Ripensare l’Islam attraverso l’umanesimo

di Guido Caldiron
«Come intellettuale musulmano i miei sforzi, la mia attitudine e i miei obiettivi non sono tanto il risultato della mia formazione accademica, quanto piuttosto della mia esperienza esistenziale. Ho fatto il liceo a Orano, poi l’università a Algeri. In Algeria si era in piena epoca coloniale e come il resto dei miei concittadini ero quotidianamente scosso dal confronto aspro e duro tra la cultura e la lingua francese, conquistatrici, e la mia cultura d’origine algerina (io parlo il berbero e l’arabo). All’inizio degli anni Cinquanta, frequentando i corsi sull’Islam all’Università di Algeri ero profondamente deluso dalla povertà intellettuale con cui venivano presentate la storia e la cultura musulmane. Il movimento di liberazione nazionale si opponeva alla pretesa dei colonizzatori francesi di incarnare la civiltà moderna, e insisteva all’opposto sull’identità arabo-musulmana dell’Algeria. In conseguenza di questo confronto brutale io feci allora una scelta che ha poi accompagnato il mio lavoro successivo: da un lato capire quali erano le caratteristiche di quell’identità arabo-musulmana che veniva proclamata dal movimento nazionalista, dall’altro indagare in quale misura la civiltà moderna, incarnata da chi aveva colonizzato l’Algeria, doveva essere considerata come una civiltà universale».
Mohammed Arkoun, filosofo e storico, tra i maggiori intellettuali musulmani contemporanei, ha definito così nelle pagine del suo Rethinking Islam. Common questions, Uncommon answers (Westview Press, 1994), il debutto del suo lavoro di indagine all’interno dello spazio culturale dell’Islam, sulla sua storia e sull’evoluzione del suo pensiero dai tempi della predicazione di Maometto fino ad oggi.
Professore emerito alla Sorbona dal 1993, autore di circa una trentina di saggi tradotti in varie lingue, Arkoun, che è nato nel 1928 in un villaggio berbero, ha attraversato oltre mezzo secolo di studi islamici analizzando il pensiero e i testi musulmani attraverso la lezione della scuola storica degli Annales prima e l’«antropologia del passato», che ha mutuato dal metodo di Georges Duby e Jacques Le Goff e soprattutto da quello di Michel Foucault, poi. Un metodo di lettura del fatto religioso messa in atto attraverso una “triade concettuale” basata sull’idea di “trasgredire, spostare e superare”, indagando su come l’Islam abbia assunto la sua fisionomia attuale rigettando gli elementi culturali e quelli razionali della fede a favore di quelli mitologici. Al fondo delle sue ricerche c’è infatti non a caso una critica della “religione ufficiale” che prende la forma di un quesito su un punto determinante della relazione tra la fede e lo spazio sociale in cui si esprime, vale a dire «in quali condizioni verificabili l’idea di verità acquista una forza tale da poter comandare il destino di un individuo o produrre una storia collettiva?».
Come spiega Rachid Benzine, ricercatore all’Osservatorio delle religioni dell’Istituto di studi politici di Aix en Provence, nel suo Les nouveaux penseurs de l’Islam (Albin Michel, 2004), dove Arkoun è indicato a ragione tra i protagonisti del rinnovamento musulmano degli ultimi decenni, l’intellettuale algerino indica nell’umanesimo arabo del X secolo il modello per riconciliare fede e ragione, cultura e sacro, libertà e appartenenza religiosa. «Un’epoca, quella presa a riferimento da Arkoun – sottolinea Benzine -, in cui un filosofo come Al Hamiri poteva pensare il fatto religioso, la fede, il Corano e la Charia nello spazio della ragione, differenziandosi dai giuristi e dai teologi».
Mohammed Arkoun è stato ospite nei giorni scorsi del festival Torino spiritualità: un’occasione per tornare sulla sua proposta di rinnovamento della cultura musulmana.

