In Itinere – Agostino CORNALI

     Poesie inedite di Agostino Cornali

Agostino

              per Agostino Cornali (1957-1978)

Saltano gli schemi, stanze chiuse
(insopportabile il freddo delle maniglie)
e subito tre fischi dal corridoio.

Ci vuole coraggio a tornare qui
anni dopo la fine della partita
e trovare ante sfondate, vetri rotti
dalle pallonate, odore di cavolfiore

il tempo, è vero, ha svuotato gli armadi
soffiato polvere tra le lenzuola
ma questa casa non è vuota
c’è chi resiste, rimane a guardia
delle assenze

e c’è una foto in bianco e nero
degli anni ‘70
con la maglia della squadra, le scarpe da calcio
il sorriso di un goal

una foto per incontrare il tuo sguardo
quando nessuno ci vede
per ricordarmi che è tuo e non mio
il nome che porto

 

*

 

In Grecia

               tu ne quaesieris -scire nefas- …
               Orazio, Odi 1, 11

(nessun falco sulla via di Delfi
per noi turisti giovani e stanchi
neanche intravisto dai finestrini
mentre dormivi sulle mie gambe)

tredici anni incredibili
di condivisione,
polvere sui banchi
corridoi scale cortili

ma all’oracolo non chiedemmo nulla
e comunque non avrebbe
risposto.

 

*

 

Invernale

Questa pioggia sa già di neve
pensi ansiosa guardandola dai vetri
torturare tutti i tetti

e già desideri cimiteri bianchi
il passo che affonda
e quello strano silenzio.

Lo sai, non temo più
cambiamenti di stagione
e il tuo amore è una stufa spenta
il venti dicembre
ghiaccio sulle scale
la pecora del presepe che continua
a cadere

 

*

 

Mietitrebbie

Restituite dalle acque troveranno
mietitrebbie, erpici rotanti
incastrati tra le rocce
degli scogli, carcasse
di autocarri
col nome ancora appeso
al parabrezza

le crederanno macchine da guerra

e poi, al largo,
necropoli subacquee
di biciclette
e polipi giganti
aggrappati ai campanili.

La pianura padana
di nuovo sommersa dal mare
e la strada che ora ci congiunge
sarà una lieve increspatura
del fondale

 

*

 

Parusia

              E vedrete il Figlio dell’uomo
              seduto alla destra della Potenza
              e venire con le nubi del cielo
              Mc 14, 62

La mia speranza è la tua

vederlo un po’ goffo, un martedì sera
incastrarsi coi sacchetti della spesa
tra le porte scorrevoli dell’esselunga
e poi di corsa sulle scale
mobili per non bagnarsi

ma lui lo sa
che a noi non basta uno sguardo
o qualche moneta, e allora si ferma
chiede del cane, come si chiama,
cosa portiamo dentro lo zaino

e si siede per terra ad aspettare che smetta.

Invece no
nessuno si ferma, anch’io vado di fretta
e non mi accorgo che ogni sera sei tu
quello seduto davanti alle porte
col cane, lo zaino, i sacchetti della spesa

 

*

 

Polis

I cantieri estivi sono ferite aperte
nella carne calda di una città deserta
che senza vergogna le mostra ai turisti
e ai pochi che sono rimasti
slavi, rumeni, sudamericani

ma quest’anno è quasi ottobre
e non li hanno ancora tolti
si procederà, dicono, per vie legali
e in centro ognuno a passo d’uomo
per sentirci finalmente tutti uguali

davanti alle voragini
scavate nell’asfalto

 

*

 

Porte de Vanves

Nei quartieri dormitori non si dorme
si esce sui balconi, si sta fuori tutta notte
a guardare oltre le cliniche

ecomostri e costellazioni

a cercare Cassiopea, le Pleiadi, il ricciolo
di Berenice

nessuno ci convince
che sono vecchie storie, che le luci del centro
cancellano il cielo

a me basta un metro
cubo d’aria purissima
e 30 gocce di valeriana, a me
basta la musica
dei camion bielorussi
fermi alla dogana

per capire che la mia
è periferia, terra di frontiera
dove solo chi parte
s’incontra per le scale,
nessuno ritorna
e chi rimane

non riesce a dormire

 

*

 

