Io sono Obama

Non accadrà, forse, perché sono nero. Eppure la ritengo una fortuna. Sono il nuovo, e la gente ne ha bisogno. Io sono Obama: è quanto basta per cambiare l’America, perché è l’America che vuole trasformarsi, uscire dalla pelle di una diafana guerra per ritrovarsi nera, come una notte in cerca di riposo. Non mi chiedete perché sono vincente: è l’America che sogna di vincere dopo tanti fallimenti, e se un soldato non è più un eroe è perchè i pompieri hanno fatto di meglio, e le loro anime ancora si affannano a spegnere le fiamme di Ground Zero. Sono uscito dalla crisalide del tempo per volare su parole che gremirono le piazze e accesero i cuori di gente d’ogni razza. Sono giunto nel momento in cui l’ansia era all’apice, cosicchè il mio viso, il mio corpo, la mia voce, furono la proiezione di un intero paese. Non chiedetemi come ho fatto a salire sul palco, io, giovane e nero: ho solo preso tra le mani il cuore dell’America e l’ho issato sul ponte della nave, ora che il vento ha riattaccato la sua corsa e tutto è come sempre è stato, come la brina all’alba di Manhattan – hevel hevelin –, come la candida scia sul fiume Hudson.

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33 pensieri su “Io sono Obama

  1. eppure *può* accadere: che il diverso – perché giovane, colto, pacifista, nero, elegante – cambi le cose. ma il contatto tra impero e diversità c’è già stato, e l’impero ne sarà scosso. intanto l’era Bush *deve* finire, per ora senza infamia e senza lode (delle due cose, una rimarrà forte, tra poco, quando i giochi saranno fatti; non la lode. la lode spetta a chi è morto su una parola sbagliata: e ne sono morti a decine di migliaia). e Obama è troppo bello per essere vero, su un vertice così alto – ma se fosse vero? ed è quello che il cuore spera.

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  2. Non mi sembrava auspicabile l’elezione di Obama: troppo confuse e manipolabili le sue origini, lui di conseguenza ricattabile, al di là delle buone intenzioni, su cui non discuto. Ma ora l’America è così malmessa che forse Obama è quello che ci vuole per farla ripartire. E se riparte lei ripartiamo anche noi. Forse.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. Speriamo che Obama sia veramente la svolta perchè l’America ne ha bisogno per non avvilupparsi su se stessa e precipitare in un baratro senza fine trascinandosi dietro il resto del mondo. Non è la fine ma il grande uragano. speriamo che Obama sia il buon combattente che cambia le cose almeno un po’.
    l’America è il motore del mondo fin quando la Cina non deciderà che è giunto il suo momento…
    forza Obama e non farti travolgere dal piacere del potere rivelandoti un grande bluff, o come dice qualcun altro ma non di te dell’America, il grande satana.

    ciao Fabrizio, simpatico il tuo Obama speriamo sia quello vero, anzi preghiamo.
    un abbraccio
    Stella

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  4. obama meglio di mccain, ma non democratico secondo un’accezione europea. non nuovo davvero, ma nuovo abbastanza da imprimere una piccola svolta a quel mastodontico paese. se vince non significa che le cose sono cambiate, ma che potranno cambiare. ci ostiniamo a pensare che gli usa votino come noi votiamo, noi che cominciamo a votare come loro, imprigionati e bombardati dalla tv e dai sondaggi? non so cosa farà obama, ma sono sicura di quello che faranno i repubblicani, e lo temo.

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  5. “perché sono nero”… beh, sono un nerò a metà, e se la razza è un marchio interiore prima che un colore, sono cresciuto nelle migliori scuole (private), dove i miei compagni erano tutti bianchi e “giusti”, e i neri lavoravano a spazzare i pavimenti e servire in mensa.
    Parlo bene, molto, infiammo i giovani, soprattutto quelli che non si sono mai occupati di politica finora. Ma per favore, non fatemi domande sulla politica estera o sulla finanza, non ho avuto molto tempo per prepararmi. Ma imparo in fretta.
    Sì, Hilary l’ho battuta spacciandola per una cinica arrivista al potere da sempre, mentre io sono il nuovo. La verità è che non sono sicuro che farò meglio di quanto lei avrebbe fatto. Sarà durissima, l’America ha un cuore dal nocciolo duro.
    Il giorno delle elezioni, tutti avranno davanti agli occhi il colore della mia pelle. Non sarà un voto a chiudere la più grande tragedia del mondo moderno, la tratta.

