MELANCONIA ANIMALE. Simona Lo Iacono intervista Piera Mattei

Piera Mattei è nata a Roma, dove vive. Dopo la laurea in Filosofia a Roma, ha studiato Teoria teatrale a Stanford, con Martin Esslin. Ha scritto per il teatro e diretto allestimenti scenici. Ha collaborato a giornali e riviste. Sue poesie, racconti, aforismi, traduzioni, note e saggi critici sono comparsi su varie riviste tra cui: “Quaderni del Fondo Moravia”, “Aperture”, “La Ginestra”, “Lunario nuovo”, “Leggendaria”, “L’immaginazione”, “Capoverso”, “Pagine”. Di questa ultima è coredattrice.
Tra le sue pubblicazioni recenti, “Nord” (2004, Manni) e (“La materia invisibile”, 2005, Manni).
La sua nuova pubblicazione, sempre per i tipi di Manni, è la raccolta di racconti “Melanconia animale”.
Piera Mattei ha discusso di questo suo nuovo libro con Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri

Piera Mattei: La fatica che non si vede
di Simona Lo Iacono

Essere nella pagina con la stessa naturalezza della vita esige un viaggio.
Un ritorno.
E tra il viaggio e il ritorno, occhi che hanno raccolto segnali. Ondeggi di carrozzoni e treni in ritardo. Voli su aerei senza pilota. Guidati dal pensiero, privi di ali d’appoggio.
Perché la naturalezza è fatica.
Una leggerezza che non fa percepire la tenacia di cui si nutre. Il rigore, la finzione.
La parola deve essere finzione. Ma una finzione perfetta. Che non sveli mai l’inganno. Che non dica i sentieri battuti. Le soste. Le accelerate improvvise e i rimpianti.
Piera Mattei riesce a fare tutto questo in “Melanconia animale” (Manni, pagg. 105, Euro 10,00). Una raccolta di racconti che sanno svolare sul cuore con il perfetto equilibrio di una ballerina di danza classica.
Che si affida alle punte. Che si piega in due senza sforzo. Che non tradisce neanche con un nervo teso o un sorriso forzato, le ore alla sbarra. Gli “un due tre” ripetuti migliaia di volte.
Piera rotea con una telecamera dall’obiettivo discreto, coglie emozioni e dubbi, paranoie della vita moderna e perplessità su un mondo che cambia.
Non stupisce che la sua melanconia si avverta solo alla fine, con un garbo da animale braccato, e con la lucidità composta, rarefatta, di chi la vita è abituato a guardarla senza nascondersela.
E glielo chiedo:

Piera, quanta lucidità in queste storie. In “Attraversamenti e deserti di gelo”, ad esempio. La paura della folla, l’agorafobia, e il desiderio di controllare lo spazio, il territorio, si scontrano col mistero della vita. Con la riflessione su ciò che potrebbe non nascere e non rientrare quindi nelle geometrie del mondo. Come mai questo accostamento, e qual è stata la genesi di questo bellissimo racconto?
La storia delle “bambine venute dal freddo”, come le ha ribattezzate sull’Unità Adele Cambria, è una storia vera. La protagonista, la voce narrante che soffre di agorafobia, cioè di una paura fobica degli attraversamenti in ampi spazi, ne è colpita profondamente. Avverte sulla sua pelle la percezione di uno spazio senza altri corpi, senza punti di riferimento, nel lasso di tempo – tre anni – intercorsi tra la fecondazione e la riattivazione della vita negli ovuli congelati. Resta “sospesa”, spaesata e confusa, la stessa sensazione che prova attraversando una piazza. Ne nasce l’intuizione che il terrore dello “spazio nullificante” nasca dalla coscienza che quello c’era prima di te, quando eri, anche tu, in quella fredda attesa ancora fuori della vita, e che quello spazio vuoto resterà, nella sua indifferenza, anche “dopo”, quando, come tutti, non ci sarai più. E’ un racconto non facile, certo, ma per me molto importante. Inizialmente tutto il libro doveva chiamarsi, come questo racconto, “Attraversamenti e deserti di gelo”. Poi “Melanconia animale” ha prevalso.

