A Roberto Saviano

Caro Roberto,
ho l’impressione che il tuo appello, pubblicato su Repubblica del 22 settembre, non abbia prodotto le reazioni che aspettavi. Hai toccato tasti delicati, come l’istinto di sopravvivenza, la sicurezza per sé e per i propri famigliari; tasti che danno note stonate, quando si tratta di accordarli con i rischi di una vita libera. Sono prete di periferia in una parrocchia il cui parroco fu bruciato nel 1996. Si è salvato per miracolo, e vive su una sedia a rotelle. Lui non ha ascoltato la paura: sarebbe un buon testimone per la tua Lettera a Gomorra.
Nel mio piccolo, vorrei offrirti la solidarietà di chi ha a che fare ogni giorno con la miseria umana, l’alcol e la follia, e prova uno strano sollievo quando si sente in compagnia di gente che non mette la sopravvivenza al primo posto. Credo che le tue parole siano più temibili delle pallottole dei camorristi perché, senza calcoli balistici, vanno dritte al cuore. E’ qui il problema: chi fa marciare quest’organo coi ritmi per cui è stato programmato? E’ più semplice viaggiare su economy, si consuma meno. Ma si ristagna.  Marciare o marcire: questo è il dilemma. Nel taschino della camicia ho un cartoncino con su scritto: che senso ha dirsi cristiani, se non si è disposti a morire per questa causa?  Di fronte a te, mi sento indegno di portarlo. Vorrei spedirtelo idealmente, e restare senza quello che chiamo il mio giubbotto antiproiettile. Ne farei a meno, per ricordarmi che c’è qualcuno che è in una fila più avanti della mia, in questo curioso esercito della salvezza. Eppure no, il cartoncino me lo tengo stretto, perché ognuno di noi dovrebbe scrivere la sua Lettera a Gomorra: anche l’impiegato del ministero più inerte e inoffensivo di questo mondo civile. Ciascuno di noi dovrebbe scegliere di identificarsi con l’antico mascherone del pronao di Santa Maria in Cosmedin, nella nostra Roma: la Bocca della verità, che secondo la leggenda mordeva la mano delle adultere. Per ricordare che chi tradisce il cuore dell’uomo, prima o poi finisce stritolato.
Ti abbraccio forte
Fabrizio

45 pensieri su “A Roberto Saviano

  1. Roberto Saviano…Fabrizio…il parroco bruciato. Quel giubbotto antiproiettile è una “lettera a Gomorra”.
    E’ una lettera a tutti noi. Chissà se in fondo a tutte le nostre paure, esitazioni, voltate di spalle, c’è uno spazio per scrivere le uniche poche parole, le sole che dovranno essere scritte, nel momento decisivo?

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  2. Chissà perché, se minacciato è uno scrittore, si pensa a qualcosa di più etereo, idealizzato come persona, anziché alla sua fragilità e carnalità.(la scorta che lo accompagna però racconta, per confessata impotenza, che è vero il contrario).
    Anche un prete che viaggia con la scritta amuleto sta usando
    semplicemente la fede e basta, come scudo.
    Anche Montale parlava assai bene degli amuleti della sua “Mosca”.
    Eppure ogni penna è un’arma, qualcosa con cui incidere nel profondo e nel reale.
    Dunque perché non dedicare a Saviano, in momenti terribili come questo, di intimidazione e profezia, quel rinnovato quid di passione e coinvolgimento che ci viene meno,che prima che civile è umana,testimoniata nel gesto della scrittura al suo perché,a quel che ci “ditta dentro” e che “va significando-si” poi.
    Che manca di una voce amorosa,che vada dritta al sentire degli altri,di cui parlava Fabrizio,giorni fa. Anche perché, se non crea amicizia e legame,scriveva Kafka,essa (la scrittura) non va lontano.
    Maria Pia Quintavalla

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  3. Molti, tutti, dovrebbero scendere in campo e schierarsi, come hai fatto tu: l’impegno, nei fatti, in difesa della vita di Roberto, può essere l’inizio della lotta decisiva contro l’immondo cancro mafioso che sta divorando questo paese, complicità politiche comprese.

