Una sostanza esagerata

di Mauro Baldrati

C’è questa canzone di Jovanotti, A te, trasmessa con frequenza alta dalle radio, come spesso accade coi pezzi di successo, che mi provoca emozioni contrastanti. Talvolta mi rende triste, poi mi infastidisce.

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei…
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei…sostanza dei sogni…

Non mi capita spesso di provare fastidio per una canzone. Se non mi piace non provo nulla, o appena un grammo di insofferenza per certe manifestazioni di musica finta, scritta, prodotta ed eseguita per soli fini commerciali. Sicuramente A te è bella. Domenica mattina la conduttrice di una radio l’ha definita “una delle più belle canzoni d’amore mai scritte”; e Jovanotti, intervistato, ha detto che la gente lo ferma per strada per ringraziarlo di averla scritta. Dunque perché il fastidio?
C’è qualcosa sotto. Decido di parlarne con la mia psicanalista.
“Dottoressa, c’è questa canzone che mi rende triste, poi mi infastidisce.”
Le porgo il foglio col testo. Lei lo legge, sotto il piccolo cono di luce della lampada da tavolo, mentre io, sdraiato sul divano, nella semioscurità, guardo il solito quadro astratto di fronte a me.
Ci mette un po’. Un bel po’, segno che sta riflettendo.
“Riesce a capire cosa le dà fastidio?” chiede, finalmente.
Ci ho pensato un sacco di volte. Ma non sono ancora riuscito a trovare una risposta. Però qualcosa devo pur dire. “Mah, credo la frequenza con la quale viene trasmessa, non sopporto il martellamento, tipo spot pubblicitario. Poi mi sembra esagerata, nel solito filone italiano di…”
Mi interrompe con garbo. “Metta da parte per un attimo queste considerazioni. Io voglio dire cosa le dà fastidio in particolare.”
Chiudo gli occhi. Rivedo me stesso al computer, con la radio accesa; poi in cucina, mentre lavo i piatti, con la radio accesa; in macchina, con la radio accesa; di passaggio in soggiorno, con la tv accesa quando c’è mia figlia, su MTV. Arriva A te, la musica dolce, la voce garbata. All’inizio, una lama di malinconia, poi tristezza, a un certo punto il fastidio. Quale punto?
“Non so, è… esagerata, ecco. Eccessiva come ode d’amore. E il fastidio… sì, arriva con la frase sostanza dei giorni miei. E’ questa che non sopporto.”
Adesso l’ho capito.
La dottoressa riprende in mano il foglio. Sento il fruscio della carta. Io guardo il quadro astratto.
“La tristezza è da analizzare, per quanto riguarda il fastidio è plausibile. Lo provo anch’io, perché è esagerata, come dice. E’ una idealizzazione della donna, intesa, credo, come compagna, perché dice ‘compagna dei giorni miei’, come moglie. Ora, due persone che stanno insieme si amano, si rispettano, si sostengono, e sono due persone adulte, due interiorità, due presenti. Invece qui c’è un uomo in ginocchio che idealizza la sua donna, come una semidea. E la sostanza non può essere la propria compagna. La sostanza è la madre, per il bambino molto piccolo. E’ sostanza perché lo nutre, col latte materno, oppure il biberon, le pappe. Qui il bambino la invoca, come ideale perduto, ideale che non vuole lasciare. Il bambino si sostituisce all’uomo adulto, che non vuole la sua donna come una persona alla pari. Vuole la semidea. Non cerca il presente, ma il passato. Vi è un senso di irrealtà diffusa, che solo in parte può essere riscattato dall’arte, dalla poesia, perché è una irrealtà arbitraria. La tristezza che prova è la tristezza che lei si porta dentro, ed è legata al suo ideale perduto di madre. Su questo dobbiamo indagare, e lo stiamo facendo da tempo.”
Sono uscito con le idee chiare. Almeno credo.
Il vecchio Jo mi è molto simpatico, è impegnato socialmente, è politicamente corretto, e mi piacerebbe averlo come amico, ma qui c’è un bambino che scrive a sua madre come l’unica donna dei suoi sogni. La sostanza dei suoi sogni. La compagna dei suoi giorni. A quanto pare va a stuzzicare il bambino che è da qualche parte aggrappato come una quercia centenaria. E non si decide a lasciare il passo.