Prima di partire

Una strada che diventa familiare
attraversa paesi che sembrano sfollati,
illuminati
dalle insegne bianche dei ristoranti

ma tu accompagnami
nelle giornate di sole,
quando vanno in bicicletta
anche i vecchi del tuo paese
sulle strade che seguono i fossi

accompagnami
e il cielo azzurro della Spagna
sarà un sogno arabo,
un miracolo
per gli occhi stanchi dei filologi

 

*

 

Una crociera sul Nilo

              18/12/2007

Il vento del deserto dove ci trascina

me lo chiedi dall’altra riva
del tavolo con uno sguardo
mentre togli le lische al pesce gatto

con la sabbia tra i denti e nei canali
semicircolari mi fa inciampare
sulle scale delle mastabe

milioni di anni, ti prego, restiamo qui
bloccati davanti alla chiusa di Esna
a contare i minareti
dal ponte della nave

 

*

 

Irish pub

Tutta la sera a guardare fuori
se per caso passa qualcuno,
qualcuno che non voglio incontrare

come un ex compagno di classe,
il maestro di tennis
o magari la suora del doposcuola

mi chiedo in quale quartiere
siano finiti, se sono ancora vivi
e come passano questi giorni di crisi
che costringono tutti a respirare più piano

ma quando il bar chiude è un sollievo
il rumore delle valigie sulla strada
trascinate dalle hostess
che finalmente tornano a casa

vorrei mi salutassero
in una lingua che non conosco

 

*

 

Strassendorf

Anche qui, sai, si vive bene
col digitale terrestre e la banda larga

anche qui si può crescere un figlio
e insegnargli a guidare senza finire nel canale
quand’è inverno, e c’è nebbia

poi la domenica stiamo insieme
dopo la messa ci sediamo fuori dal bar
a guardare i camion
passar sulla statale

oppure in bicicletta andiamo nei campi,
verso sud, e possiamo arrivare
fino al mare.

Anche qui si vive bene,
la sera stiamo in casa a guardar la televisione
e a volte ci sembra di essere altrove

 

*

 

A quale amore più alto consacrato
mi concedo uno sbaglio
nei bar vuoti di luglio

rimango
dove nel buio
s’affilano le differenze

dove si chiede
in quale libro, in quale continente
s’è perduta tutta
la leggerezza

*

Nota

Agostino Cornali è nato nel 1983. Studia Lettere Classiche all’Università di Milano.
Segnalato in vari concorsi, ha vinto quest’anno il “Poesiafestival” di Modena – Terre di castelli (sezione “Under 29”).
Quelli qui pubblicati sono tra i suoi primi testi a comparire in rete.

***

12 pensieri su “In Itinere – Agostino CORNALI

  1. ah, vista sopraffina e arguzia, solo a tratti lievi affezioni, ancor meglio dov’è piena di tatto e cristallina: ma che bella questa lirica – onore anche a marotta, che presenta sempre dei così bei lavori.

    un saluto,
    r

    Mi piace

  2. ciao Francesco!
    e grazie per questa proposta di Agostino Cornali

    tanto scontato l’uso del “tu” in poesia, fino a doverne rifuggire l’estenuata epifania, quanto mi sorprendo con questi testi a riscoprirne il gusto, la tranquilla colloquialità – dove per “tranquilla” intendo quell’emozione nella quale si generano e dalla quale transitano e di cui sono in varia misura sostanziate tutte le altre emozioni, secondo alcune teorie estetiche induiste – e non è assenza d’emozione, ma emozione zero, cioè un qualcosa che si può provare, e cui mira la meditazione – una sorta di distillato emozionale

    non ho ben chiaro che cosa intenda Renata Morresi con “solo a tratti lievi affezioni”, mi sembra però consentaneo questo suo parere con la mia impressione attorno alla *tranquillità* di Cornali, dove le affezioni ogni tanto *sporgono* dal canto piano di fondo

    una scrittura che non teme il banale, l’ovvio (detto da obvia mens…), che si riscatta nel clinamen dell’accostamento che scarta dal tracciato ob-vius, come “il cielo azzurro di Spagna” che “sarà un sogno arabo, un miracolo per gli occhi *stanchi dei filologi*”

    che potrebbe benissimo non andare mai a capo, ma che ci va al momento giusto

    Mario Bertasa

    Mi piace

  3. Grazie Renata, e grazie Mario.

    Forse la speranza segreta di chi pubblica testi, su carta o in rete che sia, è proprio quella di imbattersi in commenti capaci di restituirne il senso profondo, di spostare più oltre, fino a coinvolgere altri sguardi e altri ascolti, l’orizzonte di senso della scrittura, dell’offerta.

