Gimme Shelter

di Loris Pattuelli

Qualcuno ricorda Gimme Shelter dei Rolling Stones? La canzone si trova in Let it bleed, un album del 1969 che credo oggi ci rimandi sopratutto a Love in vain e a You can’t always get what you want. Il primo è una cover di Robert Johnson con Ry Cooder al mandolino e poi anche un memorabile frammento di Nel corso del tempo di Wim Wenders, il secondo arriva direttamente da Il grande freddo di Lawrence Kasdan e vanta pure la collaborazione di Al Kooper alle tastiere.

Credo che Gimme Shelter sia una delle canzoni più malate e deliranti del ventesimo secolo, e poi credo che sia anche il tormentone contro la guerra più riuscito e più in sintonia con gli umori del nostro tempo. In occasione del prossimo conflitto (perché ce ne saranno ancora, non è vero?), potemmo cantare tutti insieme questa canzone, potremmo cantarla ai soldati, ai generali, al pilota che deve sganciare la bomba. E’ un giochino idiota, lo so, ma io sono convinto che potrebbe funzionare proprio per questo. Uno che ascolta Gimme Shelter dei Rolling Stones va poi a fare il cecchino a Sarajevo, a bombardare Bagdad, a farsi saltare in aria in un bar di Gerusalemme? Non credo, non credo proprio.

GIMME SHELTER

Oh, a storm is threat’ing my very life today. If i don’t get some shelter, oh yeah i’m gonna fade away. War, children, it’s just a shot away, it’s just a shot away. See the fire is sweeping our very street today, burns like a red coal carpet, mad bull lost its way. War, children, it’s just a shot away, it’s just a shot away. Rape, murder, it’s just a shot away, it’s just a shot away. Mm the floods is threat’ing my very life today.Gimme, gimme shelter or i’mgonna fade away. War, children, it’s just a shot away, it’s just a shot away. Love, sister, it’s just a kiss away,it’s just a kiss away.

DAMMI RIPARO

Una tempesta sta minacciando la mia vita. Se non trovo riparo, dovrò sparire. La guerra è qui a uno sparo, qui a uno sparo. Guarda il fuoco sulla strada, il rosso delle braci, il toro smarrito. La guerra è qui a uno sparo, qui a uno sparo. Stupri e Massacri qui a uno sparo, qui a uno sparo. Un’alluvione sta minacciando la mia vita. Se non mi offri riparo, dovrò sparire. La guerra è qui a uno sparo, qui a uno sparo. L’amore è qui a un bacio, qui a un bacio.

13 pensieri su “Gimme Shelter

  1. Il lavoro di Keith Richards alla solista e di Nicky Hopkins al piano potrebbe fare scuola anche oggi, a quarant’anni di distanza. Un bluesaccio rockeggiante (o un rockaccio bluesacciato?) senza tempo, esattamente come la “sua” faccia.

    Tears on my face… (“maledetto” Baldrus!!!)…

    fm

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  2. Ehi, volevo essere il primo a commentare.
    Sembra passato molto tempo da Gimme Shelter. allora si aveva la sensazione, credo (io ero piccolo e un po’ ciula, quasi come adesso), che la mobilitazione e la presa di coscienza collettiva potesse fermare le guerre. C’era anche l’idea che l’aria, l’acqua, il pane e tutto il resto non sarebbero mai mancati all’umanità. E però canzoni come queste già dipingevano la tempesta, l’apocalisse sociale e ideologica che stava arrivando. Un buon 45% di buoni americani, oggi, è sotto Prozac o simili.
    Poi, è anche vero che gli Stones ci marciavano con il movimento, non gliene fregava molto della politica. Erano bravissimi a cavalcare le mode, come si è visto poi con la disco di Emotional Rescue e con il R’n’R revival del decennio successivo: tournee elefantiache, prezzi impossibili.

    P.S. MOLTI ricordano Gimme Shelter.

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  3. Mi spiace, Roberto, diritto di precedenza per anzianità! Non ti nascondo, però, che se tu avessi postato prima di me, avrei chiesto al don di mettere i miei commenti comunque davanti ai tuoi. Non dimenticare che ho barba ieratica (sic!), e anche un po’ iconica (sic!), nevvèro…

    Bando agli scherzi.

    Sono d’accordo con te, dopo la metà degli anni Settanta io già non li reggevo più. Resta il fatto che, da “Aftermath” ad “Exile on main street” (almeno), hanno scritto pagine immortali della musica del secolo scorso.

    Alla prossima.

    fm

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  4. Bellissima e inquietante canzone! E sì, i Rolling Stones sono stati, musicalmente, dei grandi; ora sono anche vecchi. Che qualcuno glielo dica please 🙂

    Blackjack.

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  5. Proprio vero: i Rolling Stones sono dei vecchi furbacchioni, ma anche noi, se è per questo, non scherziamo mica. Vero anche che nessuna canzone ha mai fermato la guerra e che gli ascoltatori di canzoni sono capaci di qualsiasi miracolo. Magari mi sbaglio, ma non credo che i Rolling Stones volessero fare un inno pacifista. GIMME SHELTER è soltanto una canzone ben riuscita. Siamo noi che adesso possiamo usarla come vogliamo.

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  6. di questo album, apprezzo su tutte You can’t always get what you want. Trascinante: sezione ritmica montata in controtempo con le percussioni che vanno “per conto loro” rispetto alla batteria, e il coro dei bambini. Spero di non ingannarmi ma ne esiste anche una versione col coro dell’armata rossa o dei Leningrad cowboy. Qualcuno ne sa qualcosa di più ? (introvabile su Emule, tantomeno nei negozi: dei Leningrad cowboy esiste una traccia su un cd che e’ la colonna sonora di non so più quale film).
    In ogni caso, di Gimme Shelter, ricordo un abboracciatissimo film, visto giovanissimo e di cui ricordo pressochè nulla. Ma il cd tutto (Let it bleed) è nella storia del rock !

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  7. Condivido la preferenza di Cletus, anch’io, dell’album, amo You can’t…, una delle poche molto “prog” dei Rolling Stones.
    Che cavalchino le mode, invece, non credo. Sono loro stessi, la moda. Almeno mi piace pensarla così. Infatti stanno ancora qui come Ferrè ed altri dinosauri non ancora in via di estinzione.
    A proposito della loro lingua, moda e marchio, e del recente acquisto del suo disegno originale da parte del Victoria and Albert Museum di Londra per 92.500 dollari, Assante e Castaldo su Repubblica pochi giorni fa hanno scritto: “[…] il rock non è poi così diverso da qualsiasi altro prodotto del grande mercato della cultura pop. Per sopravvivere ha bisogno di marchi, facilmente riconoscibili. E per ora la linguaccia rimane quello da battere.”
    Salute, e saluti

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  8. Patti Smith e Tom Verlaine, i miei due grandi amori della seconda metà degli anni settanta. Non conoscevo questa cover. Certo che come mitologisti questi due stanno invecchiando proprio bene. Grazie Francesco Marotta per il regalo.

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