17 pensieri su “Una sostanza esagerata

  1. Che carino questo post! La canzone è bella e fa parte di “Safari”, un insieme di pezzi altrettanto forti e forse di più (sia come parole, sia come musica).

    Forse è un po’ monotonale…da lì il fastidio. Scivola troppo nel sentimentale? Può essere.
    Ma può essere anche l’espressione parziale, di quella parte maschile o umana in generale, che desidera perdersi e confondersi con chi ama.
    Chissà… un modo di dire grazie, senza riserve.

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  2. temo ci sia un fraintendimento, io ho sentito che la canzone è dedicata alla figlia. per questo, sostanza dei giorni miei. la figura è capovolta. credo.

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  3. Il pezzo che dà il titolo all’album Safari afferma:
    safari
    dentro la mia testa
    ci sono più bestie che nella foresta
    , quindi l’apparizione nel tuo post della figura dello psicanalista, come se fosse l’esploratore che cataloga le specie di animali selvaggi prima ed il domatore dei leoni nel circo poi, ci sta bene.

    Chissà, se avessimo risolto del tutto il complesso di Edipo, se troveremmo ancora quella molla che ci spinge a cercare una donna da amare. Sapendo anche che, mentre ci dilettiamo nell’atteggiarci a dolcestilnovisti, le donne reali, splendide per carità, sono sempre meno materne della nostra idealizzazione.

    Un rapporto alla pari è raro che si instauri nella prassi. Nella vita reale, purtroppo ma neanche tanto, ci sono molte relazioni diseguali che poi durano e funzionano, simbiosi come quella dell’attinia e del paguro bernardo. Perché dove vedi un masochista se ti guardi intorno troverai nei paraggi un sadico.

    Chiunque sia il soggetto concreto che ha ispirato parole così estre-misticamente poetiche, penso amaramente che si sarà crogiolato nell’orgoglio di essere stato il destinatario di cotanta ammirazione (questo è il motivo del successo del brano: tanti e tante pensano magari ci fosse qualcuno che mi dedichi parole così intense), ma che poi non sarà stato capace di ricambiarla. E penso che, novello Edipo o meno, Lorenzo mentre adora, invochi altrettanta dolcezza e protezione che quella sì è più facile ricevere da una madre che da una compagna.

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  4. Io piango sempre come uno stupido, quando sento questa canzone.
    Ogni volta mi dico “eh basta, hai già pianto l’altra volta”. ma poi cosa succede, che è un crescendo. Allora comincia la canzone e dico “dai, sei già ad una frase in più dell’altra volta” ma poi cominciano sempre a diventarmi gli occhi lucidi e prima della fine mi rimetto a fare la piattola.
    la mia psicanalista dice che è la parte femminile di me ma secondo me è solo la canzone che mi fa questo effetto, solo QUESTA canzone.
    Ma chi lo sa perché per giustificare il TUO fastidio, occorre dare l’interpretazione del perché JOVANOTTI ha scritto quei versi, cioè il TUO fastidio è prodotto da una distorta visione della donna da parte di JOVANOTTI. Non riesco a collegare la causa con l’effetto. Non so se mi sono spiegato-capito.
    Poi a me questa canzone dà fastidio solo per l’effetto che ha su di me ma credo sia davvero una canzone molto bella e sincera anche, cioè gli è venuta proprio così e si capisce che non è una presa per i fondelli nei confronti del pubblico o per vendere di più.

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  5. Caro Mauro e cari tutti,
    scusatemi se come al solito faccio il rompiscatole.
    Secondo me non c’è bisogno di scomodare lo psicanalista. E’ logico che a una persona adulta e accorta Jovanotti e i suoi lavori possano dare fastidio, malgrado il loro valore ed anzi proprio a causa di esso.
    Non dimentichiamoci che per Jovanotti, favolisticamente,
    le sure del Corano sono mille,
    e che c’è una sola grande chiesa che passa per Che Guevara e che arriva fino a Madre Teresa.
    Insomma Jovanotti, gran maestro di vita (soprattutto della sua) ci prende per mano e ci accompagna in quel crepuscolo in cui tutte le vacche sono grigie.
    Magari fosse il crepuscolo della poesia!
    Mannò, è quello di una certa anestesia della politica (di sinistra?!) che ci rituffa sempre in vecchi riti collettivi per non capire il perché dei calci e degli schiaffi che arrivano ogni giorno più forti.
    Non a caso un Gaber si rifiutò sempre sdegnosamente a questi giochi.
    Ma il guaio è che i giovani non sanno, e che la memoria dei vecchi, di quasi tutti, si confonde.
    Non vogliatemene e un caro saluto,
    Roberto

