Io sono Obama

Non accadrà, forse, perché sono nero. Eppure la ritengo una fortuna. Sono il nuovo, e la gente ne ha bisogno. Io sono Obama: è quanto basta per cambiare l’America, perché è l’America che vuole trasformarsi, uscire dalla pelle di una diafana guerra per ritrovarsi nera, come una notte in cerca di riposo. Non mi chiedete perché sono vincente: è l’America che sogna di vincere dopo tanti fallimenti, e se un soldato non è più un eroe è perchè i pompieri hanno fatto di meglio, e le loro anime ancora si affannano a spegnere le fiamme di Ground Zero. Sono uscito dalla crisalide del tempo per volare su parole che gremirono le piazze e accesero i cuori di gente d’ogni razza. Sono giunto nel momento in cui l’ansia era all’apice, cosicchè il mio viso, il mio corpo, la mia voce, furono la proiezione di un intero paese. Non chiedetemi come ho fatto a salire sul palco, io, giovane e nero: ho solo preso tra le mani il cuore dell’America e l’ho issato sul ponte della nave, ora che il vento ha riattaccato la sua corsa e tutto è come sempre è stato, come la brina all’alba di Manhattan – hevel hevelin –, come la candida scia sul fiume Hudson.

versione audio

Yeats Country. Viaggio nello spirito dell’Irlanda

A volte i blog sono un mezzo per mettere in contatto persone accomunate dalle stesse passioni.
È quello che è accaduto a me, quando ho ricevuto una mail dalle Edizioni Saecula (una giovanissima casa editrice di cui vi invito a visitare il sito) che, avendo notato la mia passione per l’Irlanda e l’indirizzo dei miei studi, mi proponevano la lettura di un libro pubblicato da poco: Yeats Country. Viaggio nello spirito dell’Irlanda. L’autore è Andrea Lessona, giornalista e scrittore innamorato dell’Isola di Smeraldo e profondo conoscitore della sua storia e delle sue leggende.
«Non si sa se Maeve, il cui nome viene pronunciato anche Medb che significa “inebriata”, fossse una donna mortale innalzata al ruolo di dea oppure una dea fattasi mortale. Gli antichi irlandesi pensavano comunque che avesse poteri particolari: poteva correre più veloce di un cavallo e la sua presenza alla testa dei battaglioni li rendeva invincibili. I soldati nemici cadevano ai suoi piedi, bramando una notte con lei».
Lessona ha descritto in Yeats Country il suo viaggio alla scoperta della contea di Sligo – dove per l’appunto nacque il grande poeta William Butler Yeats – che quasi più nessuno chiama con il suo nome ma con l’espressione che meglio la identifica: la terra di Yeats, per l’appunto.
Metà di questo libro è composto da fotografie assolutamente mozzafiato: per chi, come me, è andato innumerevoli volte in Irlanda, Yeats Country ha rappresentato una sorta di ritorno a casa. Per chi non ci è mai andato sarà un viaggio indimenticabile. Continua a leggere

Fenomenologia di un buco nero

di Alessandro Ansuini

 

“La poesia tiene in un pugno
Quello che la narrativa custodisce
In un grattacielo.”

Anonimo

“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.”
William Burroughs

Una polaroid. La giri con la mano. C’è una data. Guardi di nuovo la fotografia. Non hai mai scelto nulla di tutto ciò. Fuori piove. La temperatura si è abbassata. L’inverno. Metti su un disco di John Cage. Appoggi la polaroid dove l’hai trovata. Sopra una pila di cose poco umane. Continua a leggere

Libera nos a Cuneo [1]


Sacrilegio, saccheggiare Meneghello, ma non c’è altro termine per lo spaesamento, letteralmente sentirsi senza paese. Può capitare a chi fa il pendolo tra la città e la provincia, e quando si trova in una rimpiange l’altra. E prova con rimedi inutili, come rifugiarsi nelle pagine di cronaca locale, dove si allestisce una realtà di cartapesta, per il mantenimento del mito della Buona Provincia. Continua a leggere