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  6. Obama è un pezzo di un sogno, non ne è l’esito, ma un segmento.
    Il sogno è che il razzismo possa un giorno cessare.
    Tutto ciò che potrà fare come presidente degli stati uniti sarà di essere “un gentiluomo appena appena decente”.
    “Dal 1947 ogni anno la National Turkey Federation offre al presidente degli stati uniti un tacchino per il giorno del ringraziamento. E ogni anno, con una cerimonia che ne dimostra la magnanimità, il presidente risparmia la vita a quel tacchino (Ma ne mangia un altro). Ricevuta la grazia del presidente, l’eletto viene inviato in virginia al “Frying Pan Park”, dove trascorrerà serenamente il resto dei suoi giorni. Gli altri cinquanta milioni di tacchini allevati per il giorno del ringraziamento vengono trucidati e mangiati nel giorno previsto.
    (…)
    Il razzismo caratterizza più di ogni altra nefandezza il mondo moderno, abbiamo un Pantheon di sognatori che hanno lottato contro questa follia e sono morti.
    Non solo sono morti ma sono diventati icone da sbandierare in mano a chi continua a trarre profitti da questo stato di cose.
    Non è solo un luogo comune dire che figure come Ghandi, Mandela, Martin Luther King hanno vinto mentre tutto sta a dimostrare che non è vero, non è per qualche posto riservato al “Frying Pan Park” a uomini di colore come Colin Powell o Condolezza Rice, che si può dire che non c’è più il razzismo, come non è per l’obsolescenza semantica di un termine che sparisce la realtà che esso indica.”
    (Arundhati Roy, La strana storia dell’assalto al parlamento indiano, Guanda 2007)

    Il tacchino Obama ha l’opportunità di mantenere vivo il sogno, forse ancora con il suo sangue.

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  7. Con tutto il rispetto per l’intervento di Mario sul razzismo (che è un problema vero) per tutto il resto, cioè per la politica americana che resta comunque il centro dell’Impero, il nero di Obama è rimmel: pura cosmesi.

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  8. Un caro saluto a tutti,

    mi rattrista questo italico atteggiamento verso l’America.
    Ci hanno portato il tabagismo e l’anticultura dell’immagine, i crack finanziari, i mutui a tasso variabile che stanno seppellendo intere famiglie, ci hanno abbindolato con i colori, i fast food, i cibi insalubri (e i disturbi alimentari??), con il Marloboro Country e lo scotch on the rocks, i test d’ammissione con le crocette e la mobilità nel (del?) lavoro, il sottosuolo italico pieno di testate nucleari (a Vicenza, roba che se uno fa una scoreggina un po’ più potente, si salta tutti per aria).
    Ed immancabilmente abbiamo preso e assorbito, per poi scoprire dopo decenni che era tutto fasullo per non dire nocivo.

    Che cosa c’entra con Obama? C’entra perchè non siamo più nell’epoca di Martin Luther King – ricordo che in quegli anni stava accadendo qualcosina di importante anche in Europa – non è più l’epoca delle rivendicazioni che danno speranza. Credete che Obama sia meglio di Bush? Così doveva esserlo anche Clinton rispetto a Bush Father, ma le sue guerrette se le è fatte anche lui.
    Credete che se l’11 settembre 2001 ci fosse stato Clinton o Obama, le cose sarebbero andate diversamente?
    Anche a me risulta più gradevole Obama di Bush, ma non dimentico la prepotenza americana, non dimentico che dietro i bei discorsi di Obama ci sono fior fiori di esperti della comunicazione, che montano e smontano parole con astuzia.
    Le lobby ci saranno ancora, l’american dream è un prodotto da scaffale, esportabile per quei farlocchi che ancora ci credono. Io preferisco l’essenzialità italica alle parate con i fuochi d’artificio a stelle e scrisce. Che ne dite, sarà ora di mandarlo in pensione ‘sto policeman del Kansas City?
    Caro Colombo, che hai fatto…..

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  9. curiosa questa incapacità di valorizzare il buono dove potrebbe esserci.
    nessuno si illude che Obama possa cambiare l’America, ma il fatto che possa essere su un altro piano, rispetto a Bush, dovrebbe essere motivo di minor pessimismo.