Professor Arkoun, lei ha scritto a più riprese che l’Islam deve ritrovare il proprio umanesimo, riconciliarsi con la cultura filosofica se vuole emanciparsi dagli integralisti e dalle correnti regressive che lo attraversano. Ma quando e perché si è interrotta questa relazione così preziosa?
L’umanesimo ha svolto un ruolo di primo piano nel pensiero islamico fino al X secolo, poi è praticamente scomparso dallo spazio culturale arabo-musulmano insieme alla filosofia. Il pensiero filosofico ha giocato molto nello sviluppo della cultura musulmana dei primi secoli, si traducevano in arabo Aristotele e molti altri fiolosofi, poi, con la morte di Averroè – il filosofo arabo di Cordova scomparso nel 1198 – tutti questi studi si sono interrotti. Paradossalmente mentre questa lezione di apertura culturale spariva dallo spazio islamico, veniva invece scoperta nell’ambito dell’Europa cristiana del Medioevo dove il pensiero dello stesso filosofo di Al Andalus divenne molto popolare. Ma perché proprio allora questa spinta a guardare alla fede anche attraverso la ragione fu quasi del tutto cancellata dal mondo musulmano? La risposta va cercata in più fattori, di natura prevalentemente politica. E’ con la fine del Califfatto e la scomposizione del potere in moltissimi frammenti, che si propongono ciascuno come centro della politica araba, che gli elementi di ricerca e di elaborazione culturale perdono di peso. Non a caso a partire dal XIII secolo si assiste alla trasformazione dell’Islam classico in una religione popolare che è guidata da delle confraternite religiose. Quindi sia gli aspetti mistici e soggettivi dell’Islam tradizionale che la stessa teologia musulmana sono sottoposti a una semplificazione e a un impoverimento che scarta qualunque riflessione culturale. Una deriva iniziata allora e che non si mai interrotta.

Lei è cresciuto in Algeria e ha frequentato l’università nella fase di debutto della lotta per l’indipendenza dalla Francia. Nemmeno in quel periodo si è posto diversamente il rapporto con la fede?
Durante l’epoca della decolonizzazione, con l’emergere dei grandi movimenti di liberazione nazionale, il ruolo dell’Islam popolare si è ulteriormente rafforzato. Nel senso che l’Islam popolare dei secoli precedenti si è trasformato allora in Islam populista. Le generazioni nate tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del Novecento sono ormai completamente distanti sia dall’Islam classico della tradizione che della ragione islamica che aveva accompagnato il debutto storico di questa religione. Ma sono altrettanto distanti dalla modernità europea perché sono state allevate nell’idea di una identità musulmana che prenderebbe forma in un modello politico “islamico” che deriva direttamente da quello dell’epoca del Profeta Maometto e della sua predicazione a Medina. Si tratta di un’evoluzione gravissima perché in questo modo le società musulmane si sono private del tutto del contributo delle scienze umane e della società.

Al centro dei suoi studi c’è ciò che si potrebbe definire come un “antidoto” al pensiero del fondamentalismo: la prospettiva di leggere i testi sacri attraverso diversi strumenti di interpretazione culturale e non in modo “letterale”. E’ questo il cuore dello scontro in atto nel mondo musulmano?
Fin dagli anni Sessanta il Cristianesimo si è avvalso dei contributi interpretativi dei testi offerti dalla semiotica, dalla linguistica, dall’antropologia strutturale, della stessa storiografia. Quindi un quadro di trasformazioni metodologiche che hanno accompagnato e arricchito la cultura cristiana negli ultimi decenni. Al contrario, l’Islam si è privato in larga misura di questo patrimonio di ricerca e ha invece imboccato la via del fondamentalismo che è con tutta evidenza un percorso regressivo e contrario alla razionalità. Perciò è da qui che si deve ripartire se si vuole ridare vigore alla cultura musulmana e liberarla dalle ombre totalitarie che cercano di soffocarla.

Pubblicato su Liberazione, 30/9/2008

30/09/2008

19 pensieri su “Ripensare l’Islam attraverso l’umanesimo

  1. Non posso fare altro che condividere le parole di Arkhoun, anche se il percorso sarà molto complesso.

    Blackjack.

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  2. Posso dire che mi meraviglia che la pur breve intervista ad Arkhoun abbia riscosso un interesse così basso? Il confronto con l’Islam estremista e la speranza che l’Islam evolva e torni ad essere ciò che era è uno dei temi che vivremo nei prossimi anni, sulla nostra pelle, e che condizionerà tutto il nostro vivere.

    Blackjack.