“Credo poi che la naturalezza che traspare dalla pagina sia anche il frutto di una sintesi. La sintesi di viaggi. Di sguardi sovrapposti a sguardi. Di vite su vite. E corpi su corpi. Per esempio quelli dei ballerini di un altro racconto, “Agadir”, dove i colori del Marocco sfiaccolano dalla pagina con una concretezza quasi materiale. E in cui l’osservazione si trasforma in puro pensiero, associazione mentale. In commemorazione: il ricordo di Roland Barthes che sottolinea il viaggio e lo colora di un velo di nostalgia. Di mondo cambiato. Di tempo già trascorso. E’ così?”
Sì, oggi tutti viaggiano. Il mondo si è trasformato in un luogo tutto da visitare. Ma viaggiare significa semplicemente spostarsi da un’altra parte se non dilata lo sguardo, se non apre alla storia.
Parti avendo letto dei libri, che ti fanno da guida. Parti sempre verso il paese del racconto, del mithos. Una delle gioie del viaggio, se non la principale, per me, è “il riconoscimento” del racconto già letto, un riprendere a narrare da lì. Qui, in Sguardi incidenti, la voce narrante riconosce, dietro le rughe e le bocche sdentate dei ballerini berberi che si esibiscono durante un banchetto, il tipo umano, la sensualità spericolata che facevano, decenni prima in un altro racconto, la gioia di Barthes.

“E poi c’è la lucidità nell’emotività. Trovo che sia un equilibrio molto difficile da raggiungere per uno scrittore. Catturare la perplessità senza renderla soggettiva, autoreferenziale. Ho colto questa sensazione in “La sposa bella”. Dove una donna che convive con un uomo già da anni e ha una figlia, decide di fare il grande passo e sposarsi. Certo, non è il matrimonio all’antica. Qui tutto è già stato consumato, persino l’abito è di seconda mano, acquistato senza prove dalla sarta né lacrime di commozione, ma su internet, con una esattezza telematica che sembra sovrapporsi ai vecchi sogni.
Sembra spietato il rivolgimento che descrivi – rivolgimento di tradizioni e momenti. Persino i dubbi della donna sono quelli che ieri avrebbe avuto un uomo. Mi ha colpito questa forza e questa fragilità. Questo connubio perfetto e contrastante com’è in effetti la vita. E la nostra vita oggi”.

Amo questo personaggio e gli auguro tutta la fortuna e la serenità che merita. Mi fa molta simpatia, per esempio, la sua scelta di non sperperare per il matrimonio, come oggi si usa, una quantità di danaro con cui si potrebbe mantenere per un anno un’intera famiglia. Sono certa che la sua scelta è fatta anche in questa prospettiva.
Volevo in questo racconto rendere la “verità” di una donna seria, bella e non vanitosa, anche coraggiosa, ma fondamentalmente sola, nonostante la famiglia, il figlio, e gli amici. Sola nella sua decisione. Volevo renderla in un’istantanea – dovrebbe essere “il più bel giorno” – mentre le passa sulle braccia un brivido di freddo, lei sola, in piedi davanti alla finestra, come in un quadro di Hopper, appunto, come dice il titolo.

“Infine un cenno allo stile. A questa prosa che scivola come una zanzara sull’acqua. Liscia. Oblunga. Senza annaspi di corrente alle spalle ma con armonia e musicalità profondissime. Quali sono stati i tuoi “maestri”? E quanta parte ha avuto nella tua maturazione l’esercizio della traduzione? Della lingua trasformata in (altra) lingua?”
Mi piace quello che dici dello stile, vorrei che tutti i lettori ritrovassero in questo libro, come tu scrivi con due sostantivi, armonia e musicalità e che lo sentissero scorrere come una zanzara sull’acqua. Liscia. Oblunga.La scrittura non deve esibire abbellimenti. Scriveva Keats, nel sonetto XXVI, proprio in calce a una novella di Chaucer: Oh, what a power has white simplicity! Il messaggio è chiaro, essenziale. E la poesia, lo stile, li trovo in quel definire la semplicità attraverso un colore, una sensazione visiva. Nella traduzione Garzanti quel white è reso con pura, dove la sensazione visiva scompare in un aggettivo astratto, e power poi è tradotto con gran forza dove, nell’originale, il sostantivo non ha bisogno di alcun aggettivo rafforzativo; per me un vero tradimento.
Siamo venuti come vedi direttamente a parlare di come affino lo stile. Si impara amando, credo. Amo, ho sempre molto amato, la poesia. Che per me significa anche imprimerla nella memoria, e ripeterla, come qui cerca di fare, in situazioni estreme, la protagonista del racconto Il tatuaggio. La frequentazione della poesia, credo, mi porta naturalmente a calibrare la scrittura, a mirare all’essenziale. (Sai, forse, che da anni sono coredattrice con Vincenzo Ananìa della longeva – siamo al diciassettesimo anno – rivista di poesia internazionale, “Pagine”). La traduzione, poi, lo vedi anche dalla citazione di Keats che ho appena fatto, è per me proprio una passione, quasi una mania. Quando leggo un autore in traduzione con testo a fronte, non posso fare a meno di confrontarlo subito con la resa che avrei dato io a quei versi.
Gli autori di racconti che amo sono molti, come puoi immaginare. Sono, solo per fare un esempio, Thomas Bernhard, Roberto Bolano, Mo Yan che, recentemente, ho posto al centro di una lezione durante un corso di scrittura tenuto da Luigi La Rosa. Tutti e tre sono anche o, per cominciare, poeti.
Amo, certamente, anche i romanzi. In questo libro la protagonista di Il tempo di corpi in spazi obbligati, viaggia in treno in compagnia di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, il libro più riuscito di Mark Haddon. Sì, il filtro della letteratura, è spesso utile, forse fondamentale, ai personaggi di questo libro, per interpretare la realtà, le sensazioni, gli incontri che stanno vivendo.

