Non si può salare il sale

di Mauro Mirci

Sto leggendo un romanzo pieno di sangue. Fino a ora, e sono giunto a meno di metà, credo di aver contato tra i sedici e i diciotto morti ammazzati. Ma anche il protagonista è ferito e sanguina (ma guarirà di certo: deve comparire in almeno un altro centinaio di pagine), e l’antagonista s’è buscato un pallettone nella gamba e, manco a dirlo, sanguina pure lui.
Il romanzo è “Non è un paese per vecchi“, dal quale è stato tratto l’omonimo film dei fratelli Coen; quelli che amano le distese immense, le vite disastrate e i dialoghi essenziali. E infatti anche il romanzo di Cormac McCarthy pullula di distese immense, vite disastrate e dialoghi essenziali.
Il personaggio che mitiga l’atmosfera da bassa macelleria che incombe sulla storia è lo sceriffo Bell, uomo saggio, carattere da vecchio cowboy (e come un vecchio cowboy sputa qua e la, ma l’autore non dice se si tratti di tabacco o meno), che in alcuni interemezzi in corsivo spiega come sia contento di fare lo sceriffo in un posto grande grande con gente poca poca, che i tempi non sono più quelli di una volta, che prima era meglio, che ora la gente sembra impazzita, e altre cosette così, a uso dei romantici e dei nostalgici del vecchio west.
Eppure questo personaggio poco loquace (perchè pensa tanto, ma parla pochissimo, come se aprire la bocca gli costasse una fatica immensa – e direi che è un tipico cliché da film western, quello dell’eroe laconico ma dall’illuminante vita interiore) regala, a pagina 100, una perla di saggezza che vale la pena appuntarsi.
“Secondo me, dopo tutte le bugie che sono state dette e dimenticate, la verità sta ancora lì. Non va da nessuna parte e non cambia da un momento all’altro. Non si può corrompere come non si può salare il sale. Non si può corrompere perché è quella che è. E’ la cosa di cui stai parlando. L’ho sentita paragonare a una roccia – forse nella Bibbia – e sarei anche d’accordo. Ma la verità resterà qui anche quando la roccia non ci sarà più. Sono sicuro che qualcuno non sarebbe d’accordo con questa idea. Parecchia gente, anzi. Ma questa gente non sono mai riuscito a capire in cosa creda.”
Bello, direi. A parte il “come non si può salare il sale”; mi suona strano. Ma certo, “come non si può salare il sale” fa molto “vecchio cowboy”, e di sicuro è un’espressione adeguata al personaggio. In fin dei conti non ho mai conosciuto un vecchio cowboy; che ne so come parlerebbe?

6 pensieri su “Non si può salare il sale

  1. non ho visto il film ma so con certezza che dove scorre il sangue il successo è assicurato
    sulla bella frase sulla verità dico solo questo, che non la sapremo mai…
    la roccia almeno si può toccare
    (almeno per ora)

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  2. Pensaci bene, Mauro, probabilmente di vecchi cowboy ne conosci anche tu. Dalle mie parti è pieno. Si presentano solo quando il tempo è mite, non troppo caldo, né troppo freddo e viene da domandarsi dove e come si sono procurati tutte quelle belle rughe scolpite. La loro laconicità si manifesta principalmente quando chiedi loro come mai non si sono presentati nei giorni precedenti, come da accordi. Emettono sentenze lapidarie: “nun è più bbono, bigna cambiallo” e a richiesta di ulteriori precisazioni non rispondono, ti guardano come un essere inferiore che non comprende i molteplici segreti dell’universo e delle sue tubature. Prima di emettere un verdetto ti guardano per un attimo, poi scrutano l’orizzonte sorridendo, persi in chissà quali saggi pensieri e ,sempre con gli occhi fissi a lontane dimensioni misteriose, mormorano: “Sarebbero trecento, ma facciamo duecentonovantanove euri”.

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  3. Pamela, con cowboy così, e se si presentano a mezzogiorno, e se abiti nel condominio OK Corrall, e se hai una buona mira, mano alle pistole.

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  4. …o alle chiavi inglesi. l’unica maniera per far volgere lo sguardo del cowboy idraulico su di sè è imparare appunto le leggi delle tubature universali. specie una donna che parla senza balbettamenti di cose da maschi e all’occorrenza qualche piccolo aggiustamento lo sa fare, è quanto di più sconvolgente e arrapante ci sia per un cowboy, al punto di fargli spostare lo sguardo alla clint eastwood dall’orizzonte alla casalinga in apprensione. (secondo me le casalinghe inquiete fanno tutte dei corsi serali per idraulico elettricista falegname tappezziere: con la scusa di quanto costano questi professionisti, in realtà per sfoderare il loro appeal al momento giusto. da cui le innumerevoli storielle e film grassocci all’italiana).

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  5. “I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina. Le ho detto: è una cosa che va a toccare ogni strato sociale.”
    Poco più avanti:
    “L’altra cosa sono i vecchi, non riesco a levarmeli dalla testa. Mi guardano e hanno sempre negli occhi una domanda.[…] Ora li vedi e non ti sembrano neanche confusi. Ti sembrano impazziti.”

    A me è piaciuto molto, anche se non l’ho trovato all’altezza de “La strada”, un vero capolavoro (premio Pulitzer 2007), nella top ten ogni tempo dei miei libri preferiti.
    Il libro è vero, è crudo e sanguinolento, ma non è esente da introspezioni asciutte, pacate. Profonde e quasi rassegnate. Come se l’autore non amasse più questa società, come se reputasse impossibile, o molto poco probabile, una redenzione da parte dell’uomo sui “mali della società”.
    Forse è per questo che Mc Carthy conduce vita ritirata nel proprio ranch, concedendo poche interviste.
    Salute e saluti a tutti

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