Da quando sono entrato in politica

Da quando sono entrato in politica non credo più in niente. Ne ho viste troppe: la verità rovesciata in menzogna, la programmazione del falso, l’eliminazione violenta di ogni ostacolo, la ruberia elevata a comandamento. Non so perché continuo a stare qui; c’è una forza che mi attrae, ma non riesco a darle un nome. La sera, quando torno a casa, cerco invano di distendermi. Qualcosa mi consuma gli intestini, e lavora dentro, contro di me. Mi passano davanti le immagini di persone che credono in noi, che ci hanno messo la faccia, e in qualche modo la vita. Se c’è un Dio, ce la farà pagare. Ogni tanto leggo il vangelo: mi spaventa quella cosa che chiamano Geenna, dove sarà pianto e stridore di denti. Vedo gente disperarsi, mentre noi ridiamo per come siamo capaci di infinocchiare il mondo. Penso che Dio, se c’è, ci punirà  per questo: per non esserci commossi di fronte al debole che crolla, fra le nostre risate. Eppure Dio me lo immagino con la faccia di Rutger Hauer. Ecco, Dio è un santo bevitore, che ha bisogno di stordirsi per reggere ogni giorno il male del mondo. Vive sugli argini spogli del lungofiume, col vestito logoro e la camicia gualcita. Beve, mentre noi ridiamo. Non credo più in niente, da quando ho visto Dio dormire su una panchina, con la bottiglia che gli pendeva da una mano. Da quando sono entrato in politica, ho capito che lui dorme ogni notte sui giornali, con gli occhi azzurri pieni di lacrime, nell’eterna umidità del lungofiume.

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18 pensieri su “Da quando sono entrato in politica

  1. Caro Fabrizio,
    il pezzo è molto bello e arrischiato.
    Quel politico è un tale groviglio di contraddizioni, uno che sconta la sua colpa in itinere, da risultare simpatico nel senso etimologico del termine:
    e credo sia quello a cui vuoi arrivare, diavolo di un prete 🙂
    Un abbraccio,
    Roberto

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  2. Magari valesse solo per la politica, Fabry! Io, te lo confesso (!), non riesco più a vedere bene e male da nessuna parte. Neanche nei santi bevitori. E d’altra parte, capisco che non può essere tutto qui. Un bene e un male ci devono essere. Ma non so più quali sono. Credo che ci sia bene e male in tutto, dappertutto. E non so da che parte andare.

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  3. “Dio è un santo bevitore, che ha bisogno di stordirsi per reggere tutto il male del mondo”.
    Tenera l’immagine di Dio sul lungofiume e disarmata, mentre la “corrente” va da tutt’altra parte.

    Se ci fosse qualche politico così, smetterebbe di farlo per dedicarsi ad altro. Però non si può smettere di credere a una “volontà” collettiva, che lavora per il bene.

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  4. E’… che un Dio con i fiocchi e controfiocchi (onnipotente-regale ecc)oggi non ha più diritto di cittadinanza. Rimane un immagine del passato, o un fantoccio-caricatura (Dio-patria-famiglia) orrendo e distruttivo (il dio che ha “voluto” l’attacco alle torri gemelle).

    Il Dio che può attrarci a sè, è quello che si fa così vicino e umano da “raccoglierti” ed “accoglierti” soprattutto nei momenti peggiori. Quello che “sa scrivere anche sulle nostre righe storte” (Thomas Merton)

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  5. Un Dio che non si fa notare, come gli occhi azzurri del bevitore, sulla sponda del fiume.
    Non suona la grancassa: lo incontri se vuoi, ma nel segreto, nell’imprevisto, nel quotidiano, nella contrarietà.
    Non è mai invadente, al punto da nascondersi per lasciarti tutto lo spazio di cui hai bisogno.
    Quando pensi di averlo trovato, lui è già nuovo e ti precede.

    Scusate, ero in vena. Buona Notte

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  6. Un politico così – sensibile ed empatico, quando non gaglioffo – sarebbe un salto evolutivo della specie, Fabrizio; capace addirittura, di sua sponte, a rinunciare a metà dei suoi privilegi, e di cominciare dagli ultimi, finalmente, la sua azione politica.
    Grazie, un caro saluto .
    Giovanni

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  7. grazie, amici.
    è difficile scrivere su Dio. per me Dio vuol dire sorpresa, imprevisto, come dice Paola. a leggere il vangelo si capisce come Gesù disattenda ogni previsione umana: ma proprio per questo Dio è più uomo di noi, Loris.
    certo, un politico così, farebbe altro. o forse farebbe veramente politica.
    un abbraccio
    fabrizio

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  8. Riccardo, una delle cause della difficoltà nella individuazione del bene può risiedere proprio nel fatto che quello vero è sorprendente, come ha dimostrato Gesù, sovvertitore dei valori religiosi e sociali del suo tempo.

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  9. temo che in quella indifferenza ci stiano da re. temo che noi applichiamo categorie umane ad una razza di alieni che si nutrono della nostra fiducia, attraverso la quale si impossessano delle nostre vite, non accorgendoci noi che il problema è solo nostro. mi turbava l’idea che i politici siano stati immaginati da fabrizio ridere delle nostre disgrazie, delle nostre debolezze: lo trovavo eccessivo. e invece il sospetto che oltrettutto se la ridano di noi, ad una seconda lettura, mi convince. mi verrebbe da dire che mi gratifica, mi rassicura: immaginarli feccia a quel punto consente un po’ di sollievo. e invece mi arrabbio moltissimo alla scoperta. non solo ci sono, ma anche ci fanno: bella roba! mi ricordano papa bonifacio in mistero buffo nell’incontro con gesù lungo il calvario: dapprima intimorito, imbarazzato, preoccupato, cerca di salvare le apparenze. nasconde gli anelli, perché quel jesus è tanto strano, matto, non sopporta ciò che “sberlùssega”. poi capito come butta, getta la maschera e va a fare orge per il suo giubileo, alla faccia di nostro signore, il venerdì santo. che poi oggi non c’è nemmeno un dante a cacciarlo all’inferno un politico come il bonifax, cioè come tutti, o quasi.

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  10. è Dio perché è perfettamente uomo – o *imperfettamente* (secondo i punti di vista). anche Gesù sapeva di potersi sentir dire *mangione* e *beone*.

    non c’entra nulla, forse – ma un uomo *vero*, Davide Lajolo [leggere per credere, e il nomen è sempre omen: Davide] considerò una dannazione i suoi 15 anni da deputato. ne uscì poi – e rivendicava la sua dignità coriacea di piemontese [che in quanto tale poteva essere solo un osservatore, e non un innamorato, di Roma]… [ma era anche astemio, e se ne vergognava di fronte a Soldati…]

    [mentre Franca Rame diceva a Strabioli, ieri: ero senatrice, guadagnavo quindicimila euro al mese. come dire: *io mi vergognavo*]

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  11. Lucy, la mia era una specie di visione, esasperata, come tutte le visioni. ma magari qualche volta corrispondono al vero.
    Massimo, hai colto nel segno: tutto si gioca tra i due poli del perfettamente/imperfettamente.

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