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  3. anche il cristianesimo si è evoluto: nella forma del cattolicesimo non possiamo dire di sentirci fieri per tutto quello che questa confessione nel suo percorso ha disseminato. spesso al fianco dei potenti per opprimere, contro i potenti per contendere loro lo scettro. ha ucciso, mentito, torturato, mandato al rogo. ci ha messo duemila anni per essere la chiesa di oggi, che, tuttavia, se fosse in grado di incidere nettamente sui destini temporali degli uomini, farebbe sentire con più forza il suo potere. è il “mondo” che, laicizzandosi, ne ha assottigliato il potere, non è stata una sua scelta. se non fosse stata, la chiesa cattolica, anche tutto il brutto che è stata, forse sarebbe scomparsa dal nostro orizzonte molto presto. l’islam fa lo stesso. noi notiamo con terrore l’inclinazione al fanatismo perché le armi del nostro tempo sono terribilmente distruttive, e loro hanno le armi, perché non sopportiamo che le donne siano costrette a pratiche e comportamenti umilianti, mentre noi godiamo di relativa libertà e possibilità di affermazione. se non ci spaventasse il pericolo e la contesa ideologica con l’occidente fosse meno accentuata, non ci importerebbe nulla del fondamentalismo islamico. sarebbe un problema d’altri. invece è un problema perché invade il “nostro” territorio, la “nostra” sicurezza, perchè abbatte i “nostri” grattacieli, perché “condizionerà tutto il nostro vivere”. vorremmo noi che il cristianesimo tornasse ad essere quello che era alle origini? poi però passò per un’evoluzione-involuzione pericolosa: chiediamolo agli ebrei, non solo a quelli dei campi di sterminio, ma agli ebrei askenazi, dalla diaspora in poi, quanto si sarebbero augurati che il cristianesimo tornasse alle sue miti origini. si vede che è nel destino delle grandi religioni monoteiste passare per la stagione del fanatismo.

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  4. Lucy, ma perché vedi sempre con la lente del muro contro muro? Arkoun non vede un muro contro muro, ma un “problema” dell’Islam che può essere risolto (con il supporto esterno a chi percorre e percorrerà questa strada) solo al suo interno. Io non vedo un muro contro muro, sarebbe troppo complesso spiegare le motivazioni, anche personali, ma vedo Paesi, come l’Indonesia, controllati da meno del 10% della popolazione estremista – sono arrivati a vietare i costumi delle ballerine balesi, meno di un mese fa e la notizia non è nemmeno passata. La vicenda mi ricorda i Buddha di Bamyian in Afghanistan.
    Vedo un muro estremista che si alza e, al di là delle guerre americane, nelle quali non mi infilo e che non mi vedono d’accordo, non mi hanno mai visto d’accordo, non scorgo nessun appoggio SERIO, da parte dell’occidente, a quel movimento Islamico moderato che lotta, mettendo a repentaglio la propria vita, ogni giorno.

    E’ innegabile che un simile percorso, se non muterà, condizionerà tutto il nostro vivere; era solo e semplicemente una constatazione.

    Blackjack.

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  5. quale muro? io parlavo d’altro, relativizzavo.
    (come vedi, mal comune. io e te: uguali, quasi fratelli. coltelli).

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  6. grazie a Black e Lucy.
    è un tema difficile e affascinante quello dell’incarnazione storica del fenomeno religioso. si può perdere per strada lo spirito iniziale, a causa dei difetti incorreggibili, forse, dell’istituzione. e allora diventa un impegno insostituibile liberare l’esperienza dalle incrostazioni che le si sono attaccate addosso. la sfida della modernità è uno stimolo essenziale. ferma restando l’irriducibilità a un piano solo orizzontale, o terreno che dir si voglia. più si è disposti a mettersi in discussione, meglio è, ma senza mai rinunciare al dato di fondo, a quella che il cristiano chiama rivelazione. è proprio la rivelazione, del resto, a far saltare tutte le comode sicurezze e le collusioni coi poteri della terra. il maestro dei cristiani è stato per l’appunto giustiziato dai poteri civili e religiosi.

