Misurazioni

di Emanuele Kraushaar

Prendono le misure,
stravolgono le mie giornate
che poi tu sparisci con una noce
cruda tra le mani (come il tuo cuore).
Passiva come la calma.
E io a caccia di moscerini
in questo stagno di fango
sono un cacciatore maestoso.
Come lo sarai tu a nord,
a mani nude a pescare anguille
nel ghiaccio duro e bianco.

Poesia festival ’08 con poeti, cantanti, attori in sette comuni modenesi

Da domani 25 fino al 28 settembre la poesia invade i borghi antichi di sette comuni modenesi. Grandi nomi declameranno versi che hanno fatto la storia della poesia: da Giuseppe Conte a Luciano Erba, da Neri Marcorè a Roberto Vecchioni, da Tiziano Rossi a John Giorno e Ed Sanders. Con la partecipazione di Suzanne Vega, Anna Bonaiuto, Carlo Cecchi, Kim Rossi Stuart, Alessandro Preziosi e molti altri artisti. Oltre 30 eventi in quattro giorni. Continua a leggere

fluSSidiverSi – Poesia e poeti di Alpe Adria – Caorle, 19-21.09.2008

di Roberto Nassi

Per tre giorni la poesia è scesa in piazza, anzi in campo, a Caorle. Campo Negroni infatti è la piazzetta che da venerdì 19 a domenica 21 settembre ha ospitato decine di poeti italiani austriaci croati sloveni e ungheresi riempendosi di gente di ritmi e di luce.

Voluta dalla Regione Veneto e dalla Comunità di AlpeAdria la manifestazione battezzata “FluSSidiverSi” è stata baciata da un clima mite e limpido e ha avuto ospiti importanti a partire da Andrea Zanzotto, padrino della neonata e vero princeps inter pares: un suo haiku è stato scolpito sul lungomare della cittadina adriatica e svelato nella cerimonia finale di domenica.

Maturità dei venti che
spargono ovunque mille
e mille semi di fantasia
sanguinea conoscenza

In precedenza, l’abbrivio era stato dato venerdì mattina da un simposio sul tema “La poesia oggi nelle regioni di AlpeAdria” e dal vernissage della bella mostra di libri d’artista di poesia di Valeria Bertesina.

Ma di certo “FluSSidiverSi è stato soprattutto una magnifica occasione di incontro tra i poeti e tra i poeti e il pubblico. La mattina e il pomeriggio, nello spazio caldo e vivace come un interno di Campo Negroni, i poeti si sono avvicendati in gruppetti di 5 o 6 in una serie di reading apprezzatissimi dal pubblico via via più numeroso e attento, intervallati da pregevolissime esecuzioni musicali di volta in volta per flauto e arpa, pianoforte, clavicembalo a cura della Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro.

Non è cosa consueta vedere e sentire insieme tanti poeti e di generazioni differenti (dai 34 agli ottantasette anni!). Voci note e celebrate e giovani dallo stile personale e deciso, dagli idiomi differenti e sempre avidi di senso. Citarli tutti sarebbe lungo ma un paio per area geografica e linguistica a simboleggiare questa mezzaluna di terra tra Alpi e Adriatico, dalla Lombardia alla contea di Vas in Ungheria, vale la pena ricordarli, mischiando vecchi e giovani come erano mischiati nel campo e nelle calli e nei ristoranti di Caorle: Tomaso Kemeny e Fabrizio Bernini allora, e si parte dalla Lombardia (con Kemeny che ha radici all’altro capo, in Ungheria), Fernando Bandini e Giovanni Turra, siamo in Veneto, Luciano Morandini e Alberto Princis (Friuli Venezia Giulia), Iztok Osojnik e Gasper Malej varcato già il confine sloveno; Gerhard Altmann e Hans Raimund ci riportano a nord, in Austria, in terra d’Istria e di Croazia Giacomo Scotti e Nikola Kralijc; tende un ponte tra Italia e Bosnia la voce profuga di Bozidar Stanisic e Miklos Molnar chiude l’ideale viaggio in Ungheria.