    Sono pienamente d’accordo con le vostre osservazioni, che trovo convergenti, tra le altre notazioni espresse, in una sensazione che mi ha colpito fin dalla prima lettura di queste liriche: di essere in presenza di una pupilla “sopraffina… piena di tatto”, oserei dire “sapienziale”, che nell’abbandono dell’armamentario “classicheggiante” che ci si aspetterebbe (tenuto conto anche degli interessi di studio dell’autore), quello più rituale e abusato, in favore di una cifra da “grado zero”, da “tranquillo… distillato emozionale”, segna lo stacco, lo “scarto” vocazionale, che immette, con ragguardevole naturalezza e padronanza, in un territorio ben circoscritto e definito, tematicamente protetto e stilisticamente dominato.

    Penso che testi come “Porte de Vanves”, ad esempio, siano opera già matura uscita da un’officina in pieno fermento creativo, capace di rilasciare a breve produzioni di altissimo artigianato.

    fm

    Mi piace

  4. Amo leggere e gustare testi di giovani autori-promesse certe per il futuro della poesia. Mi sembra che questi testi ne siano conferma.

    Grazie a Francesco e complimenti ad Agostino

    jolanda

    Mi piace

  5. Ogni discorso generazionale ha il valore che ha, ma mi sembra che fra i tanti giovani poeti che coltiva l’Italia ve ne sono alcuni che hanno compreso anzitempo a scremare la lingua. Scelta importante, perché va di per sé che è sopraggiunta una domanda riflessiva su cosa sia la parola poetica e come usarla più efficacemente. Trovo assai belle (ciò che provocano piacere) e sottili ad una lettura poetica attenta queste poesie di Cornali, che manifestano un ordine del mondo (ovviamente comunicativo e linguistico) in cui la poesia si può muovere solo ricercando la chiarezza della sua sensibilità. Un saluto a lui e al giusto orecchio di questo spazio.

    Guido Mattia Gallerani

    Mi piace

  6. Ringrazio tutti per le vostre parole, in particolare Guido, che è un amico, e Francesco, a cui sono grato anche per la disponibilità e l’ospitalità che mi è stata offerta su questo blog.

    Conserverò le vostre impressioni e i vostri commenti come preziose indicazioni per migliorarmi.

    A.C.

    Mi piace

  7. Grazie a te, Agostino: ti aspettiamo quando avrai voglia di farci leggere nuovi testi.
    Intanto, buona ricerca e buona scrittura.

    Un caro saluto.

    fm

    Mi piace

  8. mi considero una persona fortunata, perchè ho potuto apprezzare le tue poesie sin dal loro esordio.
    Ricordo ancora quel blocco pieno di fogli scritti che ti portavi sempre dietro, nella speranza di potermi incontrare per farmeli leggere… Avevi solo otto anni!!
    Sono sempre stata fiera di avere un cugino come te.
    Ti voglio bene.
    Claudia.

    Mi piace

  9. La leggibilità è ahimè un’arma a doppio taglio e in questa ricerca di leggerezza mi sento vicino alle intenzioni di Agostino e ai rischi che tale ricerca comporta.

    Penso che al di là della teoria, dopo aver scritto una poesia (e dopo averla abbandonata per qualche settimana e poi rivista) dovremmo sempre metterci dalla parte del lettore e chiederci ad ogni lettura e rilettura:
    è soprendente (anche per me, prima di tutto per me che l’ho scritta)? mi ha sopreso con qualcosa che prima non sapevo o non avevo mai saputo dire? è davvero questo l’unico modo? o è soltanto il più “efficace”, il più “bello”?

    Un caro saluto e un ringraziamento ad Agostino e a Francesco per una lettura interessante, stimolo di lunga riflessione e autocritica.

    Un abbraccio,
    Giovanni

    Mi piace

  10. Ciao Agostino,
    complimenti per l’illustre e rara dote di cui fai ottimo “uso”: la poesia!
    Non sapevo di questo tuo diletto…
    Ci vediamo presto, Edo ( tuo ex alunno! )

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.