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  10. Una delle accuse mosse a Obama dai detrattori è che si sia rifiutato di criticare apertamente la guerra in Iraq, pur presentandosi come un candidato contro la guerra (http://it.wikipedia.org/wiki/Barack_Obama#Famiglia_e_religione ). Una scelta che non esclude, però, la contrarietà alla guerra, e dovuta forse a strategie pre elettorali (dimostrare senso dello stato non delegittimando il governo n carica, rispetto per le famiglie delle migliaia di soldati morti in Irak).
    Se esiste una sola possibilità di cambiamento su un milione, è certo che sarebbe possibile con Obama, non con McCaine, favorevole alle guerre in Irak e in Afghanistan (http://it.wikipedia.org/wiki/John_McCain )

    D’accordo dunque con Fabrizio.

    Giovanni

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  11. Non lo so. Avesse vinto Hillary non avrei avuto dubbi su chi votare, ma Obama, con la sua perfezione, il suo saper parlare per ore di tutto senza dire nulla, la sua vicinanza ad alcune lobbies americane che non mi piacciono, mi lascia perplesso e, dovessi, non lo voterei.

    Blackjack.

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  12. Sono convinto che Obama sia una vittoria di Marthin Luther King e di tutti quanti hanno lottato contro la discriminazione razziale e per i diritti dei neri.
    Ora dire che basta essere Obama per cambiare l’America mi sembra un po’ pretenzioso, nonchè indice di un allarmante protagonismo hollywoodiano che cela una preoccupante carenza di idee…
    Per ora l’unico cambio che si è visto, e bisogna prenderne atto, è che finalmente un nero ha tanti soldi quanti un bianco da spendere in campagna elettorale.
    Indice di un cambiamento sociale reale? se si confrontano i dati sulla povertà negli USA e la percentuale dei cittadini poveri rispetto a bianchi e neri, sembrerebbe che ancora non è cambiato molto…
    Allora Obama è solo uno specchietto per le allodole? Speriamo di no.
    Quando vedo Obama, penso all’elezione di Nelson Mandela, uno che veramente ha dedicato la vita al cambio del suo paese, lottato, subito le conseguenze sulla propria pelle (nera come quella di Obama), e diventato presidente (14 anni prima di Obama, in un paese ben più problematico degli USA sotto l’aspetto della discriminazione).
    Il cambio, ci dimostra, è un processo lungo e duraturo, che non si ottiene con l’elezione di un presidente.
    E soprattutto il cambio oggi si gioca sull’esistenza di un’economia di sfruttamento, non sul colore di chi la perpetra.
    Allora Obama mi sembra un presuntuosello con un pacco di soldi in tasca e le parole giuste.
    Se fossi statunitense lo voterei ad occhi chiusi: perchè è nero e giovane, ma soprattutto perchè
    se vincesse McCain sarebbe un nuovo disastro internazionale.

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  13. come vedi, Flavio, faccio più tardi di te.
    sono contento di questo commento, che viene da uno che la sa lunga sulle manipolazioni dei poveri, avendo fatto il Guatemala e altre esperienze del genere.
    è tutto il sistema che deve cambiare. ma il sistema cambia solo se un uomo, più uomini, più donne, indicano la strada per cambiarlo.
    ciao
    fabry

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  14. Se vince Obama, non vince un giovane, non vince un volto nuovo, non vince un nero.
    Se vince Obama, vince un Sogno.
    Ed è proprio nel fatto che per qualcuno un Sogno possa tornare a sedersi nella Stanza Ovale, che risiede il germe della sua realizazzione.

    Grazie Fabry e grazie a tutti voi.
    Quello che ho scritto prima di oggi non lo avevo mai realizzato.

    ps. però faccio + tardi io, fabri!

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  15. Comincio a pensare che Obama se la possa giocare. Avete visto la figura di McCain e dei repubblicani sul pacchetto 700 mld in discussione tra Presidenza e gruppi parlamentari?

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  16. A me mi piace l’ottimismo di Fabrizio Centofanti, il suo cercare di guardare sempre al meglio, il suo non darsi per vinto. E’ qui che si vince, è qui che vince anche Obama.

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  17. Cari amici, il razzismo è una bestia dura a morire, e ha mille teste. Penso che molti, troppi elettori americani, anche tra i Democratici, un nero alla casa bianca non lo vogliono proprio vedere.
    Cmq, l’ottimismo è un compito, prima di tutto.
    Un abbraccio

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  18. Obama vincerà, e non per il colore della pelle, quello non c’entra nulla così come lui non c’entra nulla con i neri d’America. Vincerà, ma sarei stato molto più tranquillo se al suo posto ci fosse stata Hillary: una testa pensante e non solo un ‘delizioso’ front end.
    Il poco spazio che gli concedevo è crollato quando ha rifiutato i finanziamenti pubblici sentendosi forte delle lobbies che lo appoggiavano e che avrebbero dovuto garantirgli tutti i soldi di cui ha bisogno per questa campagna.