Sono stati in tanti, poeti e comuni spettatori, ad andarsene soddisfatti di quanto sentito: un vero e proprio fermentante spaccato della poesia contemporanea, interessante per il critico che intenda valutarne percorsi osmosi e prospettive ma soprattutto per gli amanti del bello della riflessione della poesia.

Non sono mancati durante i tre giorni spazi dedicati ai piccoli e tenaci editori di poesia e discussioni sulle possibilità di far entrare la poesia contemporanea nelle scuole e incentivare la traduzione dei poeti; così come momenti specifici per i bambini e i ragazzi (laboratori multimediali, cantastorie, letture poetiche e illustrazioni per i più piccoli), mentre le sere si facevano vibranti dei versi di Rebora e Zanzotto scanditi magistralmente da Patrizia Valduga o si avvolgevano intorno al dramma umano di Sylvia Plath interpretata dalla slovena Sonja Polanc nello spettacolo “Inseguimento”.

“FluSSidiverSi” è stata una nascita, e come tale ha sgambettato bene. Gli auguriamo di crescere in quel palpabile entusiasmo settembrino e lunga vita.

(locandina e annunci dal sito della Regione Veneto)

Viva la scuola. Gelmini a “Porta a porta”

di Donato Salzarulo

Invece di Gelmini in Collegio pare che abbia detto Gelmonti. Non so. Non ricordo. Però, se davvero è successo, il lapsus è perfetto.

La maestra a Porta a porta

L’avesse fatta parlare, gliele avrebbe dette e ridette di santa ragione, gliele avrebbe spiegate a
dovere con la pazienza di Giobbe. Mi riferisco alla maestra romana, in studio lunedì notte con la sua classe a Porta a porta.

Vespa, il chierico del governo in carica, l’ha tirata in ballo soltanto due volte e tutte e due è rimasto disorientato. S’aspettava risposte di conferma e, invece, tranquilla e sorridente, la maestra ha mandato in soffitta le propensioni ideologiche del conduttore.

La prima volta le ha chiesto se i suoi alunni, quando varca la soglia dell’aula, scattino in piedi.
«No», ha risposto con calma e sicura di sé la bella e brava maestra, «non lo fanno perché a scuola non è necessario rispettarsi in quel modo». Non è, infatti, una direttrice d’orchestra abituata al cerimoniale degli orchestrali che, dovendo dare spettacolo a teatro o in una pubblica piazza, s’alzano in piedi; né è caporale di una squadra. Continua a leggere

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 81

Assistito dal critico d’ordinanza, in una bella sala ahilui troppo vasta, uno dei nostri poeti assettatuzzi legge i suoi preziosi parti davanti a venticinque lettori… no, magari: davanti ai soliti quattro gatti.
Che questa volta sono cinque: in ultima fila, fra una selva di sedie vuote, siede un giovanissimo e arruffatissimo gatto nero che, senza perdersi una parola dell’assettatuzzo e del critico, sembra prendere appunti su una sua cartuccella o pizzino.
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La società della paura rinuncia alla libertà

Intervista a Zygmunt Bauman

di Benedetto Vecchi

La produzione di scarti umani è una delle industrie del capitalismo che non conosce crisi. E sono proprio quegli esclusi dalla società ad essere indicati come l’origine dell’insicurezza. Un’intervista con lo studioso polacco.