    Roberto vivo e libero è sinonimo di speranza che resiste e rinasce: ogni distinguo, è complicità con chi la vuole spenta per sempre.

    Grazie, Fabrizio: le tue semplicissime, umilissime e sentitissime parole, onorano, concretamente, anche la memoria di don Diana e don Puglisi.

    fm

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  4. grande fabry!

    dev’essere terribile stare in prima linea e di più deve esserlo quando il mondo fa un passo indietro per demarcare ancora di più la distanza da chi lotta.

    hai dato un segno forte, grazie per averci dato la possibilità di unirci a questo coro; e se quei tasti toccati daranno note stonate potremo, con quelle, cercare nuove armonie, nuovi accordi capaci di mettere insieme paura e forza, perché è vero che solo chi sa la paura sa fare buon uso del coraggio.

    F&R

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  5. dopo la paura verrà la morte roberto perchè è questa la sorte che tocca a chi con il cuore squarcia il buio che ci avvolge anche quando sui nostri campi splende un grandissimo sole
    verrà la morte roberto come ormai dicono in tanti molto prima del pentito spauracchio di turno e verrà con tutta la classe politica che si azzufferà per ricordarti per essere in prima fila come dovevba esserci alla prima dei tuoi film e strillare che non è questo il modo per vivere che non è cosi che si cresce tra gli uomini
    verrà la morte roberto ma non ti ucciderà come una falena un insetto verrà con i suoi morsi a denti stretti e tutto ricomincerà daccapo con il cuore infranto più dei proiettili o dell’esplosivo perchè loro non sanno uccidere con le parole non cantano con il cuore nè con la voce e noi verremo derubati ancora del nostro futuro lo scempio continuerà resteranno le tue parole ti saranno dedicate le puntate in prima serata che ora non hai diventerai qualche sera e qualche giorno più importante delle crisi dei disoccupati degli operai che volano dalle impalcature
    verrà la morte roberto ma intanto siamo qui a scrivere dietro le nostre paure affinchè tu sia più vivo di ora affinchè il tuo tempo non passi come il primo giorno che ho letto gomorra come la prima volta che sono saltato sulla sedia spaventato dal tuo coraggio
    ma la tenerezza umana anche in chi vive a contatto con queste realtà è ancora la più difficle delle malattie da debellare e non credo si troverà mai una soluzione ai sentimenti come pure al fatto che i cani randagi sono spesso ingannati da una speranza che non muore ma si trasmette come gramigna
    verrà la morte roberto ma tu sarai lontano portato in salvo dai nostri cuori dalle persone buone da quelli che piangono una lacrima guardando una terra o la forma delle nuvole
    verrà la morte roberto ma non sarai solo
    ci saranno gli occhi e non si chiuderanno
    c.

    “La morte
    sarà sempre in ritardo
    Invano scuoterà la maniglia
    d’una porta invisibile.
    A nessuno potrà sottrarre
    il tempo raggiunto”.

    a te mai.

    “W. Szymborska, da “Vista con granello di sabbia”

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  6. Paola, Franco, Maria Pia, Massimo, Francesco, Fides e Carmine, grazie.
    sarebbe bello che si creasse un movimento tale di solidarietà che chiunque fosse dotato di un cuore diventasse un uomo della scorta.
    un abbraccio
    fabrizio

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  7. Grazie Fabrizio per la tua lettera che ci riporta – prima ancora che nella vicenda umana di Roberto – a noi stessi, alle nostre responsabilità quotidiane di uomini; prevalentemente, come nel mio caso, sicuri nelle proprie abitazioni, nelle città ancora vivibili.
    Il prezzo che Roberto sta pagando è proporzionale al silenzio, all’acquiescenza delle molte “brave persone” che sanno vivere tirando a campare, a farsi gli affari loro e a non immischiarsi. Una “bella” società, la nostra, benemerita nel produrre santi ed eroi (compresi quelli oscuri, silenziosi nella solitaria lotta contro piccole e grandi ingiustizie), senza domandarci la ragione (che in realtà ben intuiamo). E’ la massa silente a creare situazioni come quella che vive Roberto e in parte Fabrizio, una moltitudine incapace di una parola, di un gesto di aiuto e di solidarietà al momento giusto. Una società senza speranza, la nostra, se non prenderemo in carico, almeno in parte, l’urlo solitario di Roberto e di persone come lui. Mille, diecimila, centomila balordi e miserabili sono niente rispetto alle decine di milioni di cittadini che siamo, eppure vincono spesso loro, ogni giorno, perché li si lascia vincere, e uccidere, e rendere difficile la vita dei migliori tra noi, spesso inermi, e isolati. Cosa fare, allora, se non prenderci in carico, tutti, la nostra porzione di responsabilità, affinché non gravi sui pochi dei quali diviene assordante, quanto inutile, l’urlo.
    Un abbraccio anche da parte mia a Roberto e a Fabrizio.

