Goffredo FOFI “Da pochi a pochi”. Appunti di sopravvivenza

Riabilitazione del presente e nuova alfabetizzazione

Sono dei compiti dai quali non si può prescindere, quelli dai quali può nascere la nostra piccola forza. Un’ostinata presenza nella società, nei modi in cui ci è possibile esserci e in cui ogni personale vocazione può mettersi in campo. Da “sollecitatori” che aiutano altri a crescere, a scegliere, a fare.
Si riabilita il presente facendovi agire la nostra diversità, esaltandone le realizzazioni rivelatrici (prime fra tutte quelle del ben fare ma anche quelle dell’arte) e l’ancora possibile bellezza del mondo. Non-accettando. Rifiutando ogni premura o ossessione del successo personale o del gruppo, per la pervicace affermazione di un metodo. Facendo noi per primi ciò che è giusto fare e, quando necessario, anche impossibile. Cercando la coerenza tra il dire e il fare, facendo interagire tra loro la teoria e la pratica. Non-accettando. Mossi da saggia impazienza. Amando la vita e cercando di farla amare anche a chi ne è distratto dal dolore, dalla solitudine, o dall’esclusione dai beni primari per sé e per i suoi. O dalla malattia della ricchezza e del potere. Studiando, e diffondendo il pensiero e le conoscenze di chi sa più di noi e ci sembra riesca a ragionare meglio di noi, veda più a fondo e più lontano. Individuando e proponendo terreni di lotta. Non-accettando. Agendo da ponti tra culture e tra “identità” nemiche, insistendo sul legame assoluto tra i fini e i mezzi di cui ci serviamo per il loro raggiungimento. Non chiedendo agli altri quello che non siamo disposti a dare anche noi. Non disprezzando nessuno, ma esigenti con se stessi e dunque autorizzati a esserlo anche con gli altri. Non-accettando. Aperti a tutti e in funzione di tutti, ma trasmettendo le nostre acquisizioni, oggi almeno, nella confusione dell’epoca, da pochi a pochi.

Goffredo FOFI
Da pochi a pochi
Appunti di sopravvivenza
Elèuthera 2006

13 pensieri su “Goffredo FOFI “Da pochi a pochi”. Appunti di sopravvivenza

  1. Grazie a tutti.

    Carla, vorrei darti ragione. Ma c’è un linguaggio ancora più lontano, anzi, artatamente criptico, per prevenire gli affanni propri o di clan caricandoli agli altri.

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  2. Che non significa “Alle minoranze per sempre!” Giovanni! Ma proprio un’altra cosa, ed è di evangelice verità: un piccolo manifesto(tanto sull’educare, come lui ha scritto, ma mai abbastanza)ma anche di quell’altra scuola che è il nostro vivere,quotidiano, intanto;
    proprio per chi è in affanno si alza la testa, anche Gramsci lo sapeva, non abbassando la posta in gioco, ma guardando in alto, verso il cielo.
    Per la bellezza possibile ancora, condivido la speranza di Fabrizio, però. .

    Maria Pia Quintavalla

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  3. Grazie, Fabrizio e Maria Pia. Vero ciò che dite.

    La cultura attuale di questo paese, come la intendeva Pasolini – non dunque solo quella delle persone colte, dei letterati, dei professori etc. ma la media di tutte le singole culture di classe – e le sue ragioni profonde, certo non fa ben sperare. Ma la proposta di Goffredo Fofi è quanto di più alto e aperto di possa ora praticare.

    Giovanni

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  4. Tutta da condividere, questa scrittura di Fofi è un condensato di pensiero generoso e fondamentalmente etico.
    E il seme capace di scardinare un sistema planetario che annega nell’indifferenza sta proprio in quel decidere d’essere “sollecitatori che aiutano altri a crescere, a scegliere, a fare”.Questo voler sollecitare dovrebbe venire prima di tutto, prima ancora dello scrivere, prima del diffondere il pensiero stesso. Intanto scriverne non è poco, ma occorrerebbe una comunione di intenti, un cercarsi tra concordi e fare,non solo individualmente, ma soprattutto insieme,e in concreto, perchè un senso si compia. Gruppi del fare solidale sarebbero davvero incisivi, rimbocchiamoci le maniche, troviamoci…
    grazie per questo post, giovanni
    annamaria ferramosca

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  5. Grazie, Annamaria per le tue parole che condivido appieno, specie quando dici che “occorrerebbe una comunione di intenti, un cercarsi tra concordi e fare,non solo individualmente, ma soprattutto insieme,e in concreto, perchè un senso si compia”. Proponi in seguito, giustamente: “rimbocchiamoci le maniche, troviamoci…”; e sono certo che non siamo pochi a dircelo, e a farlo in ogni occasione utile; ma neppure molti, tanti quanto occorrerebbero perché le iniziative sortissero degli effetti. E tra chi si astiene dal prendere posizione e dare un proprio apporto (compresi molti intellettuali) c’è proprio questa consapevolezza.
    Dovremmo, tutti, invece, ripensare ed esercitare maggiormente le nostre prerogative di cittadini (non disgiunte dai doveri) in quello spazio tutelato dalla stessa Costituzione (in particolare, all’art. 2), che va ben oltre l’impegno periodico di mettere una croce su una scheda. Uno spazio fondamentale che vede riconosciuti i diritti inviolabili dell’uomo e con essi quelli della personalità (compresa quella artistica, di volontariato, associativa in genere). Essere consapevoli di questo diritto/dovere è il primo passo per prendere posizione, all’occorrenza, e far sentire la propria voce aderendo, prendendo le distanze, protestando riguardo ai fatti sociali e politici che ci vedono coinvolti singolarmente o collettivamente.
    C’è dunque necessità di un salto in avanti, collettivo e congiunto, sempre che non cedano le gambe, o siano costrette a compiere percorsi a ritroso, o a inchiodarsi a terra, in solitudine, per resistere allo sradicamento e al caos che incombono.
    Sono disponibile, ovviamente, a riflessioni e eventuali iniziative comuni
    Un caro saluto
    Giovanni

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