Viva la scuola. Maestro unico e grembiulino

Un confronto, una testimonianza di Franco Arminio, un po’ di numeri, due appelli

Decreto 137 del 1/9/2008, art. 4 “… le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola”.

Confronti

Torino 1886
Oggi primo giorno di scuola… Tutte le strade brulicavano di ragazzi… Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell’altra, empivano la stanza d’entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d’entrare in un teatro. Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno, con le porte delle sette classi…
(Edmondo De Amicis, Cuore)

Roma 2007
A poco a poco… spuntano i ragazzi: un tempo erano gli sciuscià italiani. Adesso i loro nomi sono Khuda, Qambar, Nabi, Francisco, Musa, Lazar, Sharif, Shumon… vengono da Capo Verde, dalla Nigeria, dal Marocco, dalla Romania, dalla Moldavia, dal Bangladesh, dall’Afghanistan.
Siamo tutti qui ad aspettarli… Hanno alle spalle famiglie smembrate, passioni recise, i giocattoli rotti, le favole mai ascoltate, quello che non si può dire…
(Eraldo Affinati, La città dei ragazzi)

* * *

La scuola dei disertori
di Franco Arminio

La scuola è così abbandonata che faccio fatica a scriverne pure io che scrivo su tutto e nella scuola ci lavoro da quasi trent’anni. Fatte le dovute eccezioni, la scuola è il luogo dei disertori. Gli insegnanti fanno finta di insegnare. Gli alunni fanno finta di apprendere. I dirigenti fanno finta di dirigere. E poi c’è un altro problema. I discorsi sulla scuola non parlano mai della scuola reale, quella che vede comunque ogni mattina milioni di persone dentro le aule. I discorsi sulla scuola riguardano la scuola di carta: piani, riforme e controriforme, aggiornamenti, programmazioni. È la scuola scritta nelle circolari, la scuola dei registri, una vera allucinazione rispetto alla vicenda vera fatta di sedie e banchi e corpi esausti o annoiati.

Poco fa pensavo al fatto che il giorno dell’attentato alle torri gemelle il presidente americano era in visita a una scuola elementare. Pensavo che a me in televisione non mi è mai capitato di vedere un ministro della pubblica istruzione ripreso in una scuola. In una società che estende il suo mormorio su ogni cosa, la scuola rimane una terra muta. È così anche per le recenti polemiche sul ritorno del maestro unico nella scuola elementare. È una misura che parte dagli uffici di ragioneria dello Stato e che non sfiora nemmeno le questioni pedagogiche. E poi è una discussione superata dai fatti: il maestro unico c’è già ed è la televisione, è l’impero delle merci e del consumo a cui dobbiamo anche il capo di uno dei tanti governicchi di questa italietta sempre più inerte e delirante.

Ecco, non mi viene voglia di scrivere altro. Domani mattina entrerò nella mia classe. Quello che farò non sarà visto da nessuno: il dirigente, i colleghi, il ministro stanno tutti altrove. L’aula è un ring dove non hai appigli e devi solo decidere se continuare o gettare la spugna.

* * *

Un po’ di numeri

Quali sono i numeri della scuola elementare in Italia?
245.727 insegnanti, 16.018 scuole, 138.056 classi, 2.579.938 alunni.

L’introduzione del maestro unico comporterà la perdita di posti di lavoro?
Sì, anche se un calcolo preciso è difficile farlo, sia perché i dati che si hanno non sono nuovissimi, sia perché sono parziali. Calcolando che le classi elementari statali in Italia nell’anno scolastico 2006/2007 erano 138.524 e che circa 1/5 erano a tempo pieno, lasciando un insegnante per classe, nelle classi a tempo pieno il taglio sarebbe di 27.704 insegnanti; nelle classi a modulo ne verrebbero tagliati 55.410. In totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 maestre e maestri. La maggior parte dei tagli di 87.000 posti di lavoro di insegnanti programmati.

La compresenza di più insegnanti c’è solo nella scuola elementare? Nei vari ordini della scuola italiana quanti insegnanti attualmente operano in una classe?
Prendendo i dati relativi all’anno scolastico appena concluso (2007-08), pubblicati dal MIUR, che si riferiscono alle classi funzionanti e agli insegnanti in servizio, risulta che oggi in ogni livello di scuola opera ormai, per ogni ora di lezione, un team di docenti (e non certo con il rapporto 1:1, una classe: un docente), precisamente in questa misura:

docenti per classe a oggi:
Scuola dell’infanzia 1,97
Scuola elementare 1,77
Scuola media 2,10
Scuola superiore 1,93

Ma le ore di lezione per i bambini saranno le stesse o diminuiranno?
Le classi della scuola elementare attualmente funzionano per almeno 27-28 ore a settimana.
L’art. 4 del decreto 137 prevede invece un funzionamento di sole 24 ore. Moltiplicando 4 ore x 33 settimane annue, risulta che ogni alunno avrà una riduzione dell’istruzione di 132 ore all’anno.
Nell’arco dei cinque anni, tale riduzione sarà di 660 ore.

