Raul Montanari – La prima notte

di Guido Michelone

Durante una lunga interminabile nottata, una giovane bellissima donna, Irene, racconta al suo nuovo amante (la cui identità resta sconosciuta fin quasi all’epilogo) la propria sfortunata esistenza, concentrandosi, dopo l’orrendo delitto in cui le viene casualmente sterminata la famiglia, sugli ultimi anni e sui due grandi amori della sua vita, a cui si aggiunge nel finale un misterioso ricattatore. Remo, Gavril e Flavio sono gli uomini attorno a cui ruotano le oscure vicende di Irene e del romanzo costruito unicamente come un dialogo, un botta e risposta tra le domande di lui e le risposte dettagliatissime di Irene. I dialoghi sono incessanti, appena rallentati dai complimenti reciproci poi tradotti in appassionati giochi erotici. Tanto è maliziosa, intrigante, persino compiaciuta Irene nello svelare incubi, accadimenti, rimorsi, omicidi, insomma situazioni gravi, impensabili e ovviamente ricche di colpi di scena, quanto lui sa ascoltare, meditando, quasi chiosando con garbo, acume, talvolta ironia le narrazioni della splendida ragazza. Irene avverte la necessità di sfogarsi, di dire per la prima volta a qualcuno la sua verità, che è poi la sola verità (o almeno quella del libro; lui accetta la sfida come un uomo che di mestiere sente gli altri in confessione, origliando autorevolmente dietro le quinte dell’umanità, pur in un contesto di passioni condivise, che rendono talvolta piccanti le atmosfere evocate in perenne sospensione. C’è persino un che di cinematografico, più che di teatrale ne La prima notte: è quasi facile immaginarsi questi due amanti, per ore e ore ignudi tra le lenzuola, mettere in gioco il passato e il presente come per liberarsi (e librarsi) da tanti scandalosi fardelli. Le vicende di Irene e del romanzo a loro volta, salvo qualche piccola significativa trasgressione, ruotano dunque attorno a quattro personaggi principali o ad archetipi letterari che il romanzo moderno da Laclos a oggi ha già abbondantemente svolto: tuttavia nello scacchiere anche dicotonimico fra eros/thanatos, vita/morte, fedeltà/tradimento, amicizia/amore, amore/vendetta, sulle orme talvolta di Stendhal (il triangolo) o di Zola (la tara ereditaria), Montanari sa aggiungere di nuovo, restando sul crinale del genere rosa/noir, e scavando nelle interiorità dei protagonisti (proprio lui che odia lo psicologismo nella scrittura!). E scava non tanto per rilevarne dei modelli, quanto piuttosto per descrivere, forse inconsapevolmente, una certa Milano postgiovanile dagli anni Ottanta a oggi: e qui la sapienza di Montanari eccelle per restituire con la parola una città dove la pace quotidiana viene sconfitta da eventi traumatici quasi da cronaca nera, che hanno il potere di devastare la realtà intera dei singoli protagonisti. Tocca quindi allo scrittore, come è ben cosciente Montanari, mettere ordine in questa realtà e ancora una volta vi riesce con uno dei più bei libri del 2008, forse ingiustamente stritolato, a livello divisibilità, dagli assurdi meccanismi mediatici dell’industria culturale italiana.

Raul Montanari, La prima notte, Baldini Castoldi Dalai editore, 2008, euro 16,80.

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