“Grazie, Piera. Anche Borges diceva che i libri nascono dai libri. E credo quindi che ogni scrittore debba molto ai libri che ha letto. E ad altri scrittori.
Una catena che immagino come un’infinita biblioteca. Labirintica e affastellata di scale. Scaffali. Titoli.
Mondi che rimandano ad altri mondi. E parole a parole.
Un intreccio che ci annoda agli altri. E ce li rende indispensabili”.

18 pensieri su “MELANCONIA ANIMALE. Simona Lo Iacono intervista Piera Mattei

  1. Cara Simona, i libri sono come gli amici del cuore: li scegliamo noi e ce li teniamo stretti. Il fatto che, per la maggior parte, non siano più in vita non ci rende le loro parole luttuose, tutt’altro, e questo è il miracolo della scrittura. Le ascoltiamo e riascoltiamo e elaboriamo gioiose analogie. Le facciamo vivere insieme a noi.
    Questa sopravvivenza non-luttuosa è assicurata dal fatto che l’autore non parla propriamente di sé, ma fa parlare i suoi personaggi. L’autore ha già operato nella scrittura il necessario distacco da sé, proprio mentre intesse rapporti con chi mai lo conoscerà di persona. E’ il tema del racconto “Links”, di questo libro.

    Anche in “melanconia animale” parlano dei personaggi, ognuno con il suo carattere e il suo modo di riflettere su quanto vede o ricorda, anche se tutti i racconti del libro sono in prima persona.

    In un libro”vivo” ci sono sempre tematiche e individui che ti colpiscono più di altri.Tu qui ti sei soffermata in particolare sul racconto che apre la raccolta:”Attraversamenti e deserti di gelo”. Mariella Bettarini, nella presentazione che ne ha fatto a Firenze, quando diceva di questo libro che è un libro difficile e si riferiva in particolare a questo racconto.
    Difficile è un aggettivo che mi piace se associato al sostantivo naturalezza che campeggia nella tua recensione. Questo è un bell’ossimoro in cui mi riconosco: “naturalezza difficile” “col perfetto equilibrio di una ballerina di danza classica”, anche mi piace. L’aggettivo “classico” lo approvo, con il duro esercizio che sottintende per realizzare una bellezza semplice, senza artifici, non fredda, tuttavia. Fredda sento tanta ripetitiva “avanguardia”, che non sempre, ma talvolta sì, è il vizio sprezzante di proporre l’abbozzo come “finito”.

    "Mi piace"

  2. Avendo scritto la postfazione al libro di Piera, non potrei che ripetermi affermando qualcosa. Posso aggiungere una piccola nota (Borges mi perdoni), ma non credo che i libri nascano dai libri. Sarebbe limitativo, nel caso di Mattei, come di chiunque altro autore che si rispetti. Risulta inoltre pleonastico, in quanto ognuno di noi rappresenta storicamente il capolinea di tutta la cultura che ci ha preceduti. Ma anche quella naturalistica, scientifica, ecc. Equivarrebbe a dire(faccio un paradosso) che un individuo nutrendosi esclusivamente di carne, sia portato al cannibalismo. Credo invece che uno scrittore si riconosca solo nel “come” sta al mondo, guardandolo, subendolo, soffrendone, rispondendogli,e che solo ciò dia contenuti e stile a un romanzo. Piera ha, e concludo, il dono dello sguardo profondo, acuto e leggero di un raggio laser.
    Il “merito” sta tutto qui, il bagaglio culturale credo debba gentilmente allontanarsi nell’omba.