Questi cambiamenti sono dovuti al fatto che la scuola elementare non funziona?
No: gli ultimi dati relativi alla lettura dei ragazzi italiani di nove anni ci collocano nella fascia alta secondo la scala internazionale, esattamente al 6° posto su 40 Paesi presi in considerazione, con un ulteriore miglioramento rispetto ai dati precedenti. I nostri bambini della scuola primaria sono tra i migliori a livello internazionale e in una ipotetica scala da uno a dieci meritano quasi otto.

Ci saranno altre conseguenze?
La scuola italiana vedrà la perdita di 43.000 posti di lavoro del personale ATA e la chiusura di più di 2000 istituti nei comuni con meno di 5000 abitanti, che nel territorio italiano sono il 72%; poiché gli istituti con meno di 500 alunni saranno tagliati o accorpati. La scuola primaria perderà 314 sedi a fronte di 46.000 alunni in più rispetto al 2001/2.

L’obiettivo del Governo qual è?
Il risparmio di circa 8 miliardi di euro entro il 2012.

In Italia si spende per gli stipendi degli insegnanti più che negli altri Paesi Ocse?

No, basta guardare i dati della relazione annuale dell’Ocse.

Perché gli insegnanti sono contrari al maestro unico?
La pluralità docente ha rafforzato lo spirito di collaborazione, ha incentivato il confronto e ha permesso ai maestri e alle maestre di crescere professionalmente e di approfondire la conoscenza disciplinare. Ha reso possibile organizzare per alunni/e attività a piccoli gruppi di potenziamento, di recupero, di integrazione, con una grande ricchezza di strategie cognitive, affettive, relazionali; attività di laboratorio con metà classe, o a gruppi, come nelle aule di informatica o per attività scientifiche ed espressive; uscite didattiche e viaggi d’istruzione, visite a musei, cinema e teatri, difficilmente realizzabili con un solo docente; ha fornito agli alunni più punti di riferimento, preparando il passaggio alla moltelicità degli insegnamenti nella scuola media.

Cosa fanno gli insegnanti?
Circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica, sono in atto varie proteste (vedi qui e qui).

Il ministro cosa dice?
Si può leggere qui.

Un po’ di storia in breve: qui.

17 pensieri su “Viva la scuola. Maestro unico e grembiulino

  1. massì infiocchettiamo i fanciulli, riduciamo il personale scolastico, ripristiniamo i voti e il voto in condotta. questi mi sembramo i veri problemi da affrontare all’interno dell’ istituzione scolastica italiana…

    Mi piace

  2. E’ un assurdo ritorno al passato, nel tentativo di azzerare le esperienze di decenni.

    Un colpo basso(questa volta brutale)alla scuola pubblica, che disorienta insegnanti e famiglie.

    Tornare indietro PER CAMBIARE…MA PER ANDARE DOVE?

    Mi piace

  3. Post accurato quanto necessario, e ho subito firmato i due appelli, attraverso i link posti in calce.
    Più che il grembiulino e il sette in condotta, mi indigna e spaventa il ritorno al maestro unico, “una misura che parte dagli uffici di ragioneria dello Stato e che non sfiora nemmeno le questioni pedagogiche”, come giustamente osserva Franco Arminio.
    Dalla scuola poteva partire l’inizio del cambiamento di questa società eternamente in crisi; invece parte l’inizio della sua ulteriore regressione, in combinata vincente col controllo ottundente dei media, dove visi rassicuranti s’alternano ad altri terrorizzanti, a seconda della convenienza. Chi ha detto che il feudalesimo è morto? Parafrasando le parole di Massimo d’Azeglio alla creazione del regno d’Italia: “i padroni son fatti, ora van fatti i servi”. E le loro scuole preordinatamente inadeguate, per lo scarto esibito e surclassante del privato, in Italia e altrove, affinché si perpetui degnamente la specie.
    Ma il 67% degli italiani ha fiducia nel premier.
    Non resta che farci gli auguri, tra i pochi che fiducia non ne hanno per nulla, né di lui né dei suoi sodali.
    Grazie, Giorgio
    Giovanni

    Mi piace

  4. Si contribuisce a giocare al massacro, addebitando tutto alla scuola (anche responsabilità sociali più allargate e differenziate).E’ un gioco pericoloso quello che identifica il malessere in un capro espiatorio (ad es. gli insegnanti).
    Quali possibilità e incentivi hanno per migliorare la loro preparazione culturale?
    Ma forse l’ultimo commento conteneva anche altre sollecitazioni.

    Mi piace

  5. Grazie a lettori e intervenuti. Sì, come dice Giovanni, al momento facciamoci gli auguri…

    Nel constatare che è nella scuola che si formano i non lettori, penso si debba tener conto del contesto: come dice Franco, “Gli insegnanti fanno finta di insegnare. Gli alunni fanno finta di apprendere. I dirigenti fanno finta di dirigere”.

