Poesie di Roberta CASTOLDI

                        Testi tratti da: Roberta Castoldi, Il bianco e la conversazione, Genova-Milano, Casa Editrice Marietti, 2007.

     senza figure

mi ricordo le cose, qui
sì, ma altre
con l’aria che passa a fianco
come intravedere

perché vedere è le quantità

se puoi portarmi via da lì
stendermi più in basso
che possa passare.


*

che pensare è la propria ombra
scesa molto prima
calare e scalare
una smagliatura.

*

somigliare è muoversi
tendere fra loro
il fusto a torcere
per un corpo

io a un invito

girarmi e guardare
tendere e amarsi

ogni cosa al proprio nodo
somigliare è non potere.

*

pensare è anche guardare
le montagne da lontano

occorrono linee e le vedo
nel frattempo c’è lunghezza
e attaccatura
su di me c’è il gioco di riempire
e ispessisco
poi non tocco.

*

stare in me cristallina
tutti i passi
son luce tra le cose.

una veranda di formule
del vetro e rifrazione

immaginare è sale
brucia all’istante
il colore degli occhi.

*

pensare sono una nave
nelle mie parti che dormono

è avere parti. altre chiuse.

che niente l’alto
anche una stanza
vicina e piena
essermi mia come polpa.

perciò scende
e cadeva a dimenticarsi
come si ritorna stanchi.

e sono una terra illustrata bianca.

invito perfetto a fare un segno
puoi anche solo guardare.

*

era camminarti a fianco
che tu sia padre e annebbia
e scoperchia le case

anche solo guardate
lungo i pensieri stretti e accompagnati
sui sentieri.

come avessi bisogno di vedere una sponda
una riva.

*

ad essere fermi in quest’acqua
che ci naviga, mi son detta
un modo è descrivere
sempre
o ricordare

e arrivarci al mondo
fare una strada
uscita dalla porta
non si tagliasse
a me addosso

*

     milano

come nostalgia di essere in ogni casa, lampada da stanza,
tenda che incontro dal basso.
ho nostalgia e dolore che gli spazi della vita siano quasi
tutti privati, anche i miei. ci sarebbe da vivere in tutte
le case. ogni finestra, porta, passo è una vita che
potrebbe essere la mia.
nostalgia di un prezioso interno, delle altrui disposizioni
nello spazio, delle altre forme corporee, scelte di
ambienti, odori delle giornate.

         dunque è questa la mia vita?
         è questa qui?

*

la porta di casa è soglia che taglia netti il fuori e il dentro.
c’è una chiave o un suono da comporre e l’interno
si offre con poca resistenza.
chi era fuori, scompare dentro.
ha inizio la vita propria, la compagna segreta.
è tutto ciò che posso solo immaginare in una distanza
tra me e gli altri, una camera d’aria.
inguardabili anonimità, luoghi privati, sottratti,
scomparsi. sono i luoghi ridotti, il mondo minore, scoperti
e portati fuori con la scrittura, il dire sottile di chi si
insinua fino all’invidia degli altri.

*

mia nonna è morta
quando nessuno guardava:
ho chiuso un petalo di rosa
sotto il suo vestito di sarta.

nascosto il petalo come pensarsi
nessuno sa
come la vita propria.

*

     il bianco e la conversazione

quei lunghi tratti che passo con pensieri amalgamati,
che pur si lasciano far innamorare, e non parlo, non
scrivo, non guardo, non ricordo con taglio.
ecco, credo in essi come tratti di adeguazione a me
stessa
concentrata e sospettosa
come mente
aspetto che l’occhio sia ragionato.

*

ancora una farfalla al concerto. hanno tutte lo stesso
colore. la musica sembra non farle volteggiare, scomporle
in battiti.
battere e levare perforati dalla musica. danzano con
l’abilità di chi suona
io me ne accorgerei subito, non si può non vedere una
farfalla sulle note, nell’aria del palco. eppure vanno
verso un’altra danza: le luci. salgono insistendo e si
scottano. poi cadono ingiustamente sul legno.
dio mi ha dato un esercizio per le dita, alle ali
l’ingiustizia.

