziché a occidente”. Per questo dal vertice straordinario che si apre oggi a Bruxelles “dovrà uscire una dichiarazione che porti al dialogo e non allo scontro con la Federazione russa”. Intervenendo alla trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto sapere che al vertice di oggi l’Italia farà pressione affinchè non si decida alcuna sanzione nei confronti di Mosca, ma si “tenda a rafforzare il dialogo per il sub-partenariato tra la Federazione russa e la Ue”.

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  31. d’altra parte il nostro premier, l’ha detto lui di pirsona pirsonalmente, è il capo di una coalizione di destra che fa cose di sinistra. non sono traveggole del manifesto. dico: certo perdonismo nei confronti della russia.

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  32. Lucy, questa politica estera non mi trova sempre d’accordo, ma mescolare l’approccio politico e confonderlo con l’informazione mi pare come mescolare le mele con le pere. Il politico deve percorrere tutte le possibili strade, nei limiti della morale, il giornalista deve informare.
    D’altra parte, per come la vedo io, il problema non sono i contatti diretti che la Russia può avere con i singoli capi di stato (la tedesca Merkel è ancora meno propensa a fare la faccia dura nei confronti della Russia, tanto per citare un Governo ritenuto forte), ma il fatto che la UE, al di là della carta degli Euro, semplicemente non esiste e non è mai in grado di far valere il proprio peso.

    Blackjack.

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