Lo sguardo mite di Zygmunt Bauman si accende ogni volta che si posa su un uomo o una donna che parla a voce alta con un telefono cellulare. E così lo guarda divertito, pensando forse che oltre alla paura e all’amore anche la privacy è diventata liquida. A Roma per partecipare ai lavori del World Social Summit sulle «Paure planetarie», lo studioso di origine polacca è curioso di capire cosa sta accadendo nel nostro paese. Paese che ha cominciato ad amare con la lettura, molti anni fa, dei romanzi di Italo Calvino e di Antonio Gramsci. Autore prolifico, a chi gli chiede come sta procedendo il suo affresco sulla globalizzazione Bauman risponde che procede, anche se è convinto che occorre modificare alcune parti del disegno, perché la globalizzazione sta cambiando pelle, senza però nessun ritorno al passato all’orizzonte. Teorico della modernità liquida, attualmente sta studiando come in un mondo dove tutto è diventato fluido e dove l’individualismo sembra essere l’alfa e l’omega delle società contemporanee, il bisogno di stare in società si stia facendo largo seppure con difficoltà. Continua a leggere

Il sangue di Gesù non mi ha mai tradito (Jesus’ Blood Never Failed Me Yet)

di Gavin Bryars

Nel 1971 mentre vivevo a Londra, stavo lavorando con un amico, Alan Power, intorno a un film sulla gente che viveva sulla strada nella zona attorno a Elephant and Castle e la stazione Waterloo. Quando erano ripresi, alcuni si mettevano a cantare canzoni da ubriachi – qualche volta pezzi di opere, qualche volta ballate sentimentali – e uno di loro, uno che in realtà non beveva, cantò una canzone religiosa, “Jesus’ Blood Never Failed Me Yet”. Questo pezzo alla fine non fu usato nel film e tutte le parti inutilizzate del nastro mi furono consegnate, compresa questa.

Quando la suonai a casa, scoprii che il canto di quell’uomo era in tono col mio piano, e improvvisai un breve acccompagnamento. Notai anche che la prima sezione della canzone – 13 battute in lunghezza – formava un efficace loop che si ripeteva in modo sottilmente imprevedibile. Portai il nastro a Leicester, dove lavoravo nella Facoltà di Belle Arti, e copiai il loop in una bobina continua, pensando di aggiungerci magari un accompagnamento orchestrale. La porta della sala di registrazione dava su una dei grandi laboratori di pittura e lasciai il nastro a copiare con la porta aperta mentre uscivo per un caffè. Tornando trovai la sala, che normalmente è molto animata, calma in modo innaturale. La gente si muoveva molto più lentamente del solito e alcuni stavano seduti da soli, piangevano in silenzio.

Mi stupii, e poi mi accorsi che il nastro stava ancora suonando, e che tutti si erano commossi a sentire quell’uomo cantare. Questo mi convinse del potere emotivo della musica e delle possibilità aperte con l’aggiunta di un semplice, anche se gradualmente in crescendo, accompagnamento orchestrale che rispetti la nobiltà e la fede semplice del vagabondo. Sebbene sia morto prima di poter ascoltare quello che avevo composto con il suo canto, il pezzo rimane un’eloquente, anche se contenuta, testimonianza del suo spirito e del suo ottimismo.

Il pezzo fu inciso in origine per la Obscure label di Brian Eno nel 1975, e per Point Records nel 1993 in una versione profondamente rivista ed estesa. La versione fatta dal mio gruppo fu composta per l’occasione nel 1993 nell’ultima incisione.

(traduzione dall’inglese di yours truly)
testo in inglese

(il CD Point Record è segnalato da Luca Sofri qui nel suo blog)