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  7. Secondo me c’è un problema di approccio che non solo rende la teoria di Arkoun utopica, ma anche sbagliata.
    Il problema è questo, lui oppone un islam interpretabile, dunque plasmabile allo spirito del tempo, ad un islam letterale dunque fondamentalista.
    La prima figura è del tutto aleatoria, le teorie scientifiche cambiano e con esse cambia la concezione di Dio, cosa che nessuna religione, illuminata o meno, può accettare, in quanto non Dio è parto della religione ma il contrario.
    Questo dal punto di vista religioso naturalmente, ma quale altro punto di vista può realmente capire una religione senza trasformarla in un insieme di credenze etniche e culturali opinabili?
    La seconda è ancora più errata, e questo fa specie essendo l’autore uno studioso preparato; il fondamentalismo non è la lettera dell’islam, ma di una versione modernissima, stravolta e artificiale di questo.
    Le teorie fondamentaliste islamiche nascono in epoca recente; Hassan al-Banna, fondatore dei Fratelli musulmani in Egitto, e di Abu al-A’la al-Maududi, fondatore nel 1941 della Jamaat-e-Islami in india, quest’ultimo particolarmente ispirato dal movimento fondamentalista americano dell’ottocento (movimento da cui nasce il termine fondamentalista).
    L’altra grande patria del fondamentalismo è l’Arabia saudita che è in mano ad un’altra setta eretica che è quella wahabita che unisce una visione letteralista della legge religiosa ad una concezione eretica di questa finalizzata alla conservazione dinastica del potere.
    Dunque quando si parla di fondamentalismo si parla essenzialmente di un uso politico della religione che nulla ha a che fare con la sua natura spirituale o religiosa che viene invece mutilata e costretta in prescrizioni vessatorie.
    Io credo che mettere mano ai fondamenti autentici di una religione, (che si parta da teorie umanistiche, antropologiche o politiche poco cambia), sia qualcosa di simile alla manipolazione del nucleare, con l’illusione di benefici definitivi e pacifici si lastrica la storia di cadaveri.

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  8. Mario, la tua breve analisi evidenzia molte criticità reali, ma non vedo altre vie: o un cambiamento morbido alla Arkoun e un sostegno reale a quelli come lui o uno scontro armato diretto che non farà prigionieri.

    Blackjack.

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  9. La mia analisi approssimativa si riferiva ad un vizio di fondo della teoria di Arkoun, ma non è solo questo, l’islam dal punto di vista dell’organizzazione religiosa, non ha nessun punto in comune con la chiesa cattolica, non è unitario, non ha un capo od un rappresentante riconosciuto ne un organo sinodale le cui decisioni abbiano valore legale a livello della prassi e della dottrina, la fatwa di un mullà di uno sperduto paese caucasico vale per tutto l’islam e non c’è un’autorità al di sopra che possa contraddirla se è fondata su basi coraniche.
    La paura dello scontro è un’ipocrisia, l’occidente ha favorito, finanziato e avvallato per più di cento anni la nascita di movimenti che vanno dal finto illuminismo laico kemalista all’ottusa e rozza oppressione dei talebani, minando scientemente quella che era l’unica forma di unità della grande comunità diffusa su quasi tutto il pianeta, cioè l’ortodossia sunnita in equilibrio con la controparte sciita con cui si divideva i territori di dominio.
    Dunque manca del tutto un’autorità con cui dialogare, qualunque mullà o laureato o studioso mussulmano può presentarsi come rappresentante dell’islam “vero”, ma nulla nella giurisprudenza islamica può sostenere questa pretesa.
    Possono farlo singoli paesi, mandare esperti o religiosi a confrontarsi con i nostri filosofi, (con Vattimo? abbiamo filosofi che abbiano reale influenza sulla società occidentale?) ma dal punto di vista dell’islam come realtà globale sono fatti irrilevanti, anche se possono evitare attriti politici fra due paesi.
    Inoltre stiamo parlando di un mondo occidentale, che vede ogni giorno fallire il suo millantato primato di civiltà.
    Io ritengo che la frammentazione e la ibridazione della religione abbia sempre portato sciagure, non credo che andare a tentoni cercando di spegnere interruttori e accenderne altri per modificare la realtà possa dare risultati credibili, credo piuttosto che i popoli islamici dovrebbero ritrovare la loro fede vera e attraverso questa rispedire al mittente i loro falsi maestri e capi, e lo stesso credo per quanto riguarda l’occidente cristiano.
    Un tempo, anche a Roma, quando veniva eletto un vescovo il popolo si esprimeva con due termini, axios, degno, o anaxios, indegno, e questo giudizio era determinante e definitivo, il popolo è ovunque il vero garante della fede autentica, se se la lascia portare via ne paga per primo le conseguenze.