    Giovanni

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  8. Caro Roberto e cari amici tutti,
    scusatemi se sono sempre controcorrente e se una certa mia diffidenza mi rende a volte antipatico.
    Quanto agli eroi, figuratevi che alle medie ero tifoso di Tersite: me lo rappresentavo non per quello che era, ma come un proletario pacifista ante litteram.
    Ciò che invece mi ha finalmente convinto su e di Roberto Saviano è stata la sua recente confessione di incertezza, la manifestazione del suo senso di impotenza, quasi di inutilità.
    La differenza fra lui e i suoi e nostri avversari è che costoro non possono permettersi né sincerità né tantomeno ostentazioni di debolezza. Quella debolezza che diventa forza e che alla lunga ci permette di raggiungere i risultati buoni.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  9. So di fare qualcosa di scomodo e forse di indelicato – sicuramente di un po’ arrogante – ma oggi, dopo decenni in cui sento parlare di camorra e dopo aver conosciuto, letto e recensito Saviano, io sento che c’è qualcosa di importante da aggiungere alla solidarietà umana per lui e per chi combatte coraggiosamente in prima linea, e oltre al giusto richiamo al cuore contro l’avidità e contro il crimine.

    Nella lettera di Saviano io sento un’omissione: il sostegno esplicito e forte allo Stato.

    Avete letto bene, “allo” Stato, e non solo “dello” Stato. Perché se è vero che la storia e la cronaca ci dicono che lo Stato da quelle parti è colpevolmente assente da lungo tempo, è anche vero che in Campania manca il sostegno alla sua possibile azione risanatrice. Manca lo schierarsi esplicito dell’intellettuale, per esempio. Manca lo schierarsi delle forze sociali. Forse anche della Chiesa e dei suoi coraggiosi rappresentanti.

    L’intellettuale in primis deve schierarsi non solo CONTRO la camorra, gesto coraggioso, ma anche A FAVORE di un intervento duro e sano, anche mano militare se serve. E anche prolungato, a oltranza.

    E’ naturale che nessuno voglia l’esercito in casa, ma se l’alternativa è la camorra, forse ci si può cominciare a pensare.

    Io parto da 3 presupposti, ricavati anche dalla lettura del libro di Saviano:
    1. Oggi la gente si fida più della camorra che dello Stato. Perché la camorra ha una rete sociale efficiente e vasta. E’ questa l’inerzia che va invertita. La gente deve arrivare a fidarsi più dello Stato che della camorra.
    2. L’intervnto dell’esercito non deve essere preso come una resa, o come una sconfitta della società civile. L’esercito sarebbe lì per SOSTENERE la società civile nella sua opera di liberazione dal giogo della camorra.
    3. La presenza della camorra è una tragedia che non riguarda solo i napoletani e i campani, ma tutta l’Italia.

    Certo, il tutto finisce inevitabilemte per avere anche una connotazione politica. Perché è chiaro che bisogna agire subito, ed è altrettanto chiaro, a essere realisti, che il governo attuale, con Maroni e La Russa, è l’unico che potrebbe cambiare questa inerzia nefasta. Ma io non ne farei una questione di principio, né politica. E’ ora di agire, punto e basta.

    Conclusione. Io do la mia piena solidarietà a Saviano e gli chiedo in cambio di dare la sua allo Stato.