    "Mi piace"

  3. Cristina, i libri certo non insegnano, propriamente, a scrivere. I libri sono presenze, spesso più forti delle persone che regolarmente incontri. Ricordo,forse ricordi anche tu, il libro sotto il banco, durante una lezione a viva voce. La voce che mi raggiungeva non era quella dell’insegnante, era quella che veniva dal libro. Un libro è anche un mondo. Spesso ti distacca “dal mondo”, ti fa vivere altrove, per un po’, finché non te ne stacchi. E se l’hai amato, rimane la sua impronta nella mente, il gusto di tornarci. Insisto, questa è la cosa straordinaria d’un libro: il gusto di tornarci.

    "Mi piace"

  4. E’una delle più interessanti interviste che mi è capitato di leggere su un blog. Dato per scontato che “La poesia e lo spirito” ospita sempre autori di serie A. Ringrazio quindi per primo il suo “spirito animatore” nella persona di Fabrizio Centofanti e Simona Lo Jacono che conduce magnificamente l’intervista. Conosco Piera Mattei e ne apprezzo infinitamente la scrittura, direi unica nel suo genere, qui in Italia.Per il resto, concordo su tutto quanto qui è stato scritto e plaudo.Dissento un pochino sulla drastica affermazione di Cristina Annino per la quale i libri non nascono dai libri. Non sempre,ma “anche” , direi,e poi la rieblaborazione di quanto si è vissuto e letto lo compie misteriosamente un certo regolatore interno che presiede all’attività dello scrittore. Dico cose scontate, scusatemi.ma quando si parla di Piera, voglio esserci anche con queste banalità
    lucetta

    "Mi piace"

  5. lucetta, certo tu non sei una lettrice qualunque, nemmeno una mia lettrice qualunque.
    Il fattore amicizia, nei casi peggiori, diminuisce la curiosità, perfino l’interesse per quanto un autore scrive. Sempre a causa di quella sovrapposizione che si realizza tra una persona e i suoi libri,di cui parlavo. Si pensa di conoscere gli uni se si conosce l’altra. Ma no, non è così.
    Nei casi migliori, gli amici si tuffano nei gorghi dei libri degli amici, per fare nuove scoperte. Spero di essere un’amica di questo tipo per tutti i miei amici-scrittori. E certo anche tu, Lucetta, lo sei. Grazie.

    "Mi piace"

  6. Leggo con piacere immenso il contributo poetico e appassionato di Simona Lo Iacono, e l’intervento sempre intelligente di Maria Lucia, in merito alla scrittura di Piera Mattei. Una scrittura vigile, rigorosa, felice, attenta all’essenza più autentica delle cose, che non fa i conti col mercato editoriale ma che porta avanti la sua riflessione aperta sul reale e sulle sue contraddizioni, sorretta da un pensiero originale, altro, controcorrente, che scavalca le facili mode di stagione e cerca nel nocciolo filosofico dell’esistere il perimetro della propria libertà creativa. Ho sempre ammirato questa scrittura difficilmente definibile, che si è riversata nelle forme dell’affabulazione narrativa ma pure in quelle del dire poetico, della traduzione letteraria, del saggio breve, senza mai tradire i suoi presupposti di partenza e aprendo strade nuove tanto sul piano dell’indagine esistenziale, quanto su quelle dello sperimentalismo formale e stilistico. Piera Mattei c’insegna un atto artistico partorito da un bisogno intimo, non ascrivibile a committenze né a facili consensi, che cerca in se stesso, nel suo essere sostanza interiore, la sola motivazione possibile alla sua vita. E’ uno stile che non chiede, che non ammicca al lettore, ma che scava con tenacia sotto la pelle delle cose, penetrando con forza nel cuore delle ossessioni e dei pensieri, restituendone l’energia, il vigore, ma pure la dolcezza, lo straniamento, la lieve malinconia. Sono felice di avere scoperto un tratto stilistico tanto potente, che consiglio caldamente a tutti. E attendo di avere presto Piera ai miei laboratori siciliani, per farle conoscere tutto un mondo intellettuale di nuovi ammiratori.