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  10. Mario, parto dalla fine (dando per scontato che sia noto a tutti che non esiste, nell’Islam, una gerarchia religiosa).Il popolo islamico non si sta facendo portar via: gli sparano se si oppone.
    E’ questa la grande differenza ed è questo, a mio parere, il motivo per cui è necessario un appoggio esterno consistente e palpabile, alle persone che, come Arkoun, propongono e sostengono una via moderata.

    Blackjack.

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  11. il popolo islamico è più di un miliardo di persone, ma questo è un discorso diverso, alle origini era una minoranza perseguitata eppure ebbe un’espansione senza precedenti nella storia in virtù della forza intrinseca della sua idea, come questo avvenne è un altro problema, ma non conosco espansioni pacifiche nella storia se si eccettuano quelle di cristianesimo e buddismo.
    La via moderata, se vuoi, la trovi nella sunna, l’islam di per se non ha bisogno di essere modificato, tanto meno dall’esterno, quello di cui ha bisogno secondo me è di essere lasciato in pace invece di usarlo per fare le guerre di procura al blocco sovietico prima e a chiunque non riconoscesse il nuovo ordine americano poi, o per rovesciare paesi non allineati.
    Il problema è che gli apprendisti stregoni adesso si trovano una realtà incontrollabile che ha preso gusto al gioco e un intellettuale o cento intellettuali non vedono come possano incidere una realtà che non legge libri, non guarda la televisione, soprattutto non si fida dell’occidente che in questo momento ha veramente poco da insegnare e dovrebbe pensare prima di tutto alla sua condizione di violenza e oppressione.
    Ma c’è un terzo e più difficile discorso da fare, ed è la differenza fondamentale tra islam e cristianesimo.
    Nonostante la farisaizzazione della chiesa occidentale e gli otto secoli di potere temporale integralista vaticano, lo spirito del nuovo testamento ha permesso che si formasse l’idea e in alcuni casi la realtà di una società civile che potesse rivendicare dissenso rispetto all’autorità costituita.
    Però quello che nell’islam è naturale, cioè la teocrazia, nel cristianesimo non lo è quindi non è pensabile pensare un islam sul modello della chiesa dopo il concordato, cioè come sola realtà religiosa sottomessa al potere laico dello stato, quindi ricondotta in qualche modo a ciò che fu nei primi dieci secoli.
    L’islam dovrebbe poter esercitare il governo nei paesi islamici secondo le direttive di tolleranza e apertura che sono propri del messaggio coranico e avere rapporti con gli altri paesi secondo un ordinamento internazionale.
    Questo non è stato permesso dall’occidente avido di risorse e di materie prime e si è favorito un sistema frammentario e bellicoso cui si pensava di tener testa facilmente con la supremazia tecnologica.
    Quello che noi oggi chiamiamo islam è una realtà indecifrabile e deforme con cui il dialogo può partire solo da una sua propria ed autonoma ripresa di identità, altrimenti continuiamo a sognare un islam a nostra misura e capriccio.
    Ti faccio un esempio pratico, per farti capire cosa intendo, sotto il dominio ottomano, in quello che fu il territorio greco e dell’asia minore troviamo la più grande comunità ebraica europea a Tessalonica, armeni, curdi e greci vivevano, pur sotto un tallone pesante, facendo affari, coltivando la terra e per quanto riguarda i greci rivestendo cariche pubbliche di rilievo.
    La laicizzazione della turchia, quel movimento che chiamiamo kemalismo, che consentì la formazione di uno stato moderno e laico, si costruì sulle prime grandi stragi etniche del novecento, la parola genocidio venne coniata per l’occasione.
    Guardando i fatti c’era più dialogo con la corte islamica e più tolleranza, e possiamo vedere la stessa realtà in quasi tutto il medio oriente, di quanta ne ha conosciuta l’europa in dieci secoli di storia con antisemitismo, oscurantismo religioso e guerre di religione.
    Quello che mancava nel mondo islamico era una classe borghese privilegiata legata a doppia mandata al dominio delle banche, grazie alla proibizione legale-religiosa dell’usura.

