La filastrocca dei bugiardi, di Nadia Agustoni

Giocano a carte i due padroni con gli ori e le coppe le spade e i bastoni
e come dei pazzi con i loro lazzi fanno sfiorire i gerani ai terrazzi:
“io sono padrone tanto di più”, fa il primo dei due con voce all’ingiù,
“tu non sei molto, sei solo un ladrone”, tuona il primo dei primi con grosse parole.

E polvere cade, vien fuori a manciate, da sillabe e lettere male enunciate,
le virgole e i punti e anche i puntini rammentano in fretta di esser cugini
si mettono d’accordo per scioperare, “hanno ragione” grida ogni vocale,
mentre il singhiozzo, che fa singhiozzare, colpisce lesto il vecchio parlare
dei due signorotti in panciolle e bigotti che han numi e lari nei loro affari.

L’uno da prima pare un trenino col fumaiolo che fuma pochino, poi assomiglia
a una caffettiera quando il caffè la fa quasi piena, l’altro è un clown
che fa il lavandino o un cane che abbaia in falsetto a puntino
e c’è tanta forza nel singhiozzare, che pare il singhiozzo non sia a scioperare.

Tutto alla fine – che alla fine trionfa – finisce coi due a suonare la tromba:
parapapà” e “taratatà” sia allegra la marcia per chi marcerà, al passo dell’oca
o dell’elefante, ma in fila per due nessuno distante e questo ci insegni, ci aiuti a intuire
che si sta al mondo giammai per capire e questo serva a chi vuol girare:
“una linea dritta non può mai curvare” ed è uno sbaglio pensare a sbagliare.

Ma a chi domanda se è l’oca a marciare o noi che si pensa che è quello da fare
e se poi chiede cos’è l’elefante si tratti costui da immenso ignorante: “l’oca è l’oca,
una gallina grande e l’elefante è un fante elevato con grande orecchie e un lunghissimo naso”,
questo per dire che in due bugiardi ci vuole poco a gabbare anche i santi.

Poi come sempre o non sempre accade arriva un bambino e si mette a gridare:
il re è nudo venite a guardare fa ridere proprio sembra un ranocchio” e allora in fila
nessun vuol stare, a quattro cominciano a camminare e dopo un po’ si corre intorno
qualcuno ricorda cos’è il girotondo e gira e rigira la storia va via il re è nudo e va in sartoria
e quel che è giusto e quel che è sbagliato almeno un po’ l’abbiamo imparato.

8 pensieri su “La filastrocca dei bugiardi, di Nadia Agustoni

  1. Ciao, Nadia (e Anna). Che bella e morale filastrocca. In spe contra spem, hai ragione, Nadia: nessuna vittoria è per sempre (anche se, con un po’ di manicheismo spicciolo, vien voglia di pensare talvolta il mondo come la creazione di un dio malvagio e capriccioso, a fronte di un’impassibile ed estranea divinità del bene). Ciao a tutt’e due, Enrico

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  2. Ciao a te, caro Enrico! Emergo sempre ammirata e “ottimista”, cioè con l’ardore che si conviene come corrente sul filo della schiena, quando leggo le poesie di Nadia con la loro tensione morale e con la bravura di ritmo ed espressionismo. E con quel filo di follia, che ci sta veramente bene in una ragazza tanto seria!

    (Prima, mentre mi bevevo il caffè con radio: ancora lisciate e rulli di tamburo per riabilitare Salò… è da tempo che ci continuano a provare… ma non potrebbero magari schiattare? La Russa con tutto il lupanare?)

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  3. Ti leggo solo ora Anna, ” quel filo di follia” in una ragazza ” tanto seria ” mi piace.

    Grazie a te di cuore di tutto.

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