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  6. Mah. capisco sia Mauro Baldrati sia chi prova a usare jovanotti come chiave di lettura di tutto (la politica, la vita). Però però. Canzoni d’amore. Ce ne sono a migliaia, belle brutte. Bisogna interpretarle alla luce del contesto, del pre-testo, del peri-testo? di Jovanotti vessillo canoro del PD? del jovanotti libertario buonista veltroniano, segno di qualcosa che ci piace/non ci piace, ci implica nostro malgrado, ci fa schifo, ci spalma marmellata, ci descrive? Non so.
    A te: una canzone ambigua e a me piace: parla di sentimenti adulti (compresi quelli infantili simpaticamente messi in luce da Mauro: qualsiasi atteggiamento infantile è perfettamente compatibile con la maturità) con il linguaggio musicale/poetico dell’adolescente che dovrà consumare il prodotto. Però a me questa dedizione semplicistica e spontanea piace, perché … mi piace, perché la prima volta che l’ho sentita mi sono venuti i lucciconi. E la prendo per quello che è, senza pensarci su.
    Ciao
    ezio

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  7. Jovanotti e Gaber: due mondi diversi… a me piaccono tutti e due. Probabilmente Lorenzo non vuole e non può essere un maestro di vita per nessuno, ma sa esprimere in un modo tutto suo e contenuti e sentimenti. Se per molti può essere una boccata d’aria…ben venga.
    Anche Gaber non si è mai proposto come un maestro… con i suoi toni in apparenza dimessi e stralunati, ha rigirato il coltello tra le nostre piaghe.

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  8. “Anestesia della politica”…è vero, direi forzata. Sia ad alti livelli, che alla base (assemblee sindacali ecc.) non si sa più quali pesci pigliare. C’è disorientamento e tante bocche cucite. “Riti collettivi”…sono in evidenza soprattutto quelli distruttivi. Gli altri ci sono ancora? Chi può permetterselo, si goda i concerti. E noi siamo in rete.
    Scusate le mie libere associazioni. Un caro saluto a tutti.

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  9. concordo totalmente con l’intervento di robertorossitesta. Per il resto la canzone è una filastrocca un pò melensa, il buon jovanotti ha scritto di meglio!

    Marco

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  10. Grazie a tutti per i bei commenti.

    Voglio sottolineare che questo post (e il sentimento che ne costituisce la “sostanza”) non è rivolto al personaggio o alla persona di Jovanotti, verso la quale provo stima e, come ho scritto, simpatia, ma a una singola canzone.

    Alessandro: se un padre, oltre a chiamare la figlia “sostanza dei giorni miei” e “dei sogni miei” dice pure (alla figlia):

    A te che mi hai trovato
    All’ angolo coi pugni chiusi
    Con le mie spalle contro il muro
    Pronto a difendermi
    Con gli occhi bassi
    Stavo in fila
    Con i disillusi
    Tu mi hai raccolto come un gatto
    E mi hai portato con te

    ecco, devo telefonare alla mia psicanalista per chiedere una seduta urgente.

    Scherzi a parte, sia su questo particolare, sia sul presunto plagio (fem), qui:

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200807articoli/35308girata.asp

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  11. Non è la canzone in sé che mi infastidisce, quanto il fatto che la si sente dovunque e associata a ogni evento, a ogni immagine, a ogni racconto, a ogni situazione che veda coinvolto l’amore.
    Come la canzone di giusy-X factor, l’hanno massacrata.

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  12. Per me l’amore è proprio come in questa canzone, oppure non è.

    Dice l’analista: “Ora, due persone che stanno insieme si amano, si rispettano, si sostengono”. Ma che vuol dire “si amano”? Io rispondo con i versi di questa canzone.
    Non vedo un uomo in ginocchio di fronte ad una donna idealizzata, vedo due persone che si nutrono a vicenda di emozioni che possono provare solo insieme. E’ necessaria una reciprocità, perché fluisca il sentimento, il nutrimento. Il tutto è molto rischioso e spesso la fuga appare l’unica possibilità di salvezza della propria identità, della propria tranquillità.

    Inoltre il nutrimento più importante che il bambino prende dalla madre non è fisico, è un nutrimento psichico, l’affetto che la madre trasmette.

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