    Responsabilità diverse, quindi, e più consistenti per chi più sta in alto. Mi domando però se l’on. Gelmini e l’on. Tremonti si arrovellano anche loro su queste questioni.

    Mi piace

  6. Carissimo Giorgio,
    sono talmente indignata che non saprei cosa aggiungere ai discorsi già fatti.
    Concordo in pieno con Giovanni e dico che bisogna far di tutto perchè questo progetto non passi. Vivo accanto a una scuola elementare da circa 30 anni, le mie figlie l’hanno frequentata con ottimi risultati,la pluralità delle varie discipline con insegnanti diversi non può che accrescere l’interesse dell’alunno che,anche nella vita, dovrà poi confrontarsi con una pluralità di eventi.
    Ma, a quanto pare, il discorso è solo economico, e dico “solo” per come la pensano i politici, non certo per insegnanti e alunni che dovranno subire, ma speiamo di no.

    un caro saluto
    jolanda

    Mi piace

  7. Gli insegnanti fanno finta di insegnare. Gli alunni fanno finta di apprendere. I dirigenti fanno finta di dirigere”.
    …. SONO PIENAMENTE DACCORDO….

    quindi si alle proposte Gelmini.

    (P.S) quindi direttore didattico della scuola DANEO di genova
    chieda alle insegnanti che d’ora in avanti comincino
    proprio a indossarlo per davvero il GREMBIULE NERO
    quando sono nell’esercizio delle loro funzioni!!!

    Mi piace

  8. Mamma! Che incupimento con tutto questo NERO!
    Speriamo che in questa “notte scolastica” ci sia ancora qualcuno che “faccia finta” di insegnare e d’imparare con un po’ di gioia! 🙂

    Mi piace

  9. Beh, Paola, da qualche parte bisognava cominciare, questa volta dal lutto al braccio…

    Grazie, Jolanda, su maestro unico e grembiulino siamo d’accordo, però il discorso non finisce qui, anzi da qui comincia. Ad esempio, il rapporto tra contesto e responsabilità personale, a cui si accenna negli interventi di Franco e nel commento 7 di Paola, mi sembra fondamentale: sarebbe importante rifletterci, e mi piacerebbe dedicarvi una prossima puntata di vivalascuola.

    Mi piace

  10. Vero Giorgio! A parte le battute che nascono facili…la situazione (già da tempo complicata dai provvedimenti di modifica dei diversi ministeri: programmi, organizzazione ecc.) può precipitare con quest’ultimo, che si prefigura come un terremoto.
    E’ innegabile che ci possano essere risorse di personale non utilizzate al meglio e una frammentazione di interventi, che non sempre si riferiscono a un progetto unitario.
    Questo si verifica però sia nel pubblico,che nel privato (scuola compresa).
    Si può attestare, come tanti operatori del settore (dirigenti, insegnanti ecc.) si spendano davvero, senza badare ad orari,per mantenere un livello accettabile e possibilmente migliorarlo.
    Da rilevare che negli ultimi anni è mancato un intervento del ministero per l’aggiornamento del personale. Tutto viene lasciato alla personale motivazione.
    C’è motivo di essere preoccupati e anche… qualcos’altro.
    Grazie per questo spazio dedicato al problema

    Mi piace

  11. Caro Giorgio,
    è meglio che te ne stai da mie parti a meditare su chianche,chianchiaraelle, ulivi….
    Ritornato in Milano t’è venuta voglia di “chiagnere” su ormai defunta,affossata scuola pubblica?
    Io mi rifletto pienamente in collega Franco Arminio.
    Il mastro unico nella scuola elementare “è una misura che parte dagli uffici di ragioneria dello Stato”.
    Nella mia aula ring tra i “normodotati” è incluso anche un Angelo autistico da integrare,”fuorviare”, socializzare,custodire dandogli piena cittadinanza e rispetto.
    Anche per me,insegnante di sostegno,ciò che inventerò e produrrò domani e dopodomani non sarà visto da dirigente,ministro,putroppo anche colleghi.
    L’importante è, in una scuola pubblica che dagli anni 90 in poi viaggia solo ed unicamente sulle carte e le grida manzoniane “t(e)nè le carte apposte”!
    Grazie alla carta macera e pest…ilenziale di variegati ministri/maestri unici istruttivi -unidirezionali anche sinistri – risultato pienamente raggiunto da governanza è che tra noi colleghi ci scanniamo per netti euro 822,04 di funzione strumentale, meglio dire arrotondo misero soldo.
    Dividi et impera.
    Ciao Marco

    Mi piace

  12. Ciao Marco, mi fai venire in mente che si potrebbe tentare una sintesi: una scuola sotto gli ulivi, con classi a misura di ulivo, ovvero non più di dodici studenti per classe. Forse più che “tagliare” bisognerebbe assumere altri insegnanti.

    Mi piace

  13. Pingback: I Finlandesi sono studenti modello « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

  14. Pingback: Contro il decreto della Gelmini « RETROGUARDIA 2.0- Il testo letterario

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...