    Blackjack.

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  19. Hillary è un’amica di dalema e sarebbe stato un semplice cambio di poltrona tra un repubblicano e una repubblicana iscritta al partito democatico.
    Obama si è sbilanciato di più ed è un simbolo, soprattutto è bello, in un’epoca in cui gli uomini politici sono dei cessi.
    Comunque ormai è assodato che i neri d’america sono dei borghesi corrotti con le mani in pasta nelle lobbies, meglio candidare un portoricano, i veri poveri d’america, Jennifer Lopez for president.

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  20. ok il sogno, la speranza
    ok guardare a ciò che di positivo si fa strada nella storia
    ok stare attenti a non fare di ogni erba un fascio
    ok i disastri che verrebbero da McCain
    ok che se un capo di governo è una brava persona, non da lui solo dipendono tutte le cose

    però non trovate che tutto questo sbilanciarsi delle attese sul sogno-Obama
    sia perché dalle nostre parti non c’è qualcuno in grado di farci sognare un mondo meno peggiore?

    che sia alla fine un modo per riporre altrove la fiducia che manca al nostro rimboccarci le maniche?

    (il giorno dopo le elezioni, chiunque vincesse avrebbe davanti a sé un compito importante: restituire centralità alla politica, ridimensionare il peso del capitalismo globale che negli ultimi decenni ha imposto la sua politica alle istituzioni, la sua filosofia neo-liberista, il suo sostanziale anarchismo predatorio – tanto se le cose vanno male a qualcuno che è andato troppo forte, c’è sempre Pantalone che paga, vero McCain?
    Obama non parte col piede giusto, se ha rifiutato i finanziamenti pubblici alla sua campagna elettorale – del resto certe lobbies sono migliori di qualunque plotone di guardie del corpo, e lui sa di averne tanto bisogno, almeno in questo momento,
    bisognerà vedere poi come giocherà la sua strategia non tanto sul fronte delle guerre mediorientali o dell’economia interna, quanto sul piano dei rapporti con tutti quelli che, nel resto del continente americano, a Sud in particolare, stanno “alzando la testa” e mettendo in crisi la politica delle multinazionali che hanno enormi interessi in quelle aree…)

    Mario Bertasa

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  21. grazie a Mauro, a Roberto, a Black, a Mario & Mario e a Nadia.
    rispondo nel pochissimo tempo che ho a disposizione in questo pellegrinaggio a Loreto.
    Sì, Mauro, l’ottimismo vince. prima o poi.
    a mezzogiono uscirà una cosa mia che parla di questo ottimismo a volte disperato.
    un abbraccio a tutti
    fabrizio

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  22. Pandiani, non capisco, ma va bene. Mi trova d’accordo Bertasa quando sostiene che “chiunque vincesse avrebbe davanti a sé un compito importante: restituire centralità alla politica, ridimensionare il peso del capitalismo globale che negli ultimi decenni ha imposto la sua politica alle istituzioni, la sua filosofia neo-liberista, il suo sostanziale anarchismo predatorio”. E’ un processo che è già iniziato con la ‘morte’, in pochi mesi, di tutte le più importanti banche d’affari americane ed è un processo che continuerà, almeno nei paesi democratici,fino alla fine. Resta da vedere cosa combineranno i veri ‘falchi finanziari’ del futuro; quei ‘fondi sovrani’ che, alimentati da regimi autoritari, ricchezze naturali imponenti e muovendosi al di fuori di qualunque regola, si stanno infilando dappertutto.

    Il processo che Bertasa vede come un ‘compito’ per me è già partito e non si fermerà, indipendentemente da chi sarà eletto; la vera sfida di tutto il mondo occidentale, sul piano finanziario (che non si può ignorare, volenti o nolenti), sarà verso questi signori che si muovono con regole diverse.

    Blackjack.

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  23. la bilancia ha su un piatto la necessità che il mondo cambi direzione e sull’altro l’acqua alla gola delle persone.
    Io credo che questo crack fosse ampiamente previsto e abbia chiuso un ciclo, adesso la classe media è disposta a qualsiasi cosa pur di ritornare ai propri privilegi, Obama si troverà come Prodi a cercare di salvare il salvabile del welfare e delle finanze USA, ma quando comincerà a chiedere sacrifici, gli americani preferiranno un capitan america che spacchi il culo a russi e islamici, i veri nemici, o una wonder woman di nome Palin.
    La rana politica da tempo ha preso sulla schiena lo scorpione finanza ed è finita come doveva finire.

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