    "Mi piace"

  7. Carissimo Luigi, sei sempre tu: aperto, generoso, pronto a cogliere sempre il meglio, negli altri e nelle situazioni. Devo dire che sono doti importanti, per te e per chi ti vive vicino, per gli allievi che incontri, per gli amici.
    Quindi dando a te ciò che è tuo, cerco di trovare in quanto dici anche le qualità che la mia scrittura rivendica, e sottolineo in particolare due frasi:
    “Una scrittura…che non fa i conti col mercato editoriale ma porta avanti la sua riflessione aperta sul reale e le sue contraddizioni, sorretta da un pensiero originale, altro, controcorrente”
    “E’ uno stile che… penetra con forza nel cuore delle ossessioni e dei pensieri, restituendone l’energia, il vigore, ma pure la dolcezza, lo straniamento, la lieve malinconia.”
    Sì, se la mia scrittura ha fatto centro, dovrebbe corrispondere a questi requisiti.

    "Mi piace"

  8. Cara Lucetta, ero certa che alcuni, se non tutti, prendessero la distanza dalla mia affermazione che ha di sicuro una percentale di eccesso. Intendevo dire: è ovvio che uno scrittore sia colto, e fin qui ci siamo, ma “che i libri nascano dai libri” mi sembra eccessivo; allora tutti sarebbero scrittori! Che Borges abbia ammesso di riscrivere sempre lo stesso testo è tutto un altro discorso. Inoltre non ritengo di primaria importanza, per un critico, fare necessariamente,l'”archeologo”Io, per esempio, e dio sa quanto odi citarmi, ho scritto per diversi anni,dall’infanzia alla primissima adolescenza, senza mai aver preso libri in mano che non fossero, con gli anni, quelli rigidamente scolastici. E tale prodotto creativo è stato pubblicato trovando consensi. Può darsi che ad alcuni invece dia lustro essere messi accanto a nomi immortali, può darsi tutto. Certamente anch’io riconosco in Piera i suoi libri di formazione (e anche altri che non sono stati citati), ma dal momento che lei ha saputo dar vita a prodotti estremamente autonomi, mi sembrava giusto renederle questo omaggio di innegabile originalità e soffermarmi solo su di lei. E’ evidente però che la mia “lettura” di un testo non è molto approvata. Mi dispiace. Con affetto,Lucetta,e spero di conoscerti presto! Cristina

    "Mi piace"

  9. Cara Simona,
    leggo il tuo scritto sull’opera di Piera Mattei. Sono lieto che tu l’abbia apprezzata. Leggendo le sue parole, sono penetrato in un universo parallelo. Ho visto luci, captato suoni, misurato spazi. Ed è questo che mi attendo dagli autori che leggo, che m’introducano in un altro mondo. Piera lo ha fatto, e gliene sono grato. alla prossima, Francesco Costa

    "Mi piace"

  10. caro francesco, misurato spazi, soprattutto! Spazio e tempo: coordinate imprescindibili.Ma è un tormento vivere, come certi miei personaggi, con la ineliminabile percezione che lo spazio è uno e infinito, solo scandito da sbarramenti e segnali. La vita come “attraversamento” di un deserto, dove lo spostamento delle dune può ad ogni istante mutare gli illusori punti di riferimento.
    Grazie di averci trovato, per un attimo ferme, a uno di questi semafori!

    "Mi piace"

  11. Carissimi Luigi, Luce, Francesco, Cristina e naturalmente carissima Piera,
    grazie.
    I libri che ci precedono sono come il fascio di luce che proietta un disegno sulla strada. Indicano, illuminano,graffiano la via.
    Ma sono accompagnati dal nostro sguardo. E credo che sguardo e luce possano formare un equilibrio di passi sempre diverso. Sempre rinnovabile. Sempre assolutamente nostro.
    Sono d’accordo con Cristina. I libri non sarebbero nulla senza la capacità di guardare. Senza l’affondo.
    Ma credo anche che persino il lettore ( e non solo lo scrittore) “riscriva” il testo che legge.Lo reinterpreti. Lo riviva sulla propria pelle creandone forse un altro e mille altri, vestendolo e rivestendolo, sentendolo unico, scritto per lui soltanto oppure estraneo, scritto per altri.Anche la lettura può essere un’operazione creativa, non solo la scrittura.
    In questo senso Borges parlava, credo, di libri che nascono da libri. Senza dimenticare quella dimensione dello sguardo che Cristina mette in luce con parole che mi hanno commossa e che mi piace riportare:” uno scrittore si riconosce nel “come” sta al mondo, guardandolo, subendolo, soffrendone, rispondendogli”.
    Ecco, quel “come” credo si formi anche grazie alle letture che ci hanno accompagnato. E allo sguardo su quelle letture. A quella fusione che ha la funambolesca capacità di immetterci in un “mondo”, di farcelo inalare come aria, di farcene appropriare contribuendo ad arricchire il nostro sguardo sulle cose, il nostro “come”, la nostra ricerca di un “senso”.
    Ancora grazie e un abbraccio a tutti.

