Henri Michaux Tre prose (traduzione di Massimo Sannelli)

1.

Nell’apatia del mondo si nascondeva

una mobilitazione precisa,

mantenuta e sviluppata in silenzio:

l’aiuto per trascorrere la notte;

abilità isolata; sufficiente

no; ma quando se ne accorge la gente

è sempre uno stendardo, il suo stendardo

là, sollevato.

2.

Con questi disegni ho voluto dare un’informazione. Lo fanno tutti i pittori! No.

Per me, è come se fossi stato cane, poi tornato uomo, e assolutamente, violentemente, selvaggiamente avessi avuto bisogno, e mi fosse stato vitale, dare un segno della mia vita di cane, un segno innegabile, un segno lacerante, un segno intimo e atrocemente intimo, il segno di ciò che spezzava in me l’uomo.

Dico di più: mi sembra di aver iniziato il segno quand’ero ancora cane. Ecco quello che ho fatto. Il disagio insopportabile che ho avvertito, e anche quello che ho tentato di descrivere in un centinaio di pagine (inseguivo, stravolto, la parola-chiave che mi sfuggiva) è espresso qui con segni immediati di scoppio, devastazione, scempio: e sono precisi come era preciso il male che ho subìto. Se c’è verità nei tratti, questi dovrebbero parlare per me, al posto delle parole.

3.

Nella pittura il primitivo e il primordiale si ritrovano meglio. Gli intermediari sono pochi; neanche intermediari veri, perché non toccano il linguaggio organizzato, codificato, gerarchizzato.

Si può dipingere con due colori: con uno si disegna. Tre, quattro al massimo, sono bastati, per secoli, a rendere qualcosa di importante, capitale e unico, che altrimenti sarebbe stato ignorato.

Con le parole non è così. Anche le tribù più semplici ne hanno migliaia, con una sintassi ricca – che chiede un trattamento *sapiente*.

Dunque nessuna lingua è povera. L’aggiunta dello scritto è dannosa. Gonfia per l’abbondanza, il lusso, il numero di flessioni, variazioni, sfumature, se la rendiamo grezza, se la parliamo grezza, è suo malgrado.

Gli uomini ne erano quasi sempre turbati, anche nelle grandi civiltà. E concludevano: questo è il dono di un dio.

Ma era un dono avvelenato: la scrittura unica colonna significava squilibrio.

*nota*: i testi 2 e 3 furono pubblicati in *Henri Michaux, Lo spazio del caos*, «Poesia», 77 (1994), pp. 59-70. Si tratta delle mie prime traduzioni, pubblicate nel decennale della morte di Michaux. Stefano Dal Bianco se ne fece garante e la redazione di Crocetti curò l’editing. Avevo 20 anni.

19 pensieri su “Henri Michaux Tre prose (traduzione di Massimo Sannelli)

  1. Se c’è verità nei tratti, questi dovrebbero parlare per me, al posto delle parole.

    questa frase è grandiosa…

    grazie a Massimo e a Fabrizio!

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  2. E’ incredibile, Massimo, ma te la comunico lo stesso, perché penso che la cosa possa farti piacere. Sto rileggendo da qualche giorno “L’espace du dedans”, nella vecchia edizione Einaudi curata da Ivos Margoni (la ricorderai sicuramente) e proprio ieri avevo tirato fuori le tue traduzioni deciso a farne un post. Poi, stamattina, leggo qui… e la cosa mi sembra veramente bella.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

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  3. ciao Francesco, vedi che tutto è in tutto – e le cose sono contemporanee. e questo fu il mio primo lavoro, scritto ancora a macchina. e ringrazierò sempre Crocetti e Dal Bianco per questa cosa rarissima: ascoltare un ventenne, che viene da solo a Milano. e Michaux – immenso, chiarissimo e illeggibile: nuovo e antico, *nello stesso tempo* (il tempo non esiste)

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  4. ‘Per me, è come se fossi stato cane, poi tornato uomo, e assolutamente, violentemente, selvaggiamente avessi avuto bisogno, e mi fosse stato vitale, dare un segno della mia vita di cane, un segno innegabile, un segno lacerante, un segno intimo e atrocemente intimo, il segno di ciò che spezzava in me l’uomo’.

    Ecco, è grande tutto, ma soprattutto questo. Doloroso anche. Come lo sono i cani. I loro gesti. Gli occhi. Lo sguardo silenzioso ancorato a un altrove, che talvolta ci somiglia.