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  10. sì, un abbraccio stretto a roberto e a fabrizione nostro. il coraggio io penso roberto l’ha imparato sul campo. lo sdegno,e la fortissima voglia di raccontare la verità. perchè la verità esiste.

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  11. Cari amici,
    solo due puntualizzazioni non certo per amore di polemica ma di chiarezza.

    Caro Carmine Vitale,
    è apprezzabilissima la passione del tuo intervento, ma spero ed anche credo che le cose possano andare diversamente, perché c’è un fatto nuovo, riconosciuto e proclamato dallo stesso Saviano: elementi come lui ormai possono essere utili da vivi almeno quanto da morti, e magari anche di più. Quindi, se non sono un povero illuso, esiste almeno la possibilità che si creino i presupposti per proteggerli davvero, cioè attivamente ed efficacemente; e poi, me lo auguro, dato che l’appetito vien mangiando, per passare dalla difesa all’attacco.

    Caro Vincenzillo,
    a Vincenzì, ma faciteme nu piacere!
    Che cosa si può chiedere di più ad un uomo che ha trasformato se stesso in bersaglio ambulante?
    Non è Saviano né siamo noi a dover dimostrare alcunché allo Stato; sono i rappresentanti pro tempore dello Stato, in conto proprio e magari di chi li ha preceduti, che hanno moltissimo da dimostrare a Saviano e a noi tutti.

    Ancora un caro saluto,
    Roberto

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  12. Ci sono momenti, o persone, che nel corso della vita di ognuno fissano la misura. Non c’è ovviamente poi bisogno di recitare sul palcoscenico della propria cattiva coscienza, cospargendosi la testa di ipocrita cenere. Ognuno dà per quello che è chiamato a dare. Tuttavia l’esempio di Roberto Saviano, di Fabrizio, e di tutti gli altri, conosciuti o no, che, metaforicamente o no, ci lasciano le penne, ci dà la capacità di misurare le nostre forze, di capire meglio come funziona il senso della giustizia personale, e di mettere nella corretta prospettiva le cose che ci capitano.

    Quanto all’appello di Vincenzillo, io sono d’accordo. Purtroppo non vedo alternative. I “vespri siciliani” hanno costituito un momento forte di lotta alla mafia, e non c’erano allora né Maroni né La Russa, dei quali fra parentesi istintivamente non mi fido affatto. Allora la presenza dello stato a Palermo ha dato fastidio eccome.

    Io però credo che in Gomorra vi sia implicito ed anche esplicito il consenso di Roberto Saviano ai successi dello stato. I rapporti della polizia sono continuamente citati come fonti autorevoli e chiaramente testimonianti la capacità investigativa delle forze dell’ordine. Forse anche questo dà noia di Gomorra: vi si legge anche una speranza: i clan non sono affatto invincibili.
    Ezio

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  13. Grazie, Fabrizio, sottoscrivo anch’io la tua lettera, l’Italia di oggi ha bisogno di persone come Roberto Saviano, oggi più che mai c’è bisogno di “parlare”: sì, proprio ciò che tutte le mafie non vorrebbero, perché certe parole sono “più temibili delle pallottole dei camorristi”.

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  14. Rimango colpita e commossa quando vedo ragazzi, spesso giovanissimi, leggere Gomorra in treno o in metro.
    Penso che dovremmo fare qualcosa di tangibile e, possibilmente, efficace, per difendere la vita di questo giovane uomo coraggioso, esprimere solidarietà, sostegno, difesa. Non è possibile rimanere fermi e inerti di fronte ad un vile assassinio annunciato.
    Potremmo ad esempio sottotitolare tutti i nostri blog con frasi in sua difesa, autonominandoci membri della sua scorta, girare tutti con il suo libro in mano, avere il suo nome scritto su spille, magliette, felpe, organizzare manifestazioni ed eventi in tutte le città. Queste sono le prime cose che mi vengono in mente, spero che altri ne abbiano di migliori. Difendiamolo come se fosse un amico, un fratello, un figlio. Se uccidono Saviano, uccidono una parte di noi, la speranza in un futuro pulito e libero.

