Adesso viene la notte, di Ferruccio Parazzoli

“Certo, i politici, come no? Eccoli anche loro con le loro maschere ciniche attraversare la scena, ma anche loro, confusi e immeschiniti sotto il maleficio di Satana. Ecco l’onesto Zaccagnini, ecco l’inarrivabile Andreotti andare a trovare di nascosto, nella notte, il Papa che veglia in angoscia e cercare di spiegare i motivi per cui sono costretti a non venire a patti con le Brigate rosse, ad abbandonare il Giusto al suo tragico destino. Ma le loro parole passano dal cinismo alla confusione perché è Satana, nell’imitazione buffonesca di Dio, a creare la confusione delle lingue: così Zaccagnini finirà per esprimersi con le fanatiche espressioni di un mistico del Seicento e Andreotti con quelle del Manifesto del Partito Comunista. C’è anche Prodi, naturalmente, con il dito nel piattino della seduta spiritica, che interroga lo spirito di La Pira e di don Sturzo circa il luogo del sequestro di Moro. Una scena patetica della quale resteranno disgustati gli stessi spiriti evocati che andranno a lamentarsene seduti sul bordo del letto di Paolo VI.”. Così parla Ferruccio Parazzoli, intervistato dalla sua agenzia letteraria e quindi in veste di interprete autentico dell’ultima opera sua. Adesso viene la notte è la ricostruzione dei giorni in cui Aldo Moro viene sequestrato dalle Brigate Rosse vissuta con gli occhi, l’intelletto e la fede di Papa Paolo VI Montini, che del presidente DC era amico personale dai tempi di gioventù. In scena c’è quindi un Papa, uno statista di rilievo e, perché nulla manchi, Satana. Che a Parazzoli non facciano difetto impudenza e sicurezza di sé lo dimostrano intanto una vita spesa al servizio dell’editoria e una bibliografia delle più ricche (8 romanzi e 2 saggi dal ’97 a oggi). Stavolta però ha deciso di superarsi. Concepito come pièce per il teatro e poi ridotto a racconto lungo o romanzo breve, questo Adesso viene la notte. Il titolo è liberamente tratto da una misteriosa invocazione di Cristo prima della guarigione del cieco nato (miracolo raccontato solo nel vangelo di Giovanni); e riprodurrebbe però le ultime parole pronunciate da Paolo VI, la sera del 6 agosto 1978, prima di morire. Sul miracolo narrato in Giovanni, 9, 1-41 la produzione di commenti è presso che sterminata (celebre, fra tutte, l’Omelia 44 di Agostino). I testi di riferimento scelti da Parazzoli sono più recenti e, con correttezza di saggista e divulgatore, indicati in una nota priva di titolo e posta in clausola di racconto: un paio di memoriali di ex terroristi, 2 volumi in tema a firma di Jean Guitton, La sconfitta di Dio di Sergio Quinzio e la traduzione italiana della sceneggiatura di Lucida follia, film di Margarethe von Trotta. Un materiale di lavoro spaventevole per chiunque, salvo che per l’ultimo Ferruccio Parazzoli. Faccia testo l’incipit: “Paolo VI è morto. E’ morto anche Papa Luciani dopo soli trentatré giorni dall’elezione al Soglio pontificio. Giovanni Paolo II ha dato disposizioni per la ripulitura generale degli appartamenti privati che si affacciano sul cortile di San Damaso, al terzo piano del palazzo pontificio. Papa Luciani non ha fatto in tempo a eliminare i segni ancora visibili, evidenti in maniera imbarazzante per il nuovo Papa polacco, di un’oscura lotta avvenuta in quei locali”. La lotta, come detto da Parazzoli nell’intervista già citata, è quella fra Paolo VI e Satana. Il Papa è al corrente che, nella lotta, sarà il suo nemico – nemico dell’umanità, il male fatto persona – a prevalere. Non su di lui, però, sì invece su un amico, che è appunto il presidente DC Aldo Moro. Attorno a questi due, Parazzoli fa muovere, in un grand guignol certo bene orchestrato, non di meno goffo nelle movenze e legnoso nella prosa, di personaggi ed eventi della cronaca di quei giorni. Compaiono così, in vesti abbastanza marionettistiche, Benigno Zaccagnini, Romano Prodi (2 pagine da una sua audizione nell’81 presso la commissione parlamentare che indagò sui fatti), Don Luigi Sturzo, Giorgio La Pira, don Pasquale Macchi, segretario particolare di Paolo VI dal 1954 fino alla morte. Il clima sulfureo è creato senza lesinare effetti, se non fosse che, con una certa frequenza, Parazzoli svela il suo modello: ovviamente Dostoevskij, ovviamente i Karamazov e, dei Karamazov, il capitolo dedicato all’incubo di Ivàn Fëdorovic. Siccome tutto, anche e forse soprattutto in un’opera di finzione, ha da tenersi, è proprio su quella pagina che era aperto il capolavoro russo, posato sul tavolino di Paolo VI al momento della sua morte. Se questa ultima riuscita di Parazzoli dovesse avvicinare qualche lettore al capolavoro russo, anche Adesso viene la notte avrà avuto un senso.

Pubblicato su L’Indice dei libri del mese, giugno 2008.

6 pensieri su “Adesso viene la notte, di Ferruccio Parazzoli

  1. Questa recensione è magnifica.
    In primis sembra quasi un racconto e non una recensione anche se ci sono gli ovvi riferimenti del caso. Purtroppo non sono assolutamente dotato della capacità di addentrarmi in simili storie che mi sembrano piuttosto complesse ma forse no.
    Ma se l’autore di questa recensione mi dice che la storia che narra Parazzoli è meno complessa dei Fratelli Karamazov – che all’epoca mi era piaciuta davvero molto – allora potrei anche rivedere il mio punto di vista e farmi ingolosire.
    Anche sotto questo profilo, eventualmente, Adesso viene la notte avrà un suo senso a prescindere da I fratelli Karamazov.
    Una specie di reciprocità, se così si può intendere.

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  2. Paolo Cacciolati, ho incontrato tot volte il presidente Andreotti (motivi di lavoro, pas de quoi). Non escludo mi abbia contagiato in quelle occasioni, non certo per la figura miserrima che ne fa il Parazzoli – però poi vien fuori che lui, non diversamente dall’assai più efficace Sorrentino del “Divo”, voleva parlare d’altro e allora basta.

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