*

Nota biobibliografica

Roberta Castoldi (1971) è nata e vive a Monza.
Poetessa e violoncellista, ha intrecciato pubblicazioni letterarie e attività musicali.
Le sue poesie sono apparse per la prima volta su “Poesia” (n. 119, 1998) e in seguito sono state raccolte in La scomparsa (LietoColle, 1999) con prefazione di Franco Loi.
Ha pubblicato la traduzione di alcuni poeti corsi contemporanei.
Come violoncellista ha collaborato, tra gli altri, con David Byrne, John Parish, Afterhours, Bluevertigo, Soledonna e Cesare Basile.
Ha sostenuto un Dottorato di Ricerca in Filosofia e Scienze Cognitive presso l’Università degli Studi di Messina.

***

12 pensieri su “Poesie di Roberta CASTOLDI

  1. Belle queste poesie, precise, essenziali, appena pochi segni a far ombra nel bianco della pagina, e vediamo nascere i pensieri, e il mondo intorno. Grazie a Francesco e complimenti all’autrice.

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  2. “immaginare è sale
    brucia all’istante
    il colore degli occhi.”

    “la porta di casa è soglia che taglia netti il fuori e il dentro.
    c’è una chiave o un suono da comporre e l’interno
    si offre con poca resistenza.
    chi era fuori, scompare dentro.”

    Un’ottima proposta, Francesco.
    Grazie.

    Giovanni

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  3. “stare in me cristallina
    tutti i passi
    son luce tra le cose.”

    Questo “stare in sé” ricorda certe esperienze di uscita dal corpo, quando si è “luce tra le cose”.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  4. Scusate, ma ho il computer in fusione semi-fredda (e non solo quello…).

    Grazie per l’attenta lettura e i commenti.
    Credo che della poesia di Roberta Castoldi si parlerà ancora, a lungo: la complessità delle sue “sottrazioni” e delle “aperture epifaniche” di cui è intessuta la sua scrittura, meritano un approccio sicuramente più sistematico di quello, per quanto attento e preciso, permesso dalla presentazione di pochi testi in rete.

    Un caro saluto a voi.

    fm

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  5. brava, sì, di quelle intelligenze depurate, esplorative, stupite, indie – brava assai, sul serio.
    e anche decisamente cambiata, vero? (me le ricordo le sue cose su Poesia)

    r

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  6. Grazie, Renata.

    Sì, c’è una evoluzione (non affidata al caso) rispetto ai testi poi confluiti in “La scomparsa”: come se la poeta si fosse messa, seguendo a ritroso le sue stesse tracce, a risalire fino al “bianco”, alla frattura dove gli specchi della visione si rovesciano: non più, e non solo, uno sguardo che cerca di rendersi visibile e farsi “leggere” nei segni che traccia, ma, qui, è il segno stesso a farsi sguardo e a rivelare l’immagine a una voce che resta sospesa (“stupìta”), in attesa.

    fm

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  7. Ciao Roberta, complimenti!Una poesia pensata,irta di pensieri filosofici.Ma anche un pò folle;follia futurista che riempie la parola con la musica.La tua musica e la tua bellezza.Ma anche tanta sofferenza ( la musica sembra non farle volteggiare…..)che rischierebbe di frenare il canto ma che tu , abilmente , sublimi ancora una volta con la musica.La poetessa …non è sola!

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  8. questo mondo femminile chiuso fra quattro mura col quale il cuore
    viene segregato ad arabesco il gioco delle parole
    che si fermano in sospensione in attesa chq qualcuno ne fecondi
    a mo di scorpione la natura infedele del cancro
    che quanto a sogn ricorre spesso all’immaginazione
    per poter sopèravivvere e ne dirige a poterino il corso
    nell’ambiguità scarseggia la ragione
    angelo pini

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