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  15. Robertorossitesta, sempre per chiarezza:
    “Che cosa si può chiedere di più ad un uomo che ha trasformato se stesso in bersaglio ambulante?”
    Di approfittare del momento storico favorevole, nonché del suo picco attuale di popolarità, per dire chiaro e tondo su Repubblica: cari napoletani, l’unica soluzione, ormai, è l’esercito.
    E magari proporsi egli stesso come consulente.

    ezio, sì è vero, nel libro di Saviano le istituzioni vengono citate e considerate positivamente. Lui stesso oggi può solo ringraziarle per la protezione che gli garantiscono. Ma ora secondo me è il momento giusto per fare qualcosa di più. Come dicevo sopra, io sento la mancanza di un Saviano che dica alla gente di Napoli la verità scomoda ma potenzialmente salvifica: per sconfiggere la camorra l’unica soluzione è l’esercito. Accompagnato e seguito da un’opera di “ricostruzione sociale”. In tutto ciò, Saviano stesso potrebbe essere per lo Stato un consulente molto utile.

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  16. se Corrado Carnevale ridiventa magistrato di Cassazione con serie possibilità (ad personam) di diventarne Primo Presidente, se l’Aeroporto “Falcone e Borsellino” appare di cattivo gusto a un senatore delle Repubblica (Dell’Utri), se l’intestazione dell’Aeroporto di Comiso a “Pio La Torre” viene cancellata per ripristinare quella ad un oscuro ufficiale del Ventennio, di cosa mai ci dovremmo più meravigliare?

    verrà il tempo in cui tenteranno di descrivere “realmente” (riscrivendo la storia) un Vittorio Mangano o il clan dei casalesi come degli eroi…

    (sono pensieri “umorali” i miei, che c’entrano poco col tuo pezzo, Fabrizio, che è davvero bello ed appropriato, “in spe contra spem”, ciao, E.)

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  17. Grazie di Cuore Fabrizio per le tue parole…e per avermi dato l’imput di leggere questa lettera…anche quello che dicevi ieri sera, la difficoltà che ha ognuno di noi a togliersi questa corazza che indossiamo, per vivere la vita in prima persona, la vita tranquilla a cui aspiriamo non è vita vera…..proprio come dice Saviano

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  18. Il libro di Saviano illustra la criminalità organizzata in colletti bianchi e tutte le sue propaggini malefiche infilate nel cuore dello Stato, con una precisione da fare ammutolire. Però, nonostante questo, non si riesce a estirpare la piaga. Ma non si può più imitare le tre scimmiette: non vedo non parlo e non sento. Tutti ormai sappiamo e vediamo e sentiamo, dobbiamo solo parlare. Eppure niente e nessuno si muove, e un uomo solo vive la sua vita da bersaglio.
    Onore al suo coraggio. A noi basterebbe fare molto meno per sentirci migliori.

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  19. vi ringrazio tutti.
    credo che Roberto abbia fatto tutto quello che poteva.
    spero che le sue scelte lo portino sempre nella direzione dell’autenticità, sia che resti in Italia, sia che parta.
    ma di questo sono sicuro.
    uno che ha scritto Gomorra non può smettere di dire la verità.
    un abbraccio a lui e a voi
    fabrizio

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  20. Grazie, Francesco,
    sono d’accordo con Roberto sul vomitevole pezzo.
    E condivido anche quanto dice Enrico. Con Carnevale e Pecorella (magari relatore sul procedimento riguardante la costituzionalità del lodo Alfano) saremmo al top, per la giustizia.
    Giovanni

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  21. Il libro di Saviano di costringe a guardare una realtà spaventosa, spesso lo porto con me e ne consiglio la lettura a chi ancora non lo ha letto.
    Grazie, Fabrizio per il post.