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 80

Stamattina entrando in ufficio mi sono subito reso conto che c’era qualcosa di diverso. Guardando meglio ho notato che un angolo della scrivania era tutto sbocconcellato, e che, dalla medesima parte, quasi metà della mia poltroncina in finta pelle, dopo più di trent’anni di tacito e apprezzato servizio, mi aveva lasciato senza dare preavviso.
Continua a leggere

La mano tronca – Ferruccio MASINI

(Da: Ferruccio Masini, La mano tronca, Bari, Dedalo Libri, “Collana Bianca”, I ed., 1975)

Mio giorno
che ti disseti nell’ombra tagliente del pietrisco
nella vertigine delle più alte torri
sei quel poco che mi fu concesso
per elevarmi fino alla mia statura
e scavare la terra e far crescere il grano
Gli anni che si distillano nei tuoi silenzi
sono un filo impalpabile a cui si sostiene il mare
la forma del vento la conchiglia sonora della tua piccola
eternità Continua a leggere

Massimo Sannelli, da Prometeo

 

[*pausa: stanchezza e crollo di Prometeo*]

quanto è grande la luce
del cielo, io la supplico.
quanto è veloce l’aria
sulle ali, io la supplico.
e supplico anche il mare
e la terra, che è madre
di ogni vita, e invoco
il sole il sole l’occhio
che vede tutto il mondo.
sole, terra, cielo, mare
guardate cosa soffro
per mano degli dèi:
eppure [*pausa*] sono un dio. Continua a leggere

Viva la scuola. Ma davvero gli insegnanti in Italia sono troppi?

Se gli insegnanti vi sembran troppi
di Pino Patroncini

Alcuni giorni fa è venuta trovarmi a Roma la mia amica Mariangela, che da molti anni insegna nelle scuole italiane all’estero, ha passato cinque anni in Inghilterra e da due anni lavora a Manchester a stretto contato con le scuole inglesi. È stata l’occasione per ricordare i vecchi tempi del lavoro sindacale fatto insieme a Milano. Ma tra ricordi, nostalgie e polemiche (che tra due buoni amici di sinistra non mancano mai!) c’è stato anche il tempo per parlare di scuola inglese. Continua a leggere

Il magnifico impostore

Le sentenze sono i crampi dell’intelletto. Lo so, eppure non posso fare a meno di ricorrervi quando scrivo, o di esserne attratto quando ne ascolto o leggo una particolarmente illuminante. Senza contare che la frase “le sentenze sono i crampi dell’intelletto”, che credo sia di Wittgenstein, è in fondo una sentenza, una sentenza che denuncia se stessa, la sua comodità di formula, di citazione prêt-à-porter buona per impressionare l’uditorio durante una conversazione brillante. Nella civiltà dell’immagine la parola si è ridotta al ruolo di didascalia, al ragionamento è subentrata la battuta. Quando leggo qualcosa, di narrativa o di saggistica, le parti che mi rimangono più impresse sono proprio le sentenze. Le sottolineo come dei mirabili parti dell’intelligenza, e già il fatto di individuarle e apprezzarle mi gratifica, mi fa sentire socio del club. Mi pare che nella loro mirabile sintesi racchiudano una profonda verità, e tuttavia mi rendo conto che sacrificano molto dell’irriducibile complessità della vita. Forse l’impostura dello scrivere inizia qui, in questa vanitosa scorciatoia della ragione. Continua a leggere

