Connettivismo 2: intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Continuiamo, dopo l’incontro con Giovanni De Matteo, con l’esplorazione dell’universo connettivista. Oggi vi propongo un’intervista a Sandro Battisti, scrittore e coautore del cortometraggio “La trentunesima ora”, nonché uno dei fondatori, insieme a De Matteo e a Marco Milani, del movimento letterario fantascientifico del Connettivismo.
Faccio precedere la serie di domande e risposte con l’autore da brevi estratti presi da un suo articolo, già circolato in rete. Qui Battisti tratta della genesi del movimento, ricalcando in parte le osservazioni da lui (e da De Matteo) espresse in occasione dell’appuntamento del 14 giugno de LA PENNA DEL MAGNIFICO (www.lapennadelmagnifico.com) ed evidenziando l’intrinseca natura ‘internettiana’ di questo fenomeno letterario.
Prima dell’intervista troverete anche una citazione tratta dal Manifesto del Connettivismo (http://www.domist.net/next/connettivismo.htm), che offre una serie di spunti che ben esemplificano la sensibilità di questi autori di fantascienza italiana.

Dall’articolo di Sandro Battisti “Breve introduzione al Connettivismo”:

“Connettivismo è, ormai, una parte non trascurabile di storia italiana del fandom della fantascienza, vissuta soprattutto su Internet, relativamente ai primi anni di questo nuovo millennio. Precedentemente, esistevano soltanto frammenti disaggregati d’idee in formazione, embrioni e vaghe sensibilità che, spesso, non avevano possibilità di svilupparsi poiché tutto era affidato alla fantasia di uno o pochi altri sviluppatori (il termine informatico usato non è un caso, parlando di Connettivismo non è difficile cadere nel mondo tecnologico e digitale dello sviluppo software). Questi artigiani vagavano, nella Rete come nella realtà usuale, alla strenua ricerca di una finestra sul mondo per affermare il proprio grido, la propria sensibilità verso il futuro che doveva essere intriso non più soltanto di tecnologia e software e backup, ma anche di misticismo, di un senso d’oscurità profonda che affondava le proprie radici nelle ghost stories di inizio ‘900 e anche fine ‘800, pregne di un senso misterico che affondava, a sua volta, nell’antico mondo classico e più indietro ancora.
All’inizio del nuovo millennio, quindi, in moltitudine anonima ed eterogenea, ci si cominciò a ritrovare alla corte di Massimo Ferrara e del suo Club G.Ho.S.T., uno dei principali luoghi di confluenza del fandom internettiano di allora. Inconsapevoli del nostro comune cammino cominciammo a tracciare prima rapporti di amicizia ramificati e poi, sempre più frequentemente, filamenti di feeling creativo comune ma, stavolta, dedicati; così, nel mentre che progetti creativi prendevano rapidamente vita e si sfasciavano con la stessa velocità, si cominciarono a discriminare i contatti, alla ricerca della scintilla definitiva. Verso la fine del 2002 strinsi i legami con Marco Milani e nacquero così, su Internet, il sito amatoriale – gestito da Milani – Domn-mistic-on (evolutosi poi nel più solido ‘Domist.net Letteratura e Pace’) e, quasi contemporaneamente e con funzione orbitante proprio attorno a Domn-mistic-on, il mio sito ufficiale – ufficiale, nel senso che conteneva e contiene tutto il materiale finito di mia produzione. Come collante a queste due realtà più o meno statiche e con funzione stavolta dinamica, sperimentale e propedeutica al futuro, nasceva poco dopo il blog Cybergoth, gestito perlopiù da me.
Ecco, l’impianto funzionale del Connettivismo era nato. Si era nella primavera del 2003 quando Giovanni De Matteo irruppe nel Club G.Ho.S.T. col suo Notturno n° 23; subito fu aggregato nell’organico del blog perché le sue sensibilità riconducibili al buon Sterling della Matrice spezzata, oltre che al retroterra emozionale e percettivo descritto all’inizio di questa postfazione, erano irresistibili e chiare.
Da allora, il nome del blog Cybergoth e dei suoi redattori cominciò a correre in Rete; in quanto luogo di sperimentazione presto maturò l’esigenza di guardare oltre. Io e De Matteo cominciammo a confrontarci sugli obiettivi da raggiungere, sul concepire la nuova frontiera che doveva definirsi per mantenere alto il livello sperimentale del blog e della nostra poetica. Era l’autunno del 2003 e, improvvisamente, prese forma per iniziativa di De Matteo il Manifesto del Connettivismo, in una forma non troppo embrionale rispetto a quella definitiva; ma era presto, non si era pronti alla diffusione e, soprattutto, non eravamo pronti all’adesione nemmeno noi. Fu deciso di tenere il Manifesto in stand-by ma, al contempo, De Matteo fondò il blog Junction con lo scopo preciso di farlo funzionare come ulteriore attrattore caotico verso il germe connettivista; si attendeva, così, che le sperimentazioni di scrittura si evolvessero verso un punto qualsiasi, come se un fiore dovesse prima o poi sbocciare, senza averne nemmeno la sicurezza.”