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  12. Mario, non vorrei sembrare ‘riduttivo’, ma all’origine tutti sono piccoli. E’ vero che, partendo da Ataturk, l’islam ha subito attacchi diversi e negli ultimi 50 anni è stato ‘sfruttato’ da Francesi, Inglesi, Russi, Americani, etc… per i propri interessi, ma ciò non toglie che, dando per assodata la tua cronistoria, negli ultimi 20 anni, l’Islam estremista stia prendendo il sopravvento e colonizzando l’Islam.
    E’ vero: nei paesi islamici, con l’eccezione di una parte dell’Indonesia e dell’Iran, non esiste una classe media, non solo per i dettami islamici, ma perché quei Paesi sono sempre stati controllati da oligarchie che non hanno mai distribuito ricchezza. I dettami islamici da soli non spiegano: anche il gioco d’azzardo è vietato dal Corano, ma ti posso garantire che tutto manca, in quei Paesi, tranne i Casinò.

    Rimane comunque il problema: o l’Islam, da solo o supportato, trova il modo di far prevalere la componente moderata, oppure, in meno di vent’anni, ci troveremo nella terza guerra mondiale. C’è anche il rischio che, questa terza guerra, sia anticipata per sfruttare quel vantaggio tecnologico di cui parli. E’ una scelta che farei anch’io, dovessi trovarmi a dover decidere fra ‘il mio mondo’ e ‘il loro mondo’. Il punto rimane quindi quello di trovare una via per far avvizzire la pianta dell’estremismo e l’unico modo, al di là delle armi, è quello di supportare chi cerca di percorrere questa strada pacificamente.

    Blackjack.

    PS: la Turchia la vedo come uno stato militare, come prima cosa, e poi, eventualmente, tendente al modernismo e al laicismo. Quanto tempo è che non ci vai?

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  13. Neanche le banche mancano nei paesi islamici, sono d’accordo comunque che si stia andando verso lo scontro, ma dubito che la tecnologia sarà vincente, comunque se devo pensare a due parti contrapposte non posso riconoscermi in nessuna delle due.
    Vedi, è giusto dire che l’islam debba trovare una componente moderata sufficientemente ampia da minimizzare le componenti estremiste, ma se fai uno sforzo di astrazione e cessi per un momento di essere occidentale, guardi l’attività finanziaria occidentale e la sua violenza nei confronti del mondo, non vedi un estremismo e un integralismo assolutamente nocivo e speculare all’altro? dove sta allora la componente moderata del mondo occidentale che dovrebbe appoggiare quella islamica? non è anch’essa sotto la minaccia di strangolamento, se non di lapidazione, dei mullà di wall street?
    Non vado in Turchia, ma so che ogni modernizzazione di un paese non occidentale è caratterizzata da uno stato militare, i turchi sono un popolo barbaro di tartari delle steppe con alcuni luminosi esempi, per lo più martirizzati, fu mitigato dalla civiltà islamica che gli diede una legge altra da quella del predone, cadendo quella custodia rimane la barbarie, armata ed enfatizzata da tedeschi prima e poi dalla NATO secondo gli schemi della plutocrazia massonica.

    Caro Fabrizio, Gesù ha predetto tutto questo, noi viviamo tra le sue due venute e sappiamo quello che caratterizza la seconda, non trovi impressionante leggere le profezie dell’Antico Testamento e l’Apocalisse, con quelle torri che crollano e i mercanti che si disperano? io mi chiedo allora su cosa si fonda la speranza, se è un venire a patti con mammona, l’illusione di gestirlo, o se non sia il conservare i semi nella tempesta che sta arrivando.

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  14. Mario, non sono così d’accordo sullo ‘strangolamento dei mullà di Wall Street’ e dovremmo parlarne a lungo. Anzi, sai che ti dico? Se non si trova una soluzione sarà lo strangolamento dei ‘fondi sovrani’ di quei Paesi, nei confronti dell’occidente, la causa del prossimo conflitto.
    Si continua a considerare solo la finanza occidentale, ma non dimenticare che la ‘finanza islamica’ è altrettanto ben presente all’interno dei meccanismi di Wall Street e ha, inoltre, il vantaggio indubbio di non dover sottostare alle regole di mercato. Mi pare, su questo fronte, riduttivo il tuo ragionamento.

    Per quanto riguarda la ‘svestizione’ del mio essere occidentale, sarebbe un discorso troppo complesso; comunque è vero: preferisco la mia parte occidentale.

    Blackajck.

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