MELANCONIA ANIMALE. Simona Lo Iacono intervista Piera Mattei

Piera Mattei è nata a Roma, dove vive. Dopo la laurea in Filosofia a Roma, ha studiato Teoria teatrale a Stanford, con Martin Esslin. Ha scritto per il teatro e diretto allestimenti scenici. Ha collaborato a giornali e riviste. Sue poesie, racconti, aforismi, traduzioni, note e saggi critici sono comparsi su varie riviste tra cui: “Quaderni del Fondo Moravia”, “Aperture”, “La Ginestra”, “Lunario nuovo”, “Leggendaria”, “L’immaginazione”, “Capoverso”, “Pagine”. Di questa ultima è coredattrice.
Tra le sue pubblicazioni recenti, “Nord” (2004, Manni) e (“La materia invisibile”, 2005, Manni).
La sua nuova pubblicazione, sempre per i tipi di Manni, è la raccolta di racconti “Melanconia animale”.
Piera Mattei ha discusso di questo suo nuovo libro con Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri
Continua a leggere

DIVISE

Li vedo quasi tutti i giorni, a orari fissi che dipendono solo dai turni.
Una prima tornata verso le 5,30 del mattino, l’altra verso le 7,30.
I più aspettano alle fermate degli autobus. Aspettano quello giusto, quello che sul display segnala un’unica destinazione possibile: la fabbrica di appartenenza. Continua a leggere

Ezra POUND – “A che serve il denaro”

Una manata, come quella di un fanciullo che scansa un gioco durato troppo a lungo. D’istinto, con naturalezza.
Così vorremmo liberarci delle cose che non vanno, scalzandole via, per sempre, con la regalità perduta dell’infanzia.
In questi giorni, una concentrazione inaudita di eventi: il crollo o la crisi di prestigiosi istituti bancari (Lehman Brother e Merrill Linch) e assicurativi (AIG), negli Usa, e delle borse; l’ulteriore aumento del costo del petrolio, la crisi dell’Alitalia e quella economica e occupazionale nostrana; l’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, a cominciare dal pane. Il vertiginoso aumento (75 milioni solo nel 2007) del numero delle persone sottoalimentate nel mondo (in totale, c. 925 milioni).
Non solo una crisi economica, però, ma il fallimento di un sistema, di una filosofia di vita.
Continua a leggere

A CHE ORA È LA FINE DEL MONDO?

«It’s the end of the world as we know it»: è la fine del mondo, per come si conosce. Che cosa? Il termine «fine»? Il termine «mondo»? «Fine del mondo» è il termine, è la fase terminale? Rapid Eye Movement e l’occhio in moto ratto – ruba al sonno percezioni e previsioni: catastrofi e pronostici. Profezie e calcoli. Clima e Cern, Big Crunch e Calendario Maya, Asteroidi e Apocalissi, Giudizio Universale e Totocataclisma. Continua a leggere

Il futuro è vicino

Facciamo l’ipotesi che ci sia al potere un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione. Non vuole fare la marcia su Roma ma vuol istituire una larvata dittatura… Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. Allora il partito dominante comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. E comincia a favorire le scuole private.

Piero Calamadrei, discorso tenuto al III congresso dell’associazione difesa della scuola nazionale, Roma 11 febbraio 1950 – pubblicato su L’Unità.

C’è gente che si distrae

di Emanuele Kraushaar

C’è gente che si distrae
per giudicare la disattenzione
degli altri e ne vien fuori
quel pasticciaccio brutto
che tutti sappiamo.
Ti avevo promesso il mio
disastro e la polvere
delle mie macerie.
Ma queste cose poco serie
–  lo sai bene – ci fanno nausea
dall’interno di cassa.
Come il colpo di zoccolo
di un asino in salita ripida.

Confessioni di un paesologo

 

Per vivere in un paese devi dismettere ogni arroganza. Non importa se la nascondi o la fai fluire. L’arroganza si sente, agisce come un acido che corrode i tuoi legami con gli altri. Il paese è una creatura che ti chiede misericordia. Devi sentirti come un cane bastonato. Non deve sentirti uno che ha qualcosa da insegnare, uno che vuole cambiare la sua vita e quella degli altri. Il paese ti chiede di amare quello che sei e quello il paese è. Non devi fare altro. Continua a leggere