La metropoli (per principianti) di Gianni Biondillo

di Guido Michelone

Architettura, rito di passaggio

La prima cosa che mi viene in mente leggendo per la prima volta un intero libro di Biondillo (ma non il primo testo in assoluto: già conoscevo il racconto per l’antologia mia e di Edoardo Acotto dal titolo Narradiohead) è che si tratta di una scrittore che sa scrivere o, in altre parole, che scrive bene, ma dove l’espressione ‘bene’ non è la bella (o brutta) calligrafia dei maestrini elementari che ancora si ripercuote nelle parole e nei fatti di tanti letterati mainstream. E l’elemento (creativo) che più mi sorprendente è che questa bellezza o bravura di scrittura io l’abbia potuta cogliere in un libro ibrido, che non è narrativa, ma neanche saggistica né giornalismo e, ancora, neppure tutte e tre le cose insieme, come mi vien voglia di pensare. In effetti, in questo libro, che si potrebbe etichettare come la tipica raccolta di scritti d’occasione per riviste o quotidiani, che l’autore ha riunito assemblandoli tematicamente con qualche aggiustamento per immettere maggior logica alla coerenza del volume, questo libro va oltre, pur accettando consapevolmente di rientrare in quest’ultima ‘categoria’ (la ‘raccolta’ di ‘scritti d’occasione’). Ma va oltre proprio per l’intrinseco merito della scrittura di Biondillo, che facendo tesoro dell’affabulazione narrativa, dell’esperienza critica e di una certa vulgata didascaleggiante, riesce a rendere importanti diversi temi che la cultura media italiana (il mainstream, come lo si definisce oggi e che Pasolini avrebbe odiato fino all’osso) continua a rimuovere. Sto parlando dell’architettura intesa quale coacervo di esperienze immaginifiche, ma al contempo realissime e ultracontestatrici, che per un attimo (il ’68) sembrava potessero avere la meglio su tutto: Biondillo aveva due anni quando la facoltà-guida per ogni forma e contenuto di immaginazione al potere era proprio Architettura, l’unica in grado di spaziare dalla poesia al femminismo, dalla matematica alla storia dei processi di aggregazione spontanea. Fu un’illusione e tutto rientrò nell’iperspecializazzione radical chic o nel fighettismo cashemire-comunista. Ripartendo da zero, ma conoscendo a perfezione miti e contromiti di quella straordinaria stagione e di quelle passate, lungo l’intero Novecento, che determinò le rivoluzioni estetiche e comportamentali grazie alle avanguardie espresse in tutte le discipline (e quanto ancora ci sarebbe da studiare sui rapporti tra l’architettura del XX secolo e le altre esperienze creative, anche dal punto di vista sociopolitico), Biondillo intraprende un percorso personale che lo porta da una controstoria dell’architettura italiana novecentesca alla cronaca delle varie etnie di zingari insediati sulla Penisola, transitando a lungo su un paradigma urbanistico fondamentale per conoscere e capire il Paese degli ultimi cinquant’anni: la città di Milano. E Biondillo, ancora una vota, riparte dal quartiere della sua infanzia, Quarto Oggiaro, per cancellare un’odiosa serie di luoghi comuni che, attraverso estremistiche generalizzazioni, continua a infestare le poche analisi serie della nostra città. Tra le analisi appunto serie, ma anche costruttive, spiritose, documentate dalle buone letture e dalle esperienze dirette, ci sono queste di Biondillo che, incrociando la curiosità dell’artista con l’esigenza autentica dell’intellettuale scomodo, raccontando in maniera seduttiva, pur nella consapevolezza di un metodo acquisito da svariate scienze sociali (etnologia, antropologia, economia) Biondillo dà prova di tagliente acume, spietata lungimiranza, antico buonsenso, nell’individuare, dalla città al cucchiaio, passando soprattutto dall’uomo all’umanità (e viceversa) i mali collettivi della nostra vita (urbana e non): l’architettura come simbolo, metafora, allegoria di qualcosa che esiste ma è purtroppo ontologicamente destinata a un ulteriore rito di passaggio…

Gianni Biondillo, Metropoli per principianti, Guanda, Parma 200, pagine 207, Euro 12,00.

3 pensieri su “La metropoli (per principianti) di Gianni Biondillo

  1. Complimenti Gianni 🙂
    però, perchè quell’incipit quasi rassegnato, sull’intraprendere lo studio dell’architettura…?
    Comunque, il passaggio è d’obbligo,in una disciplina così attenta al benessere dell’uomo.
    Ciao
    C.

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