O Roma o morte

Arriviamo di sera, stanchi e accaldati. Ci sediamo su una panchina vicino al Colosseo, che ci guarda sornione con cento occhi neri e incavati. Tiro fuori una lattina di birra, e gli altri due un panino col formaggio. Finalmente un po’ di riposo, pensiamo. In quel momento, dall’altro lato della strada, due figure in divisa ci vengono incontro. Uno di loro mi scruta attentamente e mi dice: Qui non si bivacca. Gli replico che non stiamo bivaccando, stiamo solo mangiando, ma lui insiste: Qui non ci potete stare. Non credo ci sia molto da discutere. Guardo i compagni e faccio loro segno di alzarsi. Gli uomini in divisa sono soddisfatti, controllano i nostri movimenti con un sorriso di sbieco. Il Colosseo, intanto, ci sbircia con le sue porte aperte, accoglienti. Penso: Le case, in paradiso, devono essere così. Bevo birra camminando con gli amici, che mangiano con gusto il loro panino. A un tratto, si avvicina un gruppo di ragazzi, teste rasate e abiti neri. Avete una sigaretta? Noi non fumiamo: gli offriamo la birra e un pezzo di panino, ma non sembrano gradire. Uno dei miei amici viene afferrato per il bavero: Stronzo, chi ti credi di essere, zingaro di merda. Lui risponde che non crede di essere qualcuno, ma il ragazzo dalla testa rasata non lo molla. Anzi, all’improvviso, gli sferra un calcio al basso ventre. Il mio amico si accascia con un grido soffocato. La gente che ci passa accanto non si ferma: ha fretta, o non si vuole immischiare. Un altro ragazzo vestito di nero mi sferra un pugno in pieno volto. Io penso al mio campo, a mia moglie che mi ha detto: dove vai, torna presto, lo sai che ho bisogno di te. Sento un calcio che mi colpisce al fegato, e un altro alla testa. La lattina di birra sta colando lentamente davanti alla mia faccia, sul selciato. Alzo la testa, vedo il Colosseo con le porte spalancate. E’ il paradiso, penso. Ora viene san Pietro, con le sue chiavi pesanti. No, san Pietro non ha chiavi, dovevo immaginarlo. Non servono chiavi in una casa senza porte.

versione audio

Goffredo FOFI “Da pochi a pochi”. Appunti di sopravvivenza

Riabilitazione del presente e nuova alfabetizzazione

Sono dei compiti dai quali non si può prescindere, quelli dai quali può nascere la nostra piccola forza. Un’ostinata presenza nella società, nei modi in cui ci è possibile esserci e in cui ogni personale vocazione può mettersi in campo. Da “sollecitatori” che aiutano altri a crescere, a scegliere, a fare. Continua a leggere

Notturno settembrino

 

sono arrivato al muro.
il paese di settembre
mi ha dato il suo verdetto:
devi dimettere quest’ansia
di trovare compagnia
l’ardore della tua ansia
è solo tuo
non lo puoi chiedere
agli altri
non li puoi sempre avvisare
che chi non muore adesso
non potrà morire
mai più. Continua a leggere

Un incontro bellissimo

Qualche giorno fa ho fatto un giro per la città a distribuire i volantini del festareading, che come sapete è anche la prima iniziativa dell’Associazione Le Belle Bandiere: ho battuto soprattutto le librerie, e fra queste come prima volta ho preferito quelle piccole, a misura d’uomo, dove la gente si ferma anche volentieri a scambiare un saluto e qualche opinione col libraio, di solito gentile e competente. Ero appunto intenta ad attaccare un volantino sulla vetrina, trafficavo a staccare lo scotch coi denti, quando ho percepito una presenza al mio fianco. Continua a leggere

Intervista a Valentino Zeichen

Valentino Zeichen, uno dei più raffinati poeti contemporanei italiani, racconta la sua “pagina di storia”. Era ancora bambino quando alla fine della Seconda guerra mondiale con l’esodo massiccio degli Italiani d’Istria lasciò Fiume, la città dove è nato, per trasferirsi con la famiglia a Roma, dove tuttora vive.