    Un abbraccio Massimo

    Mapi

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  5. grazie Mapi… Michaux vide bruciare la moglie – non è leggenda, ma è una di quelle storie che diventano il marchio di un autore; e poi la mescalina e i viaggi mentali, il misérable miracle e tutto. e quella prosa che a Vittorio Lugli allievo di Pascoli sembrò “settecentesca”, precisissima… tu sai che queste “voci” sono se stesse e rispondo ad altri e per altri – e poi si vola nel mondo… coraggio e luce per tutto
    massimo

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  6. non vedo in cosa il mio omaggio ai vent’anni di sannelli con il testo e il video della canzone “avere vent’anni” by gloria guida e lilli carati offendesse la poesia o lo spirito… è stato cancellato, what a shame. e a me sembrava che fosse diventato un sacco trendy inserire link a video pop di youtube nei post letterari. si vede che le trashate van bene solo quando si fanno con spirito e poesia. e a me sembrava che massimo si fosse fatto a più riprese apostolo del pop: vasco rossi, venditti, tiziano ferro. e beh, gloria guida no? e lilli carati? povera ragazza. anyway… it.youtube.com/watch?v=5TNFsG8sk1k

    salut,
    lorenzo

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  7. Carlucci, smettila di protestare! Nella prospettiva dell’asino frate bisogna anche accettare di scrivere ciò che l’oblio poi inghiotte (satira contro tutti, deboli, potenti e non udenti)!

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  8. Ti rileggo e a proposito della partitura n.3, oggi mi echeggia dentro (un richiamo!) quella scultura primitiva e primordiale (in fascinosa evoluzione) di Carlo Petruzziello (solo sfogliata) davanti all’Arcibasilica dell’Annunziata…

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  9. fabrizio caro la mistificazione va bene ma non esageriamo. mettendo da parte il fatto che un pompino è un ben degno argomento di conversazione (o i trans van bene solo se se ne parla come d’angeli?), ma purtroppo il messaggio con la battuta di Lilli Carati sul pompino tratta dal film “Avere vent’anni” era il mio secondo di due il primo essendo semplicemente il testo della canzone “avere vent’anni”, qui sotto, e il link al video, in omaggio all’asserzione “Avevo 20 anni” di Massimo, che chiude il post qui sopra.

    quindi ti prego di non dire inesattezze e nessuno ha parlato di “perdita irreparabile”. forse nella foga censorea hai cancellato due post al prezzo di uno. ti prego anzi di rettificare la “cazzata” (per usare il tuo linguaggio) che hai sparato qui sopra.

    [magari è meglio chiarire le regole di moderazione, altrimenti continuerete ad insultare gli utenti dichiarando implicitamente che il loro tempo speso a postare non vale un soldo bucato.]

    La canzone AVERE VENT’ANNI: (Spadaccino/Di Leo – Cantata da Gloria Guida)

    Com’è triste aver vent’anni…
    Tra il proibito e l’illusione,
    scoprire che la vita il tempo peggiorerà.
    Gli entusiasmi dei vent’anni…
    Stai attento a come vivi!
    Ormai non c’è altro da credere
    che non bruci in un momento.
    Non c’è più un solo rigo
    nel copione della vita,
    ma pagine bianche
    che il caso imbratterà.
    Com’è triste aver vent’anni…
    Scoprire che la vita il tempo peggiorerà.
    Gli entusiasmi dei vent’anni,
    stai attento a come vivi!
    Ormai non c’è altro da credere
    che non bruci in un momento.
    Non c’è più un solo rigo
    nel copione della vita,
    ma pagine bianche
    che il caso imbratterà.
    Com’è triste aver vent’anni…

    buona luce,
    lorenzo

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  10. curioso. si vede che la piattaforma usa la regola “gli ultimi saranno i primi”. comunque li hai cancellati entrambi.

    ciao,
    lorenzo

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  11. sai faber
    sai lorenzo
    ma lo sapete che grazie al qui pro quo di cui su
    mi sono andato a leggere la biografia di Lilli Carati? E da Lilli Carati sono giunto a Mauro Rostagno (per disintossicarsi era stata nella comunità gestita da lui in sicilia) e che sono ventanni che è morto e ancora non si è saputo nulla di certo. e da mauro Rostagno sono arrivato a Marco Travaglio. Che ce l’ha a morte con Adriano Sofri. Devo dire che preferisco Lilli Carati a Marco Travaglio, e se proprio devo scegliere tra bellezza e pornografia preferisco la prima, ovvero Lilli Carati. Ma come si fa a intitolare un libro bavaglio!!!
    ps
    chiedo scusa a Massimo per l’OT. (a lot of excuses) e ne approfitto per chiedergli se può postare anche la versione originale. un abbraccio
    effeffe

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