Alda MERINI


Da “Il volume del canto”

Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.

*

Le mie impronte digitali

Le mie impronte digitali
prese nel manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore.

*

Da “La terra santa

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

*

Laggiù dove morivano i dannati
nell’inferno decadente e folle
nel manicomio infinito,
dove le membra intorpidite
si avvoltolavano nei lini
come in un sudario semita,
laggiù dove le ombre del trapasso
ti lambivano i piedi nudi
usciti di sotto le lenzuola,
e le fascette torride
ti solcavano i polsi e anche le mani,
e odoravi di feci,
laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso.
Lo facevi con la mente affocata,
con le mani molli di sudore,
col pene alzato nell’aria
come una sconcezza per Dio,
laggiù nel manicomio
dove le urla venivano attutite
da sanguinari cuscini
laggiù tu vedevi Iddio
non so, tra le traslucide idee
della tua grande follia.
Iddio ti compariva
e il tuo corpo andava in briciole,
delle briciole bionde e odorose
che scendevano a devastare
sciami di rondini improvvise.

*

La Terra Santa

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

*

Abbiamo le nostre notti insonni…

I poeti conclamano il vero,
potrebbero essere dittatori
e forse anche profeti,
perché dobbiamo schiacciarli
contro un muro arroventato?
Eppure i poeti sono inermi,
l’algebra dolce del nostro destino.
Hanno un corpo per tutti
e una universale memoria,
perché dobbiamo estirparli
come si sradica l’erba impura?
Abbiamo le nostre notti insonni,
le mille malagevoli rovine
e il pallore delle estasi di sera,
abbiamo bambole di fuoco
così come Coppelia
e abbiamo esseri turgidi di male
che ci infettano il cuore e le reni
perché non ci arrendiamo…
Lasciamoli al loro linguaggio, l’esempio
del loro vivere nudo
ci sosterrà fino alla fine del mondo
quando prenderanno le trombe
e suoneranno per noi.

*
Poesie tratte da:

Alda Merini
Vuoto d’amore
Einaudi 1991

15 pensieri su “Alda MERINI

  1. è impossibile leggere alda merini, pur conoscendola un po’, senza riprovare una dolce-amara stretta al cuore. credo che la metterò in programma per i miei studenti, è ora che rinunciamo a un po’ di ungaretti e quasimodo, e facciamo spazio ad un altro novecento. grazie per questo risveglio al femminile che suscita e molcisce le torme delle cure…

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  2. Senza nulla aggiungere al suo valore poetico, amo ricordarla così : a conclusione di una splendida serata, gradita ospite di un caffè letterario del Rhegium Julii di molti anni orsono, puntò l’indice verso il pubblico e disse ” e ricordatelo, i pazzi siete voi! ”

    Ho avuto sempre nei suoi confronti un forte sentimento di tenerezza.

    Grazie Giovanni
    jolanda

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  3. Una poesia che resta alta e limpida nonostante gli infortuni e i fortunali, i subdoli adescamenti del mercato, gli agguati modaioli.
    Ciao e grazie Giovanni.

    Antonio

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  4. Riprese, così, a distanza di mesi, profeticamente introdotte come summa, da Giovanni, ancora ora mi commuovono, benché note..e quelle “mura di gerico” che lei ora ri vede, ma non
    lo credo, dall’inferno ché ha già vissuto tutto e poi fatto risplendere, di paradiso ..Grazie Alda.
    Maria Pia Q

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  5. Grazie a Gianni di aver postato quelle che non sono solo poesie, ma brandelli di anima, l’anima di un uccello ferito a morte. Ho avuto l’occasione di scambiare due parole con lei e mi colpirono il timbro della sua voce e una malinconia che, forse, era diventata talmente parte del suo essere da rivestirla come una tunica, che, talvolta, diventava di ruvida tela. Mi piace ricordarla con quel lampo negli occhi grandi, la bocca carnosa fino all’ultimo e la sua voglia di mostrare il suo lato bambino.
    Un viaggio più agevole di quello terreno per arrivare a Dio.

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  6. Carissimo Fabrizio,
    ti devo ringraziare dal profondo del cuore…
    Alda, la nostra Alda carissima, deve molto a Giacinto Spagnoletti. Ho citato – su un altro post a lei dedicato – quest’uomo mite, obiettivo, vero scopritore di talenti “inabissati” – come il primo critico letterario italiano che ha scoperto e seguito sia la vita che la poesia di questa donna travagliata, ma anche piena d’ironia. La incluse in una sua fondamentale antologia della Poesia Italiana del Novecento (Guanda, 1950), quando era ancora minorenne!

    Il terrore di Alda era quella di essere dimenticata: mendicava le sue pagine bussando ad ogni porta, inevitabilmente chiusa col chiavistello: uscio einaudiano compreso! E quanta sofferenza – oltre il suo “deragliamento” personale -, prima che qualcuno la prendesse a cuore come poetessa, e finalmente ascoltasse la sua voce straordinaria.
    *
    Non ci sarà mai una verità storica, finché non si sapranno come stanno le cose in Italia. Purtroppo, esistono sedicenti critici che rimuovono, sottraggono, spazzano via, alimentano di sciocchezze, vite importanti che tanto hanno dato alla poesia italiana. In terra italiana.
    Certo è che negli negli anni Sessanta, e ancora fino a tutti i Settanta, nessun editore importante voleva stampare la Merini, nonostante i grandi sforzi prima di Spagnoletti e poi di Maria Corti.

    Quanto oscuramento, quante bugie, quanta rimozione del vero. Per tutti coloro che hanno avuto un’altra vita rispetto a troppi sovvertimenti ed equivoci VOLUTI per portare strategicamente altrove i percorsi spesso fittizi della poesia italiana contemporanea.
    Alda tutto questo lo sapeva bene, e faceva, cioè viveva Poesia, in nome di un’assoluta e vitale verità, prima di tutto esistenziale – e poi anche stilistica.
    Un caro abbraccio,
    Nina

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  7. Saluto Maria Pia, Flora, Nina e Fabrizio, rileggendo commosso queste poesie che sono,anche,chiaroscuri di una vicenda umana.
    Giovanni

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