    "Mi piace"

  12. Ho letto questo libro, mi ha colpito in particolare il racconto “links” che più che delje coincidenze della vita parla dei nostri rapporti con un passato che ci tocca molto da vicino. Invito gli amici a leggerlo.
    Andrea

    "Mi piace"

  13. Cara Simona, grazie per aver chiarito ciò che intendevo dire e, senza dubbio approfondendolo. In tal modo le mie parole non si sono scollegate dal valore del libro di Piera e dalla stima nei confronti di questo testo egregiamente presentato da te.
    Un affettuoso saluto, Cristina

    "Mi piace"

  14. Cara Piera, è un piacere rileggerti qui su questo blog che ospita sempre cose egregie.
    Spero di conoscere Lucetta, ma non sono io!!! Concordo con lei sugli elogi fatti a Piera e sulle repliche a Cristina, che comunque dice cose giustissime. Spesso quando si scrive è addirittura preferibile prendere le distanze da certi libri, specie quelli che amiamo, perché potrebbero intervenire nella nostra scrittura. Io amo però leggere quando scrivo, sia cose distanti che vicine a quelle che sto scrivendo, perché come scrive Piera leggere è tornare, voler tornare, rileggere per essere di nuovo dove la lettura era riuscita a trasportarci. Borges ha ragione: la letteratura si nutre di se stessa ma è ispirata anche da noi, dal nostro vissuto, dal mondo intorno a noi, altrimenti sarebbe sterile cannibalismo…
    Piera riesce a portarsi nel suo mondo denso di riflessione ed emozione con uno stile che non ammicca alle mode ma che è aderente al suo pensiero. Durante lo stage romano dello scorso agosto un suo racconto ha suscitato in noi corsisti sensazioni, emozioni, pensieri a volte convergenti a volte no, cosa che dimostra la potenziale inesauribilità delle interpretazioni di un testo, quando è valido e nasce da penne senzienti e pensanti.
    Francesco, a te un bacio e un bentrovato, sempre.
    Luigi, che dirti? Tu, uomo dei fili, ci hai legati col filo magico della scrittura e della lettura intelligente dei testi.
    Simona, a te l’augurio che la tua penna s’involi libera e leggera nel cielo dell’arte…
    A Massimo: grazie anche a te dell’amicizia, della tua generosità…

    "Mi piace"

  15. Maria lucia, grazie! il tuo intervento mi fa configurare questo incontro sul web quasi come un bellissimo regalo di tutti i voi amici siciliani! di catania, come massimo Maugeri, che ha reso possibile questo nostro scambio, di messina, come il nostro luigi, e di voi care amiche di siracusa, città che ancora non conosco, ma che amo a causa vostra. Ringrazio gli amici che spingono le loro radici a milazzo, a palermo come lucetta frisa. Attesto qui il mio amore a Erice, borgo a cui ho dedicato recenti scritture. Mi sono resa conto di quanti amici vengono da questa vostra terra bellissima, tanti anche che non incontrerò mai sul web!

    "Mi piace"

  16. Ho letto MELANCONIA ANIMALE ed ho ascoltato Piera Mattei leggerlo.
    Un libro leggero e al contempo intenso pieno di fantasia aggrappata al reale e di personaggi che ti acchiappano per le caviglie e che poi sembrano appartenerti, una volta letti i racconti.
    Melanconico come solo l’animale sa essere nei suoi sbuffi nonostante l’incosapevolezza di vita e morte che NOI crediamo non lo sfiori.
    Un libro sensuale e sensoriale, perchè ne vedi i dettagli chiarissimi, ne senti gli odori , percepisci su pelle le paure e le stranezze dei personaggi e addirittua di questi senti dietro le orecchie la voce interiore che li muove.
    Ogni libro di Piera Mattei (per chi non lo avesse letto consiglio anche NORD che è meraviglioso) ha dei racconti che potrebbero essere usati come spunti per un film..come ad esempio il GIBBONE o L’ANGELO (i miei preferiti del libro anche se tutti sono assolutamente incredibili).
    I miei complimenti a Simona Lo Iacono per la bella recensione.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.