PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 79

Suonano alla porta. Erre va ad aprire. È il postino, che gli chiede:
“Scusi, lei è Erre?”.
“Sì, ma…”
“Qui c’è una lettera per lei.”

Erre ringrazia e mentre l’altro se ne va si ritira, stupito, perché si trova a casa di Elle dove il suo nome sul campanello non c’è, e la gente lo conosce soltanto di vista. Chi mai gli avrà scritto qui?
Erre lacera la busta, spiega il foglio. Dal foglio si sprigiona come un lampo. Erre barcolla tenendosi ai mobili, cercando di non cadere. “Non vedo più!” grida. Accorre Elle, sorregge e fa sedere Erre accecato, alza il foglio da terra e guardandovi esclama perplessa: “Ma qui non c’è scritto nulla!”.

(Mentre Erre appuntava questo sogno il postino ha suonato davvero, portando la bolletta della luce, salata ancor più del solito.)

9 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 79

  1. Gentile Nadia,
    posso anche assicurare che il povero Erre si è in parte ripreso, ma che per via delle nuove disposizioni non ha potuto fruire neppure di un giorno di riposo, e che ora è alla sua scrivania, davanti al pc. Siccome vede ancora pochissimo, non potrà combinare alla sua Amministrazione i guai che combinava vedendoci bene.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. Cara Carla,
    non solo: Erre (come me del resto) tende a fare pochissima differenza tra il mondo della veglia e quello del sogno, con conseguenze a volte incresciose. Nel caso presente, come hai letto nel commento #2, ha quasi perso la vista dopo averla perduta in sogno.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. perdere la vista, freud insegna, corrisponde alla paura di castrazione. la bolletta della luce dev’essere stata particolarmente
    luminosa: abbagliante! se uno non teme “per i suoi attributi” (da cui la famosa imprecazione della sora lella…) di fronte a certe cifre, per che cosa dovrebbe tremare? sogno dunque “sillogistico”.
    auguri di ripresa su tutti i fronti! 😉

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  4. Cara Lucy,
    è anche un sogno a chiave, nato dalla discussione su un libro fresco di stampa. Erre ed Elle, almeno prima della lettura, come al solito discordavano; ed Erre si è preso nel sogno lo spazio che nella veglia per cavalleria o altro lascia alla compagna.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. mi ha ricordato quello che viene considerato il racconto più breve della storia letteraria:
    un cataclisma distrugge l’umanità.
    resta solo una donna, in una casa rimasta miracolosamente intatta.

    suonano alla porta.

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  6. è la quantità di non-detto a turbarmi, e così sempre in questi apologhi… Elle consola e accompagna Erre, allora chi arriva ad Erre per lettera? chi *è* quel vuoto bianco? (il fulmine finale è una battuta che alleggerisce, e la vita lo chiede; ma il sogno parla di qualcosa che c’è e non parla ma è *presente* – e questo turba… come il viso di Mosé *dopo*: viso che doveva essere velato. l’Altissimo manda “lettere al Mondo”, come Emily? forse sì)

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  7. Caro Massimo,
    dall’attenzione che percepisce il
    non-detto e dalla disponibilità a lasciarsene turbare può scaturire la comprensione (sia pure, a volte, della non-comprensione o dell’impossibilità di comprendere). Ed è forse proprio per difendersi dal pericolo della comprensione che molti lettori sono disattenti e indisponibili al turbamento.
    Non è così?
    Un caro saluto,
    Roberto

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