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  22. vincenzillo,
    sull’intervento o meno dell’esercito si può discutere…
    la storia finora ha dimostrato che si tratta di un tappo provvisorio, di un placebo, non di una stura al sistema mafioso

    puoi anche avere le teste di cuoio nei covi della criminalità organizzata, ma se i tribunali sono corrotti e il parlamento inflitrato che senso dello stato potrà mai passare? – quella mafiosa è una CULTURA e la si contrasta prima di tutto sul piano culturale, sul piano delle coscienze… o abbiamo già ammazzato Sciascia senza che nessuno se ne sia accorto o scandalizzato?

    però quando dici
    “Io do la mia piena solidarietà a Saviano e gli chiedo in cambio…”,
    no, proprio non capisco

    la solidarietà si dà o non si dà,
    senza pretendere nulla di nulla in cambio
    – sennò chiamala con un altro nome

    Mario Bertasa

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  23. L’articolo (articolo?) intitolato: “Saviano, cercati una ragazza”, firmato da Annalena Benini è stato pubblicato il 25 aprile (25 aprile!!!) 2008 su un quotidiano fondamentalista dell’estrema destra, “Il Foglio”. Non desta tristezza e non fa vomitare. Ci sono persone incontinenti che evacuano le feci direttamente dalla bocca. Serve compassione e pazienza. Meglio sarebbe ignorarle.

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  24. Una delle cose più belle dette da Saviano ieri sera a Matrix è stata: questo libro costringe a fare una scelta di campo. Quando un ragazzo di Casal di Principe se ne andrà in giro per il mondo non potrà più eludere la domanda: tu da che parte stai?
    Ezio

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  25. Buongiorno
    sono gabriella, una giovane donna, moglie, mamma e lavoratrice pubblica.

    Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà a Roberto Saviano, nel senso più profondo e sincero, senza remore.

    Dirgli che più volte durante la giornata penso a lui, prego per lui (essendo credente) sperando che possa arrivargli una spinta di serenità e di fiducia. Vorrei in qualche modo poterlo aiutare, potergli dire (senza retorica) che anche io con la mia famiglia siamo con lui, siamo orgogliosi di lui e vorremmo arrivare addiruttura a proteggerlo.

    Stamane mentre correvo nel traffico cittadino, mi sono detta: cerco un contatto, via mail, con Roberto, gli dico quanto è per noi diventato una persona cara e poi (tanto per essere concreti) gli rivolgo un invito ufficiale.

    Saremmo veramente felici se tu potessi accettare un invito a casa nostra; in qualsiasi giorno, noi apriremmo volentieri la ns casa, garantiremmo un pasto festoso, onorati di divedere una giornata in amicizia con te.

    Grazie Roberto per il tuo ammirevole e prezioso coraggio….parlo spesso di te con i miei figli… che Dio ti protegga!

    gabriella

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  26. Bella la tua lettera, Fabrizio.

    Ho letto di Saviano sull’Espresso, mi ha colpito quando dice: “ho solo 28 anni, e ho diritto di vivere.” E’ sacrosanto. Ed è incredibile che alla sua età abbia contribuito a scardinare il muro di omertà e di indifferenza che da sempre protegge “gli uomini di niente.”

    Sul pezzo campionato da Francesco Marotta, mi sembra di essere dentro il romanzo di Ellroy “American Tabloid”, quando descrive il giornale controllato da Hoover: un organo di stampa che aveva come unico scopo quello di spargere fango. Qua siamo alla merda.

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  27. Io trovo mostruoso che la parte politica che propone una soluzione di un problema tragico come la camorra, come fanno La Russa e Maroni, venga additata come il vero male.

    Il dibattito in Italia dovrebbe vertere sulla reale possibilità di mandare l’esercito. Ci sarebbe tanto da dire: i pro e i contro di questa azione, quanto a lungo dovrebbe rimanere, come dovrebbe agire, la necessità di coordinare la sua azione con altre azioni in campo sociale, economico e giuridico. Solo così si metterebbe a frutto ciò che ha denunciato Saviano.

    Invece, dov’è questo dibattito? Perché non c’è?

    Su Saviano siamo tutti d’accordo, quindi che dibattito è?

    Saviano non può risolvere il problema della camorra. Saviano è solo uno scrittore, anzi, è solo un ragazzo e ha già fatto abbastanza.

    Lui e gli altri intellettuali, napoletani e non, dovrebbero esprimersi e prendere posizione. Così darebbero un segno forte alla politica e all’Italia intera.