 

Nel 1986 a Ortona incontrai per la prima volta la poesia dall’ironia tagliente di Valentino Zeichen. La poesia era ‘Crimini’: “Se gli assassini del sentimento/avessero la mira infallibile/gli amanti sorpresi patirebbero/anche nell’aldilà un/perpetuo e inconoscibile affanno;/ma essendo errato il puntamento,/i colpi destinati al cuore/deviano in fortuita traettoria/colpendo l’elevato osservatorio della testa./Lì i proiettili producono dei fori/non dissimili da piccoli oblò/attraverso cui penetra la luce,/sorella al lume della ragione:/che diffonde ponderati dubbi/e dirada i fumi della passione.” Continua a leggere

Silvana Ghiazza e Marisa Napoli, Le figure retoriche

Silvana Ghiazza e Marisa Napoli, Le figure retoriche. Parola e immagine, Zanichelli, Bologna, 2007

di Pietro Pancamo

Malalingua, certo. Ma non già nel senso, seppur nefando, di megera pettegola pronta ad esibirsi in calunnie sistematiche e torrenziali. Bensì in quello (molto più drammatico, se vogliamo) di idioma ormai corrotto, debosciato e marcio che – smarrita la retta via per colpa di giornalisti ignoranti o intellettuali fasulli – cerca, dannoso e nocivo, di svilire senz’appello (sia di smantellare vigliaccamente) la buona grammatica di un tempo (e la ricchezza lessicale di una volta). Continua a leggere

Gli stranieri

di Mauro Baldrati

Leggendo Lo Straniero di Camus riflettevo su questo aspetto della condizione umana, il senso di estraneità che separa l’uomo dal mondo. Si può essere stranieri in terra straniera, ma anche nella propria terra, nella propria casa. Recentemente ho letto due libri che esprimono in chiave moderna questa tematica, e hanno molti punti in comune, pur con stili di scrittura diversi.

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Caro vecchio neon

Caro Vecchio Neon

Una tre giorni di letture e presentazioni dedicate a

David Foster Wallace

martedì 28, mercoledì 29

giovedì 30 ottobre 2008 – Firenze

Libreria Feltrinelli, Melbookstore,

La Cité Firenze, Tan-Gram

ed altri soggetti del territorio (in via di definizione)

La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompareuna volta che capite quanto di rado pensano a voi.”“Nei tempi bui, quello che definisce una buona opera d’artemi sembra che sia la capacità di individuare e fare la respirazionebocca a bocca a quegli elementi di umanità e di magia che ancorasopravvivono ed emettono luce nonostante l’oscurità dei tempi.Continua a leggere

Leopardi, l’io morente, e la voce del nuovo giorno

 

Noi viviamo in una fase storica che ha perduto il filo del proprio discorso. Anzi che si sta convincendo che non sussista alcun filo, alcuna trama, alcun racconto sensato da narrare, per cui ognuno vaneggia e delira per conto proprio. Ci diciamo in tal senso “post-moderni”, in quanto avremmo superato le illusioni sette- e otto- e novecentesche di poter conoscere e addirittura costruire il senso della storia. In realtà lo stesso concetto di post-modernità è contraddittorio in se stesso, in quanto afferma che saremmo entrati in un’epoca successiva alla modernità, e quindi continua a definire una precisa filosofia della storia, e cioè a fare proprio ciò che ci dovrebbe essere ormai del tutto interdetto. Continua a leggere

Cani, camosci, cuculi ( e un corvo)

di Alberto Pezzini

Mauro Corona, Cani, camosci, cuculi ( e un corvo) “, Mondadori 2007 ,pagg. 275, euro 17,50.
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Per me è stata un’esperienza a tutto tondo. O, meglio, è stata finalmente un’emozione che mi fa battere il cuore ogni volta in maniera diversa.
Come una di quelle belle donne metà streghe e metà di coscia scoperta – e Corona sa descriverle bene anche perché è uomo che vive e soffre anche nella carne -, questo libro sa prendermi al laccio.
Sono anni che vorrei incontrare Corona. E’ l’ultimo poeta incantato dei boschi. Deve avere avuto, forse da bambino, sopra la sua testa ricciuta, un incantesimo silvano. Qualche creatura notturna deve sussurrargli all’orecchio parole di alberi, rugiada, ambra e vipere gentili. Continua a leggere