Dal “Manifesto del Connettivismo”:

“Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell’archeologia postindustriale, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, le strade dei briganti, la morbida geometria dei corpi, il silenzio attinico di stanze d’albergo abbandonate, la carica sensuale della promiscuità tecnologica, il caos, le stelle, i pianeti deserti, le sonde lanciate verso la notte, la musica radiante di quasar morte, la tenebra metafisica di un orizzonte degli eventi, la connessione neurale. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri di stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Siamo antenne puntate nel vuoto, variabili impazzite, violini male accordati, cronoscopi fuori fuoco. Inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo, usando antichi percorsi mistici. Viviamo nella connessione e siamo protesi verso il futuro.”

Intervista a Sandro Battisti:

Sandro, Com’è nata per te l’esigenza di esplorare i mondi della fantascienza?

Non mi considero un estimatore puro della science-fiction, né mi considero un
pieno amante della psichedelia, così come del buio, dell’horror o del
mondo psichico evocato da storie tipo Hill house di Shirley Jackson.
Sono un po’ tutto ciò, ma anche altro, per cui non metto la fantascienza al primo e unico posto tra i miei interessi. Mi piace mescolare
sensazioni ed emozioni, creare qualcosa di unico che, magari, rispecchi
i tempi presenti, e anche quelli futuri…

In sintesi, che cosa caratterizza il movimento connettivista, nel tuo
personale approccio?

Una ricerca del mondo oscuro – quello delle ombre, dei demoni, delle
forze occulte – proiettato nel mondo iperconnesso attuale e futuro; una
costante ricerca dei nuovi stili di comprensione dell’incomprensibile
tramite le nuove scienze (matematica del caos, fisica quantistica,
logica fuzzy – che peraltro non è una scienza), così da portare la realtà a
livelli di complessità e astrazione sconvolgenti, che saranno
comprensibili in modo davvero elevato solo dai postumani. Ecco, tutto
ciò per me è Connettivismo; tutto ciò, con in più qualcosa di artistico;
con una sensibilità sperimentale e decadente, anche, che sia in grado di
far vibrare le macro che costituiscono la mia anima-software…

Come hai avuto modo di evidenziare durante l’incontro del 14 giugno
per LA PENNA DEL MAGNIFICO, i connettivisti operano prima di tutto in
rete. Come funziona, e qual è, secondo te, il valore del trasmettersi
spunti a vicenda, sviluppandoli poi autonomamente in un discorso nuovo?
Nasce una sorta di opera collettiva?

Sì, quella della scrittura collettiva è una strada da percorrere fino
in fondo, ma a mio parere lo spunto e lo svolgimento devono essere
istintivi; o meglio, a me viene da perseguirli così. Per esempio,
durante questo mese di agosto, a cavallo del periodo ‘clou’ delle ferie,
con 7di9 (esponente di pregio del movimento) abbiamo tirato giù una
sorta di poemetto istintivo partendo da un nulla, dalle nostre
sensibilità che in quel momento erano allineate. Risultato: per quasi una
settimana abbiamo scritto una quarantina di interventi resi
immediatamente pubblici grazie al mio blog, e ne è nato una sorta di
senso e filo logico valido finché lo abbiamo scritto, che è stato
soprattutto una percezione dentro di noi. 7di9 e io siamo lontani
fisicamente svariate centinaia di km, e senza la rete tutto ciò sarebbe
stato semplicemente impensabile non solo per noi, ma anche per chi ha
letto il tutto praticamente in diretta dalle nostre menti e anime.

Adesso stai programmando un’antologia insieme a Marco Milani (che
intervisterò nella prossima puntata dedicata al Connettivismo), che sarà
pubblicata da Diversa Sintonia. Quale ne sarà il filo conduttore?

Per dirla come nella mail che ho inviato ai
partecipanti del movimento, si potrebbe dire che con questa nuova
antologia si vuol “parlare del Connettivismo da un versante oscuro, un
po’ cybergoth, un po’ misticamente tecnologico, un po’ esotericamente e
acidamente matematico, e quant’altro. Un sottotitolo a questo nuovo lavoro
potrebbe essere ‘Avanguardie del futuro oscuro nell’attuale Fantascienza
e Fantastico italiani’; il quadro da assemblare è dipinto di tinte buie
e connettive a contatto: quasi un veleno inumano in grado di trasformare
il lettore in qualcosa di postumano proiettato anch’esso verso l’inumano, diretto
verso le dimensioni siderali matematiche a noi sconosciute”.

Che cosa credi sia necessario per persuadere gli editori italiani a
pubblicare più fantascienza? Personalmente non credo che le difficoltà
derivino da una mancata risposta da parte del mercato. Che cos’è,
secondo te, che ‘frena’?

Gli editori (come categoria) credo siano un po’ come i politici
(anche qui come categoria): rispecchiano l’andamento delle persone che
hanno intorno e che “capeggiano”.

I tuoi nuovi progetti di scrittura?

Evoluzioni dello stile e delle tematiche mie, quelle personalissime:
articoli di vario tipo, progetti per nuovi cortometraggi, nuovi incontri
coi lettori e coi curiosi del connettivismo, proposte per reading.
insomma, vorrei esasperare ancor di più quello che stiamo portando
avanti col movimento da sempre…

Un pensiero su “Connettivismo 2: intervista a Sandro Battisti

  1. Pingback: Sandro Battisti a Rai News | ilcantooscuro

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