    Che si parli della soluzione prospettata, non solo di emozioni e di indignazione.

    mario bertasa, la solidarietà a Saviano la abbiamo ampiamente data. Vogliamo fermarci lì, o vogliamo mettere a frutto ciò che lui ha denunciato, e cioè agire davvero?

    ezio, sono d’accordo. “Da che parte stai”. Guardiamo le cose con realismo: oggi non c’è motivo, a Napoli, per stare dalla parte dello stato. A meno di non voler considerare il popolo di Napoli come un popolo di eroi pronti al sacrificio. Invece la presenza dell’esercito e delle altre azioni in campo sociale, economico e giuridico, darebbe molto più senso e molta più concretezza a quella possibilità.

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  28. “Lui e gli altri intellettuali, napoletani e non, dovrebbero esprimersi e prendere posizione. Così darebbero un segno forte alla politica e all’Italia intera.”

    Gli intellettuali napoletani si sono già espressi qualche mese fa. Roberto Saviano, hanno detto, non dice la verità. Napoli è soprattutto mare, luce e sole. Alcune perle:

    Antonio Pascale, 13 giugno: “troppo spesso le narrazioni su, dentro e fuori Napoli, sono stilisticamente colluse. Oppure contribuiscono a creare una specie di retorica dell’apocalisse che blocca ogni tipo di pensiero vitale… Basta con l’epica della criminalità, perché la narrazione ripetuta con gli stessi stilemi e lo stesso ritmo crea una sorta di assuefazione e anche, a volte, la possibilità che si idolatri il criminale”.

    Silvio Perrella, 15 giugno: “La letteratura ha voluto, rispetto alla conoscenza sulla città, una funzione di supplenza. In mancanza di studi veri e propri, la letteratura ha praticato l’arte dell’intuizione… Forse è necessaria una bonifica dell’immaginazione, tale che permetta di retrocedere dalle metafore ai dati letterali. Gli storici, i geografi, i sociologi, gli antropologi, i fotografi, dovrebbero darci una mano, pena lo sfinimento della letteratura”.

    Sergio De Santis, 16 giugno: “Peccato, per chi non lo sapesse, che i camorristi reputano un punto d’onore essere citati in questo o quel libro. Diverso è se si colpisce un loro affare in corso: allora, come purtroppo sperimentò Giancarlo Siani, ti trovano e ti ammazzano sul serio”.

    Antonella Cilento, 17 giugno: “questa colossale campagna di autodistruzione fa perdere di vista la verità dei fatti”.

    Andrea Di Consoli, 18 giugno: ”sta scricchiolando la dittatura del realismo e del reportage”.

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  29. fabrizio, è certamente più risolutivo il “vomito” (#23 e #26), la “monnezza” (#20) ed espressioni non ironiche tipo “Ci sono persone incontinenti che evacuano le feci direttamente dalla bocca.” (#30)
    Ma sai, io che sono un po’ delicatino preferisco l’ironia.

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  30. Solidarità a Roberto Saviano
    un segno potente, il tuo, Fabrizio,
    che tocchi con mano il disagio reale di questi tempi. già non è facile viverli guardandoli da “lontano” come me, non so immaginare – ma ci provo – quello che è viverli “da dentro”
    grazie e un caro saluto.
    paola

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  31. Il termine “monnezza” l’ho usato io.

    Se per qualcuno quell’articolo è qualcosa di meno che spazzatura andata a male, per me ogni pur remota ipotesi di dialogo finisce qui.

    Niente di che, sia chiaro: le nostre rispettive vite continueranno a scorrere seguendo il loro corso.

    E’ ben strano, però, ritrovarsi lo stomaco delicato di fronte ad espressioni del genere, rivolte per giunta al contenuto di uno scritto osceno, e continuare a digerire, con tutto l’apparato in perfetta efficienza, quando un ministro della repubblica delle banane dice testualmente che “con la mafia bisogna imparare a convivere”. Peccato non l’abbiano riconfermato: avrebbe ridotto drasticamente l’uso del maalox; anzi, in un contesto come quello di oggi, il prodotto sarebbe praticamente scomparso dai banchi delle farmacie.

    fm

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